Quattro errori nella teoria, ma alla fine Anna riesce a prendere la patente.
La pratica è stata un gioco da ragazzi … E’ abituata a rubare le macchine dei suoi amici per esercitarsi, ed é talmente brava che nessun carabiniere ha mai osato fermarla.
Quattro errori perché non ama studiare questo genere di cose. Lei adora la filosofia. Ma una macchina le serve …
Non sa starsene ferma, irrequieta com’è. Da piccola chiedeva sempre a suo padre che sensazione si provasse a guidare quel mezzo. Lo rimpinzava di domande del tipo “Papà, ma tu hai mille occhi?” oppure … “A che serve il contachilometri se i km non finiscono mai?”, “Senti, ma come si cambiano le marce? Ma perché si cambiano?”
E via dicendo. E lui, con indecifrabile pazienza, rispondeva a tutto e si compiaceva di quanto fosse speciale la curiosità di sua figlia …
Ma lei, crescendo, prende a sognare. Non le basta più il fatto di dover essere scarrozzata ovunque dal suo papino. Esige una certa indipendenza. Sogna di sfrecciare su un’autostrada con la musica al massimo e i finestrini abbassati perché tutti si accorgano dei suoi gusti musicali. Adora sognare ad occhi aperti un senso di libertà che, fino a quel momento, ha provato solo sul triciclo …
Ha preso la patente per raggiungere un obiettivo ben determinato.
Ma c’è un problema …L’automobile. Lei non ne possiede una e non può certo scroccarla ai suoi amici. Sono già stati troppo disponibili con lei.
Per mille anni ha immaginato quel giorno … Quello del furto della macchina di suo padre. Lui, così geloso, non l’ha nemmeno mai fatta guidare alla primogenita, Francesca.
Anna l’ha spronata a ribellarsi, a fare in modo che lui non avesse il monopolio del mezzo ma Francesca ha sempre temuto le conseguenze … Non è una faccia tosta come sua sorella.
Ma la neo – patentata se ne fotte. E’ stanca di sottostare a tutto questo. Non ha i soldi per comprarsene una e ha la necessità di andarsene, almeno una volta …
Così, mentre il padre sta correndo in campagna, lei afferra le chiavi e corre freneticamente giù per le scale con lo stomaco che s’agita almeno quanto il cuore.
Arriva in garage e sale a bordo della Volvo S40 grigio metallizzata, perfettamente lucidata e tenuta con cura da ben otto anni.
E’ inadatta ad una ragazza come lei ma non le importa. Mette in moto e con cautela esce dal box e varca il cancello bianco del suo condominio. Non lo ha mai fatto se non a piedi o in bicicletta.
Si reca in un paese che dista 13 km dal suo e che ha una particolarità. Un ponte altissimo sospeso tra le montagne al di sotto del quale scorre un fiume dal moto violento e poco rassicurante.
La vista dal ponte è mozzafiato e mille persone si sono gettate da quell’altezza appese ad un elastico.
Anna compra due biglietti dal gestore del servizio e se ne va.
Imbocca l’autostrada ed ingrana la quarta, ora che conosce l’uso delle marce.
Accidenti, è un’emozione come poche guidare questa figata di macchina!
Deve mettere un sottofondo musicale che si addica al suo stato d’animo ed inserisce “Use your illusion II” dei Guns e cerca “Estranged”. E’ bellissima.
Sa che quel che sta facendo va oltre ogni logica. Non c’è rispetto delle decisioni altrui in questo gesto. C’è solo tanto egoismo mischiato a prosa romanzata.
I 140 km sembrano svanire. La sua destinazione è molto più vicina di quanto pensasse. Ha atteso questo momento per nove lunghi anni ed ora è una donna, nonostante tutto …
E’ il compleanno di una persona speciale e lei lo vuole festeggiare adeguatamente. Forse lui l’aspetta o forse è già morto. Non lo sa, ma ha organizzato tutto alla perfezione. Sa dove dirigersi. Conosce tutte le vie di quella città esplorata molto tempo prima e la percorrerà a piedi per gustarne ogni angolo, parcheggiando l’auto alla stazione dei treni, col rischio che qualcuno la rubi.
Ma ora non le importa. Vuole vivere come se fosse il suo ultimo giorno di vita. Le conseguenze le pagherà più tardi.
Parcheggia l’auto e attraversa le vie che sono indicate sul foglio spiegazzato che regge tra le mani sudate. Fa un freddo cane ma lei non lo sente.
Deve camminare molto ma è abituata. Indossa calze rosse, anfibi neri, gonna nera e una stola stile giapponese che le incornicia delicatamente le forme. Sembra dotata di ali.
E’ pallida come un cadavere ma le labbra sono lucidate di rosso. Ha selezionato ogni particolare del suo aspetto con cura.
Giunge in una delle vie principali della città e, con noncuranza, osserva le vetrine del negozio che le piace di più, quello dei generi alimentari. Dall’interno lui la guarda. Dapprima non fa nulla e poi abbassa lo sguardo sulle gambe e avverte come un sussulto. E’ lei.
E’ imbarazzato ed emozionato allo stesso tempo. Non sa che fare. Non può lasciare il lavoro, ma non può nemmeno lasciare che lei resti fuori, dopo tutta la strada che si è fatta.
Anna fa la prima mossa ed entra nel negozio. Si toglie gli occhiali da sole (che servivano a nascondere i suoi occhi) e sorride con aria furbesca. Lo prende sottobraccio e lui spiega che deve andarsene per un attimo e che tornerà subito.
Non dice una parola. E’ più bello che mai. I suoi occhi sono sempre più veri nonostante la finzione.
Non le rivolge alcuna domanda. L’ha attesa a lungo, la conseguenza.
Sale in macchina con Anna e afferma “Ma insomma, dovevamo aspettare tutto questo tempo? Certo che sei davvero incosciente. Avresti potuto farti sentire prima! Accidenti … La gioventù d’oggi non è più quella di una volta!”
E lei ride come una pazza, come ai primi tempi quando lui faceva il finto moralista.
Anna ripercorre la stessa identica strada dell’andata, ma la musica non è più la stessa. Lascia che scelga lui. La lirica la fa da padrona, come sempre.
C’è così tanta emozione che nessuno emette una parola. O forse è solo imbarazzo? Non le va di ragionare … Si gusta l’attimo eterno.
Giungono in quel paese sospeso tra le montagne dove scorre un fiume dal moto violento e poco rassicurante.
Lei ha comprato i biglietti e li porge al proprietario dell’attività.
“Siete pronti?” – chiede lui.
“Sì” – affermano all’unisono.
“Bene, allora adesso un mio collega vi farà indossare le imbracature”.
I due si dirigono in una casupola costruita in legno e salutano il ragazzo che è pronto a vestirli.
Anna estrae una pistola e, con fermezza, spara un colpo al giovane. Non c’è bisogno delle imbragature.
Così, da quell’altezza, spiccano un volo a planare. Insieme.