Il nostro è un gioco di potere, una tensione perpetua tra estasi e morte. Abbiamo un filo rosso tra le mani ed è lungo 299 km esatti. Un po' lo tiro io e un po' lo tiri tu. Gli strattoni sono potenti ambo i lati. Quel gioco (passami lo scherzetto da paroliere) sta diventando un giogo ed entrambi ne siamo terrorizzati. Ci conosciamo perfettamente e sappiamo cosa scatta nella testa dell'altro, presentiamo quel che accadrà, ne osserviamo i risvolti inquietanti e rimaniamo spettatori senza posa del nostro teatrino. Ora ci incanta e ora ci disgusta. Ha una tale luce che è impossibile osservarla... Occorre chiudere gli occhi e andare avanti, in qualche modo.
Fra tutti e due non si capisce chi abbia più potere. Resta, comunque, l'elemento base della nostra unione che si è sporcata tra un tentativo di apertura e uno di chiusura definitiva. L'aspettativa è talmente alta che sembra distruggere qualsiasi cosa al suo passaggio. Ma voglio che ti soffermi sul "sembra" e che rifletti su quanto sia arduo andarsene veramente, dichiarando la resa, la fine, la morte.
Ognuno di noi due sa bene come riportare l'altro sull'attenti e non ha pietà nel farlo.
Ma dopo aver parlato presuntuosamente di noi, voglio puntare il riflettore su di me, denunciando la stanchezza che vivo ormai da troppi mesi, appesa a te. Indulgente come sempre, mi sono lasciata addolcire dal tuo miele dimenticando i torti subiti, tacendoli a chiunque, diventando una professionista dell'inganno. Sapevi dei miei incantesimi e ne rimanevi sconcertato, in preda ad un'attrazione totale e devota. Ma la durata di tutto questo? Una frazione di secondo. Il potere nelle mie mani ancora per poco. Contare i secondi che ti separavano dalla fuga silenziosa, mai motivata nemmeno a te stesso. Tu riesegui il solito copione e speri di farcela perché la distruzione è uno straordinario atto creativo che ripulisce tutto dal profondo e crea nuovi territori fertili in cui germineranno fiori e frutti più buoni, lontano dal marciume della noia e della ripetizione.
Tra un te distruttore, bambino viziato tormentato dai dubbi e una me creatrice, implacabile bambina romantica, qual è il punto d'unione? Cos'è questa testarda ostinazione cieca? A cosa ci porterà?
Brutalmente, ridurrò tutto ad una mera questione di obiettivi e quindi... Se il tuo obiettivo è coerente alla natura masochista che possiedi, continuerai a versare in questo stato di malessere che ti prosciuga l'anima e ti fa maledire la vita nelle tue notti insonni. Vuoi questo? Stai certo che lo otterrai. Mi dicevi che ero la luce sul tuo lato oscuro ma forse ami più la notte che me.
Il mio obiettivo eri tu e te ne sarai certamente accorto. Non mi sono posta il problema di chi potessi essere. Ti ho semplicemente riconosciuto tra la folla e amato in cinque secondi di tempo. Ho corso ad occhi chiusi fino al tuo corpo/casa e mi sono presa quel che mi davi. Ma se nulla vuoi concedere, io non posso afferrare. E allora, se fossi forte, me ne dovrei andare senza elemosinare niente che dovrei averlo capito che l'amore non può essere fatica pura. L'amore dovrebbe essere facile, qualcosa che accade contemporaneamente a due persone che non possono fare a meno di cercarsi.
Tu mi cerchi, non c'è dubbio. Ma a me basta? Riesco a sopportare quest'attesa? Ho la forza di rispondermi, almeno? No, non ce l'ho. M'illudo che lo faccia tu. Che ridere, cazzo! Che ridere...