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5 febbraio 2011

Insensatez

Due giorni fa ho pianto così tanto che mi è venuto il mal di testa e la sonnolenza mi ha accompagnato sino all'incontro col letto. 
Ieri mi sono trattenuta a stento.
Oggi ho pianto senza lacrime per circa due secondi ed è stato brutto non poter scoppiare per non sfaldare il trucco (del trucco a me non importa niente).

Mi piacerebbe capire cos'ho e dare spiegazioni a chi me le chiede ma so già che è uno sforzo inutile cercare in questo pozzo senza fondo e quindi sto zitta e piango. L'unica differenza che distingue una bambina da me, è l'assenza di suono.

Come Mina e Jonathan Harker, scrivere mi aiuta a tirar fuori ciò che in tempo reale, davanti a due occhi interrogatori, non sono capace di sputar fuori.
Da bambina mi sono stati regalati tanti e tanti diari segreti ma nessuno di questi è mai riuscito a raccogliere le mie più profonde confessioni. Queste risiedono tutte in blog ormai distrutti anni addietro e in pagine di word attentamente collocate in una cartella che s'intitola "miei scritti" ma che dovrebbe chiamarsi "succo di me ieri, oggi e domani"...
E quindi eccomi qua a scavare senza sosta con la pretesa che tutto venga fuori senza sforzo.

Credo di provare troppa amara delusione.
Mi fa rabbia pensare che questo sistema debba impormi necessariamente il suo stile.
Forse diventare grandi significa davvero questo: disilludersi e dimenticare la passione per la vita dentro ad un cassetto pieno di scartoffie.
Fino a ieri, in qualche modo, sapevo già queste cose ma volevo fare la diversa. Volevo, insomma, convincermi che io ce l'avrei fatta (presuntuosamente) in mezzo a tutti a non lasciarmi risucchiare da questa ammissione.
A tutto questo, s'assomma la mia incapacità di esprimere questo a parole a chi avrebbe il diritto di saperlo, col rischio di distruggere anche quei pochi rapporti belli che ho salvato dalla tetra trama dell'orrore.

Oggi ho trattato molto male il mio amore. Avrei voluto parlargli ma sono stata soltanto capace di aggredirlo con un bacio a risucchio. Uno di quei baci pieni di carne che ti fanno sentire calore tra le gambe e nel cuore. Uno di quei baci che ti fanno scendere le lacrime dalla troppa emozione e sono fragole ora dolci, ora aspre. Uno di quei baci, insomma, che le gambe sono molle di lattice...

In quel momento, spero solo che Lui abbia capito quanto era alta la mia disperazione di lasciarlo. 


Ogni volta che giro i tacchi e poi volto il capo
Ogni volta che mi metto in macchina e guido al buio
Ogni volta che torno a casa e Tu non ci sei
Ogni volta che cammino senza le tue gambe appresso

Io muoio e Tu non lo sai...







Sleeping

Sleeping