Una pistola.
Sento il metallo freddo, il suo peso totale.
Alzo il braccio, lo indirizzo allo specchio.
Sento la pancia tremante trasformare il dolore in escrementi organici.
Divento pallida, più pallida del solito. Mi gira la testa.
Abbasso il braccio. Non posso ammazzare il mio riflesso.
Perché quando qualcuno se ne va è come smaltire un'anestesia totale.
Vomito e tristezza.
Un colpo deciso e non ci sono/sei più.
Maledetta puttana.
28 febbraio 2011
24 febbraio 2011
Barzelletta
Scena: Uffici della società in cui lavoro (non faccio nomi, non voglio avere danni). Spazio ampio ricco di "alveari" con quattro postazioni l'uno e divisori (che Dio benedica i divisori!). Ci sono tendine regolabili alle finestre la cui apertura si regola con dei tasti. Un po' ovunque colonne, quadri con stampe colorate e cartine geografiche politiche (almeno loro!). Sedie ergonomiche molto confortevoli
Colori della scena: pareti gialle e divisori blu.
Personaggi: Uomini omosessuali per la maggior parte, cui si assommano sporadicissimi casi di checce isteriche malmostose e volgari , donne etero, bisessuali e omosessuali. Per lo più donne etero. Infine, creature non ben identificate colte da subitanei isterismi alternati a grandi slanci romantico-paternalisti.
Azione: Una creatura non ben identificata (sporadicissima checca, per l'esattezza) è appoggiata ad una colonna. Sta a due metri dalla mia postazione e parla dei suoi programmi TV prediletti: "Chi l'ha visto?" e tutti i reportages su Sarah Scazzi. Qui dentro è conosciuto per la sua stronzaggine e per non avere pietà. In compenso sa tutto di malattie deformanti e di veri e propri casi umani. La Ittiosi arlecchina me l'ha fatta conoscere lui e questo mi ha già ampliamente rovinato la giornata.
Ad un certo punto una mia collega mi chiama e nell'aria eccheggia il mio cognome. Lui abbassa il capo, sussurrando (convinto di non essere sentito) le seguenti parole "**** che lo prende nell'ano" (non c'è bisogno che vi dica che la rima è perfettamente riuscita).
Risposta: "Certo, ****, proprio io..."
E' diventato bordeaux e se n'è andato con la coda (o qualcos'altro?) fra le gambe...
Fine della storia
In realtà la storia è andata avanti nella mia testa per non so quanto altro tempo. Ho pensato a tutto quello che avrei voluto dirgli e non ho potuto. Ho pensato alla disparità, a quante persone ridono di simili battute solo per amicarsi questi soggetti subdoli che in realtà, se gli fossero pari, verrebbero mortificati da una battuta pronta, generalmente taciuta per convenienza.
Non c'è rivalsa. Un altro piede in testa alla mia veneranda età, o forse no...
M'illudo sempre che una risposta raffinata possa bastare a richiamare rispetto. Chissà.
Intanto ci rido su, poi si vedrà.
Colori della scena: pareti gialle e divisori blu.
Personaggi: Uomini omosessuali per la maggior parte, cui si assommano sporadicissimi casi di checce isteriche malmostose e volgari , donne etero, bisessuali e omosessuali. Per lo più donne etero. Infine, creature non ben identificate colte da subitanei isterismi alternati a grandi slanci romantico-paternalisti.
Azione: Una creatura non ben identificata (sporadicissima checca, per l'esattezza) è appoggiata ad una colonna. Sta a due metri dalla mia postazione e parla dei suoi programmi TV prediletti: "Chi l'ha visto?" e tutti i reportages su Sarah Scazzi. Qui dentro è conosciuto per la sua stronzaggine e per non avere pietà. In compenso sa tutto di malattie deformanti e di veri e propri casi umani. La Ittiosi arlecchina me l'ha fatta conoscere lui e questo mi ha già ampliamente rovinato la giornata.
Ad un certo punto una mia collega mi chiama e nell'aria eccheggia il mio cognome. Lui abbassa il capo, sussurrando (convinto di non essere sentito) le seguenti parole "**** che lo prende nell'ano" (non c'è bisogno che vi dica che la rima è perfettamente riuscita).
Risposta: "Certo, ****, proprio io..."
E' diventato bordeaux e se n'è andato con la coda (o qualcos'altro?) fra le gambe...
Fine della storia
In realtà la storia è andata avanti nella mia testa per non so quanto altro tempo. Ho pensato a tutto quello che avrei voluto dirgli e non ho potuto. Ho pensato alla disparità, a quante persone ridono di simili battute solo per amicarsi questi soggetti subdoli che in realtà, se gli fossero pari, verrebbero mortificati da una battuta pronta, generalmente taciuta per convenienza.
Non c'è rivalsa. Un altro piede in testa alla mia veneranda età, o forse no...
M'illudo sempre che una risposta raffinata possa bastare a richiamare rispetto. Chissà.
Intanto ci rido su, poi si vedrà.
20 febbraio 2011
Si far per ridere...
"Sig. Dappiano, che Dio ti maledica.
Sei un assicuratore, e in automatico ti odio. Tu, schiavo del potere e dei soldi peggio di me.
Mi hai tirato scema per mezz'ora. Ho mantenuto la massima gentilezza per tutto il tempo, ho chiamato questo e quest'altro per risolvere la situazione dei tuoi clienti e non ti dico quanti infiniti minuti sono stata al telefono. Ti ho riferito tutto quanto ma la spiegazione non ti ha convinto. Avrei tanto voluto dirti quanto il tuo cervello sia delle dimensioni di una briciola ma non ho potuto perché sono troppo educata.
Ho fatto un'altra telefonata per comprendere al meglio la situazione e ti ho riferito il tutto nei minimi dettagli, spiegando cose talmente evidenti che perfino una scimmia le avrebbe comprese. Ma niente, tu hai continuato a dire che i nostri fornitori sono dei mafiosi e che una soluzione andava trovata ma che non la potevi certo cercare tu. Mi hai chiesto un'ulteriore spiegazione e io mi sono ripetuta ma hai colto una qualche alterazione nella voce e hai preso ad insultarmi perché (a tuo dire) non avevo voglia di lavorare.
Mi hai detto dieci volte che ho dei problemi ed io ti ho risposto che ne ho davvero molti e ti ho chiesto di ascoltare ma tu sei stato solo capace d'intimarmi una denuncia.
Ho ripreso uno straccio di calma e ti ho usato una gentilezza ipocrita che senz'altro non ti meritavi"
Questa è la bozza dello stato d'animo in cui mi trovavo tre giorni fa a lavoro.
Credevo che blogger l'avesse cancellata e invece no...
Mi diverte sempre rileggere le bozze, molto più che leggere le cose definitive.
Vorrei conoscere le bozze di pensiero di chiunque. Capire se sono assurde quanto le mie, che spesso le dico a voce alta, quando sono sola in casa, per sorprendermi del loro non senso.
Capita anche a voi?
Io so che non ne profferirò mai una in presenza di qualcuno. Sarebbe come stare nuda fra una comunità Amish.
Sarebbe come dire ad un ebreo che la carne di un animale non dissanguato è kosher.
Io non voglio che si sappia in giro che sono pazza.
(Ma tanto il mio Amore lo sa già...)
Sei un assicuratore, e in automatico ti odio. Tu, schiavo del potere e dei soldi peggio di me.
Mi hai tirato scema per mezz'ora. Ho mantenuto la massima gentilezza per tutto il tempo, ho chiamato questo e quest'altro per risolvere la situazione dei tuoi clienti e non ti dico quanti infiniti minuti sono stata al telefono. Ti ho riferito tutto quanto ma la spiegazione non ti ha convinto. Avrei tanto voluto dirti quanto il tuo cervello sia delle dimensioni di una briciola ma non ho potuto perché sono troppo educata.
Ho fatto un'altra telefonata per comprendere al meglio la situazione e ti ho riferito il tutto nei minimi dettagli, spiegando cose talmente evidenti che perfino una scimmia le avrebbe comprese. Ma niente, tu hai continuato a dire che i nostri fornitori sono dei mafiosi e che una soluzione andava trovata ma che non la potevi certo cercare tu. Mi hai chiesto un'ulteriore spiegazione e io mi sono ripetuta ma hai colto una qualche alterazione nella voce e hai preso ad insultarmi perché (a tuo dire) non avevo voglia di lavorare.
Mi hai detto dieci volte che ho dei problemi ed io ti ho risposto che ne ho davvero molti e ti ho chiesto di ascoltare ma tu sei stato solo capace d'intimarmi una denuncia.
Ho ripreso uno straccio di calma e ti ho usato una gentilezza ipocrita che senz'altro non ti meritavi"
Questa è la bozza dello stato d'animo in cui mi trovavo tre giorni fa a lavoro.
Credevo che blogger l'avesse cancellata e invece no...
Mi diverte sempre rileggere le bozze, molto più che leggere le cose definitive.
Vorrei conoscere le bozze di pensiero di chiunque. Capire se sono assurde quanto le mie, che spesso le dico a voce alta, quando sono sola in casa, per sorprendermi del loro non senso.
Capita anche a voi?
Io so che non ne profferirò mai una in presenza di qualcuno. Sarebbe come stare nuda fra una comunità Amish.
Sarebbe come dire ad un ebreo che la carne di un animale non dissanguato è kosher.
Io non voglio che si sappia in giro che sono pazza.
(Ma tanto il mio Amore lo sa già...)
Fiori
Incurante, con la mia anima succhiata appresso
t'aggiri fra altri fiori consumati
a mischiarmi in un eterno amplesso
Svuotata dei miei contenuti
passeggio scalza sulla parete verticale del mio involucro
Venduta senza consenso
ti osservo dall'alto del mio smarrimento
e mi cerco, ancora,
tra questi strati sovrapposti di me
in cui non v'è albergo alcuno per l'anima sfatta
t'aggiri fra altri fiori consumati
a mischiarmi in un eterno amplesso
Svuotata dei miei contenuti
passeggio scalza sulla parete verticale del mio involucro
Venduta senza consenso
ti osservo dall'alto del mio smarrimento
e mi cerco, ancora,
tra questi strati sovrapposti di me
in cui non v'è albergo alcuno per l'anima sfatta
18 febbraio 2011
Vedrai...
Ho bisogno di cambiare aria.
Il lavoro ripetitivo e questa città buia mi stanno incupendo sempre di più.
E' come se la mia mente fosse perennemente protesa ad altri posti ma non potendoli raggiungere, accumulo frustrazione.
"Vedrai, vedrai... Vedrai che cambierà. Non so dirti come e quando, ma un bel giorno cambierà. Vedrai, vedrai... Non son finito, sai? Forse non sarà domani ma un bel giorno cambierà".
E sulle note del meraviglioso Luigi Tenco, io Vi saluto e attendo speranzosa...
Il lavoro ripetitivo e questa città buia mi stanno incupendo sempre di più.
E' come se la mia mente fosse perennemente protesa ad altri posti ma non potendoli raggiungere, accumulo frustrazione.
"Vedrai, vedrai... Vedrai che cambierà. Non so dirti come e quando, ma un bel giorno cambierà. Vedrai, vedrai... Non son finito, sai? Forse non sarà domani ma un bel giorno cambierà".
E sulle note del meraviglioso Luigi Tenco, io Vi saluto e attendo speranzosa...
14 febbraio 2011
Ballata delle Donne... Quando ci penso - E. Sanguineti
Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.
Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.
Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.
Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.
Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.
Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.
S. Valentino
Non ho mai avuto nulla contro S. Valentino. E' un santo carino, simpatico e tutto il resto... Ma purtroppo mi ha prestato il suo nome quando sono scesa sulla terra e così, ad ogni 14 febbraio, io soffro un po'.
Ricevo auguri per il mio onomastico un po' da tutti. La prima è sempre mia madre; mentre faccio colazione mi guarda con quei suoi meravigliosi occhi verde bottiglia e mi dice "Auguri Totò", un po' assonnata ed infinitamente tenera. In quel momento io sento tutto il suo amore fluirmi dentro e penso che non potrei volere niente di più... Ma non è così. Mia madre mi ha abituato talmente bene che io ho sempre preteso lo stesso riguardo da parte di quei fidanzati che si sono susseguiti negli anni e che puntualmente hanno deluso le mie aspettative.
Ricordo i San Valentino prima dell'amore maschile, quando ero bruttina e quasi adolescente. Allora guardavo i film d'amore e sognavo ad occhi aperti di vivere un giorno le stesse cose. Sognavo il mio primo bacio, temendolo allo stesso tempo. Guardavo la mia inadeguatezza e sentivo crescere in me l'ansia da prestazione. Quale angolazione avrebbe dovuto assumere la mia testa? E i due nasi, incontrandosi, non avrebbero forse impedito il contatto delle labbra? E perché usare la lingua?
Abbozzavo baci sul braccio e credo che il braccio si sia sentito onorato per tanta passione rivolta a lui, arto utilizzato per le più svariate funzioni meno quella.
Mia madre in quegli anni mi faceva regalini dolcissimi e i miei nonni mi donavano soldi che non mi sarei meritata solo per il fatto di avere un onomastico "famoso".
Poi qualcosa sembra essere cambiato e i fidanzati sono arrivati e con loro un senso di amarezza dettato dalla disillusione, appunto. Ché nessuno di loro ci ha mai tenuto a queste cose ed io sono arrivata a credere che fossi quel tipo di donna che se ne frega a sua volta e detesta i baci Perugina.
Ma io, oggi, a quasi venticinque anni, ho capito di non essere così. Che c'è ancora quella bambina in me che ha bisogno di tenerezza, di un semplice augurio verbale, privo d'inutili fronzoli. Io dei regali non me ne faccio nulla ma ammetto che l'augurio mi lusinga e mi fa sentire coccolata.
Forse per egocentrismo o per vanità, pretendo tutto questo dalla persona che mi sta accanto e non considero quel che arriva dagli altri. Anzi questi ultimi, involontariamente, non fanno che accentuare la mia sofferenza quando mi accorgo che chi voglio che mi consideri non è presente.
Tante volte, da bambina, mi sono riconosciuta nei piccoli protagonisti di quelle commedie americane dove i padri non consideravano mai i figli. Hook Capitan Uncino, in particolare, mi faceva piangere. Rappresentava il prototipo della famiglia americana (anche se in quel caso era inglese...) dove il padre è un potente uomo d'affari che si dimentica degli affetti e poi rimpinza i figli di giocattoli per comprarsi il loro affetto.
Ma non ci riesce mai.
Ecco, io mi sento così e temo non guarirò mai.
Il fatto di sapere che non mi arriveranno nè gli auguri per l'onomastico nè per essere l'innamorata di qualcuno, mi fa preparare a lungo psicologicamente. Cerco sempre di evitare il tracollo e di giustificare l'operato altrui. Mi obbligo a non avere aspettative e (allo stesso tempo) a non pensar male solo perché non arriva tutto subito. Allora lì comincia la tiritera del "Che stronza che sei, magari ti sta organizzando una sorpresa e tu passi il tempo a immusonirti", alternato a "No, non ti sta preparando alcuna sorpresa, rassegnati e non piangere!", per attutire il colpo.
A tutto questo si assomma l'odio per essere una donna. Chè l'uomo tutti questi giri mentali (altrimenti detti "pippe") non se li fa. Agisce quando il pensiero arriva. Non potete capire quanto sia alta la mia invidia per non essere un uomo...
Buon S. Valentino a tutti. Buon S. Valentino a me!
Ricevo auguri per il mio onomastico un po' da tutti. La prima è sempre mia madre; mentre faccio colazione mi guarda con quei suoi meravigliosi occhi verde bottiglia e mi dice "Auguri Totò", un po' assonnata ed infinitamente tenera. In quel momento io sento tutto il suo amore fluirmi dentro e penso che non potrei volere niente di più... Ma non è così. Mia madre mi ha abituato talmente bene che io ho sempre preteso lo stesso riguardo da parte di quei fidanzati che si sono susseguiti negli anni e che puntualmente hanno deluso le mie aspettative.
Ricordo i San Valentino prima dell'amore maschile, quando ero bruttina e quasi adolescente. Allora guardavo i film d'amore e sognavo ad occhi aperti di vivere un giorno le stesse cose. Sognavo il mio primo bacio, temendolo allo stesso tempo. Guardavo la mia inadeguatezza e sentivo crescere in me l'ansia da prestazione. Quale angolazione avrebbe dovuto assumere la mia testa? E i due nasi, incontrandosi, non avrebbero forse impedito il contatto delle labbra? E perché usare la lingua?
Abbozzavo baci sul braccio e credo che il braccio si sia sentito onorato per tanta passione rivolta a lui, arto utilizzato per le più svariate funzioni meno quella.
Mia madre in quegli anni mi faceva regalini dolcissimi e i miei nonni mi donavano soldi che non mi sarei meritata solo per il fatto di avere un onomastico "famoso".
Poi qualcosa sembra essere cambiato e i fidanzati sono arrivati e con loro un senso di amarezza dettato dalla disillusione, appunto. Ché nessuno di loro ci ha mai tenuto a queste cose ed io sono arrivata a credere che fossi quel tipo di donna che se ne frega a sua volta e detesta i baci Perugina.
Ma io, oggi, a quasi venticinque anni, ho capito di non essere così. Che c'è ancora quella bambina in me che ha bisogno di tenerezza, di un semplice augurio verbale, privo d'inutili fronzoli. Io dei regali non me ne faccio nulla ma ammetto che l'augurio mi lusinga e mi fa sentire coccolata.
Forse per egocentrismo o per vanità, pretendo tutto questo dalla persona che mi sta accanto e non considero quel che arriva dagli altri. Anzi questi ultimi, involontariamente, non fanno che accentuare la mia sofferenza quando mi accorgo che chi voglio che mi consideri non è presente.
Tante volte, da bambina, mi sono riconosciuta nei piccoli protagonisti di quelle commedie americane dove i padri non consideravano mai i figli. Hook Capitan Uncino, in particolare, mi faceva piangere. Rappresentava il prototipo della famiglia americana (anche se in quel caso era inglese...) dove il padre è un potente uomo d'affari che si dimentica degli affetti e poi rimpinza i figli di giocattoli per comprarsi il loro affetto.
Ma non ci riesce mai.
Ecco, io mi sento così e temo non guarirò mai.
Il fatto di sapere che non mi arriveranno nè gli auguri per l'onomastico nè per essere l'innamorata di qualcuno, mi fa preparare a lungo psicologicamente. Cerco sempre di evitare il tracollo e di giustificare l'operato altrui. Mi obbligo a non avere aspettative e (allo stesso tempo) a non pensar male solo perché non arriva tutto subito. Allora lì comincia la tiritera del "Che stronza che sei, magari ti sta organizzando una sorpresa e tu passi il tempo a immusonirti", alternato a "No, non ti sta preparando alcuna sorpresa, rassegnati e non piangere!", per attutire il colpo.
A tutto questo si assomma l'odio per essere una donna. Chè l'uomo tutti questi giri mentali (altrimenti detti "pippe") non se li fa. Agisce quando il pensiero arriva. Non potete capire quanto sia alta la mia invidia per non essere un uomo...
Buon S. Valentino a tutti. Buon S. Valentino a me!
9 febbraio 2011
Chopin sur la bouche
Metropolitana, destinazione Lotto. L'ipod ha pochissima carica ma non m'importa. Finché dura dura. Sto leggendo "Dracula", manca molto poco... Faccio sempre così: ritardo inavvertitamente la lettura dell'epilogo per trattenere la magia per un po' di tempo ancora. A volte, addirittura, non completo nemmeno l'opera perché mi fa troppo male. Innumerevoli sono i libri che ho lasciato così e insostenibile è il peso del mio senso di colpa per un simile oltraggio. Poco male, prima o poi guarirò.
Sulla riproduzione casuale del mio Ipod, passa il Preludio n. 25 in C Sharp di Chopin ed io sento qualcosa di mai provato prima, una strana armonia tragico-erotica, qualcosa di felice che mi conduce tuttavia alle lacrime. Una malinconia ancora più marcata, fatto strano se penso a quanto Chopin abbia sempre suscitato tutto questo in me... No, questo Preludio ha qualcosa in più. E' il mio Uomo, e lo sento curiosamente avvolgermi tutta, in maniera costante eppure fuggitiva. Non è il Vecchio Chopin impalpabile e malato per il quale ho sempre provato un'ammirazione solenne e distaccata. E' l'Uomo moderno ed attuale che sta dentro di me e che io conosco perfettamente. Mi sento quasi come D'Annunzio quando ne "Il Piacere" descrive le due donne di Andrea, perfettamente mescolate nella sua fantasia; non può distinguerle perché sono parte di lui.
Forse ora so come deve essersi sentita Amantine Aurore Lucile Dupin amando Chopin...
Sulla riproduzione casuale del mio Ipod, passa il Preludio n. 25 in C Sharp di Chopin ed io sento qualcosa di mai provato prima, una strana armonia tragico-erotica, qualcosa di felice che mi conduce tuttavia alle lacrime. Una malinconia ancora più marcata, fatto strano se penso a quanto Chopin abbia sempre suscitato tutto questo in me... No, questo Preludio ha qualcosa in più. E' il mio Uomo, e lo sento curiosamente avvolgermi tutta, in maniera costante eppure fuggitiva. Non è il Vecchio Chopin impalpabile e malato per il quale ho sempre provato un'ammirazione solenne e distaccata. E' l'Uomo moderno ed attuale che sta dentro di me e che io conosco perfettamente. Mi sento quasi come D'Annunzio quando ne "Il Piacere" descrive le due donne di Andrea, perfettamente mescolate nella sua fantasia; non può distinguerle perché sono parte di lui.
Forse ora so come deve essersi sentita Amantine Aurore Lucile Dupin amando Chopin...
Robert Kennedy - Discorso sul PIL (1968)
E infatti lo hanno ammazzato...
Questo dice tutto del popolo americano.
7 febbraio 2011
Eh... Già!
Sapete, mi sono ufficialmente rotta le scatole di essere sul triste andante (e qui il mio fidanzato farebbe una delle sue solite facce contrariate di quando vuol dirmi che proprio non sopporta le espressioni "andante" ed "ogni due per tre").
Scusandomi per la parentesi chilometrica, provo ad andare avanti comunicandovi una notizia esilarante: sto ridendo!
Voi direte che è poco ma invece io dico che è moltissimo considerato che ultimamente le mie risate hanno assunto tutt'altro sapore rispetto a quello della pura e semplice ilarità. Sono state risate amare oppure sarcastiche, risate ammalate di follia o farcite di fiele per esorcizzare una qualche delusione.
Chi devo ringraziare se oggi rido d'ilarità?
(Adesso metto un intervallo per creare suspense, così siete costretti ad andare avanti per saperlo...)
Scusandomi per la parentesi chilometrica, provo ad andare avanti comunicandovi una notizia esilarante: sto ridendo!
Voi direte che è poco ma invece io dico che è moltissimo considerato che ultimamente le mie risate hanno assunto tutt'altro sapore rispetto a quello della pura e semplice ilarità. Sono state risate amare oppure sarcastiche, risate ammalate di follia o farcite di fiele per esorcizzare una qualche delusione.
Chi devo ringraziare se oggi rido d'ilarità?
(Adesso metto un intervallo per creare suspense, così siete costretti ad andare avanti per saperlo...)
5 febbraio 2011
Insensatez
Due giorni fa ho pianto così tanto che mi è venuto il mal di testa e la sonnolenza mi ha accompagnato sino all'incontro col letto.
Ieri mi sono trattenuta a stento.
Oggi ho pianto senza lacrime per circa due secondi ed è stato brutto non poter scoppiare per non sfaldare il trucco (del trucco a me non importa niente).
Mi piacerebbe capire cos'ho e dare spiegazioni a chi me le chiede ma so già che è uno sforzo inutile cercare in questo pozzo senza fondo e quindi sto zitta e piango. L'unica differenza che distingue una bambina da me, è l'assenza di suono.
Come Mina e Jonathan Harker, scrivere mi aiuta a tirar fuori ciò che in tempo reale, davanti a due occhi interrogatori, non sono capace di sputar fuori.
Da bambina mi sono stati regalati tanti e tanti diari segreti ma nessuno di questi è mai riuscito a raccogliere le mie più profonde confessioni. Queste risiedono tutte in blog ormai distrutti anni addietro e in pagine di word attentamente collocate in una cartella che s'intitola "miei scritti" ma che dovrebbe chiamarsi "succo di me ieri, oggi e domani"...
E quindi eccomi qua a scavare senza sosta con la pretesa che tutto venga fuori senza sforzo.
Credo di provare troppa amara delusione.
Mi fa rabbia pensare che questo sistema debba impormi necessariamente il suo stile.
Forse diventare grandi significa davvero questo: disilludersi e dimenticare la passione per la vita dentro ad un cassetto pieno di scartoffie.
Fino a ieri, in qualche modo, sapevo già queste cose ma volevo fare la diversa. Volevo, insomma, convincermi che io ce l'avrei fatta (presuntuosamente) in mezzo a tutti a non lasciarmi risucchiare da questa ammissione.
A tutto questo, s'assomma la mia incapacità di esprimere questo a parole a chi avrebbe il diritto di saperlo, col rischio di distruggere anche quei pochi rapporti belli che ho salvato dalla tetra trama dell'orrore.
Oggi ho trattato molto male il mio amore. Avrei voluto parlargli ma sono stata soltanto capace di aggredirlo con un bacio a risucchio. Uno di quei baci pieni di carne che ti fanno sentire calore tra le gambe e nel cuore. Uno di quei baci che ti fanno scendere le lacrime dalla troppa emozione e sono fragole ora dolci, ora aspre. Uno di quei baci, insomma, che le gambe sono molle di lattice...
In quel momento, spero solo che Lui abbia capito quanto era alta la mia disperazione di lasciarlo.
Ogni volta che giro i tacchi e poi volto il capo
Ogni volta che mi metto in macchina e guido al buio
Ogni volta che torno a casa e Tu non ci sei
Ogni volta che cammino senza le tue gambe appresso
Io muoio e Tu non lo sai...
3 febbraio 2011
Ed io tra di Voi
Il suo dolore era dentro me, pesante e sommesso.
Non sapevo guardarlo in quei suoi occhi dal taglio particolare un po' discendente... Anche se fossero stati inespressivi, quella forma avrebbe sempre parlato per lui.
Immaginavo di abbracciarlo, di farmi un po' carico del suo male ma io ero la persona meno indicata per farlo.
Gli ricordavo Lei, quella stessa lei che l'aveva fatto stramazzare al suolo per l'ennesima volta.
Ed io stavo in mezzo a questi cuori cristallizzati che pulsavano ancora, stancamente, l'uno per l'altro; esasperati da quelle troppe prove. Ché lui spesso si era lasciato cadere all'indietro sperando che lei potesse sostenerlo ma non c'era riuscita. Era sempre stato lui l'unico a farle da scudo in tutti quegli anni.
Parlavo con lei ma sentivo lui. Raccapricciante ogni parola fuoriuscita dalle sue labbra. In quel momento non potevo sopportare più nulla, come se le conseguenze di un simile trattamento fossero rimaste in eredità a me passando da lui.
Che brutto è stare in mezzo a chi non dovrebbe mai essere scisso e sentire la potenza dei loro sensi rifrangersi sulla propria pelle, senza pietà.
Sperare di essere Eros e scagliare una freccia che riesumi quell'infinito. Amarli entrambi e non poter far nulla a parte piangere la loro disgrazia. Controllare giudizi e pregiudizi senza mai esporsi sconvenientemente.
"... Mi trema un poco il cor..."
Iscriviti a:
Post (Atom)
Sleeping







