29 dicembre 2010

Il Corpo

"Amica mia, a me non basta il tuo corpo. Io ho bisogno che esso parli attraverso questi occhi. I tuoi lo hanno straziato e denigrato con la loro autocritica.
Svestiti. Solo così, guardandoti con i miei occhi, saprai entrare nelle acque profonde del tuo lago ed immergerti come ci si immerge nella morte.
Non ti sto parlando di un nudo esanime. Ti sto parlando dal di dentro, come se io e te già fossimo in comunione col mondo.
Amica mia, ho conosciuto molte donne. Ne ho amate di poche.
Non sono qui per circuirti o per succhiare il tuo nettare gettando via il fiore. Ti ho solo chiesto di darmi i tuoi occhi e di arricchirli coi miei.
Ho solo chiesto, ancora, di possederli, non fosse altro che per una frazione di secondo, quella magica frazione in cui è custodito il mistero del mondo.
Non voglio il vuoto di un’altra modella. Voglio il tuo vuoto, perché solo esso mi parla dall’alto della sua pienezza.”


A quelle parole si sentì mancare.
D’altra parte che cosa attende una donna se non che essere adorata come una statua greca?
Lui forse non sapeva, o forse sapeva troppo.

L’immagine che Anna aveva di se stessa non era certo benevola.
Mille uomini l’avevano desiderata fino a ritrovarsi ad amarla, senza che lei nemmeno lo avesse richiesto. Detestava questo meccanismo di “causa/effetto” e si impegnava costantemente nell’arte di complicare il pane. Nulla le riusciva meglio.
I dinieghi erano direttamente proporzionali agli innamoramenti dei suoi “quasi amanti” e lei pativa un’enorme sofferenza ogni qualvolta la profezia si riavverasse.
Si sforzava dunque di assumere l’atteggiamento lagnoso di tutte quelle donnine incredibilmente prevedibili che aveva sempre disprezzato.
Ma non c’era molto da fare. I suoi inganni non erano premeditati, così come quelle pungenti verità che assumevano le forme di cappi per i più…
Anna era un uomo, in fondo. Succhiava il nettare gettando il fiore non appena fosse paga.

Ecco perché si era stupita, trovando in quell’uomo la sua stessa perversa fame (questa volta) impagabile. Lui, di fiori, ne aveva gettati anche troppi. Conosceva l’arte segreta della bella parola e adorava incantare coloro che ne subivano il medesimo fascino.
Lui era una lei e lei era un lui.

Anna ricordava con nostalgia i giorni in cui aveva saputo amare qualcun altro diverso da se stessa. La vita è crudele per chi è esposto al dramma litanico di dover ricordare.

C’è chi dimentica.
C’è chi ricorda e non perdona.
E poi c’è chi ricorda tutto fingendo di dimenticare.

Anna apparteneva alla peggiore tipologia e sono certa che voi stiate pensando che si tratti della seconda. Invece no… Il male che deriva dal non perdono è un dolore violento solo per chi non riceve l’assoluzione.
Quelli come Anna, invece, si portano dietro l’ulteriore colpa di fare la parte dei nobili d’animo. Non avete idea di che vergogna si provi ad essere ben voluti da tutti senza meritarlo…
Non avete idea di che pena sia portarsi dietro il fardello della sensibilità.


Stefano era gobbo per la stessa identica ragione. Chissà perché tra pazzi ci si riconosce sempre.
Egli, incrociando lo sguardo di Anna, aveva intravisto il suo stesso cinico fulgore. L’aveva odiata per questo.

Stefano voleva ritrarre Anna nella sua più totale nudità. Aveva promesso da subito di essere professionale sapendo di esercitare un fascino potentissimo su di lei, che era abituata a dichiarazioni d’amore plateali e vuote.
L’inappuntabilità del comportamento di Stefano fece sì che lei non lo eliminò troppo velocemente dal suo giro d’azione.

Stefano percepiva l’inconcluso di Anna. Ora lei giaceva nuda ai suoi piedi attendendo di capire chi fosse. Non si era tolta nemmeno un indumento. Era stata nuda dal primo momento in cui lo aveva incontrato.

“Amica mia. Tu hai un inconcluso da risolvere ed io ti aiuterò a raggiungere quella consapevolezza di te che pensavi di non possedere.
Lo sai che sei nuda, vero?”

L’ammissione di Anna fu come sempre immediata e brusca. Molte persone non capivano questo suo atteggiamento. Lo ritenevano “poco delicato”… Ma lei non aveva nulla da perdere. Non aveva tempo per i modi misurati.
Era un Cesare che pronunciava a se stesso “Chi mi ama mi segua”.

La complicità con Stefano era tale che non dovette nemmeno spiegargli cosa si celasse dietro quel “sì” pieno d’ira ed orgoglio.

“Anna. Sei una ragazza fantastica. Se non fossi pazzo mi prenderei perfino cura di te. Hai mille cassetti da aprire e so che un giorno mi consegnerai la chiave di ognuno di essi. Perché ora non ti spogli?”

Anna, dietro la sua espressione fredda e distaccata, custodiva un incredibile senso di pace. Un senso che non aveva mai trovato. Per una volta era rimasta interdetta e non sapeva cosa rispondere.

“Non posso spogliarmi perché sono già nuda”


“Io desidero vedere il tuo corpo nudo. Non ti sfiorerò nemmeno con un dito se non lo vorrai. Tu devi ritrovarti


Anna lo osservava con espressione ora costernata. Non poteva nascondersi. Non poteva sottrarsi, perché lui aveva ragione. Rappresentava realmente la Chiave.
Rimase muta ed impassibile.

“Anna,  non voglio forzarti. Ora me ne vado ma sappi che ti aspetto”.


Era la prima volta, la prima volta che qualcuno l’aspettava come lei desiderava essere aspettata! In silenzio, anche per una vita intera, senza farle pesare i suoi stupidi tentennamenti di fronte alla felicità.
Fu lì che trovò la forza di lasciarsi riempire dai sensi di quell’uomo nuovo e sempre conosciuto.
Divenne la sua modella, fatta di anima e corpo. Un corpo agli occhi di lei imperfetto. Un corpo che camminava a passo lento verso la via dell’accettazione, quella più intima e temuta.


“Anna, porta sempre con te l’inviolabilità del Corpo e ricordati che ti amo”










23 dicembre 2010

Allora Tango!

"Jeanne y Paul" di Astor Piazzolla mi sta dando alla testa.
Sul mio tavolo c'è il libro che devo regalare a Giada e che non oso aprire per paura d'innamorarmene. 
S'intitola "La vita oscena" e oscena è questa musica che mi fa produrre pensieri privi di pudore.

Non voglio far l'amore. Voglio fare sesso sfrenato perdendo la cognizione spazio-temporale. Sul pavimento freddo, sul tavolo, in piedi, sulla porta, dentro la vasca, di sbieco, accavallata. Ovunque e comunque.

Domani mattina cancellerò questo post, disonorata da me stessa, incapace di riconoscermi. E la sera di nuovo tornerà quella me vampira che adoro e che altre mille volte concederò a Colui che, stupendo, capisce sempre tutto.

Perché il Tutto se si mischia con altro Tutto cosa diventa?







22 dicembre 2010

Il panda

Metropolitana. Fermata di Loreto, la solita da cui parte tutto... La speranza che il treno per Gessate non sia fra 365 h o poco meno.
Se fumassi, mi sfilerei una sigaretta dal taschino ma dato che non fumo, mi limito a dondolare sui piedi, consapevole che qualcuno riderà. Ma che differenza  può fare? Tanto nessuno sa chi sono...
Guardo con circospezione i passanti ma senza farmi notare. Mi proteggono i capelli ribelli e il mio orrendo scafandro color piccione.
Due uomini identici e barbuti stanno chiedendo un soldo per mangiare. Uno si trova sul binario verso Gobba e l'altro su quello verso Abbiategrasso. Sono talmente identici che vorrei strizzarmi gli occhi per capire se siano effettivamente due persone distinte o forse una sola persona affetta da telecinesi. Non posso strizzare gli occhi perché ho 4 ml di trucco addosso e rischierei di essere scambiata per un panda in via d'estinzione.

Il paesaggio umano che mi prospetta davanti è come sempre desolante, così tanto che ad ogni minuto che passa benedico le mie palpebre per sapersi chiudere nel proprio silenzio.
Anche le mie orecchie sono distanti e ascoltano sincere la Musica che ho selezionato per loro e che ho poi inserito nel mio fedele ipod, unico orpello moderno dopo il cellulare che indosso.
La metro per Gessate arriva di lì a due minuti. Sono quasi commossa. Entro e cerco un posto a sedere. Un omone sta occupando due posti. Presenzio davanti a lui ma con aria innocua, forse è per questo che si sposta leggermente per farmi posto. Riconoscente ringrazio e avverto salvifica la distensione di ogni muscolo. Il calore non può che darmi un ulteriore senso di pace. Fra trenta minuti sarò a casa o forse no... Chi può dirlo?

Improvvisamente entrano due giovani sui ventun'anni e uno dei due tiene gli occhi socchiusi. Evidentemente una folata di vento viaggia nella sua stessa direzione oppure ha paura di trattenere per più di un secondo un'espressione vagamente intelligente... Fatto sta che non riesco a smettere di fissare la sua idiozia imperante.
Mi sta venendo una convulsione da riso. Vorrei partire come una motoretta e sputargli in faccia il mio disprezzo. Leggo il suo labiale perché non sopporto l'idea di staccare Matthew Bellamy dal mio orecchio e colgo testuali parole "P***o Dio, che ca**o fai? Min***a tu non ci stai dentro". Rido, mi giro, sono tutta un fremito di nervosismo che non trova pace. Osservo ogni suo particolare, dalla pettinatura al modello di scarpa: un inflazionatissimo stivaletto color ocra scamosciato che avrò visto negli ultimi mesi almeno millemila volte... Spero che il fatto di portarlo slacciato lo faccia inciampare da qualche parte ma queste cose, ahimè, accadono solo ai soggetti come la sottoscritta.
I due giovinetti stanno confabulando e continuano ad estrarre diverse confezioni di profumi dal loro sacchetto. E penso che prima d'indossare una fragranza dovrebbero lavarsi le manine per bene e non fare come i nobili francesi...
Il ragazzo dall'espressione più ebete ha una fronte cortissima e corrucciata per via della posa dei suoi occhi, segno inequivocabile di quanto il suo cervello sia ristretto, almeno quanto un maglione infeltrito.
Analizzo un attimo me dal suo punto di vista ma l'idea che ne traggo è talmente deprimente che faccio finta di nulla...

Ché io, se vedessi me stessa in giro, sono certa che mi manderei a fanculo per tutti questi moralismi.

Il ragazzo dalla zazzera ascendente (un'impalcatura di gel che nemmeno Fidia avrebbe saputo realizzare...) estrae dal suo striminzito zaino un astuccio che io, dall'alto dei miei preconcetti, penso contenere cd.

In quel momento mi si gela il sangue nelle vene.
Centinaia sono i proiettili meticolosamente riposti nell'astuccio.

Non posso crederci... Strizzo gli occhi.
Centinaia sono i campioncini di profumo meticolosamente riposti nell'astuccio.



Esco dalla metro, è la mia fermata ed io sono travestita da panda in via d'estinzione.

Dimagrisco mangiando Meraviglia

Solo oggi credo di aver realizzato concretamente quanto sia dimagrita nell'ultimo anno.
Osservando gli album dell'estate scorsa ho intravisto un'altra persona, tanto che ho avvertito un leggero senso di smarrimento.
Perché io non mi sono imposta nulla. Non ho seguito alcuna dieta pubblicata su "Silhouette Donna" o su qualsiasi altro stupido giornale... Men che meno ho consultato una dietologa.
Ho semplicemente ascoltato il corpo e lui deve aver sussurrato "sono stanco di essere così".
Le mie sinapsi hanno comunicato un altro messaggio e non ho più sentito i medesimi bisogni.
Nessuna forzatura, nessuna necessità di riempire col cibo un vuoto perduto nell'anima...

La capacità di fermarsi quando se ne ha abbastanza è anzitutto un processo interiore, mentale.

Identifico il superfluo con la mia teatralità. Se vi ho rinunciato è perché l'essenzialità ha un sapore più vero.
Di qui l'automatica spinta alla moderazione.

Vi sembra un discorso assurdo, vero? Vi sembra la televendita di "Giorno e Notte"? Avete ragione di pensarlo!

No, si tratta di un racconto d'amore e Vi spiego subito il perché...

Io mangio i baci di colui che mi ha insegnato tutto questo e di più col suo esempio pulito.
Mi nutro della Meraviglia di cui è portatore sano.

Ecco perché tutti mi vedono bella come mai sono stata...





20 dicembre 2010

Non può finire così!!!

E non sopporto vederti piangere...
E non posso concepire che la sfortuna davvero esista e che colpisca Te, la persona più importante della mia vita...

Un'altra lotta, l'ennesima, contro Te stessa. 
Maledetta me, distante, in questa città zeppa eppure vuota.
La rabbia che mi si blocca in gola... Le mani, furiose, premono i tasti.

Vorrei darti tutto quello che il mondo, cieco, ti toglie.
Vorrei essere un dio minore capace di sollevarti da tutti i mali.
Ma niente basta.

E so che non potrei vivere senza Te.
Ti prego, non mollare Amore mio...





Inizio convinta che finirò in un modo ma non è mai così.

Da un eccesso all'altro, dall'adorazione al disprezzo.
Come se nulla fosse mai esistito. Guardo i sentimenti sfiorire, simili ad esili gerani.
L'apatia troppe volte testimone di una lenta misantropia.
L'improvviso senso che trova una luna eclissata da un astro celeste di passaggio.

Così tutto finisce.

Mi chiudo nel mio orgoglio ferito, stupida come solo una persona sicura di sè potrebbe essere.
La trappola delle autoconvinzioni mi appare ora come l'unica salvezza.
Ché troppe energie ho sprecato dietro di lei ed ora non mi va più, semplicemente.

E mi fa ridere ragionare (o sragionare?) così, come farebbe il mio peggior nemico.
Ma sapete, ogni tanto bisogna calarsi anche in questi ruoli per assaporare la propria verità.

Tornerò sui miei passi anche questa volta, perché qualsiasi ipnosi è destinata a terminare.
Lei batterà le mani ed io mi ridesterò, ancora accondiscendente e innamorata dei suoi occhi Blu.
La riconoscerò come la prima volta, la mia anima Sorella...



19 dicembre 2010

Pour toujours...

Mi sfiora un pensiero profondo.
Mi sfiora e sento i brividi sulla pelle.

L'idea di perdermi in uno sguardo e di farlo mio per sempre.
Capisci cosa intendo, in un mondo fatto di effimero?
La sensazione di riconoscere qualcuno di autentico fra le tante  novità...
Riconoscerlo e sentire che è bello lasciarlo crescere dentro, fino alla fine dei giorni.

E' un figlio il Sentimento. Un figlio invisibile eppure gigantesco.

Ci scopriamo padri prima ancora di sentire una manina che ci stringe il mignolo.
Accade quando ci culliamo nel sogno comune di restare Insieme.
Allora difendiamo strenuamente quella creatura dalle brutture circostanti.

E sai perché?

Perché abbiamo scelto di conoscere e solo dopo di sapere.

E io so che sei Tu.


16 dicembre 2010

L'amant

15 dicembre 2010

Pensiero delle 20 e 30


Senti, chi è che c'impedisce di andare a vivere su un'isola deserta?

Forse il fatto che non esistono isole deserte...

Mondo, sai che ti dico? Dovresti firmare una petizione per lo sgombero (di umani).








1 dicembre 2010

It

Non era particolarmente alto eppure spiccava tra la folla. Il suo portamento aveva un non so che di regale … Il petto era ampio ma non lo ostentava come fosse un qualsiasi Berlusconi.
Un’espressione malinconico ridente gli incorniciava le labbra. Quegli occhi blu oceano erano stati sapientemente intagliati da maestri artigiani migrati dall’Oriente.
Il suo corpo sembrava emerso dalle polveri fini del marmo. Una consistenza perlacea ne impreziosiva l’incarnato.
La camminatura era però stentata, ad indicare un certo disagio tra la folla. Se ne voleva dipartire …

Un’entità superiore gli aveva regalato il dono dell’ubiquità.
Era forse dio sceso in terra o, più semplicemente, uno spirito visibile agli occhi degli umani?

Lui non se ne curava. Pensava piuttosto ad osservare le tante donne che aveva deciso di lasciare per passatempo.
No, non era questo. Non si trattava nemmeno di un gioco. Era una questione d’impossibilità …

Come fa l’eternità, infinita come lo spazio e come i rotoloni Regina, a conciliarsi col limite?

Osservare le mille donne che aveva amato era la sola scelta che gli fosse rimasta, l’unica frivola leggerezza in una vita di nodi inestricabili.
I gatti gli somigliavano … Una matassa infinita tra gli artigli affilati.

Le sue donne avevano occhi felini. Rappresentavano la complicazione, il danno, la bellezza algida, la perversione annebbiata di grazia …
A volte le incorporava tutte in un’unica figura ideale e poi, nauseato dall’incanto di quello stesso oppio, finiva per frammentare la sua fantasia in mille pezzi …

Pezzi di cristallo, pagliuzze dorate raccolte su una spiaggia imbiondita dal sole, rubini, gemme di fiori ed ogni sorta di meraviglia presente sulla Terra …
Ogni cosa, nelle sue mani, si tramutava in meraviglia. Era condannato all’estetica, al vizio celato dietro ogni perfezione.
In uno dei tanti libri in suo possesso, si era riconosciuto nel personaggio di Dorian Gray. Ai suoi occhi era il fratello illegittimo di Boccadoro.

In tutti quei secoli di esistenza non si era mai azzardato a leggere “highlander”, forse per non impazzire.
A volte si soffermava su un pensiero … Cos’era la pazzia? Una forma di dolore inconsapevole? L’anticamera della morte? La distruzione dell’integrità mentale?

Nessun libro avrebbe potuto rispondere a questa domanda perché i pazzi non scrivono libri.
Ma colui che si definisce sano, fino a che punto può essere sicuro del proprio stato mentale?

Mille ragionamenti lasciati a metà. La curiosità andava bene per gli ottusi e lui non poteva ammetterla per orgoglio.

Che disgrazia essere nati metà umani!
Aver acquisito l’arrovellamento e la bruttura del peccato originale … Una bruttura edulcorata dal ruolo della chiesa, istituzione eletta reginetta dei secoli nei secoli amen.

Ogni giorno entrava in chiesa per riscattare la colpa di essere nato e ai suoi amici raccontava di recarcisi per il gusto sfrenato che nutriva nei confronti della bellezza architettonica delle strutture che lo circondavano.
L’ammissione della propria colpa non sarebbe stata tollerata.
Giurare a sé stessi e al mondo di amare l’oggetto del proprio odio, a che risultati avrebbe portato?

Era stato bambino in quel della riforma protestante e adolescente un po’ più tardi, all’alba del pensiero illuminato. Voltaire, un amico fidato e aperto al dialogo. Decisamente troppo, ahimè, per comprendere l’inganno del silenzio più ponderato.

La disgrazia di chi precorre i tempi non può essere argomentata.

Nessuno spazio per la messa in discussione di certi postulati. Nessun teorema matematico in grado di spiegare quel che è chiaro alla non ragione. I secoli si sarebbero susseguiti così, con la formulazione di un pensiero e la sua immediata revoca.


Parola, silenzio, meditazione, morte.

E la redenzione?

La Chiesa, amica d’inganni, attrice camaleontica nel corso dei secoli, l’aveva promessa, questa altisonante redenzione e lui aveva finito per crederci, ascoltando la parola forte e posata degli ecclesiastici in maniera ossessiva, quasi fosse un’omelia …

Con sarcasmo aveva preso la malsana abitudine di lasciarsi assuefare da quei discorsi a discapito della musica, sua Dea immacolata fino a quel punto, fino alla conversione, simile a quella di Saulo alla volta di Damasco, simile a quella di Matteo meravigliosamente raffigurata dal Caravaggio …



Lui era la Chiesa. Il puzzo del sangue rappreso e l’esalazione profumata dell’incenso, la corruzione e la giustizia, la simonia e la santimonia, la morte e la redenzione della propria anima …






Com’era bello osservare le donne della propria vita, nascondendosi dietro l’angolo della porta …


Com’era bello.

Tre dimensioni

I cant' hide this need. I should go away from here and find a little time to stay calm, in a quite place.
I don't know where it is but that's the only way to change my mind.
Stuck here. My feet on the ground and the head anywhere else... Up in the sky.
My hands are shacking.
My body can't move.
My mind is empty or full of stupid facts. Nevertheless, not as stupid as those of somebody else...


No puedo esconder esta necesidad. Deberìa irme de aquì y encontrar un ratito para estar tranquila, en un lugar tranquilo.
Yo no sé en donde se encuentre, sin embargo es la sola manera para cambiar mi manera de pensar.
Parada aquì. Mis pies en la tierra y la cabeza de otra parte... Arriba en el cielo.
Mis manos se mueven.
Mi cuerpo no puede desplazarse.
Mi cabeza està vacia o llena de hechos tontos. A pesar de eso, no tontos cuanto los de otra persona...


Je ne peux pas cacher ce besoin. Je devrais partir d'ici et trouver un petit instant pour me réposer, chez un lieu tranquille.
Je ne sais pas où se trouve, mais il s'agit de la seule manière pour changer ma tete.
Bloquée ici. Mes pieds sur la terre et la tete d'autre part... Là haut dans le ciel.
Mes mains bougent.
Mon corps ne bouge pas.
Ma tete est vide ou pleine de faits stupides. De toute façon, ils ne seront si stupides comme ceux-la de quelqu'un d'autre...

Silence

§



"Il rumore interiore suscita ascolto
quello urlato all'esterno, indifferenza."

30 novembre 2010

Il valore dell'Autostima

Tante volte mi è capitato di entrare in contatto con persone insicure e ben poco convinte di sé.
Ho chiesto loro perché si screditassero tanto e mi hanno spesso risposto:

"Cosa m'importa di piacermi? L'importante è che sia piacente per gli altri".

La mia reazione di getto, dopo aver udito tale affermazione, è sempre stata di totale disapprovazione o disagio. Un tremolio all'altezza dello stomaco che, tuttavia, non ho mai trovato modo di spiegare nemmeno a me stessa con lucidità.
Perché non è facile catalogare un'emozione. La si vive e basta, di pancia.
L'umano è molto più portato al ragionamento che è diverso dalla razionalizzazione di una sensazione (scusate la rima!)

Oggi ho finalmente dato un nome a tutto questo e per farlo ho dovuto guardare attentamente una persona che da mesi scruto in silenzio, senza che lei lo sappia, e che mi arreca inquietudine.
Questa persona con la sua provocatorietà è riuscita a farmi comprendere il valore dell'autostima.
Le sue parole agghiaccianti, i suoi pensieri non conformi hanno acceso una lampadina in me.
Perché se lei riesce ad esporre una parte tanto vera di sé, lo deve soltanto ad una caratteristica: alla fiducia che ha in sé.

L'autostima non è nient'altro che questo, ma per quanto abbia passato gli ultimi anni della mia vita a leggere questa frase sui libri più disparati, mi sono accorta solo oggi del suo significato profondo...

Ma l'autostima non si traduce soltanto nella capacità di fidarsi della propria essenza. A mio avviso è figlia di un'accettazione scevra da ogni invidia verso gli altri.

Mi spiego meglio:

Sarà capitato anche a voi di ammirare una persona a tal punto da detestarla.
Ebbene, io sono sempre stata aliena a queste logiche, o così almeno credevo...
Ho inscenato un teatrino talmente sofisticato da aver ingannato perfino me stessa e il mio ego smisurato.

Lo ammetto solennemente: HO SEMPRE AVUTO UN'ENORME CONSIDERAZIONE DI ME.

Adesso potreste insinuare che questo equivalga ad avere autostima, ma io sono qui per contraddirvi e per cercare di salvarvi da questa comoda inclinazione...
Il caso di cui sopra è una penosa trasfigurazione e si chiama "Vanità" ma spesso quest'ultima non è retta da solide basi. E' dimostrato, infatti, che il vanitoso cada spesso nella depressione più totale, una volta che realizza di aver perduto un orpello...

Colui che ha fiducia in sé e si basta ha ben altri motivi per crollare ed è per questo che le persone che ha intorno lo stimano profondamente; non dipingeranno mai un suo dolore come un semplice capriccio.

Dopo un'analisi durata anni, ho compreso che l'invidia non rientra nella scheda dei difetti della persona fedele a sé stessa. Quest'ultima è consapevole quel tanto che basta per capire che tutti o nessuno ci possono superare e che (per quanto ci impegniamo) non c'è modo di essere "assoluti" e perfetti quanto a preparazione, intelligenza, bellezza, bravura e sensibilità.
Non esistono criteri fissi. Quando ci si libera da questi, si prende in mano la Libertà (o, almeno, questa è la mia opinione).



Trovare un posto nel mondo = Trovare un posto dentro di sé.

28 novembre 2010

CHIUSO

Chiuso il contatto Facebook
Chiuso msn
Spento skype
Spento il cellulare


Perché la virtualità mi sta uccidendo.
Perché la Verità muore se viene esposta.
Perché nessuno mi capisce.
Perché sono sola.
Perché non conviene mai essere me.
Perché sono nata sensibile.
Perché ho il groppo in gola.
Perché odio questa società.
Perché voglio Pace e mai l'otterrò.
Perché sono circondata da diavoli.
Perché il diavolo sono io.
Perché devo reincarnarmi in qualcos'altro o trovare la forza di amarmi nonostante il mondo mi vada contro.

Non c'è giustizia e non c'è gloria.

Solo decadenza e scottature.

L'unica cosa che so fare bene è l'amore e regalare orgasmi.
E ogni volta che mi fondo, mi allontano da me.
E ora pago la mia lussuria.

Sono la caduta degli Dèi.

E se mi ammutolissi per sempre?
Nemmeno in quel caso il mondo mi perdonerebbe per essere me.


Qualcuno mi regala un gattino?


Mi resta questo spazio che purtroppo è virtuale.
E vorrei uccidere gli anni '40 che hanno visto nascere internet.
E vorrei (sovversiva come non mai) essere un funesto demiurgo che crea e distrugge ciò che vuole a suo piacimento.
Ma non c'è spazio se lo spazio non me lo dò io e se dentro me è tutto pieno di sangue, carne, sperma e diarrea.




CHIUSO.

I don't wanna talk

26 novembre 2010

Will I be free?

Da bambina sognavo sempre di volare o di precipitare da un balcone, in picchiata.
E poi sognavo di correre ma le mie gambe erano atrofizzate.
Sognavo pure di essere in ginocchio, al cospetto di qualcuno, ma di non poterne vedere il viso e così soffrivo terribilmente, perché sentivo dolori lancinanti al collo che m'impedivano di svelare il mistero.


E tutto è ancora così ed io mi chiedo...


SARO' MAI LIBERA?!

24 novembre 2010

Favola Dark

Quando avevo diciassette anni ero ossessionata da una persona che mi è stata accanto per quasi due anni.
Non ne ero innamorata... Non si poteva provare amore per lui. Ne ero semplicemente ossessionata.
Lui era un demone in carne ed ossa, un cupo essere venuto da lontanissimo che possedeva gusti musicali meravigliosi e un particolare ascendente sulle persone.
Era talmente teatrale ed artefatto da suscitare repulsione in qualsiasi persona incontrasse.

Io sapevo che sotto le sue maschere si celava una persona ipersensibile con forti disturbi di comunicazione. Non poteva farci nulla... Risultava falso e altamente ipocrita, un bamboccio le cui affermazioni non sarebbero mai valse uno zero.

Un giorno mi baciò e mi disse: "Lo sai che il bacio di un demone ti tiene per sempre incatenata a lui?"

Io mi misi a ridere, un po' sarcastica e un po' sconcertata, dopodiché mi lasciai suggestionare da quelle parole e caddi nella sua trama. Fu tre giorni dopo Halloween.

Da quella data in poi, una metà della mia luce si spense inesorabilmente, accogliendo la tenebra che ancora oggi mi accompagna.

Passò del tempo e mi regalò un cd ricco di musiche seducenti e raccapriccianti. Lasciavano chiaramente trasparire la sua rabbia per essere venuto al mondo e quel suo inguaribile romanticismo, di smacco letterario.
Passavo giornate intere soggiogata da quei brani. Non potevo farne a meno...

Durante le nostre pause tra un tira e molla e l'altro, mi accorsi che quel cd era divenuto un'omelia. A questo evento corrispose la depressione di mia madre che vedeva scomparire la sua bambina solare...

Il cd mi sconvolgeva per via del suo potere unico: faceva ritornare il mio demone da me, anche quando credevo di essermene liberata per sempre...
C'era qualcosa di perversamente mistico in tutto questo ed io cadevo sempre più vittima della suggestione...


Oggi, dopo tantissimi anni, ho ripreso il cd di quel ragazzo strano e ho sentito la pelle d'oca invadere il mio corpo. Ho capito che le persone non possono mai andarsene veramente da me...


Chissà se anche questa volta Lui ha sentito...

La Politica secondo V.

Per me la politica è sempre stata una questione di affinità, allargata in misura esponenziale.
Scelgo i politici con lo stesso criterio con cui sceglierei una persona da frequentare.
Sono però estremamente selettiva, per cui è molto difficile che io poggi il mio sguardo su qualcuno senza riempirlo di critiche o di preconcetti. Naturalmente nessuno direbbe mai che penso queste cosine "piacevoli" ma vi posso assicurare che io sono prevenuta esattaemente come tutti voi, solo che dissimulo bene per evitare di perdere col pregiudizio persone potenzialmente piacevoli.

E' una questione di precauzione e di raffinatezza, né più né meno.

Ho finito la mia introduzione e ora posso partire con la sostanza.

Ogni volta che sono stata chiamata alle elezioni ho sempre votato la persona meno spiacevole a livello caratteriale, non certo quella che rispecchiava maggiormente i miei ideali.
In questo sistema Italia (attuale come passato) non c'è mai stato nessuno che sia stato capace di rispecchiarmi.
In ogni politico studiato nel profondo del suo pensiero "umano", ho sempre riscontrato qualcosa che mi disgustava o che non mi convinceva del tutto.
Forse questo fa parte del fatto che ho una primigenia avversione nei riguardi dell'ambizione che si cela dietro ognuna delle candidature politiche.
In maniera infantile (forse) non ho mai saputo capire che l'ambizione può essere anche una caratteristica positiva, strettamente indispensabile se si vuole arrivare da qualche parte. Purtroppo nella mia testa ha sempre avuto una connotazione vanesia e pericolosa per l'equilibrio mentale.

Mi terrorizza infatti l'idea della perdita di controllo e quindi sono portata a vedere l'ambizione come qualcosa che conduce necessariamente ad un delirio d'onnipotenza o ad una rappresentazione distorta del sogno. Quest'ultimo elemento, quando esce fuori dalla propria sfera e assume il potere della realtà, rischia di dare alla testa.

In tutti i politici ho sempre riscontrato tale spinta e ne sono rimasta delusa, a tal punto che spesso appaio disinformata o apatica. Questi sentimenti nascono dalla totale mancanza di fiducia nei riguardi di questo Paese e, soprattutto, di chi lo governa, e così continuo a votare i politici a seconda della simpatia caratteriale o affermando "Questo è meno peggio di questo"...


Ciò che mi rattrista è che quelle pochissime persone che reputo potenzialmente esemplari nella conduzione del Belpaese sono prive di quella essenziale caratteristica che ho denigrato precedentemente: l'ambizione.

Il mio ideale è un cane che si morde la coda. E' una persona determinata, profondamente sognatrice, colta, spartana nelle vesti e dotata di assoluta fermezza. Non deve avere grilli per la testa o ossessioni d'arricchimento personale che vadano contro il Paese.





Questa persona non esiste o forse no... Forse è una Donna.

23 novembre 2010

"Vieni via con me": gli elenchi...

Questa è la summa più profonda dei miei pensieri... FEMMINISTI anzi, FEMMINILI!


20 novembre 2010

The Last Emperor




Io non so come riesca sempre a produrre perfezione estatica...

18 novembre 2010

Lisa

Lisa,

Solo io so quanto amo il tuo nome.
Sei lisa e Lisa, sciupata eppure mai sgualcita.

Non sai calzare un indumento senza inondarlo del tuo umore.
Non sai abitare una casa senza darle spessore.

Tuttavia sei capace di uscire da una vita senza troppo clamore.

E così resta di te soltanto il rumore di un accordo minore.

17 novembre 2010

E tu eri già dentro di me tre anni fa, inconsapevolmente...

Quando avevo cinque anni, mio padre mi portò alla piscina comunale del paese ed io mi emozionai tantissimo.
Voleva iscrivermi, affinché crescessi sana e forte. Temeva, infatti, che prendessi la piega negativa di mia madre che aveva (ed ha) il terrore dell’acqua.

M’iscrisse, e la piscina chiuse una settimana dopo.

Ci rimasi molto male. Il primo tentativo in acqua era andato bene … Non ne avevo paura, forse anche perché sapevo che lui era lì. I braccioli erano una protezione ulteriore.
Sguazzavo felice, mi piaceva perfino l’odore del cloro. Adoravo fare il morto a testa in su e anche in giù …
Poi dicevo che il mio stile preferito era quello “ad orso” e mio padre rideva della mia clamorosa gaffe, cercando di correggermi.

“Papà, cos’è il dorso?”
E lui, paziente come non mai, forniva una spiegazione quanto più accurata a quella “figliola” sempre piena di curiosità.

Mio padre voleva farmi fare tante cose …

Il pianoforte, la piscina, kik boxing, Karate, tai chi chuan (o come cacchio si scrive) e tutto quel che più poteva aggradarmi.

Ma io amavo solo e unicamente l’acqua.

Un segno di terra ama sempre l’acqua, altrimenti muore rinsecchito … Ma questa è un’altra storia!


Due giorni fa, mio padre mi spiega che nel mio paese apriranno una struttura comprensiva di cinque piscine, dopo ben sedici anni!
Io ho il terrore che sia sempre la solita bufala. E’ da dieci anni che i sindaci illudono i loro cittadini senza concludere niente.

Io non mi sono mai illusa che lei, l’acqua, tornasse.
Più volte ho sognato che il Naviglio fosse cristallino come negli anni ’40, quando la gente vi si gettava per cercare un minimo di riverbero nelle afose giornate d’estate …
Così non è mai stato.
Oggi, nel Naviglio, posso osservare le carcasse delle biciclette, i cartelli stradali di divieto d’accesso e le pantegane che giocano felici a pallamano.

Non mi posso buttare là dentro.

Oggi la notizia sembra davvero ufficiale. Questa volta non dovrò disilludermi perché i lavori inizieranno ad agosto.

Io attendo … Attendo di non prosciugarmi, al sole scottante.

16 novembre 2010

7 novembre 2010

Carissimi,

mi sono messa il rossetto rosso. Voi non potete capire quanto mi senta bene ora.
Mi bacerei da sola tanto sono sensuale nella mia veste di geisha.
Non ho paura di questa trasgressione. Tanto resto chiusa in camera.
Ascolto "Mad World" e nulla di brutto può accadere...


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L'inganno

"Gli amori finiscono quando ci si dimentica di ricordare chi si ha di fronte.
Se si facesse questo sforzo forse nulla morirebbe. Ma la gente si nutre d'apatia e perde la concentrazione" V.C.

The Shawshank Redemption - "Main Theme", "Brooks was Here"




"Pregherò gli Dei che mai mi facciano perdere la ragione, a tal punto da non capire più il limite delle mie azioni malvagie... Chiedevo solo una redenzione"

6 novembre 2010

Generale

Si è sempre pensato che la sensibilità fosse un pregio.
Mi colpì un giorno Gianluca Grignani quando disse che questo, per lui, era il suo peggior difetto.
Mai avrei creduto di poterla pensare così e, invece, eccomi qua!

Io sento cose che gli altri non sentono ma non c'è alcun vanto in questa affermazione.
Sono molto stanca di stare dentro il mio corpo, di avere emozioni così forti ed ingestibili. Sono stanca di tutto questo rumore e di far male solo perché sento troppo.

Temo che la mia ipersensibilità mi porterà al delirio o alla distruzione di ciò che di bello ho ancora attorno.
Mi rattrista soprattutto ritrovarmi ad esporre questo pensiero ancora una volta, segno inequivocabile di quanto io sia ancora indietro nel mio cammino in avanti...

Chi più mi crederà se queste lacrime sono di coccodrillo?

E mentre il mondo crede che io ci provi davvero gusto, mi ritiro solitaria nel mio dolore di generale senza i propri soldati...

Du sexe

"Il sesso rende le persone più intelligenti perché è un'esperienza. L'esperienza è la base della conoscenza. Per qualcuno è un viaggio, per qualcun altro una trasgressione. Quest'ultima idea è proprio figlia del bigottismo ed è ciò che apre le porte all'ignoranza." V.C.

Aujourd'hui

Oggi sono sola in casa. La lavatrice è in azione, le stoviglie sono da lavare, i letti ancora da fare ed io navigo tra i corridoi con un pigiama misto. Ho dei capelli disastrosi, il trucco di ieri sera ancora da rimuovere e tanti altri incompiuti in giro...
Al momento sono sul water e scrivo questa cosa col portatile sulle cosce, ascoltando la riproduzione casuale di Itunes.
Dovrei stirare, comprare delle scarpe, cucinare una torta, studiare la musica di Aladin e organizzare la serata con gli amici.

Ma la verità è che adoro stare qui a perdere tempo, ben consapevole che in realtà farò tutto e che nulla sarà fuori posto all'arrivo della mia famiglia.
D'altra parte sono sempre stata così: una che si muove troppo o che non si muove per nulla.
Un giorno vorrei poltrire tra le braccia del mio uomo senza muovermi di un centimetro e l'altro giorno vorrei stare in Messico, sotto un sole cocente, a scalare una piramide...

Cosa mi consigliate di fare? Psicoterapia?

Ma no! Sono troppo innamorata di questi contrasti e di queste abitudini malsane per rinunciarvi...

Fra poco mi alzerò da questo water, camminerò fino alla cameretta, prenderò il mio rossetto rosso della Intercoss e lo lascerò scivolare sulle mie labbra come fosse un bacio di alto spessore.

2 novembre 2010

Dell'indecenza imperante...

Questo squallore si attacca ai vestiti, ma non ai vestiti di tutti.
E' palpabile solo per chi possiede una soglia della decenza ed è ancora in grado di apprezzare il pudore e di non catalogarlo come un sentimento inferiore, figlio di una morale necessariamente cattolica.
Per me il pudore non ostentato è quella forma di protezione che ognuno dovrebbe custodire come un tesoro in via d'estinzione. Non è quel bigottismo di matrice americana che questa società ci vuole propinare per salvare le apparenze. Io vi parlo di quel sentimento che è reale solo per chi non ha deciso di dargli un'etichetta.

Ebbene, dopo questo cappello introduttivo, voglio parlarvi della mia indignazione di giovane donna italiana, che osserva il mondo da partecipante perché il solo pensiero di farne davvero parte la disgusta.
Non posso ascoltare nonno Berlusconi (che di "nonno" ha solo l'età) e illudermi che il livello minimo di decenza non venga oltrepassato. Non posso negare quanto questa persona e i suoi adepti rovinino l'aspetto dell'Italia ogni giorno di più.
Berlusconi ha il potere (e quindi anche l'enorme responsabilità) di rappresentarci. Quale persona può meglio calzare lo stereotipo dell'italiano tipico?
Nessuna.
Mi sgomenta pensare che i soldi, le proprietà terriere e la bellezza esteriore possano bastare a rendere qualcuno "affascinante". Chi si ferma a questo non ha mai gustato il piacere della seduzione più fine, quella mentale, un'arte che si è persa fra una volgarità e l'altra.

Tutte quelle meretrici che offrono il loro corpo a questo essere imbottito di Viagra e coca, non possono che essersi perse un pezzo importante di Vita e non starò qui a spiegare di cosa si tratti, perché sarebbe un po' come rinchiudere il significato dell'esistenza in una definizione concisa.

So solo una cosa, che la mia rabbia mi sta facendo delirare e meditare soluzioni basse per mettere a posto questa persona.
Eviterò di esporre cosa vorrei che accadesse a Berlusconi perché il torpiloquio fine a se stesso non porta a nulla.

Io sono troppo elegante per cadere in basso.


Punto.

31 ottobre 2010

In the Mood for Love - Angkor Wat Finale

Non preoccuparti di capire. Mai.


Ειρήνη

Cara Amica,

la Pace è intrinseca al tuo nome e tu, misticamente, ne sei portatrice. Danzi sulla vita forse inconsapevole di tale potere. Il tuo raziocinio ti porta a non credervi ma io ho deciso che ti mostrerò questa parte occulta...

Col tuo fare conciso e sensibile sei riuscita a disegnare una linea retta in questo caos di parabole nel quale la mia testa sembra essere inesorabilmente piombata.

Hai detto: "Non puoi tornare indietro. Significherebbe negare gli eventi appena accaduti. Allora ricostruisci un equilibrio. Aggrappati a quell'unica certezza che ora hai e guarda avanti. So che puoi farcela".

E' così. Il mio animo nostalgico e codardo fatica a mettere in atto questa trasformazione. Forse è troppo difficile ed è più comodo ristagnare nei comportamenti adottati finora.
La vocina della mia coscienza sa bene quanto tu abbia ragione ma si annulla nel terrore di una presa di posizione solida.

Tu arrivi ancora una volta a presentarmi la soluzione geniale sul piatto d'argento: il Tempo.
Se solo la mia impazienza concepisse che anch'io posso arrestare questa corsa, forse tutto andrebbe meglio.

Per ora voglio cadere su di Te, perdermi nelle tue parole e non badare ai consigli che faticosamente impartisco a me stessa per mantenere un qualche controllo.

E se qualcuno dovesse chiedermi di tornare a fidarmi di me e del mondo, io risponderò che per ora ho dato le dimissioni e che tornerò a vita nuova, come una fenice dalle ali dorate...

29 ottobre 2010

Il mio stato d'animo è agrodolce.
Ho un'espressione agrodolce in volto.
Mangio cibo agrodolce.
Bevo bevande agrodolci.
Ascolto musica agrodolce.

Non mi piace tutto ciò!

28 ottobre 2010

Io so la mia Verità

Oggi mi sono svegliata ribelle e incazzosa.
Mi sono accorta di essere scomoda per qualcuno e la cosa mi diverte ed elettrizza in maniera inquietante. Mi si è come stampato un sorriso ebete, da lisergico, sul volto.
Scommetto che ho quel tipico lampo negli occhi di chi è affetto da narcisismo e non sa curarsi e, piuttosto, se ne compiace.
Tornando a casa dalla lezione di canto, mi sono accorta che "Les oiseaux dans la charmille" sembra essere fatta apposta per me. Sono una bambola, no?
Mi sono immaginata con due pomelli fucsia e tondi dipinti sulle gote e i capelli lucidissimi raccolti in due code. Un abito stupendo pieno di pizzi e merletti ed una vocina da usignolo fuoriuscire dalla mia boccuccia regolare.
Ho riso di questa possibilità e delle tante altre. Sono nata attrice e morirò tale.
Per questo, quando lascio sgomento qualcuno per il mio atteggiamento scanzonato, non posso far altro che sorridere della sua limitatezza e del fatto che mi stia catalogando come donna "vezzosetta" o come drogata o come presuntuosa o come adorabile... Insomma, non vi viene da ridere con me di questo moralismo imperante? Di questa impazienza nel prendere le dovute misure per descrivere l'Altro?

Orsù, tutti sembrano così bravi a dare consigli e poi sono i primi a sbagliare!
Per scelta ho deciso di abolirli, salvo se richiesti (evidentemente c'è gente masochista...)
Ho preferito sfoggiare un sorriso alla Syd Barrett piuttosto che accettare l'ennesimo complimento per quanto sono "avanti" e bla bla bla.

Una cosa vi chiedo gentilmente: se mai un giorno dovessi dire ad un ragazzo più piccolo di me "Lascia che ti spieghi una cosa..." alzate una mano e tappatemi la bocca.

Sentitamente ringrazio.



VC

Invisible men

Stamattina, mentre ero sulla metropolitana, ho osservato le persone attorno a me. Ho voltato il capo di qua e di là, maleducatamente. Perché "maleducatamente"? Beh, perché non è buona norma far sentire le persone osservate, come se avessero fatto qualcosa.
Ho pensato al potere dei gesti, a quanto sia facile attirare l'attenzione e provocare, di conseguenza, una reazione.
Mi sono chiesta, dunque, perché sia tanto difficile smuovere le cose.
Credo che dipenda dal fatto che c'è poco coraggio o, più di questo, un'ignoranza dilagante capace di paralizzare qualsiasi tipo di azione.
Forse m'illudo che la gente veda e invece non ne ha voglia, semplicemente. Sì, dev'essere proprio così.
D'altra parte ho sempre notato che ogni volta che espongo un pensiero che reputo "ovvio" (per non dire "scontato"), la gente ha sempre avuto una reazione di sorpresa o anche di sconcerto, come se avessi appena rivelato il nascondiglio del Santo Graal...
Se da un lato questa cosa può lusingarmi, dall'altro mi deprime enormemente e ogni volta che analizzo l'eredità lasciataci dai grandi sapienti, non posso che chiedermi dove siano finiti e a quale dimenticatoio siano stati relegati. E ancora mi chiedo se questi genii esistano tuttora, mischiati fra la gente e invisibili commentatori.

Mina - Io e te

26 ottobre 2010

We Suck Young Blood (Your Time Is Up) [w/ Lyrics]- Radiohead




Succhiatemi il sangue fino a che possa morire del tutto

Disperazione

Penso di odiarti, per l'attenzione che attiri su di te, per la perfezione delle tue parole, per tenere il mio uomo ancora appeso a te.
Penso di odiare più lui, perché ti guarda pur sapendo che io vi guardo.
Mi sento smarrita, esausta per questo troppo amore dato che non è mai abbastanza.

Ho scritto "Sono quel troppo che non basta mai a trattenere le anime" e mi ritrovo ancora qui, dopo sette anni, a pronunciarlo tra me e me, come una litania...

Mi soffermo spesso a pensare al fatto che producevo bellezza e ora non ne sono più capace. Cerco di elaborar questo lutto ma so che non finirò mai.

Ti odio perché vorrei essere come te ma nella consapevolezza di non riuscirci non posso far altro che aspirare alla morte o allo spegnimento delle mie ossessioni di possesso che mi svegliano in piena notte, quando mi accorgo che lui non è mio, non mi appartiene né mai mi apparterrà veramente...

M'illudo di stregarlo col corpo ma questi sono soltanto mezzi abbietti, degni di una megera o di una prostituta. Ho sempre saputo di esserlo, mentalmente...

Sai, cara J., io ho avuto un'infinità di uomini appesi a me, incantati e mai paghi ma chissà perché non li corrispondevo. Tu sei come me allora ma hai la colpa di esistere nella testa, nel cuore e nell'anima di quell'unico Uomo che io avrei voluto per me.

14 ottobre 2010

29 agosto 2010

Del perché FB ci ucciderà

E' terribilmente stupido e infantile togliersi da facebook sapendo di esserne dipendenti. E' esattamente come mettere la testa sotto la sabbia. Come sentire dalla bocca di un ubriaco le seguenti parole: "No, non sono ubriaco".

Ebbene, odio questa dipendenza. Appurare che oggi i rapporti personali si sfaldano realmente così e che soltanto pochi, pochissimi esemplari umani si salvano dalla tentazione di distruggere.

Bell'affare ha compiuto quella mente malefica americana.. Quel ragazzetto che ha creato questo social network per controllare le nostre menti, realizzando la profezia distopica orwelliana.

Quale vergogna, poi, per una persona che vede troppo in là sapere che tutto questo è una rovina. Che non ce la caveremo più, che più saremo invischiati nell'errore e più continueremo a legittimarlo e a dire:

"No, ma ho degli amici lontani e devo sentirli"

"Ho lasciato una conversazione in sospeso.."

"Devo ancora provarci con quel tipo figo lì.."

fino al più catastrofico, "Il mondo ha bisogno di me".

E in quell'apparente ammissione egocentrica risiede la più famigerata richiesta d'aiuto: la tentazione di esistere (come diceva Cioran) e di rendersi manifesti all'altro. La più tipica pulsione umana di lasciare una traccia, di essere eterni, di avere un senso.

Le persone acute qui ci lasciano la ragione, perché sentono i piedini avvicinarsi all'orlo del precipizio. Sentono l'arietta pungergli le narici e quell'incontenibile voglia di saltare e farsi divorare. E' tanta la loro necessità di esistere come desidererebbero che alla fine, inermi ed esausti, si lasciano morire e prosciugare.

Ricadere nell'errore è per loro un'umiliazione incalcolabile. E' quel passetto all'indietro che annulla tutti gli altri 999 in avanti. E' la resa al demone che passeggia sornione sulla loro spalla sinistra. E', per concludere, l'ennesimo inizio della fine ma mai la vera Fine.

E senza Fine non può esserci redenzione. La redenzione è anelata da quegli angeli caduti sulla terra che sanno di non poter trovare posto alcuno e che, pertanto, non possono far altro che bramare e aspettare..

Facebook non è che una forma del loro male. In epoche passate avrebbero trovato altro cibo per la loro disperazione, per quella così famigliare "incapacità di esistere" che troppi filosofi hanno cercato di esplicare nei secoli al solo scopo di esorcizzarla.

Da 24 anni questo ruolo crudele spetta a me. L'amara virtù di avere occhi abnormi.

8 agosto 2010

Elena

La rividi alla stazione della metropolitana. Anche lei mi vide ma finse di non riconoscermi. D’altra parte si trovava ad una considerevole distanza spaziale, quel tanto che poteva farmi desistere dal chiamarla. Anche un cenno di saluto con la mano sarebbe stato inopportuno, visto che avrebbe portato inevitabilmente ad un riavvicinamento più compromettente fatto di parole e confidenze.
Con lei purtroppo era sempre stato facile parlare, talmente facile da portarmi ad evitarlo.

Appena scesi le scale per raggiungere la banchina della metro, voltai il capo a sinistra quasi per inerzia. Elena si metteva sempre da quella parte ma io non speravo mai di rivederla. Era già fin troppo chiara nelle mie memorie ed io non potevo quasi sopportare che si solidificasse lì, davanti ai miei occhi. Eppure accadeva ripetutamente ed io ricominciavo a credere alle mie capacità esoteriche che ho sempre voluto rinnegare per paura di essere fraintesa.

Ma tant’è, le persone e le cose sono sempre arrivate a me nei modi più inattesi e variegati. Sì, forse poteva cambiare il mezzo ma non il fatto ed io avevo imparato ad accettare la cosa dapprima con turbamento e poi con lenta rassegnazione.
Elena era la più crudele. Ricompariva tra i miei pensieri attraverso la musica, magari poche ore prima del nostro incontro non programmato ed io non potevo far altro che abbassare la testa e lasciarla andare via, senza renderla partecipe di quell’ennesima epifania. Tuttavia non potevo evitare di chiedermi come stesse e come passasse le sue giornate. Pensava a me ogni tanto? E quelle mie comparse nella sua vita le bramava anche lei oppure ero io la sola maga capace d’imputare i giochetti del destino ad una qualche abilità divinatoria?

Avevo solo una certezza: per quanto mi sentissi un’illusa, in cuor mio sapevo che le coincidenze non avrebbero mai cessato di ripresentarsi. Bastava credervi ed io, disgraziatamente, vi credevo.

Due giorni prima di rivedere Elena, avevo cercato voracemente i suoi cd dispersi tra la mia collezione mai riordinata. Potevo sopportare la nostalgia di lei anche per mesi interi, senza che il minimo pensiero mi sfiorasse la mente ma talvolta venivo soggiogata dal ricordo e sentivo un insostenibile bisogno di ricostruzione. Ricostruzione della sua atmosfera così peculiare che tante e tante volte avevo cercato di ricreare su altri fogli di carta, nella speranza di trarne piacere o un’illusione talmente ben realizzata da farmi credere che lei fosse lì. Mi sono sempre sentita al limite della schizofrenia.

I cd erano nascosti in custodie appartenute ad altri cd e sapevo quanto tutto questo fosse deleterio per la mia salute mentale ma non potevo resistere alla spinta distruttiva di procurarmi le crisi di nervi. in fondo sapevo benissimo che pur in quel caos avrei trovato ciò che cercavo ma non potevo né volevo limitare le mie urla ed imprecazioni e accusavo chiunque dell’apparente perdita delle mie cose. Mia madre, in primis.

Nel tentativo scrupoloso di cercare i cd di Elena ruppi non poche custodie. Pezzi di plastica volavano da tutte le parti, in quell’affannosa ricerca di musica (o di lei). Finalmente ne trovai uno, quello della TDK e controllai subito che non fosse il suo sosia. Inserii il cd nel vano del lettore e ascoltai con attenzione le prime note della prima traccia. Era Lui, Yundi Li che con le sue mani cinesi premeva i tasti del pianoforte producendo una musica raffinata quanto straziante. Elena era la traccia no. 3 così indolente, pesante e ripetitiva ma stranamente piena di grazia. Già, quella sua grazia da attrice americana anni ’30 …

Non ancora contenta, cercai con altrettanta foga il secondo cd che recava fortunatamente un titolo sulla superficie. Lo trovai in poco tempo e finalmente mi diedi pace, stesa sul letto. Avevo acceso la luce buona della sera, sul morir del giorno, quella fase in cui le persone tornano a casa da lavoro e fuori l’aria gela. Sì, la luce buona della sera mi ricordava quella di casa sua.
Mi addormentai calma, senza accorgermi, a quell’ora patetica che non era né giorno né notte. La musica fluiva a volume piuttosto alto ma io non sentivo più il rimordere delle mie pulsioni. Giacevo sul letto, col sorriso sulle labbra, come dopo il più forte degli amplessi.

Il citofono che mi avvisava del ritorno di mia madre mi ridestò brutalmente. Quell’attimo di sosta era durato soltanto una quindicina di minuti o almeno così credevo. Mi capitava spesso di avere un’errata percezione del tempo, specie quando dormivo in quella posizione vigile. Ero infatti seduta sul materasso con un cuscino posto dietro la schiena e la testa inclinata ricadeva sul mobile in legno della mia cameretta. In quelle occasioni pensavo che il sonno fosse leggerissimo e invece dovevo smentirmi ancora una volta dato che mi ritrovavo spesso a fare sogni estremamente chiari e precisi.

Peperoncino (questo il soprannome che gli avevo assegnato) ed io stavamo cenando insieme in un bel ristorante. Sembrava che l’ascia di guerra fosse stata deposta e che tutto filasse liscio. Lui aveva compreso le mie ragioni ed io ero tornata a respirare in pace, felice di quel rapporto ritrovato.

Quando un sogno era troppo bello non riuscivo a viverlo completamente. la razionalità faceva capolino ed io sentivo soltanto la mia voce sussurrare “Anna, è un sogno. Non illuderti, fra poco ti sveglierai”. Quante volte questo meccanismo mi aveva salvata? E quante volte, invece, nei sogni più profondi non era riuscito ad infiltrarsi ed io avevo avuto il peggiore dei risvegli? Immediatamente desta, avevo dedicato molti minuti ad alleviare la mia pena, fatta di disillusioni e di sentimento d’impotenza di fronte agli eventi.

Peperoncino era ricomparso così tante volte nei miei sogni che ormai avevo perso il conto e sapevo che il suo fantasma non mi avrebbe mai abbandonata. Solo una riappacificazione, forse.

Il citofono che mi avvisava dell’arrivo di mia madre aveva interrotto il sogno del ristorante prima ancora che il filtro della razionalità si fosse intromesso fra me e Lui. Quel suono monocorde, altissimo e violento era giunto alle mie orecchie con tutta la sua intensità ma io non avevo avuto il coraggio di alzarmi per muovere quei pochi passi che mi avrebbero ricongiunta a lui. Ero certa che mia madre possedesse le chiavi. Il suo era solo un avvertimento.

Lei entrò in casa, quella casa caduta nel buio. Solo la mia stanza rivelava la luce della lampada che avevo comprato ad una fiera qualche anno prima. Non si sorprese di quell’oscurità, né della televisione spenta. Conosceva le mie abitudini, così diverse da quelle di mio padre che trascorreva in casa con me la maggior parte del tempo.
Sebbene ne fosse consapevole non mancò di chiedermi come mai tutte le luci fossero spente. Era il suo modo per capire come stavo. In base all’inflessione della voce avrebbe riconosciuto il mio stato d’animo, così mobile da non essere mai prevedibile.
Sapeva altresì cosa fare qualora fossi stata mal mostosa. La dolcezza, l’unica soluzione. Mia madre aveva sempre capito tutto senza che io le dicessi niente. La sua anima naturalmente gentile e silenziosa sapeva abitare perfettamente la mia ingordigia di rabbia e di parole strozzate in gola.

L’amavo profondamente, in ogni suo gesto. Sapevo che il suo ritorno dal lavoro avrebbe capovolto l’ordine degli eventi. Avremmo acceso insieme tutte le luci della casa e il televisore e ogni cosa sarebbe tornata stabile come sempre.

2 agosto 2010

Ma

Scrivo, tanto nessuno mi leggerà.
Ciò sottintende che posso scrivere qualsiasi cosa!
Interessante scoperta...

Bene. Ho le vesciche ai piedi perché ho camminato tutto il giorno con delle scarpe scomode ma belle. I problemi intestinali mi hanno procurato un notevole disagio da pubblico. La mia pancetta è un po' flaccida e le spalle si stanno incurvando per via del peso del seno e anche per il peso dell'esistenza.

Ma il cuore è quello che sta peggio.

28 luglio 2010

Aritmetica





L'empatia è troppo sottovalutata e invece è la base dell'alleanza.
Non mi sento capita. Il solito problema...
Vorrei fuggire e stare sola per sempre, non sentirmi in colpa per le mie stranezze o per essere "sopra le righe".
Qualcosa mi turba, mi abbatte. Sono precipitata per l'ennesima volta nell'apatia di coppia e non so dire quanto mi faccia male. Ma una cosa, dal passato, l'ho compresa: che niente nasce dal Nulla.

Non ho sommato degli zeri. Ho sommato altre cifre che mascheravo da zeri ed ora eccomi qui a tirare le somme e a farmi del male.

7 luglio 2010

Angel




A volte proprio ti detesto

4 luglio 2010

Epitaph

Isolde Liebestod




Dolce e lieve,
come sorride,
come l’occhio
incantevole egli apre –
vedete, amici?
Forse non lo vedete?
Sempre più luminoso
come risplende,
raggiante quasi stella,
in alto si leva?
Non lo vedete?
Come il suo cuore ardito si gonfia,
colmo e sublime
nel petto gli zampilla?
Come dalle sue labbra
tenere e soavi
un dolce respiro
molle s’effonde –
Amici! Vedete!
Non lo sentite? Non lo vedete?
O forse io sola odo
questa melodia,
che sì mirabile,
sì soave,
dolente per voluttà,
tutto esprimendo,
soavemente conciliante
da lui riverberando,
penetra in me,
in alto si lancia,
dolcemente echeggiando
risuona a me d’intorno?
Più chiare risuonando,
fluttuandomi appresso,
son forse onde
di teneri zefiri?
Son forse onde
di voluttuosi vapori?
Mentre si gonfiano,
mi sussurrano intorno,
devo respirarle?
devo ascoltarle?
Devo aspirarle?
in esse svanire?
Dolcemente
nei vapori esalare?
Nel flusso ondeggiante,
nell’armonia risonante,
nello spirante universo
del respiro del mondo –
annegare,
inabissarmi –
senza coscienza –
suprema voluttà!

28 giugno 2010

Troppa fatica

L’uomo è parte della storia, tuttavia è portato a vederla necessariamente interconnessa al passato. Non si accorge di crearla ogni giorno con la propria esperienza.

Questo rende complicato il fatto di raccontare qualcosa che si vive oggi e che un giorno, soltanto un giorno, diventerà “storia”.

L’uomo fatica a bloccare gli eventi, a dar loro un peso più consistente. Fatica, semplicemente, ad agire e a dar forma alla propria vita.

Questa è la società dell’apatia e dello sconforto, dell’immobilismo che segue l’azione esasperata. È il periodo del “riassestamento” obbligato e non si sa nulla, a parte il fatto che durerà fin quando il peso sarà insostenibile. Il danno sarà talmente ingente che non si potrà far altro che correre all’ennesimo riparo.
Vedo intorno a me sgallettate senza senno provviste, però, di tette e culi di plastica. Vedo uomini brutti atteggiarsi a belli. Vedo capi di stato ignoranti e individualisti. E poi, sì, vedo moltissime donne incinte che non hanno alcuna tenerezza negli occhi, nessuna apparente consapevolezza di portare un figlio dentro il proprio grembo. Sono tutte allarmate per la linea da mantenere, per l’importanza di tener vivo il sesso anche dopo la gravidanza.

Ci avete fatto caso che nessuno prende più grandi respiri per paura che l’aria sia fin troppo contaminata?

Ma io mi chiedo: a che serve vivere di più se si vive tanto male? Dov’è il piacere vero in tutto questo? cos’è il Piacere? Io lo so … D’Annunzio Docet.

Ma gli altri leggono “Falli soffrire” oppure “I love shopping”, quindi non possono e non vogliono capire. Si fa troppa fatica a reperire ciò che di buono ci ha lasciato il passato, giusto?

23 giugno 2010

Ineluttabile

Chili di silenzio per inaugurare un nuovo gioco
(solo agli sguardi e' concesso di sperdersi nell'aria)
perche' un sospiro puo' affilare il taglio del rasoio
e di nuove lacerazioni non c'e' voglia

Nessuna possibilita' di condividere sfiducia
costretti a un'immobilita' colpevole

Il buio e' un peso, e' un imbroglio e brucia come il fuoco
Le cose opache li' intorno si muovono:
detta il ritmo lo smacco di ogni preghiera
e non c'e' pace latente da cogliere

Nessuna possibilita' di condividere sfiducia
costretti all'immobilita', noi carne esanime e sfinita

Nostri i corpi arresi al gelo dell'apnea!
Patiranno il giro di vite ineluttabile
Chili di silenzio sulla nostra pena
gran regina dell'incubo che verra'

Come girano i colori ed i sapori nella vita vera?
Qui per ora e' nero come Angoscia e amaro come Fiele

E li'?

22 giugno 2010

Un giorno o l'altro io prendo coraggio e ti abbraccio

E poi ti accorgi che NON puoi respirare...

Esiste qualcosa di più triste del rifiuto di un regalo fatto con tutto il cuore?

Il nostro è stato l'ennesimo tentativo andato a male, scaduto come uno jogurt lasciato in frigo per mesi.

Non si trattava di un semplice regalo. Era una richiesta di Vita.

Non dico altro. Resta solo l'ennesimo, soffocante Silenzio.

20 giugno 2010

18 giugno 2010

Tradurre (scritto di un lontanissimo 2006)

Tradurre un testo è un atto di manipolazione.

Bisogna rispettare diverse regole affinché la resa sia perfetta da un sistema linguistico all’altro.
Una traduzione letterale sarà chiara e realizzata secondo uno schema “mot à mot” (parola per parola). Eppure il fattore semantico rischierà di perdersi.

“Mi sono fatta una doccia”

“I made a shower”

La traduzione è sbagliata, perché in inglese si dice “I had a shower”.

Si assiste dunque ad una manipolazione.

Tradurre significa interpretare ed interpretare comporta la possessione di un testo.
Ma questo non è solo un problema dei traduttori … E’ un problema di tutti.

Tutti interpretiamo. Tutti descriviamo.
Per descrivere una persona bisogna entrare in lei e violare i suoi spazi fino a sentirla.
E’ per questa ragione che ogni volta che descrivo qualcuno mi sento quasi mancare.

Ognuno ha il potere di manipolare e di esercitare il proprio potere sugli altri.

Per tale ragione vi chiedo di prendere tutto quel che scrivo con le pinze, perché dovete ricordare che ogni singolo enunciato è ideologicamente orientato.

Nessun umano può prescindere da questo.
E’ molto facile fidarsi di quel che una persona sta scrivendo.
Ci fidiamo e le diamo ragione.
Arriviamo perfino a compatire il protagonista di una storia quando osserviamo che qualcuno lo ha fatto soffrire.

Ma nulla è come sembra.

Volete un esempio pratico?

Osservate un documentario …
Il leone si trova nella Savana e divora una gazzella. A cosa pensate?

“Oh, povera gazzella!”

Osserverete che il sottofondo musicale è particolarmente drammatico. Osserverete la foga con cui il leone divora il povero animale agonizzante.

E nessuno penserà al fatto che il leone deve vivere. Il predatore non ha armi per ammazzare più “finemente” la propria preda. Vive d’istinti perché non è umano.

A sua volta la gazzella si sarà cibata di erba e cavallette per sopravvivere. Chi prenderà le parti dell’erba?!

Nessuno.

Il leone, però, farà un qualcosa che nessuno vede. Darà un morso alla gola della gazzella per evitare che soffra.

E subito la nostra stima passerà al predatore.

Ecco perché vi dico di stare attenti e di essere quanto più oggettivi nell’analisi di un testo.

Grazie

14 giugno 2010

A Malpensa

Aeroporto di Malpensa, di ritorno da Lamezia Terme con un sentimento misto nel cuore: la consapevolezza di aver vissuto un sogno, frammista al nervosismo del ritorno. Ritorno in una città che non ho mai sentito mia e che, a sua volta, mi ha sempre accolta col gelo che la contraddistingue.

Sto correndo dietro alla mia compagna di Viaggio e sono alla disperata ricerca di un bagno. Fuori piove grigio e il termometro segna 22° Celsius. Tento invano di ostentare calma, per evitare che mi vengano poste domande sul mio stato d’animo contraddittorio e, pertanto, non argomentabile.

Dopo aver appurato il prematuro arrivo delle damigelle rosse, mi dirigo verso la scala mobile con Arianna che mi ha pazientemente atteso all’uscita del bagno pubblico, con la mia valigia in mano. Su quella rampa orizzontale atta a velocizzare l’andirivieni dei passanti, incontro sul lato opposto gli occhi di una bambina di cinque anni o giù di lì. Non so come ma non posso fare a meno di distogliere lo sguardo, e nemmeno lei ci riesce. Ci osserviamo con curiosità e sconcerto, senza mai abbassare gli occhi.

Trovo crudele il moto di quelle rampe orizzontali che, viaggiando avanti e indietro, creano la condizione dell’incontro per spezzarlo immediatamente dopo.

In quel tempo eterno, dove tutto intorno si era fermato e c’erano soltanto i nostri sguardi fermi l’uno nell’altro, ho riconosciuto la mia Emma mai lasciata in Francia. Gli stessi occhi noisette incredibilmente grandi, l’oro dei capelli lunghi e, soprattutto, quella sconcertante maturità che la elevava ad un inedito stato di grazia.

Arrivate alla fine di quel breve ma intenso tragitto, le nostre bocche e i nostri occhi increduli si sono aperti in un sorriso ancora complice che, da parte mia, mostrava i chiari segni di una commozione latente. Lei, d’altra parte, accoglieva quel sorriso carico d’emozione con la spensieratezza che è tipica dei bambini e che non lascia spazio a nulla di più del semplice divertimento. Perfino in quel frangente mi parve di riconoscere Emma.

L’insistenza di quel nostro scambio, mi aveva portato a credere che fosse davvero Lei, la mia bambina mai partorita.

Con il dito ho raccolto una lacrima e l’ho chiamata Emma.

Con fermezza mi sono diretta verso l’uscita e dopo essermi ricomposta ho sussurrato tra me e me: “Sì, era Lei”.

6 giugno 2010

La mia Casa

Amo creare atmosfere.
Come ogni donna toro, mi affascina l'idea di prendermi cura della casa e di chiunque vi acceda.

Il mio blog deve rispecchiare questo aspetto. Il calore e il profumo di vissuto devono invadere gli occhi e i polmoni dei passanti e farli sentire a proprio agio.


Proprio come in una casa; Già!

戦場のメリークリスマス

29 maggio 2010

Nude - Radiohead



Sono nuda senza Te.

La mia estasi di 24 minuti...



"In alto l'albatro sta immobile sospeso nell'aria,
e giù nel profondo dei flutti
in labirinti di caverne coralline
l'eco di un tempo remoto giunge
tremante attraverso le sabbie,
ed ogni cosa è verde sotto il sole;

e nessuno ci mostra alla terra,
e nessuno sa i dove o i perché
ma qualcosa è all'erta, qualcosa si muove
e comincia a salire verso terra

Stranieri passano in strada
per caso due sguardi diversi si incontrano,
ed io sono te, e ciò che vedo sono io,
e ti prenderò per mano per guidarti nel paese,
ed aiutami a capire meglio che posso

e nessuno ci chiama a vedere l'alba,
e nessuno ci fa abbassare gli occhi,
e nessuno parla, nessuno cerca,
nessuno vola intorno al sole

Serena, ogni giorno ti mostri
ai miei occhi che si destano,
m'inviti, guardandomi, ad alzarmi,
e dal muro, attraverso la finestra
arrivano ondeggiando su ali di raggi di sole
un milione di ambasciatori splendenti del mattino

e nessuno mi canta ninne nanne
e nessuno mi fa chiudere gli occhi
così spalanco le finestre
e nuoto fino a te, attraverso il cielo"

24 maggio 2010

orrore

E' il tempo dell'orrore.

21 maggio 2010

Lettera aperta a Silvio Berlusconi della scrittrice albanese Elvira Dones: NATA FEMMINA


"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un
giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché
venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me
molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio
paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo
nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta
belle ragazze possiamo fare un'eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a
decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho
seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato
sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i
suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una
bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in
Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri
collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò
piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria,
e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le
incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per
sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto
della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e
nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di
speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei
protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia
con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per
la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava
Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei.
Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse
le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie
dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo
meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua
figlia sia morta per sempre,
affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia.
Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga,
Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le
invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o
farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor
Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie
queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile
transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con
le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di
poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non
ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che
se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per
battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi
giorni in cui infuria la polemica Bertolaso , ma si lega profondamente
al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri
e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni
giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le
ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali
costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le
donne albanesi

Merid Elvira Dones

"PS.: Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione
spero sentano l'obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre
persone.

grazie Elvira

Sleeping

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