Sono sveglia da due ore circa. Questa è una di quelle domeniche in cui, se avessi il coraggio, camminerei fino ai piedi di un monte, con atteggiamento supplice, come a richiedere accoglienza alla porta di un amato. Invece resterò qui, immobile sul letto, a drogarmi di musica, non lavata, incapace di osservare il mio riflesso allo specchio. Indolente e marcescente, aspetterò che passi il giorno, certa del grandioso senso di colpa in cui mi troverò attanagliata, uccello nel petrolio, questa sera. Sto ricreando la notte nella mia stanza, menefreghista nei riguardi dei miei altrettanto menefreghisti coinquilini, per nulla attratta all'idea di lavare quella massa di piatti accatastati in cucina, lasciati dal fètido Andrea. Ne ha sporcati così tanti che non ho nemmeno le stoviglie utili per prepararmi il pranzo. Ecco perché ho optato per un'abbondante colazione, così da rimanere reclusa in camera un numero sufficiente di ore senza sentire i morsi della fame. Lei è così: basta ignorarla e poi si mette in disparte, nel suo cantuccio, per colpire molte ore dopo. Posso scegliere di spegnere i bisogni, posso scegliere di girare la manopola delle sensazioni fino alla minima intensità e di sgomberare la mia affollata anima da tutti questi inutili orpelli. La possibilità di ritornare vergine e incontaminata.
L'incenso alla mirra sta morendo sotto il peso della fiamma. La mia unica azione sarà quella di accenderne uno nuovo, per rendere "chiesa" questo spazio altrimenti empio e per ricordare a me stessa che ho ancora dei sensi acuminati, viziati dall'instancabile stimolazione.
Mi piace rientrare nella mia camera. E' l'unico spazio profumato della casa e immagino che chiunque vi acceda venga colto da un piacevole stordimento. Quando vivevo con la mia famiglia, non sentivo mai l'appartenenza ai luoghi. Non ero in grado di abitarli, d'invaderli con la mia aura e questo mi faceva sentire un'eterna partente, la valigia in mano sempre pronta e il cuore altrove.
Ora sono qui, in attesa. E' una vita che mi aspetto e credo che morirò fra tanti e tanti anni esattamente in questo stato, esentata dalla pace, coerentemente a ciò che ipotizzo sia in linea con la mia natura.
Non sono sola. E' da notti che dormo con Destino e la mattina mi sveglio penosamente in colpa per aver tradito Alessandro. Ma lui capirà. Capirà cosa significhi mettere la vita nelle mani di qualcun altro perché non si ha il coraggio di scegliere. Lo ha fatto anche lui millemila volte.
Eccomi qua, dunque: la mano stritolata nella sua, sul ciglio del monte, in procinto di volare giù e di toccare il suolo nell'istante in cui la musica finisce.