Non riesco a parlare con te. Mi sembri un groviglio, un cumulo di sterpaglie. Non ho molta voglia di districarle. L'unico modo che ho per arrivare a te è scriverti. Non ti vedo molto vivere. Sei qui che non contrapponi l'azione e il movimento a tutta questa mole di pensieri. Resti ferma a contemplare l'assenza, il bilico, il baratro. Mi fai saltare i nervi. Basterebbe poco. Basterebbe uscire un po' e sentire l'aria pizzicare le narici. Ma sei stanca della solitudine. Vorresti condividere qualcosa con qualcuno. Forse è questo che ti manca per davvero. Li guardi e sono fisicamente presenti ma non s'intersecano con te. Passeggiano davanti ai tuoi occhi ma hai l'impressione che non ti sentano né che ti capiscano. Tua zia, ieri, ti ha regalato un bellissimo vestito. Ha detto "questo vestito sei tu". Lei lo ha capito e le è sembrato giusto omaggiare la tua essenza recandoti in dono qualcosa che la rappresentasse. Gli altri, quelli che vedi passeggiare davanti a te, si sono sentiti imbarazzati a Natale. Hanno chiesto un aiuto disperato per comprendere cosa fosse opportuno destinarti. Non hanno guardato a fondo, non hanno ascoltato i sensi. Si sono affidati a quelli altrui perché più affinati. E tu? Tu ti sei sentita ancora più frastornata. Non te ne fregava nulla del regalo.. T'importava più che altro che non ci fosse il giudizio. T'importava di scomparire, di sprofondare in tutto il tuo sconforto senza destare commenti, senza guardare nessuno aggrappato alla propria felicità. Avresti volentieri fatto a meno di notare l'assenza del nonno, la sua dipartita mentale visibile a tutti ma commentata da nessuno. Avresti preferito che nonna non ti dicesse che il tuo ex era meglio perderlo che trovarlo. Avresti voluto non sentire la morsa nel cuore perché ancora, nel più profondo di te, lo capivi e giustificavi ed amavi. Come restituire tutto questo a chi ne è esterno? Con quale forza hai incassato il colpo seppellendo l'urlo? La scena di te che ti alzavi dalla sedia dicendo "Stai zitta! Non ti permettere di toccarlo, di criticarlo, di straziarmi ancora! Mi fai male, dannazione! Hai la delicatezza di un elefante! Che ne sai tu della passione? Che ne sai tu di me, di noi, di quant'era bello fonderci ed essere una stessa carne? Che ne sai tu di tutte le volte in cui ho pianto di felicità? Delle volte in cui ho sentito di poter morire tra le sue braccia perché erano le sole che potessero contenere tutto il mio tumulto?"
E invece no. Ti sei lasciata trafiggere ancora una volta dalla sua ignoranza e la mattina dopo ti sei alzata con la pancia sempre più dura. L'hai massaggiata (o presa a pugni?) e poi hai salutato il letto per rivivere la stessa maledetta domenica, il giorno di tutte le possibilità mai messe a frutto. Il giorno delle scuse ripetute a te stessa come rosari. Hai ceduto di lì a poco e gli hai scritto ancora, schiava inesauribile, tigre che ritorna nella propria gabbia anche quando il domatore le ha dato la libertà in cambio della pelle.
Ti sei fatta pena da sola ed io, in quell'attimo, avrei tanto desiderato abbracciarti, uscir fuori e prenderti, portarti via, darti un luogo in cui poterti consegnare con libertà assoluta.
Tu, allora, hai cercato di non piangere incrociando lo sguardo di mamma ma lei aveva già capito tutto e ti puntava il dito addosso senza darti quell'abbraccio, quel giaciglio su cui atterrare dopo tante vorticose piroette.
Te lo chiedo per favore: esci e, se necessario, sbatti la porta.
28 dicembre 2014
14 dicembre 2014
Coeur
Cuore mio,
Tu ce la farai. E' solo una questione di disciplina e di struttura. E' "occhio non vede, cuore non duole", giusto?
E se lui non ti aiuta per niente perché è un egoista, tu attieniti alla seconda informazione e cioè che è egoista. Ti piace, forse, questa caratteristica? No.
Bene, è già un buon punto di partenza.
Devi dare maggiore rilevanza alle cose brutte piuttosto che a quelle belle. Hai buona memoria, per cui è molto semplice. Pensa ai compleanni, alle amiche che hai perduto per lui, al modo irrispettoso in cui ti ha lasciato. Ricorda tutte le volte in cui ti ha cacciato, tutte le umiliazioni, tutte le lacrime che hai versato e che ti hanno cambiato i lineamenti.
Evidentemente l'Amore è qualcos'altro.
Coraggio e a presto!
V.
Tu ce la farai. E' solo una questione di disciplina e di struttura. E' "occhio non vede, cuore non duole", giusto?
E se lui non ti aiuta per niente perché è un egoista, tu attieniti alla seconda informazione e cioè che è egoista. Ti piace, forse, questa caratteristica? No.
Bene, è già un buon punto di partenza.
Devi dare maggiore rilevanza alle cose brutte piuttosto che a quelle belle. Hai buona memoria, per cui è molto semplice. Pensa ai compleanni, alle amiche che hai perduto per lui, al modo irrispettoso in cui ti ha lasciato. Ricorda tutte le volte in cui ti ha cacciato, tutte le umiliazioni, tutte le lacrime che hai versato e che ti hanno cambiato i lineamenti.
Evidentemente l'Amore è qualcos'altro.
Coraggio e a presto!
V.
12 dicembre 2014
Stanze
E' brutto entrare nella propria camera e trovarla stravolta, specialmente dopo dodici ore di lavoro.
Vedere che la disposizione dei mobili è mutata senza preavvisi o autorizzazioni.
Così, come mi sono chiusa la porta alle spalle, mi sono abbandonata ad un pianto che ho esaurito in troppi pochi secondi e che sarebbe andato avanti non so per quanto.
Stravolgere il mio piccolo regno per cosa? Perché "c'era la muffa sul muro del letto".
Ma io, su quel letto, amavo osservare l'ombra di te, quello che sarebbe rimasto dopo la fine. Nemmeno questo mi resta. E' andata via perfino l'immagine del tuo corpo flessuoso adagiato su quel materasso. Sono andati via i tuoi occhi chiusi e l'espressione stupenda di bimbo che io correvo a turbare con un bacio. Quel letto, teatro di conversazioni al limite delle lacrime, ricettacolo dei nostri reciproci assalti, custode affidabile di quel che avremmo potuto manifestare solamente a noi stessi. Quel qualcosa d'inviolabile.
E ho perfino paura che qualcuno s'azzardi a toccare l'anello, riposto accuratamente nella sua scatolina e che non esce da lì dal 27 settembre, giorno in cui tu ammazzasti senza pietà il nostro amore.
Vedere che la disposizione dei mobili è mutata senza preavvisi o autorizzazioni.
Così, come mi sono chiusa la porta alle spalle, mi sono abbandonata ad un pianto che ho esaurito in troppi pochi secondi e che sarebbe andato avanti non so per quanto.
Stravolgere il mio piccolo regno per cosa? Perché "c'era la muffa sul muro del letto".
Ma io, su quel letto, amavo osservare l'ombra di te, quello che sarebbe rimasto dopo la fine. Nemmeno questo mi resta. E' andata via perfino l'immagine del tuo corpo flessuoso adagiato su quel materasso. Sono andati via i tuoi occhi chiusi e l'espressione stupenda di bimbo che io correvo a turbare con un bacio. Quel letto, teatro di conversazioni al limite delle lacrime, ricettacolo dei nostri reciproci assalti, custode affidabile di quel che avremmo potuto manifestare solamente a noi stessi. Quel qualcosa d'inviolabile.
E ho perfino paura che qualcuno s'azzardi a toccare l'anello, riposto accuratamente nella sua scatolina e che non esce da lì dal 27 settembre, giorno in cui tu ammazzasti senza pietà il nostro amore.
9 dicembre 2014
The dark side of the Moon
E dunque sono questa, io.
Io senza farmaci e senza pozioni magiche.
Non è l'effetto placebo che mi fa credere di essere mutata dopo averti eliminata, stupida pillola regola-nascite.
Ora non hai proprio un accidenti da regolare e così io ti elimino e torno all'origine, con tutti gli ormoni al loro posto.
Sì ma non è semplice. Non è semplice ora che mi sento più di prima e ho l'ultra vista come i vampiri.
Vengo assalita da immagini fin troppo vivide e il mio naso s'inventa odori che non esistono più.
Rivoglio l'anestesia dei sensi, il freddo cerebralismo manipolato da te, dannata pillola regola-sentimenti.
Ti elimino e tu che fai? Mi assottigli il corpo istantaneamente, rendendolo più proporzionato e piacevole. Ma il prezzo da pagare sono queste scariche d'adrenalina che mi fanno paura. Non durerà granché l'astinenza o la doppiezza del mio comportamento ora inappuntabile, ora scabroso.
Ti ho detto che rivoglio l'anestesia perché i viaggi in metropolitana stanno diventando imbarazzanti. E' in quel posto che gli occhi mi si riempiono di visioni e per poco il vicino di posto non ode un sussulto strozzato in gola. Mi salvano i suoi auricolari, la noia mortale che lo contraddistingue. Mi affido al suo rosario: "non vedo, non sento, non parlo". Allora io, di riflesso, sento per lui all'ennesima potenza. Pazienza. Mi riempirò la vita con qualcos'altro. Qualcosa per mettere a tacere i miei esasperati bisogni che si mischiano alla vergogna.
Non è cambiato proprio nulla dai quindici anni.. Sono la stessa adolescente curiosa di sempre. La stessa che studiava il sesso e la sua arte consultando l'inserto dedicato su "Vera", solo dopo che mamma l'aveva aperto per prima. E poi, come una ladra, fuggivo via cercando di dimenticare la faccia oscura della Luna..
Chissà quando la smetterò di giudicarmi e di cercare di "nominare" queste aree sconosciute di me. Chissà quand'è che mi limiterò a vivere e respirare.
Io senza farmaci e senza pozioni magiche.
Non è l'effetto placebo che mi fa credere di essere mutata dopo averti eliminata, stupida pillola regola-nascite.
Ora non hai proprio un accidenti da regolare e così io ti elimino e torno all'origine, con tutti gli ormoni al loro posto.
Sì ma non è semplice. Non è semplice ora che mi sento più di prima e ho l'ultra vista come i vampiri.
Vengo assalita da immagini fin troppo vivide e il mio naso s'inventa odori che non esistono più.
Rivoglio l'anestesia dei sensi, il freddo cerebralismo manipolato da te, dannata pillola regola-sentimenti.
Ti elimino e tu che fai? Mi assottigli il corpo istantaneamente, rendendolo più proporzionato e piacevole. Ma il prezzo da pagare sono queste scariche d'adrenalina che mi fanno paura. Non durerà granché l'astinenza o la doppiezza del mio comportamento ora inappuntabile, ora scabroso.
Ti ho detto che rivoglio l'anestesia perché i viaggi in metropolitana stanno diventando imbarazzanti. E' in quel posto che gli occhi mi si riempiono di visioni e per poco il vicino di posto non ode un sussulto strozzato in gola. Mi salvano i suoi auricolari, la noia mortale che lo contraddistingue. Mi affido al suo rosario: "non vedo, non sento, non parlo". Allora io, di riflesso, sento per lui all'ennesima potenza. Pazienza. Mi riempirò la vita con qualcos'altro. Qualcosa per mettere a tacere i miei esasperati bisogni che si mischiano alla vergogna.
Non è cambiato proprio nulla dai quindici anni.. Sono la stessa adolescente curiosa di sempre. La stessa che studiava il sesso e la sua arte consultando l'inserto dedicato su "Vera", solo dopo che mamma l'aveva aperto per prima. E poi, come una ladra, fuggivo via cercando di dimenticare la faccia oscura della Luna..
Chissà quando la smetterò di giudicarmi e di cercare di "nominare" queste aree sconosciute di me. Chissà quand'è che mi limiterò a vivere e respirare.
30 novembre 2014
Autenticamente
I miei capelli stanno
crescendo con una rapidità verace. Li vedo addobbarmi il capo come un collo di
pelliccia. Mi proteggono fulgidi e ribelli. Li immagino allungarsi a dismisura,
arrivare fin dove non si sono mai spinti in questi anni. Li guardo come se allo
specchio ci fosse Sansone che trae da loro la sua forza sovrannaturale. Così li
amo in ogni salsa: corposi e lucidi come opachi e spenti. Sono sempre lì a
carezzarmi, ad accompagnare il mio odore e a dargli quella nota in più.
Si spingono sino alla vita,
da un momento all'altro. Sono diventata primitiva, aggressiva verso le mode che
girano qui. Voglio inaugurare io, la mia nuova moda. Andare a spasso come mi
pare, senza codici di sorta.
Mi sto ricongiungendo con
me stessa. Manca poco e non avrò più alcun timore o remora. Per 28 anni sono
stata quello che volevate voi. Adesso vi do il ben servito.
28 novembre 2014
Per te che leggi :)
Oggi mi sento viva.
Per un anno ho cercato,
sperato e rinunciato per troppo imbarazzo.
Quel profumo inebriante,
appariva e scompariva continuamente, a seconda del passaggio di una donna.
Volevo che ogni
singola particella del mio corpo
trasudasse quell’odore.
Ma come potevo risolvere
il dilemma?
Recandomi nelle
profumerie più famose della mia città? O forse azzardando una domanda ad una
sconosciuta?
Anche a costo di
sperperare ore preziose del mio tempo,
avrei optato per la prima ipotesi.
Così per mesi cercai
ossessivamente quella fragranza senza nome.
Tutte profumavano di lei
…
L’essenza, a me nuova,
sapeva di ambienti altolocati.
Sul corpo di Lisa mille
volte l’avevo scorta, ma tra le sue innumerevoli boccette non sapevo
identificare quale fosse.
Non osavo chiedere,
poiché una donna è sempre gelosa del
proprio bouquet.
Un giorno, in uno dei
miei tanti tragitti in metropolitana, una giovane ragazza prese posto accanto a me.
Per 45 inesauribili
minuti ebbi la tentazione di avanzare
quella domanda. Ma mi sembrò troppo oltraggioso. Così immagazzinai nella
memoria quell’essenza fino a farla mia, per poterla riconoscere ovunque senza
incertezze.
Alla mostra di Tamara de
Lempika un angelo biondo lanciò una scia al suo passaggio e con uno scatto mi girai
verso di lei. Era una ragazza bellissima, vestita di abiti ricchi.
Mi sorrise dolcemente e
poi volò via.
Mi parve un’epifania …
Da quel giorno iniziai
a girovagare per tutte le profumerie della città, prendendomi
intere giornate di solitudine per non lasciare che le mie amiche si
spazientissero con me.
“non è questa e nemmeno
questa. Troppo fruttato. Sa di saponetta … Troppo dolce. Troppo freddo.
Nauseabondo … Questa è la puzza che emanano certe vecchiette ammuffite. Questo
è troppo commerciale …”
E via dicendo. Il
mio naso usciva impazzito da quelle gite
inconcludenti, ma la mia ostinazione NO!
L’occasione giunse alla
festa della donna, quando una delle commensali invitate alla festa, mi diede
modo di riassaporare quella fragranza. Poco dopo mi resi conto che io amavo due
profumi diversi e che li avevo mescolati
involontariamente dentro il mio cervello.
E così presi coraggio e
con aria del tutto disinvolta le dissi …
“tu emani un buonissimo
odore. Posso chiederti qual è?
La risposta … La risposta
era lì tra le mie mani! La memoria era pronta ad immagazzinare la preziosissima informazione.
“Grazie” - rispose lei. “è FLOWERS di Kenzo. Non è un
profumo nuovo. E’ uscito da un po’ di anni e lo adoro …”.
In quell’attimo toccai il
cielo con un dito! Ma, subito dopo, ricaddi sulla mia ansia.
Avevo trovato una metà
della luna, ora mancava l’altra …
I profumi erano due e
questo era molto più frizzante rispetto
all’altro indossato da Lisa e
dall’angelo azzurro incontrato alla mostra.
Il giorno dopo andai a
lezione e una ragazza del terzo anno si sedette accanto a me.
L’aria s’inebriò. Ero così commossa che quasi mi venne da
piangere.
Avrei fatto qualsiasi
cosa, perfino stringere amicizia col mio peggior nemico, pur di arrivare allo
scopo.
Fu facile. Scattò
un’intesa immediata fra me e lei.
Poco dopo mi complimentai
con la ragazza per la scelta del profumo e mi svelò il nome della fragranza.
“E’ JUST CAVALLI ma è
uscito da un bel po’ di tempo”.
Finita la lezione,
sgattaiolai emozionata nella prima profumeria del centro e chiesi di poter provare i due
bouquet.
In quel momento mi sentii
realizzata. Una donna vera … Una di quelle che fa girare il capo non appena
attraversa una strada.
Non comprai nulla. Mi
bastò essere regina per un solo giorno.
25 novembre 2014
Dormi che è meglio
Devo inghiottire pillole di ghiaccio per raggelare la mia anima?
Che fare di una tale mole di calore, tenerezza e amore?
Oh sì, conosco la risposta da manuale: darlo a me stessa. Sì però mi ricorda tanto la faccenda del "Non puoi amare nessuno se non ami prima te stesso".
Mi sono già rotta le palle, ecco. Voglio dire.. Di tutte queste frasi fatte, della montagna da scalare, sempre.
Penso alle mie vite precedenti. Che posso aver fatto di così particolare per trovarmi in una tale condizione d'immobilismo, in cui le persone sono spaventate da me sin dal primo incontro?
Oppure mi cercano ed io fuggo via, disgustata, già annoiata a morte. In fondo, quando vado in giro, la frase che mi ballonzola per la testa incessantemente è "Trasuda una noia infinita". Ci fosse qualcuno capace di catturare la mia attenzione, qualcuno che abbia ancora il piacere di guardare negli occhi. Ma queste orbite dai colori diversi si appoggiano solo su schermi refrattari di cellulari all'ultima generazione, che per averli devi fare code anche di una notte intera mentre i bambini poveri rimestano la ferraglia filamentosa dei modelli vecchi e muoiono esalando gas tossici.
Chi ti ha detto, piccolina, che avresti potuto andartene? Chi ti ha detto che avresti potuto scegliere? Qui devi solo chiudere gli occhi e rinnegare la sensibilità.
Dimentica, dolce bambina, quant'era bello vivere di pelle d'oca, passeggiare per Bologna e piangere per l'esagerata bellezza. Dimentica i sorrisi dei passanti che ti facevano sentire incantevole anche con uno straccio addosso. Dimentica le occasioni perdute per non aver ascoltato il primigenio istinto. Dimentica tu che sei Pico Della Mirandola e sconti già il dazio su questa terra perché sei il tuo peggiore carceriere.
Bambina mia, l'amore per te stessa non è la calma effimera che ti dà l'autoerotismo, come la sigaretta per il fumatore, non sono nemmeno le chimere che sbuffano fuori dalla bocca di quel triste ragazzo fragile che pensa di amarti e forse, a suo modo, lo fa.
L'amore per te stessa è la montagna da scalare, lo spettro che da bambina vedevi in sogno, quando alzavi lo sguardo e potevi solo scorgere il petto ma mai il volto.
Io so che il giorno in cui dovessi amarti, saprai ritrovare nel sogno quel dettaglio mancante che ti fa stare tanto in sospeso.
Che fare di una tale mole di calore, tenerezza e amore?
Oh sì, conosco la risposta da manuale: darlo a me stessa. Sì però mi ricorda tanto la faccenda del "Non puoi amare nessuno se non ami prima te stesso".
Mi sono già rotta le palle, ecco. Voglio dire.. Di tutte queste frasi fatte, della montagna da scalare, sempre.
Penso alle mie vite precedenti. Che posso aver fatto di così particolare per trovarmi in una tale condizione d'immobilismo, in cui le persone sono spaventate da me sin dal primo incontro?
Oppure mi cercano ed io fuggo via, disgustata, già annoiata a morte. In fondo, quando vado in giro, la frase che mi ballonzola per la testa incessantemente è "Trasuda una noia infinita". Ci fosse qualcuno capace di catturare la mia attenzione, qualcuno che abbia ancora il piacere di guardare negli occhi. Ma queste orbite dai colori diversi si appoggiano solo su schermi refrattari di cellulari all'ultima generazione, che per averli devi fare code anche di una notte intera mentre i bambini poveri rimestano la ferraglia filamentosa dei modelli vecchi e muoiono esalando gas tossici.
Chi ti ha detto, piccolina, che avresti potuto andartene? Chi ti ha detto che avresti potuto scegliere? Qui devi solo chiudere gli occhi e rinnegare la sensibilità.
Dimentica, dolce bambina, quant'era bello vivere di pelle d'oca, passeggiare per Bologna e piangere per l'esagerata bellezza. Dimentica i sorrisi dei passanti che ti facevano sentire incantevole anche con uno straccio addosso. Dimentica le occasioni perdute per non aver ascoltato il primigenio istinto. Dimentica tu che sei Pico Della Mirandola e sconti già il dazio su questa terra perché sei il tuo peggiore carceriere.
Bambina mia, l'amore per te stessa non è la calma effimera che ti dà l'autoerotismo, come la sigaretta per il fumatore, non sono nemmeno le chimere che sbuffano fuori dalla bocca di quel triste ragazzo fragile che pensa di amarti e forse, a suo modo, lo fa.
L'amore per te stessa è la montagna da scalare, lo spettro che da bambina vedevi in sogno, quando alzavi lo sguardo e potevi solo scorgere il petto ma mai il volto.
Io so che il giorno in cui dovessi amarti, saprai ritrovare nel sogno quel dettaglio mancante che ti fa stare tanto in sospeso.
22 novembre 2014
Contenitori
La sera.
Due candele accese, un incenso, la sonata per violino e piano di César Franck, il buio violentato soltanto dalla luce artificiale del computer. Le riflessioni sarebbero diverse all'oscurità, ne sono certa.
Sarebbero permeate dalla magia della notte e avrebbero tutta la verità di cui è provvisto un bosco.
Sono qui, gettata all'ultimo momento nell'acqua come un pesce che sia stato scaraventato sulla terra per sbaglio. Trenta secondi in più senza l'acqua e sarei morto.
Mi sento così un mare di volte, come se fossi sempre lì lì per impazzire, per urlare, per soccombere.
Ma qui, nella mia stanza, le branchie riprendono la loro naturale funzione. Qui mi rianimo: c'è la possibilità di essere strana, di non subire offese.
Le offese di cui parlo sono continue ma invisibili ai più. Loro le reputerebbero trascurabili "inezie".
Sono le volte in cui papà non legge una muta richiesta e impone la sua presenza, le prese di posizione infantili, l'impaccio con cui svolge ogni azione perché non è mai padrone in casa propria.
E poi sono le parolacce oscene che le ragazzine rivolgono ai genitori, l'architettura elaboratissima degli atteggiamenti umani che non mi appaiono mai vagamente sopra le righe. Questa ostentazione accanita di essere forti, prepotenti e sempre estroversi.
Quando incontro un soggetto timido, tendo a commuovermi. Lo guardo quasi che fosse un alieno e lo studio con la stessa competenza di un archeologo.
Queste sparute creature mi fanno sentire meno sola e meno strana.
Per il resto mi rendo conto che ho una tolleranza bassissima verso il mondo e che tutto andrebbe molto peggio se evitassi di sigillarmi nel mio mondo fatto di musica. Le volte in cui non ho gli auricolari alle orecchie, vivo una violenza inaudita. Tutto mi appare estraneo, crudele e freddo. Invece se osservo il mondo tappandomi i padiglioni, posso decidere cosa far profferire ai soggetti che ho attorno. Naturalmente mi rendo conto di quanto sia pericoloso e poco maturo tale atteggiamento ma in qualche modo bisognerà pur sopravvivere.
Le persone piangono e sorridono poco, celano le emozioni e così si allontanano dall'innocenza, dall'eventualità di essere più piccoli.
Io sto regredendo o forse sto solo andando contro corrente. Non lo so.. Ma senza le mie emozioni così palesi mi sentirei morta o lontana da questa cosa che presumiamo d'avere: l'anima.
Ieri, a lavoro, un collega mi ha scagliato addosso una violenza smisurata, accumulata in questi mesi nonostante io sia sempre stata ben educata. Non ho saputo arrestare le lacrime. Sono scese giù a fiotti, incuranti del mio ruolo, della vetrina vera e propria in cui mi trovo a lavorare, incuranti del mascara e della matita. Qualcun altro sarebbe stato padrone della situazione, ma io? Io no. Al diavolo le abilità di problem solving, l'ottimo standing e tutti questi anglicismi dannati. Io, alla facciazza vostra, mi metto a piangere perché non voglio implodere.
Mi toglierete il lavoro perché mi reputate troppo sensibile? La cosa non mi riguarda: la vita non è eterna e per il tempo che mi resta da vivere, troverò altro da fare.
Adesso me ne vado. Oggi pomeriggio sono stata troppo sulla terra, rinchiusa in un centro commerciale, a riempirmi di brutture, a guardare il mio corpo attraverso specchi spietati. Amo il mio corpo solo quando è nudo, quando non ha corazze, quando non è segnato da ferretti e merletti. Lo voglio così, bianco e materno. Dolce e a tratti buffo.
Buonanotte...
Due candele accese, un incenso, la sonata per violino e piano di César Franck, il buio violentato soltanto dalla luce artificiale del computer. Le riflessioni sarebbero diverse all'oscurità, ne sono certa.
Sarebbero permeate dalla magia della notte e avrebbero tutta la verità di cui è provvisto un bosco.
Sono qui, gettata all'ultimo momento nell'acqua come un pesce che sia stato scaraventato sulla terra per sbaglio. Trenta secondi in più senza l'acqua e sarei morto.
Mi sento così un mare di volte, come se fossi sempre lì lì per impazzire, per urlare, per soccombere.
Ma qui, nella mia stanza, le branchie riprendono la loro naturale funzione. Qui mi rianimo: c'è la possibilità di essere strana, di non subire offese.
Le offese di cui parlo sono continue ma invisibili ai più. Loro le reputerebbero trascurabili "inezie".
Sono le volte in cui papà non legge una muta richiesta e impone la sua presenza, le prese di posizione infantili, l'impaccio con cui svolge ogni azione perché non è mai padrone in casa propria.
E poi sono le parolacce oscene che le ragazzine rivolgono ai genitori, l'architettura elaboratissima degli atteggiamenti umani che non mi appaiono mai vagamente sopra le righe. Questa ostentazione accanita di essere forti, prepotenti e sempre estroversi.
Quando incontro un soggetto timido, tendo a commuovermi. Lo guardo quasi che fosse un alieno e lo studio con la stessa competenza di un archeologo.
Queste sparute creature mi fanno sentire meno sola e meno strana.
Per il resto mi rendo conto che ho una tolleranza bassissima verso il mondo e che tutto andrebbe molto peggio se evitassi di sigillarmi nel mio mondo fatto di musica. Le volte in cui non ho gli auricolari alle orecchie, vivo una violenza inaudita. Tutto mi appare estraneo, crudele e freddo. Invece se osservo il mondo tappandomi i padiglioni, posso decidere cosa far profferire ai soggetti che ho attorno. Naturalmente mi rendo conto di quanto sia pericoloso e poco maturo tale atteggiamento ma in qualche modo bisognerà pur sopravvivere.
Le persone piangono e sorridono poco, celano le emozioni e così si allontanano dall'innocenza, dall'eventualità di essere più piccoli.
Io sto regredendo o forse sto solo andando contro corrente. Non lo so.. Ma senza le mie emozioni così palesi mi sentirei morta o lontana da questa cosa che presumiamo d'avere: l'anima.
Ieri, a lavoro, un collega mi ha scagliato addosso una violenza smisurata, accumulata in questi mesi nonostante io sia sempre stata ben educata. Non ho saputo arrestare le lacrime. Sono scese giù a fiotti, incuranti del mio ruolo, della vetrina vera e propria in cui mi trovo a lavorare, incuranti del mascara e della matita. Qualcun altro sarebbe stato padrone della situazione, ma io? Io no. Al diavolo le abilità di problem solving, l'ottimo standing e tutti questi anglicismi dannati. Io, alla facciazza vostra, mi metto a piangere perché non voglio implodere.
Mi toglierete il lavoro perché mi reputate troppo sensibile? La cosa non mi riguarda: la vita non è eterna e per il tempo che mi resta da vivere, troverò altro da fare.
Adesso me ne vado. Oggi pomeriggio sono stata troppo sulla terra, rinchiusa in un centro commerciale, a riempirmi di brutture, a guardare il mio corpo attraverso specchi spietati. Amo il mio corpo solo quando è nudo, quando non ha corazze, quando non è segnato da ferretti e merletti. Lo voglio così, bianco e materno. Dolce e a tratti buffo.
Buonanotte...
Pennarello
Ho afferrato un pennarello nero
indelebile. Ho controllato che fosse ancora carico. Lo era.
Successivamente ho afferrato la
mia gamba destra e l’ho depositata sulla coscia sinistra, sentendo la pelle
tendersi e il muscolo inarcarsi.
Ho riflettuto sul da farsi
cercando un modo per non riflettere e di getto ho stappato il pennarello. Ne ho
odorato l’essenza, proprio quella che non si dovrebbe inalare e ho preso a
pitturare il mio polpaccio con una violenza inaudita.
Ad ampie arcate ho portato avanti
il disegno astratto senza capire. Mi sono sdraiata sul letto per raggiungere i
punti più inattesi. Con delicatezza ho attraversato le ginocchia, le cosce,
fino a giungere all’inguine, col consueto solletico che questa zona sollecita.
Dalle risate sono passata al pianto
più nostalgico, quello che mi coglie impreparata ogni volta che rieseguo i tuoi
sospiri su di me.
Ho percorso una scorciatoia e
sono giunta all’altezza degli addominali bassi, quelli che tengono in vita il
mio canto ammorbante.
Ho realizzato cerchi concentrici
con temi floreali perché è lì che tutto ha origine, il bene e il male.
Con brutalità ho puntellato i
miei seni, per capire se anche loro avessero sensibilità e in quel frangente ho
capito che non erano parte di me.
Con fatica ho raggiunto il mio
viso e spietatamente mi son cavata gli occhi per non sentirti più…
20 novembre 2014
Ballata
"Il Pianista" di Polanski è uno stato d'animo, più che un film.
Ho l'impressione di essermi persa tra i frammenti di questa pellicola, di vagare inesauribilmente come il suo protagonista.
Ho sempre detto che la felicità non si argomenta, si vive e basta. La tristezza, invece, è foriera di grandi e poetiche riflessioni. La maggior parte delle cose che ho scritto in passato è sempre dipesa da questo sentimento.
E il limbo? Cos'è?
Lui è quello che sta alle spalle della tristezza, quello che si mischia all'irriducibilità e all'ostinazione. Il limbo non ti consente di trarre delle conclusioni, di deFINIRE una determinata situazione.
Con lui puoi solo adoperare un altro tipo di silenzio, completamente diverso da quello decretato dalla signorina felicità. Puoi capire di esserne ebbra ma niente più.
Mi si chiede di mettere vicini tutti i tasselli, come fossero gli imputati di un processo, e di giudicarli.
Ascolto con sacrosanta pazienza ciascuno di loro ma, non appena esprimo un'opinione pseudo finale, debbo subito smontarla. Escono fuori altri dettagli, nuove versioni e intanto le prove s'infangano.
Non è detto che si possa sempre uscire da certe cose. A volte bisogna semplicemente accettare di non arrivare alla fine, per quanto snervante questo possa sembrare.
La mia mente è perennemente assaltata da visioni dissonanti. C'è il te crudele e spietato che poi si tramuta nel te infinito e languido. Ci sono le umiliazioni basse che si mescolano alle estasi poetiche e infine le perdite che non sembrano mai essere definitive. Tutto fluttua in questo mare fatto di acqua e d'olio ed io, per una volta, posso solo accontentarmi di galleggiare, di non vedere mai quei due elementi mischiarsi. La loro miserabile colluttazione non avrà mai termine.
Naturalmente sono stanca ma, proprio come il protagonista del Pianista, vado avanti. Non so in virtù di che cosa ma so che ne vale la pena.
"Dio c'è" leggevo da bimba, sui cartelli stradali capovolti lungo le strade a me note.. All'epoca non sapevo che si trattava di un messaggio in codice dei tossici e che Dio era qualcosa che stava un po' tanto fuori dalle chiese..
Ma comunque so che Dio c'è e che conosce delle cose che io proprio, al momento, ignoro.
Resto in ascolto..
Ho l'impressione di essermi persa tra i frammenti di questa pellicola, di vagare inesauribilmente come il suo protagonista.
Ho sempre detto che la felicità non si argomenta, si vive e basta. La tristezza, invece, è foriera di grandi e poetiche riflessioni. La maggior parte delle cose che ho scritto in passato è sempre dipesa da questo sentimento.
E il limbo? Cos'è?
Lui è quello che sta alle spalle della tristezza, quello che si mischia all'irriducibilità e all'ostinazione. Il limbo non ti consente di trarre delle conclusioni, di deFINIRE una determinata situazione.
Con lui puoi solo adoperare un altro tipo di silenzio, completamente diverso da quello decretato dalla signorina felicità. Puoi capire di esserne ebbra ma niente più.
Mi si chiede di mettere vicini tutti i tasselli, come fossero gli imputati di un processo, e di giudicarli.
Ascolto con sacrosanta pazienza ciascuno di loro ma, non appena esprimo un'opinione pseudo finale, debbo subito smontarla. Escono fuori altri dettagli, nuove versioni e intanto le prove s'infangano.
Non è detto che si possa sempre uscire da certe cose. A volte bisogna semplicemente accettare di non arrivare alla fine, per quanto snervante questo possa sembrare.
La mia mente è perennemente assaltata da visioni dissonanti. C'è il te crudele e spietato che poi si tramuta nel te infinito e languido. Ci sono le umiliazioni basse che si mescolano alle estasi poetiche e infine le perdite che non sembrano mai essere definitive. Tutto fluttua in questo mare fatto di acqua e d'olio ed io, per una volta, posso solo accontentarmi di galleggiare, di non vedere mai quei due elementi mischiarsi. La loro miserabile colluttazione non avrà mai termine.
Naturalmente sono stanca ma, proprio come il protagonista del Pianista, vado avanti. Non so in virtù di che cosa ma so che ne vale la pena.
"Dio c'è" leggevo da bimba, sui cartelli stradali capovolti lungo le strade a me note.. All'epoca non sapevo che si trattava di un messaggio in codice dei tossici e che Dio era qualcosa che stava un po' tanto fuori dalle chiese..
Ma comunque so che Dio c'è e che conosce delle cose che io proprio, al momento, ignoro.
Resto in ascolto..
15 settembre 2014
Una speranza per noi, ragazze interrotte
Ehitu, Ragazza Interrotta. Dico a te, anche se Ragazza esattamente non sei più, perché ormai sull'autobus i ragazzini quando ti pestano un piede ti fanno "Scusi, signora", dico a te che forse hai trent'anni, forse quaranta, magari cinquanta, comunque non ne hai più sedici. Eppure continui a indugiare nella tua Interruzione.
Insomma, Ragazza. Hai capito che cosa è successo , il ventitré agosto? Se ce l'ha fatta Angelina ci puoi riuscire anche tu, ci possiamo riuscire tutte.
Mica a sposare Brad Pitt: per quello devi essere Angelina Jolie quella vera, devi sapere guidare un elicottero e avere un altro centinaio di caratteristiche extraterrestri che umilierebbero me e te stare qui ad elencare. Però puoi fare qualcosa di molto più potente che sposarti nel tuo castello privato. Qualcosa che l'Angelina quella vera ci ha dimostrato possibile: puoi cambiare. Te e l'idea di te.
Non ti fissare su come Lui fissa Lei, va' oltre, lui è Brad Pitt, lei è Lei, te l'ho già spiegato, noi siamo su un altro pianeta, semplicemente questo, dove tu sei tu.
Concentra proprio lì l'attenzione: su di te. Quella "strana", ti hanno sempre chiamato. Hanno cominciato i tuoi genitori. Subito dopo sono arrivate le maestre delle elementari, i compagni di classe delle superiori. Perché sbuffavi mentre gli altri bambini giocavano, giocavi mentre gli altri bambini sbuffavano, avvertivi che qualcosa di te non andava, ma piccola com'eri non riuscivi a metterlo a fuoco. Man mano che crescevi ci sei riuscita, ma non ti è servito ad arginarlo: il vuoto che ti assale, quando meno te l'aspetti, e ti fa sembrare tutto troppo poco, ti fa desiderare quello che non hai, distruggere quello che hai, ascoltare solo una voce, invece delle mille che attorno parlano ma per te fanno rumore. Quella voce è dentro di te e ti suggerisce solo una cosa: ancora! Ancora un'emozione forte, ancora un limite da superare, ancora una sfida impossibile, una dieta folle, una dipendenza, un'avventura, qualcosa che magari faccia male, ma almeno ti faccia sentire viva. Perché a vivere come fanno tutti gli altri, lasciando il timone ai giorni, tu ti senti morire.
Ragazza Interrotta, lo so. Ti hanno messo in testa (o forse te lo sei messo da sola, il che, tosta come sei, è ancora più pericoloso) che sbaglierai tutto, perché sei sbagliata tu. Tuo padre magari non è arrivato a fare come Jon Voight, il papà di Angelina quella vera, e non ti ha dato in diretta nazionale della psicopatica. Ma nei suoi occhi leggi un doloroso stupore: in parte ha a che fare con l'ammirazione che prova per te, certo. In parte no, però. E tu, abituata come sei a essere esigente, con il mondo e con te stessa, scegli la parte che no.
Forse non ti sei mai innamorata di una donna, o di tuo fratello, forse non ti sei sposata due volte scambiando tatuaggi e ampolle di sangue al posto delle fedi. Ma hai sempre pensato che, in amore, ci fossero solo due alternative per le tipe come te: incontrare un uomo di fatto imprendibile - e spostare il nemico da dentro il tuo cuore al tuo fianco - o sistemarti con un uomo palloso, capace di volerti bene, ma destinato a farti smazzare da sola quel nemico dentro il cuore e quella voce: "Ancora"!
"Ti auguro di trovare l'ectoplasma affidabile e devoto che cerchi e che non potevo essere io: sarà un cameraman con la pancia, la sera ti preparerà delizie e poi ti obbligherà a guardare Oprah", potrà aver detto Billy Bob Thornton ad Angelina, quando tra loro è finita.
"Ecco: gli ha sfasciato il matrimonio e presto gli sfascerà l'esistenza" abbiamo pensato tutti, quando invece del cameraman con la pancia è arrivato Lui.
Angelina non ha ascoltato suo padre, non ha ascoltato Billy Bob, non ha ascoltato noi: soprattutto non ha ascoltato quella Angelina viziata dal suo stesso fascino, smaniosa e insoddisfatta, a cui rischiava di abituarsi.
E' stata più intelligente dei pregiudizi che aveva alimentato, ma soprattutto è stata più intelligente di quel nemico dentro il cuore, più intelligente di sé: ormai che l'amore di un uomo, stronzo o palloso che fosse, non potesse asciugare il vuoto, l'aveva intuito. Così si è inventata una terza alternativa. L'uomo giusto. Non quello a cui dare la responsabilità di riempirle la vita. Quello con cui giocare insieme mentre gli altri sbuffano. Quello così "strano" da considerarla normale. Quello con cui riempirsela insieme, la vita. Di figli, di imprese umanitarie, di avventure. Diverse da quelle di un tempo, perché condivise. Colorate e pazze come i disegni di un bambino su un velo da sposa. Ma buone, come è buono tutto quello che, mentre lo facciamo, non ci fa pensare "ancora". Ci fa immaginare "per sempre".
Fra la noia e la distruzione, Angelina ha scelto la meraviglia.
Ragazza Interrotta, impara.
Se ce l'ha fatta Angelina. puoi riuscirci anche tu.
Possiamo riuscirci tutte.
Di CHIARA GAMBERALE
Vanity Fair n. 36 del 17 settembre 2014
Insomma, Ragazza. Hai capito che cosa è successo , il ventitré agosto? Se ce l'ha fatta Angelina ci puoi riuscire anche tu, ci possiamo riuscire tutte.
Mica a sposare Brad Pitt: per quello devi essere Angelina Jolie quella vera, devi sapere guidare un elicottero e avere un altro centinaio di caratteristiche extraterrestri che umilierebbero me e te stare qui ad elencare. Però puoi fare qualcosa di molto più potente che sposarti nel tuo castello privato. Qualcosa che l'Angelina quella vera ci ha dimostrato possibile: puoi cambiare. Te e l'idea di te.
Non ti fissare su come Lui fissa Lei, va' oltre, lui è Brad Pitt, lei è Lei, te l'ho già spiegato, noi siamo su un altro pianeta, semplicemente questo, dove tu sei tu.
Concentra proprio lì l'attenzione: su di te. Quella "strana", ti hanno sempre chiamato. Hanno cominciato i tuoi genitori. Subito dopo sono arrivate le maestre delle elementari, i compagni di classe delle superiori. Perché sbuffavi mentre gli altri bambini giocavano, giocavi mentre gli altri bambini sbuffavano, avvertivi che qualcosa di te non andava, ma piccola com'eri non riuscivi a metterlo a fuoco. Man mano che crescevi ci sei riuscita, ma non ti è servito ad arginarlo: il vuoto che ti assale, quando meno te l'aspetti, e ti fa sembrare tutto troppo poco, ti fa desiderare quello che non hai, distruggere quello che hai, ascoltare solo una voce, invece delle mille che attorno parlano ma per te fanno rumore. Quella voce è dentro di te e ti suggerisce solo una cosa: ancora! Ancora un'emozione forte, ancora un limite da superare, ancora una sfida impossibile, una dieta folle, una dipendenza, un'avventura, qualcosa che magari faccia male, ma almeno ti faccia sentire viva. Perché a vivere come fanno tutti gli altri, lasciando il timone ai giorni, tu ti senti morire.
Ragazza Interrotta, lo so. Ti hanno messo in testa (o forse te lo sei messo da sola, il che, tosta come sei, è ancora più pericoloso) che sbaglierai tutto, perché sei sbagliata tu. Tuo padre magari non è arrivato a fare come Jon Voight, il papà di Angelina quella vera, e non ti ha dato in diretta nazionale della psicopatica. Ma nei suoi occhi leggi un doloroso stupore: in parte ha a che fare con l'ammirazione che prova per te, certo. In parte no, però. E tu, abituata come sei a essere esigente, con il mondo e con te stessa, scegli la parte che no.
Forse non ti sei mai innamorata di una donna, o di tuo fratello, forse non ti sei sposata due volte scambiando tatuaggi e ampolle di sangue al posto delle fedi. Ma hai sempre pensato che, in amore, ci fossero solo due alternative per le tipe come te: incontrare un uomo di fatto imprendibile - e spostare il nemico da dentro il tuo cuore al tuo fianco - o sistemarti con un uomo palloso, capace di volerti bene, ma destinato a farti smazzare da sola quel nemico dentro il cuore e quella voce: "Ancora"!
"Ti auguro di trovare l'ectoplasma affidabile e devoto che cerchi e che non potevo essere io: sarà un cameraman con la pancia, la sera ti preparerà delizie e poi ti obbligherà a guardare Oprah", potrà aver detto Billy Bob Thornton ad Angelina, quando tra loro è finita.
"Ecco: gli ha sfasciato il matrimonio e presto gli sfascerà l'esistenza" abbiamo pensato tutti, quando invece del cameraman con la pancia è arrivato Lui.
Angelina non ha ascoltato suo padre, non ha ascoltato Billy Bob, non ha ascoltato noi: soprattutto non ha ascoltato quella Angelina viziata dal suo stesso fascino, smaniosa e insoddisfatta, a cui rischiava di abituarsi.
E' stata più intelligente dei pregiudizi che aveva alimentato, ma soprattutto è stata più intelligente di quel nemico dentro il cuore, più intelligente di sé: ormai che l'amore di un uomo, stronzo o palloso che fosse, non potesse asciugare il vuoto, l'aveva intuito. Così si è inventata una terza alternativa. L'uomo giusto. Non quello a cui dare la responsabilità di riempirle la vita. Quello con cui giocare insieme mentre gli altri sbuffano. Quello così "strano" da considerarla normale. Quello con cui riempirsela insieme, la vita. Di figli, di imprese umanitarie, di avventure. Diverse da quelle di un tempo, perché condivise. Colorate e pazze come i disegni di un bambino su un velo da sposa. Ma buone, come è buono tutto quello che, mentre lo facciamo, non ci fa pensare "ancora". Ci fa immaginare "per sempre".
Fra la noia e la distruzione, Angelina ha scelto la meraviglia.
Ragazza Interrotta, impara.
Se ce l'ha fatta Angelina. puoi riuscirci anche tu.
Possiamo riuscirci tutte.
Di CHIARA GAMBERALE
Vanity Fair n. 36 del 17 settembre 2014
31 agosto 2014
Del cibo e d'altri demoni
Aprite la porta, orsù! Nonna giunge e porta seco quel che restò di iersera e Dio sa solo cos'altro! Siate lesti prima che salga ella stessa le scale, incedendo pericolosamente sulle anguste gambette non idonee a reggere sittanto peso!
Ite ite con passo celere ma badate bene a non intopparvi voi stessa, oh Va(do)lentina dal piedino per nulla quieto a discapito del nome che portate.
"Eccomi signora nonna. Mia madre è nera con Voi, deh! Siete la più cocciuta delle nonne siciliane! Quali vivande osaste consegnarci e per quale ragione non mi faceste chiamare acciocché passassi io stessa alla vostra attigua dimora?"
"Vostra madre si farà presto bianca, non dubitatene!" (sorride furbescamente) "Porto ossibuchi già infarinati, sì che li si possa cucinar come si conviene ai gusti di Vostra madre, mia figlia."
"Vi sono obbligata, signora Nonna. Arrivederci!" (si lascia sfuggire un bacio sulla gota a testimonianza dell'affetto parentale)
Indi, sulle scale e con voce sottile ... "Nipote mia, badate bene che Vi portai altresì quel che avanzò delle focacce del pasto di iersera. Gli è che una è con patate e piselli e l'altra con spinacio e ricotta. Abbiate cura di consumare quanto prima quella col cacio sì che non diventi rancida e non commestibile!"
Annuisce col capo in segno di grato assenso e si congeda.
Varcando l'uscio, incontra lo sguardo furibondo della propria genitrice.
"E dunque?"
"Ossibuchi e focacce"
"Di quei maledetti ossibuchi! Essa ne compra in gran dosi sì che ne possa dispensar a terzi! Ora intendo le parole di mia sorella, sua convivente! Si è che nostra madre è degna del segno zodiacale che porta: un'ariete dalle corna più dure del corno di rinoceronte!"
"Via, madre! Non fate così. Ella si preoccupa pel vostro stato cagionevole di salute e si premunisce di pulire il congelatore suo. Ha da vuotarlo, intendete?"
"Esse stesse son tutte scuse! Non dovrebbe aver l'ardire di colmarlo con vivande ch'ella stessa non consumerà a cagion di terzi!"
"Avete ragione di lagnarVi. Si è che noi due non siamo buone per la carne ma mio padre, Vostro consorte, avrà buon cuore di consumarlo ei stesso."
Così si prepara la peggiore delle domeniche, l'ultimo giorno d'agosto.
Ma vaffanculo!
Ite ite con passo celere ma badate bene a non intopparvi voi stessa, oh Va(do)lentina dal piedino per nulla quieto a discapito del nome che portate.
"Eccomi signora nonna. Mia madre è nera con Voi, deh! Siete la più cocciuta delle nonne siciliane! Quali vivande osaste consegnarci e per quale ragione non mi faceste chiamare acciocché passassi io stessa alla vostra attigua dimora?"
"Vostra madre si farà presto bianca, non dubitatene!" (sorride furbescamente) "Porto ossibuchi già infarinati, sì che li si possa cucinar come si conviene ai gusti di Vostra madre, mia figlia."
"Vi sono obbligata, signora Nonna. Arrivederci!" (si lascia sfuggire un bacio sulla gota a testimonianza dell'affetto parentale)
Indi, sulle scale e con voce sottile ... "Nipote mia, badate bene che Vi portai altresì quel che avanzò delle focacce del pasto di iersera. Gli è che una è con patate e piselli e l'altra con spinacio e ricotta. Abbiate cura di consumare quanto prima quella col cacio sì che non diventi rancida e non commestibile!"
Annuisce col capo in segno di grato assenso e si congeda.
Varcando l'uscio, incontra lo sguardo furibondo della propria genitrice.
"E dunque?"
"Ossibuchi e focacce"
"Di quei maledetti ossibuchi! Essa ne compra in gran dosi sì che ne possa dispensar a terzi! Ora intendo le parole di mia sorella, sua convivente! Si è che nostra madre è degna del segno zodiacale che porta: un'ariete dalle corna più dure del corno di rinoceronte!"
"Via, madre! Non fate così. Ella si preoccupa pel vostro stato cagionevole di salute e si premunisce di pulire il congelatore suo. Ha da vuotarlo, intendete?"
"Esse stesse son tutte scuse! Non dovrebbe aver l'ardire di colmarlo con vivande ch'ella stessa non consumerà a cagion di terzi!"
"Avete ragione di lagnarVi. Si è che noi due non siamo buone per la carne ma mio padre, Vostro consorte, avrà buon cuore di consumarlo ei stesso."
Così si prepara la peggiore delle domeniche, l'ultimo giorno d'agosto.
Ma vaffanculo!
13 agosto 2014
Sugar
E tutto è lontano, piccolo cuore mio.
Le memorie della vita passata si accalcano mentre osservo da questa finestra privilegiata il vecchio mondo. Osservo tutto in maniera dimessa, senza essere vista, finalmente libera dalle catene.
Ogni cosa si è fatta piccola piccola e sembra non avere importanza.
Anche le persone che prima dipingevo come "giganti" ora hanno assunto un formato standard, ad eccezione di quelle che non ho mai sopravvalutato e che sono state capaci di mantenere il loro reale valore.
Ed io dove sono finita? Qualcuno lo sa perché mi ha seguita, ben sapendo che tra tutti quei tagli di rami secchi avrei avuto bisogno della sua specifica linfa. Qualcun altro, invece, ben più timido, non ha avuto l'ardire ed è rimasto in un angolo, temendo di risultare inopportuno ai miei occhi. Nessun rancore, amico mio.. Ti tenderò una mano io.
E' commovente percorrere la via meno ovvia in questo mondo d'infrastrutture mentali e non che hanno il solo scopo di facilitare il cammino. Così esistono ancora la sorpresa e la coincidenza e non tutto viene pilotato da una mente superiore. Ci sei tu con i tuoi mezzi umani, con le tue percezioni e scoperte che ti parranno straordinarie come poche, come prima di scoprire Facebook e tutta la sua caterva d'informazioni bombardanti. Ci saranno richiami di un passato simile ad un vaso di pandora, che scoperchierai grazie ad una canzone di Rodriguez mai ascoltata prima eppure nota, profonda e vera.
Grazie Vita. Grazie.
Le memorie della vita passata si accalcano mentre osservo da questa finestra privilegiata il vecchio mondo. Osservo tutto in maniera dimessa, senza essere vista, finalmente libera dalle catene.
Ogni cosa si è fatta piccola piccola e sembra non avere importanza.
Anche le persone che prima dipingevo come "giganti" ora hanno assunto un formato standard, ad eccezione di quelle che non ho mai sopravvalutato e che sono state capaci di mantenere il loro reale valore.
Ed io dove sono finita? Qualcuno lo sa perché mi ha seguita, ben sapendo che tra tutti quei tagli di rami secchi avrei avuto bisogno della sua specifica linfa. Qualcun altro, invece, ben più timido, non ha avuto l'ardire ed è rimasto in un angolo, temendo di risultare inopportuno ai miei occhi. Nessun rancore, amico mio.. Ti tenderò una mano io.
E' commovente percorrere la via meno ovvia in questo mondo d'infrastrutture mentali e non che hanno il solo scopo di facilitare il cammino. Così esistono ancora la sorpresa e la coincidenza e non tutto viene pilotato da una mente superiore. Ci sei tu con i tuoi mezzi umani, con le tue percezioni e scoperte che ti parranno straordinarie come poche, come prima di scoprire Facebook e tutta la sua caterva d'informazioni bombardanti. Ci saranno richiami di un passato simile ad un vaso di pandora, che scoperchierai grazie ad una canzone di Rodriguez mai ascoltata prima eppure nota, profonda e vera.
Grazie Vita. Grazie.
31 luglio 2014
So much has gone and little is new.
Fermati alla mia copertina, non te ne vorrò.
La maggior parte della gente, quando va in libreria o in biblioteca, fa così.
Io sono un libro dalla copertina bianca. Presenzia solo il titolo, al centro.
Non ci sono immagini o caratteri particolari che possano attirare l'attenzione ma prometto grandi cose a chi avrà il buon cuore di darmi una possibilità e di addentrarsi in me veramente.
Allora, sin dalle prime pagine, vi saranno effetti speciali e spettacoli pirotecnici e qualcosa resterà dentro al lettore al termine del viaggio.
Io, guardandoti, saprò decifrare esattamente la tua anima. Ti riconoscerò dal passo incerto e incuriosito e poi noterò nel tuo sguardo un guizzo capace di suggerirmi che sei interessato a me, pur nella mia sobrietà apparente.
Potresti anche essere uno di quelli che mi abbandonerà alle prime pagine, annoiato dalla mia prosa magniloquente e lì, forse, ti disprezzerò più di chi m'ignori sin dalla prima gettata d'occhio. Ti odierò per avermi dato l'illusione di affrontare questo viaggio ch'io avrei avuto l'audacia di proporti.
Ma tant'è, la vita è così. Non te ne vorrò, Linda, per non essere stata linda.
La maggior parte della gente, quando va in libreria o in biblioteca, fa così.
Io sono un libro dalla copertina bianca. Presenzia solo il titolo, al centro.
Non ci sono immagini o caratteri particolari che possano attirare l'attenzione ma prometto grandi cose a chi avrà il buon cuore di darmi una possibilità e di addentrarsi in me veramente.
Allora, sin dalle prime pagine, vi saranno effetti speciali e spettacoli pirotecnici e qualcosa resterà dentro al lettore al termine del viaggio.
Io, guardandoti, saprò decifrare esattamente la tua anima. Ti riconoscerò dal passo incerto e incuriosito e poi noterò nel tuo sguardo un guizzo capace di suggerirmi che sei interessato a me, pur nella mia sobrietà apparente.
Potresti anche essere uno di quelli che mi abbandonerà alle prime pagine, annoiato dalla mia prosa magniloquente e lì, forse, ti disprezzerò più di chi m'ignori sin dalla prima gettata d'occhio. Ti odierò per avermi dato l'illusione di affrontare questo viaggio ch'io avrei avuto l'audacia di proporti.
Ma tant'è, la vita è così. Non te ne vorrò, Linda, per non essere stata linda.
2 luglio 2014
Limbo
Ho occhi medianici
intinti di nero
e arcobaleni.
Quelli nudi
sul precipizio del mattino
li ho consegnati solo a te.
Intagliati nell'impasto
del sonno, traboccavano
di dolcezza.
"Ciao splendore, meraviglia
della mia vita" mi dicevi
incapace di celare l'entusiasmo.
La nostra piccola perfezione
racchiusa tutta in quel frugale
scambio. Poi il blu del limbo
l'asmatico andirivieni
dei giorni e i detriti
dei ricordi imprigionati
tra i denti che tu mi
tastavi sempre col
tocco arrogante dei teneri
polpastrelli.
Schiudo le porte della
bocca e a immaginare, ancora,
le tue dita viziose.
Un altro limbo blu e perdizione
intinti di nero
e arcobaleni.
Quelli nudi
sul precipizio del mattino
li ho consegnati solo a te.
Intagliati nell'impasto
del sonno, traboccavano
di dolcezza.
"Ciao splendore, meraviglia
della mia vita" mi dicevi
incapace di celare l'entusiasmo.
La nostra piccola perfezione
racchiusa tutta in quel frugale
scambio. Poi il blu del limbo
l'asmatico andirivieni
dei giorni e i detriti
dei ricordi imprigionati
tra i denti che tu mi
tastavi sempre col
tocco arrogante dei teneri
polpastrelli.
Schiudo le porte della
bocca e a immaginare, ancora,
le tue dita viziose.
Un altro limbo blu e perdizione
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