27 novembre 2011

Oggi

In poche ore è buio fondo. Dall'aula del Prof avevo scorto il cielo irrorarsi di rosa e viola chiaro e avevo pensato "rosso di sera, bel tempo si spera". Ho sempre trovato deprimente la velocità con cui la luce del sole si spegne nei mesi a ridosso dell'inverno. Sapevo che uscendo dall'aula non avrei più trovato quel cielo così caravaggesco per contrasti e colori e che l'umore sarebbe cambiato a sua volta. Un nuovo modo di essere, una reazione adeguata alla circostanza.
E' sempre difficile, per me, andarmene via da quella classe dove le ore passano velocissime e dove mi sento viva e intelligente. Talvolta ho la sensazione di essere sola col prof e di instaurare con lui un dialogo al quale gli altri non intendono prendere parte. Dimentico di avere dei compagni e in fondo realizzo di non essere cambiata per nulla dalle superiori o dalle medie, quando le creature intorno erano per me soprammobili e sapevo soltanto distinguere la figura del maestro o della maestra come ancore di salvataggio, come mezzo di ricongiunzione a quel mondo intellettuale a cui ho sempre anelato.
Allora la penna sul foglio diventava traduzione immediata del pensiero profferito dal prof, gesto sensuale e personale. L'elaborazione rapida delle informazioni e la relativa trasposizione su carta. Non ho mai saputo studiare in maniera diversa. Io sui miei fogli sparpagliati devo trovarci il succo della persona che mi sta passando l'informazione e non potrei capire niente senza prima innamorarmi.
Il mio ragazzo dice che m'innamoro di troppe cose ed io fatico a spiegargli che non posso farne a meno, né so razionalizzare perché il mio processo mentale mi porti a ciò.
Oggi il prof ci ha parlato di Trovatori e Trovieri, delle Chansons d'aube, di Dante, della Guerra delle due Rose fra Lancaster e York, di Riccardo III e di Enrico V, di Peter O'Toole e Katherine Hepburn e non so di quanta altra gente. Ci ha raccontato uno dei suoi tanti aneddoti buffi. Aneddoti che (chissà perché) capisco solo io. Lui ride ed io rido con lui mentre gli altri ci squadrano come se fossimo emeriti casi disperati.
Che ci posso fare se mi diverto? Niente. Che ci posso fare se la sua risata è contagiosa? Niente. Che ci posso fare se gli altri non capiscono l'importanza dello scambio? L'ho sempre detto che il desiderio compulsivo di fondermi col mondo mi avrebbe portato alla solitudine o comunque all'impossibilità di fare le cose secondo un metodo imposto dall'alto. 
Mi giro ed Elena sta sbadigliando. Lara, invece, sta tempestando il quaderno di disegnini e allora inveisco con una battuta "Tu sì che sei un'artista a tutto tondo" e lei risponde "No è che mi serve a far attivare il ragionamento."
Già. Possibile piaccia solo a me ascoltare les chansons di La Halle e di Rimbaud de Vaqueiras? Mi sa di sì. Filippo chiede di passare a Mendehlsonn perché non può più tollerare questi menestrelli e vuole un parallelismo col Saltarello. Il prof esaudisce la richiesta e ci fa sentire l'ultimo tempo dell'Italiana che è un qualcosa di superbo. Prende un Archiv del 1953 perfettamente conservato e gli tremano quasi le mani perché sa che è brachite pura e se cadesse si sfracellerebbe in mille pezzi. Lo inserisce nel giradischi e parte la meraviglia. Dice "Non ero nemmeno nei progetti dei miei genitori quando questo disco è uscito e voi nemmeno esistevate nel cosmo..."
Allora, guidata dalla musica, apro un varco temporale con lo sguardo e ci sguazzo dentro per non so quanto tempo e penso "E' questa la felicità! E' un insieme di attimi che nemmeno tu sai per quale ragione sono perfetti. Sono quegli attimi che poi la nostalgia ti ammazzerà e allora tu spererai di crearne ancora, di non perdere mai la capacità di sognare e di trovare una nuova musica di sottofondo..."

Il prof inizia ad introdurci l'epoca dei Fiamminghi che completerà il prossimo sabato. Tutti capiscono che a breve la lezione si concluderà. Io non voglio andarmene, non m'interessa più della Fiera di Santa Caterina, non m'interessa della famiglia che mi aspetta. Vorrei solo ascoltare i suoi aneddoti infinitamente filosofici e quei vocaboli così forbiti che mi toccherebbe consultare il vocabolario ogni cinque secondi. 
Tutti preparano le borse e guardano l'orologio. Ognuno con la propria vita fatta di studio, lavoro e innamoramenti più ridimensionabili dei miei.

"Arrivederci Prof. Grazie"

"Ciao Valentina" dice lui.

Entro in macchina e George Michael per poco non mi fa piangere. E canto, canto sull'ottava più alta. Improvvisiamo duetti di cui lui non è stato informato. Attraversiamo paesi e case e palazzi affogati nella nebbia. Penso che non può esistere niente di più fantastico che trafiggerla con la mia macchina/dardo. Il viaggio (maledizione!) termina sempre. Sono sotto casa e guardo le mie gambe bellissime avvolte da collant improbabili. Giro il capo a sinistra e osservo i palazzi che sono sorti dopo la demolizione della "Cademartori" e che hanno ospitato persone a me molto care. Persone che hanno abbandonato il paesello in cerca di un sogno più alto. Scrivo un sms: "C'è la fiera. Sarebbe una buona occasione per tornare qui. Sarebbe bello rivederti".

Resta una bozza e nulla più. Scendo dall'auto con sentimenti simil nostalgici e mi dico "Passerà..."



26 novembre 2011

Intervista di Isabella Pascucci a Milo Manara

Milo Manara, lei è un maestro dell'erotismo. Trova sensuale l'Italia di oggi?
"No, è un'Italia prostrata davanti al denaro e immalinconita. Prima era piena di progetti, di entusiasmi. Ora c'è un rancore diffuso e una deriva culturale tragica, una frana estetica. Quando cominciai, nel '68, la rappresentazione erotica possedeva una carica eversiva e liberatoria.  Ma nella società contemporanea si è perduta."
Non trova sensuali neanche la Minetti e la Carfagna?
"La seduzione usata per far carriera è quanto esista di meno erotico: e loro due sono la negazione dell'erotismo. Questo è un dono gratuito, uno scambio di reciproco piacere, non un rapporto mercantile in cui si dà e si guadagna. Oggi vedo tanta prostituzione politica e la retribuzione non è in euro ma in incarichi importanti."
E Berlusconi? E' un personaggio da fumetto?
"Certamente: l'ho citato un paio di volte, sebbene nutra per lui una naturale avversione di tipo estetico-culturale. I vent'anni di Silvio mi fanno pensare a Mussolini. Nella sua rivoluzione, però, la televisione è più efficace del manganello e dell'olio di ricino. L'ex premier prima di entrare in politica, con le sue televisioni e con la complicità della Rai, ha demolito la dignità culturale di questa nazione. La rivoluzione è partita da lì, massacrando il senso del bello e imponendo modelli miseri."
Che responsabilità ha la televisione?
"Aggrava la nostra retrocessione perché è l'unica agenzia culturale della nazione. Ha la pretesa di fare sempre cultura, anche durante la pubblicità, che è il vero disastro. Ce ne sono che fanno venire voglia di ululare: parlano di filosofia pubblicizzando una scatola di latta con le ruote. Ricordo la battaglia di Fellini contro le interuzioni dei film. Fortunatamente se ne andò prima di vederla perduta."
La Padania?
"Geograficamente condivido quanto Giorgio Bocca scrisse anni fa: quando si arriva in Padania l'occhio si riposa. Politicamente, invece, la Padania non esiste. Quindi non se ne può parlare. Preferirei ripristinassero la repubblica di Venezia."
E la crisi economica?
"Non è un momento. Dobbiamo rassegnarci: non torneremo mai più alla situazione precedente ora che nazioni come Cina, India, Sudamerica e Africa stanno affacciandosi al consumo."
Le piace il calcio?
"Poco, seguo giusto la nazionale. Anche lì esistono dinamiche di tipo mercantile. I giocatori cambiano continuamente squadra ed è difficile tifarne una perché sono tutte mutevoli. Preferisco ciclismo e motociclismo. Ho avuto una moto fino a poco tempo fa. Ero fan di Agostini e poi di Valentino Rossi che ho avuto la fortuna di ritrarre in una storia a fumetti."
Parliamo di musica.
"Amo tutta la bella musica, da Chopin ai Pink Floyd. Solitamente, mentre lavoro ascolto la radio perché mi piace essere sorpreso e non prevedere quale brano seguirà."
E Celentano?
"Con lui sto realizzando alcuni telefilm in animazione, su una sua idea, curandone personaggi e storyboard. La colonna sonora è di Nicola Piovani. Racconta la storia del giovane Celentano, se non fosse diventato cantante ma avesse continuato a fare l'orologiaio."
Lei è uno dei disegnatori più famosi del mondo. Perché non ha creato un personaggio simbolo come fece Pratt con Corto Maltese?
"Non ho mai voluto legarmi ad un soggetto particolare. E questo emerge anche dalla mostra a Santa Maria della Scala a Siena. E' più interessante approfittare della libertà che dà il fumetto, di passeggiare nello spazio e nel tempo. Anche perché non è sottoposto a limitazioni economiche come lo è il cinema."
E' stato grande amico del regista della Dolce Vita. Chi è, oggi, il Fellini del cinema?
"Temo non esista un altro in grado di coniugare allo stesso modo la profondità del contenuto con la spettacolarità dell'immagine."
In questa Italia che cambia di regione in regione, c'è una città che potrebbe fungere da modello alla nazione per salvarla?
"Penso a Venezia, che però non può salvare l'Italia perché fatica a salvare se stessa. Assistii ad una lezione di Le Corbusier. Osservò che Venezia è una città con parametri della metropoli del futuro. Oggi è difficile definirla tale perché nemmeno si sa se ne avrà uno. Ma credo sia un faro."


                                                                 Fonte: "Leggo". Numero del 24 novembre 2011






                                                                                   

21 novembre 2011

Leggo "Leggo"

Oggi ho letto il giornale free press "Leggo". Alla prima pagina trovo il commento del direttore che si autoelogia ben bene e che parla del suo giornale come se fosse "Vogue". Vanta 2 milioni di lettori al giorno in tutt'Italia e poi inizia a parlare di come la sfida su tutti gli altri concorrenti sia stata vinta mirabilmente.
Ora l'ho buttato e non posso riportare esattamente le stesse parole però ad un certo punto scrive "Abbiamo arricchito il nostro giornale con tanti nuovi inserti su life, style, gossip, show, food. Avremmo dovuto farlo tra cinque anni ma abbiamo preferito non attendere un lustro e infatti abbiamo vinto! Leggo è un'innovazione. Un quotidiano che mette dentro tutto e chiede a voi - i primi reporter - un costo d'acquisto pari a 0!"
Beh, sapete una cosa? Io ODIO gli anglicismi. Non capisco perché la nostra lingua debba scomparire dietro a questi termini stranieri. Ma dico, gli costava tanto scrivere "stile, pettegolezzo, spettacolo, cibo"? Era così fuori moda?
In secondo luogo, non mi sorprende granché il numero di gente che legge questo giornale. In fondo ci sono decine di persone che te lo ficcano in borsa senza nemmeno chiederti il permesso... E' un po' come la storia dei volantini. Non importa se li leggi, basta che li ricevi.

Alla fine mi riduco a leggere la parte della politica e l'oroscopo sempre per ultimo... Così almeno quelle quattro cavolate che ci sono scritte mi fanno sorridere.


18 novembre 2011

Dolore

Ci sono momenti in cui vorrei soltanto stare sola per non avere paura delle mie crisi di nervi, per non odiarmi ogni qualvolta scopro di avere sentimenti mobili, profondi come una pozzanghera. Sentimenti che io travesto da oceani per ingannare le apparenze.
Io credo di essere una persona glaciale e che la mia dolcezza sia un modo bieco per ottenere dell'altro, qualcosa che ancora non ho trovato.
Ho fotografie infinite nel cervello oltre che suoni stridenti e imitazioni dissacranti. Non avrò pace finché non avrò dato un titolo a quest'opera magna incompiuta.
Ma io morirò tale.

Ognuno di noi ha un'idea di sé e sa prevedere in minima parte quel che accadrà.
Io non so mai quale sia il confine tra l'autosuggestione e la semplice premonizione.
Vedo l'altra faccia di me, quella perversa. Quella di quando cercavo piacere nelle conversazioni con gli estranei delle chat. Il senso di schifo che mi si appiccica addosso... Lo stesso schema ripetuto per anni ed anni.
Poi trovo il mio uomo che mi redime dal male con la sua tenerezza. Violente sono le nostre crisi. Stupendo è fare la pace e ricominciare da capo.
Ma in sere come queste mi chiedo quanto potremo sopportarci l'un l'altro. Noi dalle sensibilità contrapposte.
Ho paura e sono sola con questo sentimento. Non c'è altro d'aggiungere.
In fondo io sto scrivendo per trovare pace mentre lui è andato a dormire credendo erroneamente che io potessi intrattenere chissà quali conversazioni con qualcun altro. Glielo leggevo negli occhi il terrore.
Il mio saluto freddo e l'incapacità di dirgli che quando lo ammazzo con le urla mi sembra tanto di avere tra le braccia un figlio sconsolato che se ne va in camera con la coda tra le gambe, impaurito da tutto e convinto di aver fatto qualcosa di sbagliato.
E chi se li scorda quegli occhi? Io, di certo, No.
Sapeste che pena mi faccio...

16 novembre 2011

Così

Occhi piccoli e ammiccanti, verde sincero, malinconia distratta, sensualità spiccata.
Volava alto sulla folla di gente stolta come un angelo nero. Sembrava Ezio Auditore, sorriso fiammante e arma al braccio nascosta dalla manica larga.
Sorriso abbozzato ed un solo angolo ascendente... Sorriso falso e perverso.
Poche parole profferite in maniera intelligente. Impertinenza alternata a raffinatezza di pensiero.
Cresciuto in un ambiente incongruo, aspartame al posto di zucchero nel cuore.
Litanie religiose ripetute mnemonicamente per compiacere tutti. "Onora il padre e la madre", Amen.
Scuole e rendimenti perfetti, successione di ragazze brillanti, vuote e piatte come tavole da surf.
L'occhio vispo che cerca la forma, il riccio, il cerchio, il morbido e l'umido.
Trovato. Tardi.


12 novembre 2011

11 novembre 2011

L'uovo tagliato a metà

"Io avere bisogno di carr'attresso"
"Mi dà la targa?"
"Sì, CP trecentosettantasei MH"
"Como Palermo tre sette sei Milano Hotel?"
"Nooooo!! Come Piacenza, non come Palermo. Trecentosettantasei, mamma hospedale"
"C come Como, P come Palermo, tre sette sei, mamma e hotel?"
"C, hai presente come l'uovo o il cerchio tagliato a metà? Poi Piacenza e trecentosettantasei mamma hospedale hhhh"
"Guardi che Palermo e Piacenza iniziano con la stessa lettera, comunque continuo a non trovare nulla con questa targa"
"Tu darmi carr'attresso perché io assicurato"
"Senta, purtroppo questa targa non è coperta. Magari se la faccia leggere da qualcun altro"

Mi passa un italiano ma la targa è quella. Esasperata riattacco.


Ken Park

Mi è stato consigliato un film. Ho visto i primi venti minuti due settimane fa e la parte restante oggi.
"Ken Park" (questo il titolo) mi ha fatto tornare alla mente "American Beauty" anche se sono consapevole di aver appena bestemmiato. In realtà solamente i temi esposti rimandano al capolavoro di Sam Mendes, per il resto ritengo il film un'accozzaglia di scene di porno talmente mal realizzate da non produrre nemmeno lontanamente gli effetti "edificanti" del vero porno.
"Ken Park" vuole raccontare l'alienazione mentale di un gruppo di adolescenti della California. Sono tutti legati dalla passione comune per lo skateboarding ma questo è un aspetto marginale. Il loro modo di fuggire dalla realtà orrida che li circonda è il sesso. Non ho visto molti film che trattano di questo tema eppure, per tutto l'arco del film, mi sono annoiata a morte. Mi sono detta "che diamine, è aria fritta!" C'è il solito pastore americano modello Erik Camden di "Settimo Cielo" che ha una mente talmente chiusa da non accorgersi che sua figlia è una specie di erotomane che si spaccia brava ragazza per farlo felice... C'è il ragazzetto cresciuto con i nonni perché i genitori sono morti e allora finisce per ammazzarli perché soffre immensamente... Troviamo poi la Brooke Logan di turno che si scopa il fidanzato sedicenne di sua figlia ma fa vedere a tutti che la sua famiglia è quella del Mulino Bianco... E poi, infine, incontriamo il padre palestrato e alcolizzato che passa la vita ad umiliare suo figlio perché gli sembra una checca e poi finisce per fargli un pompino mentre dorme...
Ecco, insomma, un film che ha la pretesa di togliere il paraocchi alla gente e che s'illude di poterlo fare mostrando quel che comunemente possiamo visionare su youporn in un giorno qualunque... Dov'è la differenza? Andate nella sezione porno di Blockbuster e non troverete mai "Ken Park" accanto a "Biancaneve sotto i nani". Questo è il nodo centrale della questione: la presunzione di mostrare qualcosa di nuovo quando si tratta piuttosto della storia più vecchia del mondo. Il regista ha inavvertitamente puntato il dito contro a chiunque. Ha avuto un preconcetto sul suo pubblico, quello del "siete tutti ciechi e perbenisti. Ci penso io a farvi capire".

No, no e ancora no! Paradossalmente ha sortito l'effetto contrario e infatti non credo sia un caso lo scarso successo che ha riscosso...
Questo film somiglia ad una casa dai mille stili diversi. Che pensereste di uno che arreda la cucina con l'arte povera, la sala in stile minimal futurista e la camera da letto con un futon e i paraventi?
Io non lo stimerei affatto. La casa parlerebbe della sua immaturità e di tutto quel che ha lasciato incompiuto dentro se. Uno senza personalità, per farla breve.
"Ken Park" fa solo innervosire. Lo spettatore lo guarda fino alla fine, o per farsi una sega (scusate il francesismo) o per carpirne un qualche messaggio nascosto.
Di fatto resta solo la sensazione di aver perso 1h e 32 minuti della propria vita e di aver passato un pomeriggio triste.
Per qualcuno la mia recensione potrebbe risultare moralista ma ci tengo a precisare che ho sempre detestato le persone che sputtanano tutto di se a chicchessia. Per me il regista ha fatto proprio questo ma su larga scala. Ha creduto (come la maggior parte della gente stolta) che il fare silenzio su certi temi sia sempre indicativo di clausura mentale o di perbenismo... Peccato che le persone non siano equazioni matematiche!

La gente ha passato la vita a fraintendermi o a credere che fossi una santa o una porca a seconda. Io non mi sono mai curata di far credere l'una o l'altra cosa.
Il mio obiettivo su questa terra è quello di non dimostrare niente a nessuno. Sono e mi basta.
Chi fa un film del genere è perché ha un disperato bisogno di dire "Hey, sono qui e voglio lasciare una traccia".

Ken Park (kraP = merda)

9 novembre 2011

Morire di tenerezza

Ore 11.33, chiama un signore anziano da Milano che ha l'assistenza casa assolutamente valida ma non per il problema che mi riporta. Necessita infatti di un tecnico specializzato dell'Hoover e noi possiamo solo mandare un elettricista che di certo, in tale materia, non è competente.

Riferisco al cliente e conviene con me su tutto e mi chiede con una cortesia inaudita se posso fornirgli il numero di un tecnico Hoover. Lo informo che il nostro sistema non contiene questi recapiti ma che cercherò più che volentieri su internet. Lui mi dice che non importa, che non vuole arrecarmi alcun disturbo e che può farlo da solo perché immagina che noi abbiamo certi servizi abilitati e altri no.

Beh, vi dico soltanto che da quando faccio questo lavoro non ho mai trovato qualcuno che capisse una cosa del genere e mi sono presa così tanti insulti che oramai ho perso il conto. Ringrazio il cielo che non si tratti di videochiamate perché onestamente non potrei più andare in giro con questa faccia.

Normalmente, poi, le persone anziane faticano a capire certi concetti e GIUSTAMENTE esigono maggiori spiegazioni. Questo uomo mi ha sorpreso su tutto ed è stato così cortese che mi è sembrato naturale perdere più tempo per cercare il tecnico. Alla fine ho trovato un telefono e gliel'ho dato. Lui mi ha detto una frase che mi ha fatto piangere dalla commozione:


"Signorina, devo ricredermi sul fatto che gli anziani sono soli in cielo se oggi ho trovato una persona come lei"


e tra le lacrime trattenute male gli ho risposto "Le persone adorabili come lei mi ripagano di tutte le cose brutte che mi accadono sul lavoro".


Ecco come si muore di tenerezza.

8 novembre 2011

La Musica

"La Musica è una legge morale: essa da un'Anima all'Universo, le ali al Pensiero, uno slancio all'immaginazione, un fascino alla Tristezza, un impulso alla gaiezza e la Vita a tutte le cose.
Essa è l'essenza dell'Ordine ed eleva ciò che è buono, giusto e bello, di cui essa è la forma invisibile, ma tuttavia splendente, appassionata ed eterna"

  
I Dialoghi - Platone



6 novembre 2011

TV

Niente, odio la TV perché ogni tanto ha davvero la capacità di rendere certe persone un po' eterne.
Insomma, cosa accadrà quando moriranno Celentano, Morandi, Monica Vitti, Bonolis, la Cardinale, Carla Fracci e tutta quella gente con la quale sono cresciuta e che ha reso bella quella stupida scatola ipnotica?
Oggi la TV non ha più l'originario valore educativo... Oggi è uno scaricatore di rifiuti umani e non ho nessun timore a dirlo.
Sono immensamente felice che non mi abbiano preso ad X-Factor. Non avete idea di quanto.
Io seguo la mia strada e anche se un giorno dovessi essere sola, non mi sarò abbandonata.


P.

Lo so che tu fai i fatti ma ogni tanto vorrei che facessi anche le parole.


4 novembre 2011

Just an illusion

L'Italia mi sembra sempre più, giorno dopo giorno, una persona allo stato terminale della malattia.
Avete presente quel guizzo, quella ripresa che un malato ha poche ore prima di morire? Quella cosa che fa sperare tutti i parenti? Ecco. 
Mio nonno morì nel 1997, pochi giorni prima del suo compleanno, come uno stupido scherzo del fato. Aveva la cirrosi apatica e tutti, proprio tutti, eravamo pronti alla sua scomparsa perché aveva passato la vita a bere e a fare del male a sé stesso e poi agli altri ... 
L'avevo visto una sola volta a circa sei anni. Mi offrì un cornetto Algida sciolto ed io capii tante cose.
Morì in Sicilia, con pochi cari stretti a lui. Ricordo solo il pianto sommesso di mio padre, l'UNICO e la sua frase: "Si è ripreso, ha un colore umano in volto ed è perfino riuscito ad ingurgitare qualcosa".

Dopo poche ore la morte ed una qualche stupida incredulità.

Io sul balcone della mia cameretta, su una sedia, a piangere disperatamente di quell'amore mai avuto.

L'Italia che mi sembra mio nonno. L'Italia che compra regalini per Natale e che svende tutto su Groupon. L'Italia che riempie i vialoni ricchi delle città bene per darsi uno scossone, per trovare negli stessi spazi la medesima sicurezza di un tempo, che toglie il grigio coprendosi gli occhi con lenti colorate di rosa.
Forse qualcuno, come me, sente una qualche necessità di spendere tutti i propri risparmi incoscientemente e di godersi un'ultima giornata di gloria? Di fare qualcosa di stratosferico e poi di morire?

Eppure c'è qualcuno che confonde il guizzo con qualcos'altro... Un po' come la merda col cioccolato.
Guardate il video, fatelo girare ad aiutatemi a fare qualcosa.




1 novembre 2011

Guido




Io però guido forte mentre ho dentro questa canzone...




Sleeping

Sleeping