C'è una parte di me che sa di meritarsi l'epurazione. Una parte di me che, decisamente, vorrebbe cantargliele. Questa mia parte non si è sfogata abbastanza e continuo a zittirla, ma a volte ho il terrore che si possa trasformare in qualcosa di brutto e di nocivo. Mi coglie una strana ipocondria e quando ipotizzo che potrei ammalarmi lo trovo prevedibile e non provo chissà quale stupore mentre vivo quel film che si monta nella mia testa. Per non dar vita a tutto questo, m'impongo di buttare fuori. Ma se lo butto fuori, finisce che infetto qualcun altro e non è giusto, Quale misura adoprare, dunque?
Kick boxing, I guess.
Comunque so che è stupido essere buoni. So che ho una delusione dentro senza fine. So che sono incazzata nera. So che odio quel ragazzo perché non ha voluto trovare una soluzione e quando l'ho lasciato ha accettato la cosa senza fare una piega (o, almeno, senza farla davanti a me).
Mi sento tanto come Nora. La mia Nora che ho portato all'audizione. Una delusione sconfinata dentro il cuore. Lei che ha scalato le montagne per uno che per lei non avrebbe mai fatto altrettanto. E io non credevo (non VOLEVO credere) che quel ragazzo che mi vomitava addosso tutto il suo amore senza fine potesse essere un Helmer Torvald ossessionato dal proprio orgoglio.
Gli ho detto: "Non ho avuto alternative. Spero tu lo abbia capito"
"Sì. Sì, lo capisco" - risponde lui.
Ma sì, non andare oltre. Restatene ben attaccato ai tuoi confini tracciati così rassicuranti. Non scavare per capire cosa c'è dietro quella frase.
Come Nora... "Non hai fatto la cosa meravigliosa".
Non l'hai fatta.
3 ottobre 2015
27 agosto 2015
Toglieva voglia di vivere
distruggeva la volontà, gli obiettivi
vanificava le cose fin lì pianificate
Andare a correre diventava complicatissimo
Qualsiasi azione vitale
Tutto toglieva
Restava il lavoro, l'obbligo sociale.
Nothing more than this
Gli davo ogni soddisfazione
Gli lasciavo ogni potere d'annientamento
Pur a 300 km di distanza. Sì, pur a questa distanza
In attesa.
distruggeva la volontà, gli obiettivi
vanificava le cose fin lì pianificate
Andare a correre diventava complicatissimo
Qualsiasi azione vitale
Tutto toglieva
Restava il lavoro, l'obbligo sociale.
Nothing more than this
Gli davo ogni soddisfazione
Gli lasciavo ogni potere d'annientamento
Pur a 300 km di distanza. Sì, pur a questa distanza
In attesa.
19 luglio 2015
LISTA DELLE COSE CHE ODIO DI TE
Caro papà,
pare che non ti vada bene come figlia e che il mio modo di fare le pulizie in casa non ti aggradi per nulla. Come vedi, si tratta proprio di motivazioni profonde.
Ogni volta che ti guardo, vedo me stessa. Se monto in bestia per un nonnulla evidentemente un motivo ci sarà. Mi hai regalato quello strano movimento culturale chiamato "covismo", l'arte di covare dentro delle montagne e di esplodere poi per un'inezia col primo malcapitato. Ma, se non altro, io questo difetto l'ho capito e provo a curarlo, ma tu no. Tu hai 59 anni suonati e stai messo ancora così. Hai problemi con tua moglie ma, piuttosto che risolverli con lei, metti in mezzo me perché sono quella che le somiglia di più. Non potendoti scagliare contro di lei perché la temi, decidi arbitrariamente di rivalerti sulla sua copia in miniatura. E il peggio sai qual è? Che non chiedi nemmeno scusa perché "tu sei il padre e sei anche una persona adulta". Quindi, mi pare di capire, che io debba sempre fare la parte di quella che abbassa la testa perché, per un motivo o per un altro, ho sempre torto.
Mentre mi riempi di merda, non perdi tuttavia occasione per mostrarti per ciò che non sei, vale a dire un uomo dalla mente aperta. Rassegnati, non sei proprio conformato per esserlo. Non si è aperti "a parole". Lo si è quando si vuole trovare la forza di ascoltare l'altro e di farlo anche quando quest'ultimo non spiccica nemmeno mezza parola. Tu vuoi che io faccia le cose come mia madre, vuoi che io mi sfoghi a tuo modo, che la mia via comunicativa sia "conforme alla regola" ma, mi dispiace, sono Valentina e ho tutto un mio modo di essere, sono un meccanismo raffinatissimo, come quello di un orologio. Non ho organi dentro di me ma ingranaggi di rotelle dentate e quando qualcosa va storto, semplicemente mi fermo. Non vado avanti anche se continuo a ticchettare. Mi getti merda addosso e pretendi che io ti dica quel che non mi sta bene di te perché "ah, io accetto le critiche e sono dell'idea che si debba trovare un punto in comune fra le nostre distanze".
Complimenti, sono delle parole bellissime! Ti ci sei mai soffermato per più di un secondo o nella tua vita precedente sei stato un pappagallino ammaestrato? Hai una vaga idea di quante cose orrende sto scrivendo di te? Mi sono chiusa in bagno per lavarmi e invece sono seduta sul cesso col portatile sulle cosce e la gamba sinistra mi si è addormentata fino al ginocchio.
Ora mi alzerò, mi laverò ed uscirò da questa casa che non ha nemmeno una scrivania su cui io possa studiare in santa pace.
27 maggio 2015
Larmes
Non avrei mai potuto reggere il confronto. I loro amori puliti e costanti contro la mia malattia dell'anima. Io ho capito che la mia vita sentimentale sarebbe stata un tormento da quando, a quindici anni, incontrai una sessuologa a scuola e le dissi che aspettavo la mia prima volta con una trepidazione romantica e sensibile che mi allontanava anni luce dalle mie licenziose compagne, già espertissime. Così lei mi disse: "Complimenti: stai agendo nel migliore dei modi. Ti stai rispettando e sei sensibile".
Già, la fregatura della sensibilità, l'ossessione di confezionare momenti di meraviglia assoluta. Guardavo al sesso e all'amore con curiosità ma sapevo preservarmi. Ero una persona ottimista. Credevo che il meglio sarebbe arrivato in futuro, a cavallo di un'età più consapevole. Credevo che quello non fosse, semplicemente, il mio tempo. Non sapevo che, negli anni, non avrei mai sentito questo senso di aderenza alla vita, questa cosa strana che si chiama "consapevolezza".
Mi sono avvicinata al sesso e all'amore con la cautela di un apicoltore. Ancora, una parte di me è convinta che il meglio debba solo arrivare. Ancora, una parte di me è rimasta incagliata ai quindici anni e alle loro promesse. Ne sono passati quattordici ed io faccio fatica a non mettere a confronto la mia vita con quella delle perdute amiche. Ancora non riesco a non udire le loro accuse, i loro giudizi. E sapete perché? Perché quelle voci sono prima di tutto mie. Non riesco a perdonarmi per essere ancora spettatrice e non protagonista dei miei giorni, bloccata non so nemmeno io da cosa.
"Vivi ancora coi tuoi!" "Non hai una relazione stabile ed appagante", "Non hai un lavoro che ti piace" "Hai iniziato mille cose senza concluderne nemmeno una!" "Sei una debole che elemosina amore perché non è capace di stare da sola" "Hai una dipendenza inquietante verso il computer e, intanto, la vita passa" "Loro si sono sposate e tu no" "Sei una fallita".
Eccole qua, le mie colpe. Eccole che sgorgano giù dagli occhi insieme alle lacrime non appena incontro la nuova immagine FB di Stefania. A Settembre dell'anno scorso, lo stesso dolore a Lisbona, per Irene. Ecco che tutti i miei sbagli tornano a galla, ogni minuscola fragilità. Eppure il mondo è fuori e a me non riesce di guardarlo. Sono la mia peggiore carnefice e non capisco neanche quale dazio voglia far pagare a me stessa. Quale colpa è tanto immensa da meritarsi un ergastolo? Ma che cosa ho fatto? Perché non mi libero?
La mia non è invidia. E' dolore della perdita. Soffro di tutto quel che mi appare irrecuperabile, di questi giorni in cui non sono stata vicina alle mie amiche. Semplicemente, ormai, me le sono perse. Soffrono anche loro dello stesso tipo di nostalgia?
Non so più niente. La sola verità che fuoriesce dal mio corpo sono le lacrime.
Già, la fregatura della sensibilità, l'ossessione di confezionare momenti di meraviglia assoluta. Guardavo al sesso e all'amore con curiosità ma sapevo preservarmi. Ero una persona ottimista. Credevo che il meglio sarebbe arrivato in futuro, a cavallo di un'età più consapevole. Credevo che quello non fosse, semplicemente, il mio tempo. Non sapevo che, negli anni, non avrei mai sentito questo senso di aderenza alla vita, questa cosa strana che si chiama "consapevolezza".
Mi sono avvicinata al sesso e all'amore con la cautela di un apicoltore. Ancora, una parte di me è convinta che il meglio debba solo arrivare. Ancora, una parte di me è rimasta incagliata ai quindici anni e alle loro promesse. Ne sono passati quattordici ed io faccio fatica a non mettere a confronto la mia vita con quella delle perdute amiche. Ancora non riesco a non udire le loro accuse, i loro giudizi. E sapete perché? Perché quelle voci sono prima di tutto mie. Non riesco a perdonarmi per essere ancora spettatrice e non protagonista dei miei giorni, bloccata non so nemmeno io da cosa.
"Vivi ancora coi tuoi!" "Non hai una relazione stabile ed appagante", "Non hai un lavoro che ti piace" "Hai iniziato mille cose senza concluderne nemmeno una!" "Sei una debole che elemosina amore perché non è capace di stare da sola" "Hai una dipendenza inquietante verso il computer e, intanto, la vita passa" "Loro si sono sposate e tu no" "Sei una fallita".
Eccole qua, le mie colpe. Eccole che sgorgano giù dagli occhi insieme alle lacrime non appena incontro la nuova immagine FB di Stefania. A Settembre dell'anno scorso, lo stesso dolore a Lisbona, per Irene. Ecco che tutti i miei sbagli tornano a galla, ogni minuscola fragilità. Eppure il mondo è fuori e a me non riesce di guardarlo. Sono la mia peggiore carnefice e non capisco neanche quale dazio voglia far pagare a me stessa. Quale colpa è tanto immensa da meritarsi un ergastolo? Ma che cosa ho fatto? Perché non mi libero?
La mia non è invidia. E' dolore della perdita. Soffro di tutto quel che mi appare irrecuperabile, di questi giorni in cui non sono stata vicina alle mie amiche. Semplicemente, ormai, me le sono perse. Soffrono anche loro dello stesso tipo di nostalgia?
Non so più niente. La sola verità che fuoriesce dal mio corpo sono le lacrime.
1 maggio 2015
Non lo rimpiangerai
Guarda questi momenti, quelli in cui lui non c'è. Guardali bene perché sono quelli che restano. Non dimenticarli nell'esatto momento in cui lui torna scrivendoti parole bellissime. Sono "scritte"; non rammenti nemmeno più il suono della sua voce, non sai cosa significhi un atto di reale premura da parte sua. Si perde miliardi di frammenti di te, quegli stessi frammenti per i quali qualcun altro semplicemente perderebbe la testa.
Il pensiero più ricorrente è sempre lo stesso: se morissi, quante ore dopo verrebbe a saperlo? Ma anche senza un'ipotesi così agghiacciante, pensi sinceramente che la persona che sostiene di amarti non abbia voglia di sapere come stai? Lui che si vanta di essere così sensibile lo è soprattutto verso se stesso. Ti dimentica per una giornata intera e poi torna dicendoti che ti ha pensato tutto il giorno, eppure tu non hai sentito nulla di quel pensiero. Non ti è arrivato assolutamente niente.
Concentrati su questo niente, sulle ore vuote che tu riempi pensando al torto subito piuttosto che dedicarti a qualcosa di costruttivo come il bene per te stessa. Abbi il coraggio di andartene via veramente. Non lo rimpiangerai.
Il pensiero più ricorrente è sempre lo stesso: se morissi, quante ore dopo verrebbe a saperlo? Ma anche senza un'ipotesi così agghiacciante, pensi sinceramente che la persona che sostiene di amarti non abbia voglia di sapere come stai? Lui che si vanta di essere così sensibile lo è soprattutto verso se stesso. Ti dimentica per una giornata intera e poi torna dicendoti che ti ha pensato tutto il giorno, eppure tu non hai sentito nulla di quel pensiero. Non ti è arrivato assolutamente niente.
Concentrati su questo niente, sulle ore vuote che tu riempi pensando al torto subito piuttosto che dedicarti a qualcosa di costruttivo come il bene per te stessa. Abbi il coraggio di andartene via veramente. Non lo rimpiangerai.
26 aprile 2015
Potenziali modelli di vita
1. Vado a vivere a Roma e faccio la Silvio D'Amico. Chiedo qualche mese di aspettativa al mio lavoro, provo a superare gli esami d'ammissione e (se mi prendono) vivo nella città eterna in condivisione con altra gente. Mi faccio mantenere da mamma e papà perché c'è l'obbligo di frequenza e non posso trovare un lavoro che mi agevoli in tal senso.
2. Resto qui, nel mio lavoro e nella città che detesto tra gli affetti certi e rassicuranti e, di tanto in tanto, mi concedo dei viaggi.
3. Me ne vado a vivere in Francia, a Gap, per il gusto di aprire la finestra e guardare un paesaggio incantevole.
4. Torno a Bologna e mi vivo l'adolescenza pazza che non ho mai avuto.
5. Impazzisco e aspetto che la vita finisca.
Purtroppo devo scegliere qualcosa e farlo bene. E' una fatica atroce. Mi viene da piangere ma nemmeno se mi strizzo la faccia mi esce fuori una lacrima.
Stamattina ho rischiato d'incendiare casa e mi digerisco a fatica. Mi odio per aver terrorizzato mamma. Ho acceso quel cazzo d'incenso e ho buttato il carboncino dentro la spazzatura credendo, erroneamente, che si fosse ormai ridotto in cenere. Ma sotto la cenere sobbolle ancora la brace. Ho fatto male i miei calcoli, amore mio.
Tra i modelli di vita potenziali ho dimenticato il nostro: tornare insieme, sposarci, andare a vivere in montagna e fare all'amore abbracciati per sempre.
Mi dispiace, Cuore, per averti straziato. Non è mai stato il nostro tempo ma tu, aspettaci.
2. Resto qui, nel mio lavoro e nella città che detesto tra gli affetti certi e rassicuranti e, di tanto in tanto, mi concedo dei viaggi.
3. Me ne vado a vivere in Francia, a Gap, per il gusto di aprire la finestra e guardare un paesaggio incantevole.
4. Torno a Bologna e mi vivo l'adolescenza pazza che non ho mai avuto.
5. Impazzisco e aspetto che la vita finisca.
Purtroppo devo scegliere qualcosa e farlo bene. E' una fatica atroce. Mi viene da piangere ma nemmeno se mi strizzo la faccia mi esce fuori una lacrima.
Stamattina ho rischiato d'incendiare casa e mi digerisco a fatica. Mi odio per aver terrorizzato mamma. Ho acceso quel cazzo d'incenso e ho buttato il carboncino dentro la spazzatura credendo, erroneamente, che si fosse ormai ridotto in cenere. Ma sotto la cenere sobbolle ancora la brace. Ho fatto male i miei calcoli, amore mio.
Tra i modelli di vita potenziali ho dimenticato il nostro: tornare insieme, sposarci, andare a vivere in montagna e fare all'amore abbracciati per sempre.
Mi dispiace, Cuore, per averti straziato. Non è mai stato il nostro tempo ma tu, aspettaci.
14 aprile 2015
Senza Senso
Avrei voluto il sogno romantico. Tu che mi scegli e mi prendi ADESSO e non fra cent'anni. Avrei voluto che (oltre a crederci) li realizzassimo i nostri sogni. Ma a forza di "Guardare ma non toccare!" sono diventata cieca e non vedo più niente.
Mi arriva il tuo amore. Tu lo urli ma al mio orecchio giunge solo un flebile suono, sottile sottile, piccolo quanto te.
E penso a quanto tutto questo sia assurdo. Penso all'assenza di simultaneità, al fatto che ci sia il solito fuso orario comunicativo e mi chiedo se valga la pena perdere qualcosa di tanto bello per una stronzata simile.
Evidentemente mi sono stancata. Perfino io che sono l'ostinazione cieca fatta a persona, mi sono stancata di attendere il mio momento. Più che il mio, dovrei dire il nostro. Mi sono sentita così estenuata che ho pensato bene di prendermi ciò che non avevo ancora condiviso con te. Qualche stralcio sparso di me. E tutto questo l'ho fatto tormentata da dubbi che ho travestito da certezze e da decisioni irrevocabili. Il bisogno di avere qualcosa di finalmente definitivo tra le mani ha preso una forma così ingombrante da sotterrarmi sotto il suo peso. E, anche se non è vero, ho deciso che lo sia perché dopo tre anni bisogna per forza toccare terra. Io sono un segno di Terra, maledizione. Prima o poi debbo tornare coi piedi giù.
So che ora sono relativamente serena perché non sento di averti perso veramente. Mi arriva il tuo amore e anche se non posso goderne appieno mi dà un'apparente agiatezza. "Apparente" perché mi fa schifo riscoprirmi tanto egoista e viziata.
L'unica cosa che so è che io (avendoti lasciato) non ho più alcun diritto su di te e che se tu mi resti fedele lo devo ad una tua peculiare attitudine e a nient'altro. Sei leale senza che io te lo chieda. Sei così e basta. Qualcun altro, al tuo posto, si sarebbe gettato nelle braccia di qualcun'altra, anche solo come gesto di rabbia e di dolore. Ma tu no: ti comporti come se non avessi bisogno di niente.
Però, allora, vorrò guardarmi in faccia nel momento in cui il tuo cuore splendido sarà di qualcun'altra. Voglio vedere quanto sarò serena e certa della mia scelta. Allora sì che avvertirò la consapevolezza di quanto fatto e chiesto. Mi auguro, per quella data, di aver perduto ogni traccia di gelosia e di amore e che resti solo un sano affetto che mi renda felice della tua felicità. Questo vorrei provare ora ma, ancora, non ne sono capace.
Mi arriva il tuo amore. Tu lo urli ma al mio orecchio giunge solo un flebile suono, sottile sottile, piccolo quanto te.
E penso a quanto tutto questo sia assurdo. Penso all'assenza di simultaneità, al fatto che ci sia il solito fuso orario comunicativo e mi chiedo se valga la pena perdere qualcosa di tanto bello per una stronzata simile.
Evidentemente mi sono stancata. Perfino io che sono l'ostinazione cieca fatta a persona, mi sono stancata di attendere il mio momento. Più che il mio, dovrei dire il nostro. Mi sono sentita così estenuata che ho pensato bene di prendermi ciò che non avevo ancora condiviso con te. Qualche stralcio sparso di me. E tutto questo l'ho fatto tormentata da dubbi che ho travestito da certezze e da decisioni irrevocabili. Il bisogno di avere qualcosa di finalmente definitivo tra le mani ha preso una forma così ingombrante da sotterrarmi sotto il suo peso. E, anche se non è vero, ho deciso che lo sia perché dopo tre anni bisogna per forza toccare terra. Io sono un segno di Terra, maledizione. Prima o poi debbo tornare coi piedi giù.
So che ora sono relativamente serena perché non sento di averti perso veramente. Mi arriva il tuo amore e anche se non posso goderne appieno mi dà un'apparente agiatezza. "Apparente" perché mi fa schifo riscoprirmi tanto egoista e viziata.
L'unica cosa che so è che io (avendoti lasciato) non ho più alcun diritto su di te e che se tu mi resti fedele lo devo ad una tua peculiare attitudine e a nient'altro. Sei leale senza che io te lo chieda. Sei così e basta. Qualcun altro, al tuo posto, si sarebbe gettato nelle braccia di qualcun'altra, anche solo come gesto di rabbia e di dolore. Ma tu no: ti comporti come se non avessi bisogno di niente.
Però, allora, vorrò guardarmi in faccia nel momento in cui il tuo cuore splendido sarà di qualcun'altra. Voglio vedere quanto sarò serena e certa della mia scelta. Allora sì che avvertirò la consapevolezza di quanto fatto e chiesto. Mi auguro, per quella data, di aver perduto ogni traccia di gelosia e di amore e che resti solo un sano affetto che mi renda felice della tua felicità. Questo vorrei provare ora ma, ancora, non ne sono capace.
7 aprile 2015
Douleur
Mi attaccherò con tutte le mie forze alla bellezza per sopportare il trauma.
I lineamenti mutano con una rapidità insopportabile. La vecchiaia arriva troppo presto su quei volti che avresti dato perennemente per giovani.
Sento il risucchio, mi sento soffocare. Tachicardia, panico, lacrime. Tutto per una questione di dolore e di rapidità.
Sola.
Respiro, cerco di riprendere il controllo. Non te lo so spiegare. Non ti so dire quale sia il sapore che ho in bocca. Il male, il mutamento repentino, la bulimia, la droga.
Voglio solo correre via da tutto, dal male, dalla fatica che m'imprigiona le gambe.
I lineamenti mutano con una rapidità insopportabile. La vecchiaia arriva troppo presto su quei volti che avresti dato perennemente per giovani.
Sento il risucchio, mi sento soffocare. Tachicardia, panico, lacrime. Tutto per una questione di dolore e di rapidità.
Sola.
Respiro, cerco di riprendere il controllo. Non te lo so spiegare. Non ti so dire quale sia il sapore che ho in bocca. Il male, il mutamento repentino, la bulimia, la droga.
Voglio solo correre via da tutto, dal male, dalla fatica che m'imprigiona le gambe.
6 aprile 2015
Inconciliabile
Far ridere una persona che sa far ridere gli altri, si sa, è una faccenda assai ardua.
A volte scrivo "Ahahahhaha!!" come se stessi ridendo a crepapelle ma la bocca e i lineamenti del volto non si spostano nemmeno di un millimetro dalla loro posizione originaria.
Quando mi trovo certi soggetti di fronte, sorrido per buona creanza. A volte, esasperata da questo perbenismo imperante, non muovo nemmeno un muscolo del volto e costoro rimangono profondamente turbati e, se sono coraggiosi, ripetono la battuta per verificare che io l'abbia udita o intesa. Allora io, se sono coraggiosa e spietata fino in fondo, rimango perfettamente impassibile, consapevole di aver appena distrutto una base di rapporto.
Ho realmente un carattere bruttissimo. Allontano le persone da me ma poi piango la mia solitudine come se tutto il mondo fosse crudele e insensibile alla mia persona. Non mi rendo conto di quanto sia difficile gestire una persona tanto contrastata, una'estremista della propria religione dell'anima.
A volte scrivo "Ahahahhaha!!" come se stessi ridendo a crepapelle ma la bocca e i lineamenti del volto non si spostano nemmeno di un millimetro dalla loro posizione originaria.
Quando mi trovo certi soggetti di fronte, sorrido per buona creanza. A volte, esasperata da questo perbenismo imperante, non muovo nemmeno un muscolo del volto e costoro rimangono profondamente turbati e, se sono coraggiosi, ripetono la battuta per verificare che io l'abbia udita o intesa. Allora io, se sono coraggiosa e spietata fino in fondo, rimango perfettamente impassibile, consapevole di aver appena distrutto una base di rapporto.
Ho realmente un carattere bruttissimo. Allontano le persone da me ma poi piango la mia solitudine come se tutto il mondo fosse crudele e insensibile alla mia persona. Non mi rendo conto di quanto sia difficile gestire una persona tanto contrastata, una'estremista della propria religione dell'anima.
5 aprile 2015
Invidio
Invidio moltissimo le persone che hanno una sola forma, quelle che non conoscono la nostalgia e il senso del perduto.
Invidio quelle che sono sempre fedeli alla propria essenza perché, semplicemente, ne hanno una soltanto e non sono strattonate continuamente da tutte le parti.
Invidio mio padre che è terra terra. Mia madre perché, seppur sensibile, non soffre di Passione.
Io, invece, passo i giorni ad appiattirmi e poi, subito dopo, ad osare, tentando il tutto per tutto.
Ma questo continuo sbatacchiare la porta del cuore mi sta esaurendo. Sono perennemente stanca e sento che solo un abbraccio sincero potrebbe contenermi tutta.
L'ultima volta in cui ho visto A. ci sono state troppe emozioni contrastanti. Decisamente troppa carne al fuoco. Sono uscita da quel weekend priva di forze, come se avessi lottato contro tutti i miei demoni e li avessi guardati in faccia uno ad uno. Devo essere andata oltre i confini di me stessa, oltre la Sfinge col suo oracolo, oltre le porte di Ercole... Ho osato troppo e, per reazione, ho dovuto azzerare tutto quanto, metabolizzarlo in solitudine. Il mio A., fondendosi con me, mi ha lasciato i suoi atteggiamenti, i suoi contraccolpi lenti.
Sapete, sono sempre stata una che reagisce subito, una che comprende l'entità delle cose immediatamente. Non ho mai avuto bisogno di un tempo d'elaborazione preciso, ma si vede che questa volta il massacro è andato oltre tutto, oltre me stessa e i miei meccanismi classici.
Gli abbracci di A. sapevano placarmi, sapevano guarirmi per qualche secondo. Sapevano.
Gli abbracci di A. duravano infinite ore, odoravano di Notte e di un sonno soffice, privo di malattia.
Io sono ancora capace di dormire ma mi sveglio. M'interrompo. Il mio sonno sta diventando molto simile alla realtà d'ogni giorno, al fatto che io viva dentro un'eterna pausa. E il momento non arriva mai, amici miei invisibili.
Davvero il mondo non mi sta aspettando. Il mondo non aspetta nessuno. Non arriva il momento in cui qualcuno ti ferma per strada e ti dice "Ciao, mi racconti tutta la tua vita?" per il gusto semplice di fare un pezzetto di strada insieme. Sento una solitudine ammorbante, una cesura sempre più fitta. Un semplice ripetere a me stessa "ma in fondo che importa?"
Invidio quelle che sono sempre fedeli alla propria essenza perché, semplicemente, ne hanno una soltanto e non sono strattonate continuamente da tutte le parti.
Invidio mio padre che è terra terra. Mia madre perché, seppur sensibile, non soffre di Passione.
Io, invece, passo i giorni ad appiattirmi e poi, subito dopo, ad osare, tentando il tutto per tutto.
Ma questo continuo sbatacchiare la porta del cuore mi sta esaurendo. Sono perennemente stanca e sento che solo un abbraccio sincero potrebbe contenermi tutta.
L'ultima volta in cui ho visto A. ci sono state troppe emozioni contrastanti. Decisamente troppa carne al fuoco. Sono uscita da quel weekend priva di forze, come se avessi lottato contro tutti i miei demoni e li avessi guardati in faccia uno ad uno. Devo essere andata oltre i confini di me stessa, oltre la Sfinge col suo oracolo, oltre le porte di Ercole... Ho osato troppo e, per reazione, ho dovuto azzerare tutto quanto, metabolizzarlo in solitudine. Il mio A., fondendosi con me, mi ha lasciato i suoi atteggiamenti, i suoi contraccolpi lenti.
Sapete, sono sempre stata una che reagisce subito, una che comprende l'entità delle cose immediatamente. Non ho mai avuto bisogno di un tempo d'elaborazione preciso, ma si vede che questa volta il massacro è andato oltre tutto, oltre me stessa e i miei meccanismi classici.
Gli abbracci di A. sapevano placarmi, sapevano guarirmi per qualche secondo. Sapevano.
Gli abbracci di A. duravano infinite ore, odoravano di Notte e di un sonno soffice, privo di malattia.
Io sono ancora capace di dormire ma mi sveglio. M'interrompo. Il mio sonno sta diventando molto simile alla realtà d'ogni giorno, al fatto che io viva dentro un'eterna pausa. E il momento non arriva mai, amici miei invisibili.
Davvero il mondo non mi sta aspettando. Il mondo non aspetta nessuno. Non arriva il momento in cui qualcuno ti ferma per strada e ti dice "Ciao, mi racconti tutta la tua vita?" per il gusto semplice di fare un pezzetto di strada insieme. Sento una solitudine ammorbante, una cesura sempre più fitta. Un semplice ripetere a me stessa "ma in fondo che importa?"
31 marzo 2015
Il viaggio di Valentina al contrario
Mi faccio schifo.
Mi ci vorrà del tempo per non farmene.
Vegeto. Medicamento.
Viaggio.
La Primavera mi ricorda che ho degli ormoni e che si svegliano come i bambini.
Mi fanno schifo le mie abitudini.
Voglio pulire tutto. Incessantemente.
Tornare intonsa. Danzare un valzer bianco col vestito da sposa e l'uomo invisibile.
Me lo sarei dovuta aspettare. Non c'è facilità per chi nasce complicato.
Restituisco me stessa a me stessa. Com'è difficile dopo che ci si è consegnati a qualcuno di Esterno.
Ma io posso scegliere. Voglio una capacità di stealth. Non voglio aver bisogno di nulla.
Bastarmi. Non esondare da nessuna parte. Stare negli argini.
A volte faccio delle cose perché gli altri le esigono da me ma, se loro non le esigessero, io le farei?
No.
Ecco, questo mi basta.
Torno al trip benedetto, adesso.
Mi ci vorrà del tempo per non farmene.
Vegeto. Medicamento.
Viaggio.
La Primavera mi ricorda che ho degli ormoni e che si svegliano come i bambini.
Mi fanno schifo le mie abitudini.
Voglio pulire tutto. Incessantemente.
Tornare intonsa. Danzare un valzer bianco col vestito da sposa e l'uomo invisibile.
Me lo sarei dovuta aspettare. Non c'è facilità per chi nasce complicato.
Restituisco me stessa a me stessa. Com'è difficile dopo che ci si è consegnati a qualcuno di Esterno.
Ma io posso scegliere. Voglio una capacità di stealth. Non voglio aver bisogno di nulla.
Bastarmi. Non esondare da nessuna parte. Stare negli argini.
A volte faccio delle cose perché gli altri le esigono da me ma, se loro non le esigessero, io le farei?
No.
Ecco, questo mi basta.
Torno al trip benedetto, adesso.
27 marzo 2015
Porto sventura a chi bene mi vuole
La Primavera sboccia, l'incenso si spande nella stanza e m'imbratta i capelli, Battisti canta riesumato dalla radio ed io, invece, vedo la morte in ogni cosa. La vedo incessantemente, su ogni volto, su ogni gesto della mano, sui tessuti interni.
Ogni tanto siedo sulla metropolitana e faccio il gioco dell'immobilità. Rilasso ogni muscolo, lo lascio cadere a peso morto fino a non sentire più d'avere un corpo. Ne traggo un piacere infinito, un sollievo più profondo di quello che si prova nel sonno d'Aprile.
Ma vedo comunque la morte. Aleggia dappertutto, compagna senza tempo della vita. Le ospito gelosamente, queste due donne.
L'incenso si è appena spento. L'ultima fumata mi è appena passata davanti agli occhi. La radio ora suona "La mamma morta" dell'André Chénier. L'ennesima coincidenza.
Ogni tanto siedo sulla metropolitana e faccio il gioco dell'immobilità. Rilasso ogni muscolo, lo lascio cadere a peso morto fino a non sentire più d'avere un corpo. Ne traggo un piacere infinito, un sollievo più profondo di quello che si prova nel sonno d'Aprile.
Ma vedo comunque la morte. Aleggia dappertutto, compagna senza tempo della vita. Le ospito gelosamente, queste due donne.
L'incenso si è appena spento. L'ultima fumata mi è appena passata davanti agli occhi. La radio ora suona "La mamma morta" dell'André Chénier. L'ennesima coincidenza.
12 marzo 2015
Country Paranoia
Ti accolgo, alterazione.
Accolgo il sangue che scivola sul mio stomaco e mi fa tremare.
Ti accolgo, stato di trance.
Fammi parlare ancora una volta prima ch'io imploda.
Dammi il solito postumo effetto di straniamento da queste parole.
Adoro disconoscermi quando finisce tutto, quando non sono più questa che scrive sotto dettatura.
Attendo il mio amante. Non riesco più a resistere. Conto le ore che mi separano dal suo corpo squisito. Immagino la Musica perfetta che creeremo, lo stridore degli archi, gli affondi a più riprese.
Lo vedo trafiggermi e darmi la vita. Ci siamo attesi per tutti questi mesi, cercando di dimenticarci e di diventare apolidi come gli altri ma siamo due esteti e sappiamo che lontano da noi esiste solo il marciume.
Tremo perché mi accadono cose straordinarie. Mi vengono consegnate anime sul parapetto della vita, mi arrivano mille mari addosso ed io, da scoglio, lascio che s'infrangano su di me a piena gittata. Ma questo non significa che non venga scalfita, smerigliata, smussata fino a cambiare forma negli anni. La mia essenza di pietra solida resta ma qualcosa oscilla, qualcosa va oltre me, oltre la mia umana comprensione di umana dai confini ben tracciati.
Sono stata ad una conferenza sull'erotismo e tutto mi è parso fin troppo evidente: eternarsi nella sospensione dell'atto. Dare un senso d'infinito a quel che è determinato e racchiuso in un inizio e in una fine ben precisi.
Il mio amante ha sempre capito tutto. Ha ascoltato ogni mia contraddizione, l'ha assecondata con dedizione cieca, con la devozione dei signori d'autrefois. Il mio amore antico di mille anni, femminile in maniera commovente. Due come noi non possono far altro che appartenersi.
Lo sento in ogni organo interno, il mio uomo-bambino perfetto. Lento, languido, complice eppur timido. Ho vagato per questi mesi trainando il mio corpo da una parte all'altra, accendendolo a comando sul riverbero del ricordo. Ho imbastito una guerra personale rinunciando a ciò che sono. Mi ha giovato preservarmi ma adesso non posso più farlo. Ognuno ha le sue radici e fa sempre bene tornare a casa...
Accolgo il sangue che scivola sul mio stomaco e mi fa tremare.
Ti accolgo, stato di trance.
Fammi parlare ancora una volta prima ch'io imploda.
Dammi il solito postumo effetto di straniamento da queste parole.
Adoro disconoscermi quando finisce tutto, quando non sono più questa che scrive sotto dettatura.
Attendo il mio amante. Non riesco più a resistere. Conto le ore che mi separano dal suo corpo squisito. Immagino la Musica perfetta che creeremo, lo stridore degli archi, gli affondi a più riprese.
Lo vedo trafiggermi e darmi la vita. Ci siamo attesi per tutti questi mesi, cercando di dimenticarci e di diventare apolidi come gli altri ma siamo due esteti e sappiamo che lontano da noi esiste solo il marciume.
Tremo perché mi accadono cose straordinarie. Mi vengono consegnate anime sul parapetto della vita, mi arrivano mille mari addosso ed io, da scoglio, lascio che s'infrangano su di me a piena gittata. Ma questo non significa che non venga scalfita, smerigliata, smussata fino a cambiare forma negli anni. La mia essenza di pietra solida resta ma qualcosa oscilla, qualcosa va oltre me, oltre la mia umana comprensione di umana dai confini ben tracciati.
Sono stata ad una conferenza sull'erotismo e tutto mi è parso fin troppo evidente: eternarsi nella sospensione dell'atto. Dare un senso d'infinito a quel che è determinato e racchiuso in un inizio e in una fine ben precisi.
Il mio amante ha sempre capito tutto. Ha ascoltato ogni mia contraddizione, l'ha assecondata con dedizione cieca, con la devozione dei signori d'autrefois. Il mio amore antico di mille anni, femminile in maniera commovente. Due come noi non possono far altro che appartenersi.
Lo sento in ogni organo interno, il mio uomo-bambino perfetto. Lento, languido, complice eppur timido. Ho vagato per questi mesi trainando il mio corpo da una parte all'altra, accendendolo a comando sul riverbero del ricordo. Ho imbastito una guerra personale rinunciando a ciò che sono. Mi ha giovato preservarmi ma adesso non posso più farlo. Ognuno ha le sue radici e fa sempre bene tornare a casa...
1 marzo 2015
Bleu
Creatura infinita blu cobalto
con la risacca torni a me
Sei stanca, creatura di zaffiro
Fedele senz'altra scelta
Creatura allieva di Venere
I tuoi capelli son nidi
Ti districo tutta
creatura profondissima
Mi coli giù dal blu dell'anima
Salvezza oltremare
Non scorgo il tuo fondo
Mi sale l'ansia dell'Universo
Abbiamo cinto il cuore
tra i palmi solcati di linee
Quella piuma pur sempre un peso ha
Odo ancora la tua fedeltà
M'insegna qualcosa che non so
Creatura di fumo sottile
Nostro figlio è qui con me
Lo partorisco ogni giorno
Si chiama Forse
Non hai ancora finito
Non finirai mai
Creatura marina
con la risacca torni a me
Sei stanca, creatura di zaffiro
Fedele senz'altra scelta
Creatura allieva di Venere
I tuoi capelli son nidi
Ti districo tutta
creatura profondissima
Mi coli giù dal blu dell'anima
Salvezza oltremare
Non scorgo il tuo fondo
Mi sale l'ansia dell'Universo
Abbiamo cinto il cuore
tra i palmi solcati di linee
Quella piuma pur sempre un peso ha
Odo ancora la tua fedeltà
M'insegna qualcosa che non so
Creatura di fumo sottile
Nostro figlio è qui con me
Lo partorisco ogni giorno
Si chiama Forse
Non hai ancora finito
Non finirai mai
Creatura marina
9 febbraio 2015
8 febbraio 2015
Iniziò col prendermi la mano nella sua. La strinse con delicata fermezza. Il suo pollice giocò col mio. Si spinsero l'un l'altro come si faceva da bambini, in una piccola lotta in cui disputare il vincitore, colui che avrebbe schiacciato il dito dell'altro. Era lento ma implacabile quel ballo di mani serrate. I nostri sguardi fissavano la partita come se ne fossero estranei, incapaci di prevederne la futura evoluzione.
L'incrocio degli occhi era tacitamente proibito, forse per rendere del tutto imprevedibile il passo successivo o, più probabilmente, per non dare adito a un teatrino più spinto, fatto di assalti voluttuosi.
Poi i movimenti si fecero più rapidi e artistici e la mia mano sinistra piombò sulla sua scaldandone il dorso liscio. La protesse o la vincolò? Non si sa. Lui sorbì il calore e fece scivolare il palmo sfregandolo contro il mio e quelli, allora, divennero due pance candide e sensibili. Un sospiro scoccò via dalla mia bocca e lui lo raccolse con la rapidità di uno sguardo che si fece subito brace. Così che sfuggì anche a lui la medesima espressione, quella che avrei colto infinite volte negli anni precedenti, la stessa che avrei bloccato con un bacio di quelli che non lasciano possibilità di replica. Così quegli occhi e quegli ansimi si fecero sigillo ed io balzai come una molla, gettando un urlo di spasimo che si mischiò alle lacrime, e piombai su di lui con la disperazione dell'addio. Turbamento sul suo volto, quel silenzio spezzato dalla mia furia. Uno sfioramento di labbra e il rifugio sulla sua spalla. Un animale ferito che nella trappola assaporava un guizzo di vita.
Il momento solenne del reciproco annusarsi. "Rieccoci qua, a Casa" dovemmo aver pensato. L'odore che si annidava ovunque, tra le pieghe della pelle, nel fiato sussurrato della bocca. Sapeva di erba, mandorle e agrumi canditi, come sempre. Il suo profumo mi ricordava le caramelle Rossana, quelle il cui incarto ciclamino mi aveva sempre fatto pensare agli anni '30 e ad una villa ottocentesca dispersa nelle campagne. E cosa avrebbe potuto essere la "Casa" se non un concetto più ampio delle quattro mura in cui ciascuno cresce? Era un qualcosa capace di abbracciare più epoche, frammenti d'immagini appartenenti ad altre vite, non a quella corrente. E lui era questo che incarnava e sentivo che non avrei mai potuto perderlo perché sarebbe sempre andato oltre me, oltre le conoscenze volutamente apprese. Lui sarebbe stato noto ed integro al di là di ogni volitiva consapevolezza.
Sapevo che ciò che provava era una perfetta simmetria e l'osservavo tremare mentre si consegnava a me, con l'eleganza del condannato sul patibolo.
"Sono il tuo schiavo" mi disse, con la testa adagiata sulle cosce e il profilo di bimbo insopportabile alla mia vista. Gli carezzavo il naso piangendo sommessamente, sperando che quelle lacrime potessero liberarlo dal cappio che gli andavo stringendo. Piangevo cercando la forza disperata di lasciarlo.
Quello fu il momento più dolce dopo l'assalto, dopo il divoramento reciproco, dopo le lingue ora morbide ora puntute come dardi. Eravamo capaci di essere la manifestazione vivente degli opposti in uno stesso individuo. Di norma le persone sono abbastanza "omogenee" o, comunque, prevedibili nelle loro esplosioni, siano esse erotiche o rabbiose, ma noi due no. Non avremmo potuto amalgamarci e mantenere a lungo una stessa linea di condotta o una lieve tinta pastello ... Un secondo prima le fiamme, i movimenti slanciati e l'escatologia del sesso e, immediatamente dopo, la placida tenerezza e il moto ondoso del cuore. Mai una banale fusione o una preponderanza di una spinta sull'altra.
Avremmo potuto tollerare di perdere per sempre questo dualismo privo di sfumature, questa comunicazione immediata e profondissima? Tentavamo di concepire l'idea e subito i nostri volti si rigavano di lacrime.
"Qualsiasi cosa accada, tu non dimenticarmi mai" mi disse il mio giglio, quell'eternità che passeggiava per il mondo con le sembianze di un ragazzo qualunque.
L'incrocio degli occhi era tacitamente proibito, forse per rendere del tutto imprevedibile il passo successivo o, più probabilmente, per non dare adito a un teatrino più spinto, fatto di assalti voluttuosi.
Poi i movimenti si fecero più rapidi e artistici e la mia mano sinistra piombò sulla sua scaldandone il dorso liscio. La protesse o la vincolò? Non si sa. Lui sorbì il calore e fece scivolare il palmo sfregandolo contro il mio e quelli, allora, divennero due pance candide e sensibili. Un sospiro scoccò via dalla mia bocca e lui lo raccolse con la rapidità di uno sguardo che si fece subito brace. Così che sfuggì anche a lui la medesima espressione, quella che avrei colto infinite volte negli anni precedenti, la stessa che avrei bloccato con un bacio di quelli che non lasciano possibilità di replica. Così quegli occhi e quegli ansimi si fecero sigillo ed io balzai come una molla, gettando un urlo di spasimo che si mischiò alle lacrime, e piombai su di lui con la disperazione dell'addio. Turbamento sul suo volto, quel silenzio spezzato dalla mia furia. Uno sfioramento di labbra e il rifugio sulla sua spalla. Un animale ferito che nella trappola assaporava un guizzo di vita.
Il momento solenne del reciproco annusarsi. "Rieccoci qua, a Casa" dovemmo aver pensato. L'odore che si annidava ovunque, tra le pieghe della pelle, nel fiato sussurrato della bocca. Sapeva di erba, mandorle e agrumi canditi, come sempre. Il suo profumo mi ricordava le caramelle Rossana, quelle il cui incarto ciclamino mi aveva sempre fatto pensare agli anni '30 e ad una villa ottocentesca dispersa nelle campagne. E cosa avrebbe potuto essere la "Casa" se non un concetto più ampio delle quattro mura in cui ciascuno cresce? Era un qualcosa capace di abbracciare più epoche, frammenti d'immagini appartenenti ad altre vite, non a quella corrente. E lui era questo che incarnava e sentivo che non avrei mai potuto perderlo perché sarebbe sempre andato oltre me, oltre le conoscenze volutamente apprese. Lui sarebbe stato noto ed integro al di là di ogni volitiva consapevolezza.
Sapevo che ciò che provava era una perfetta simmetria e l'osservavo tremare mentre si consegnava a me, con l'eleganza del condannato sul patibolo.
"Sono il tuo schiavo" mi disse, con la testa adagiata sulle cosce e il profilo di bimbo insopportabile alla mia vista. Gli carezzavo il naso piangendo sommessamente, sperando che quelle lacrime potessero liberarlo dal cappio che gli andavo stringendo. Piangevo cercando la forza disperata di lasciarlo.
Quello fu il momento più dolce dopo l'assalto, dopo il divoramento reciproco, dopo le lingue ora morbide ora puntute come dardi. Eravamo capaci di essere la manifestazione vivente degli opposti in uno stesso individuo. Di norma le persone sono abbastanza "omogenee" o, comunque, prevedibili nelle loro esplosioni, siano esse erotiche o rabbiose, ma noi due no. Non avremmo potuto amalgamarci e mantenere a lungo una stessa linea di condotta o una lieve tinta pastello ... Un secondo prima le fiamme, i movimenti slanciati e l'escatologia del sesso e, immediatamente dopo, la placida tenerezza e il moto ondoso del cuore. Mai una banale fusione o una preponderanza di una spinta sull'altra.
Avremmo potuto tollerare di perdere per sempre questo dualismo privo di sfumature, questa comunicazione immediata e profondissima? Tentavamo di concepire l'idea e subito i nostri volti si rigavano di lacrime.
"Qualsiasi cosa accada, tu non dimenticarmi mai" mi disse il mio giglio, quell'eternità che passeggiava per il mondo con le sembianze di un ragazzo qualunque.
22 gennaio 2015
Te deum
Mi manca ciò che sono stata con te.
Sai, non capita mai di conoscere persone che ci rendano libere, che ci diano la possibilità di "essere".
Così ero senza filtro con te.
Perché mi hai tolto il senso della vita? Come posso sopportare le mie menzogne, lontana da te? Tu lo sai che ho ingannato il mondo intero e così sono giunta all'altare del nostro amore completamente vergine. Tu mi hai lavata con cura con l'acqua di rose, mi hai dissetata con il tuo elemento e mi hai fatto credere che la colpa e il peccato non esistessero. Non ho mai sentito alcuna forma di squallore con te ed ora, privata di tutto, avverto solo lo schifo.
Dove sei finito, Amore mio? Come stai? Che ne è stato di te?
Da qualche parte ho letto che i veri amori sono quelli che non si realizzano, quelli che non possono essere.
Qualcuno mi ha detto che tu torni perché non hai ancora trovato un'altra.
Ma io ti so così come tu mi sai. Vieni a prendermi, ridammi ciò che sono stata con te. Ridammi la me dimenticata.
Sai, non capita mai di conoscere persone che ci rendano libere, che ci diano la possibilità di "essere".
Così ero senza filtro con te.
Perché mi hai tolto il senso della vita? Come posso sopportare le mie menzogne, lontana da te? Tu lo sai che ho ingannato il mondo intero e così sono giunta all'altare del nostro amore completamente vergine. Tu mi hai lavata con cura con l'acqua di rose, mi hai dissetata con il tuo elemento e mi hai fatto credere che la colpa e il peccato non esistessero. Non ho mai sentito alcuna forma di squallore con te ed ora, privata di tutto, avverto solo lo schifo.
Dove sei finito, Amore mio? Come stai? Che ne è stato di te?
Da qualche parte ho letto che i veri amori sono quelli che non si realizzano, quelli che non possono essere.
Qualcuno mi ha detto che tu torni perché non hai ancora trovato un'altra.
Ma io ti so così come tu mi sai. Vieni a prendermi, ridammi ciò che sono stata con te. Ridammi la me dimenticata.
19 gennaio 2015
Love insane
Tutte le parole che non ti ho detto a chi le consegnerò?
Ho perso la mia purezza. Ho capito che l'avrei persa mentre mi guardavi a quel modo insopportabile.
L'ho persa mentre il treno girava i tacchi da te. Chi ha lasciato chi? Ci siamo lasciati.
Ho perso la mia purezza tra i video di youporn. L'ho persa per sopravvivere. Ti ho sporcato con le pose perverse di altre donne che mi somigliano tutte. Guardo quei video per violentarmi l'anima, per prostituire la mia inutile essenza. M'invento dei sogni che non ho e m'informo su internet per capire come realizzarli. Guarda caso non è possibile nemmeno questo. Inizio ad invecchiare e non ho i requisiti. Dimmi, per quale mondo li ho? La fisica quantistica sostiene che se ti convinci di attirare a te i soldi, loro arriveranno. Ma perché ho l'impressione che se anche li avessi, mancherebbe pur sempre il coraggio di andar via?
Abbiamo perso la voglia di vivere e guardiamo i giorni passare. Lavoriamo (grazie a Dio) eppure ci siamo persi insieme. Non sono più la tua salvezza. Non mi sto ponendo nemmeno il problema di cambiare questo stato di cose miserevole. Mi abbandono alla depressione totale e assoluta dei miei scritti e l'accompagno alla musica dei Dream City Film Club che stanno peggio dei Radiohead (inconcepibile, non è vero?)
L'ho sempre detto che amo la coerenza e quindi non vedo perché dovrei cercare di tirarmi su a tutti i costi. Non vedo perché dovrei ascoltare musica allegra per ravvivarmi lo spirito. Non vedo perché stasera dovrei andare al corso di clownerie se odio il mio gruppo di teatro e se nessuno m'illumina.
Credo proprio che sprofonderò nel meritato riposo che non mi concedo da notti permeate dall'incubo.
Lasciami essere un po' porca, ti prego. Lasciami usare parole prive di grazia e di controllo. Lascia che mi sporchi un po'. Lasciati leccare i polsi ancora una volta. Lasciami essere miserabilmente piegata a te, bacata dal desiderio. Ti lascerò prendermi in ogni modo. Violentami ancora. Plasmami ancora con le tue mani irrecuperabili. Cingimi con lo sguardo. Esprimiti tutto in me. Fioriscimi dentro.
Ho perso la mia purezza. Ho capito che l'avrei persa mentre mi guardavi a quel modo insopportabile.
L'ho persa mentre il treno girava i tacchi da te. Chi ha lasciato chi? Ci siamo lasciati.
Ho perso la mia purezza tra i video di youporn. L'ho persa per sopravvivere. Ti ho sporcato con le pose perverse di altre donne che mi somigliano tutte. Guardo quei video per violentarmi l'anima, per prostituire la mia inutile essenza. M'invento dei sogni che non ho e m'informo su internet per capire come realizzarli. Guarda caso non è possibile nemmeno questo. Inizio ad invecchiare e non ho i requisiti. Dimmi, per quale mondo li ho? La fisica quantistica sostiene che se ti convinci di attirare a te i soldi, loro arriveranno. Ma perché ho l'impressione che se anche li avessi, mancherebbe pur sempre il coraggio di andar via?
Abbiamo perso la voglia di vivere e guardiamo i giorni passare. Lavoriamo (grazie a Dio) eppure ci siamo persi insieme. Non sono più la tua salvezza. Non mi sto ponendo nemmeno il problema di cambiare questo stato di cose miserevole. Mi abbandono alla depressione totale e assoluta dei miei scritti e l'accompagno alla musica dei Dream City Film Club che stanno peggio dei Radiohead (inconcepibile, non è vero?)
L'ho sempre detto che amo la coerenza e quindi non vedo perché dovrei cercare di tirarmi su a tutti i costi. Non vedo perché dovrei ascoltare musica allegra per ravvivarmi lo spirito. Non vedo perché stasera dovrei andare al corso di clownerie se odio il mio gruppo di teatro e se nessuno m'illumina.
Credo proprio che sprofonderò nel meritato riposo che non mi concedo da notti permeate dall'incubo.
Lasciami essere un po' porca, ti prego. Lasciami usare parole prive di grazia e di controllo. Lascia che mi sporchi un po'. Lasciati leccare i polsi ancora una volta. Lasciami essere miserabilmente piegata a te, bacata dal desiderio. Ti lascerò prendermi in ogni modo. Violentami ancora. Plasmami ancora con le tue mani irrecuperabili. Cingimi con lo sguardo. Esprimiti tutto in me. Fioriscimi dentro.
18 gennaio 2015
Autoanalisi
Ciao, mi chiamo Valentina e fra qualche mese faccio 29 anni.
Soffro della sindrome di Peter Pan e ho il terrore d'invecchiare, forse perché mi davano trent'anni sin da quando ne avevo venti. Sono una sorta di Bnejamin Button e vado all'indietro. Forse ci vado perché adoro le cose antiche e il passato in generale e sono il tipico soggetto che in fondo alla sua anima pensa "Si stava meglio quando si stava peggio".
All'apparenza sembro solare e piena di vita e le persone tendono a gradire la mia compagnia ma questo vale finché non mi conoscono più a fondo. Quando succede si spaventano e mi abbandonano. Mi sono sentita dire tante cose belle ma quelle che si sono avverate me le hanno consegnate le persone taciturne e pazienti.
Ho visto un film che s'intitola "Tutta colpa di Freud" e mi sono riconosciuta nel personaggio interpretato da Anna Pennetta. Ci somigliamo come due gocce acqua, solo che lei è omosessuale mentre io.. Beh, io m'innamoro delle anime, senza distinzioni particolari, per cui non mi definisco.
Il personaggio di Anna Pennetta è la classica "persona stupenda" che però, stranamente, nessuno vuole mai davvero. Si mette in discussione, si butta, non perde mai il sorriso e nemmeno l'entusiasmo eppure l'epilogo è sempre lo stesso. Il film termina con lei che tenta il suicidio dopo l'ennesima porta chiusa in faccia. Cerca d'intossicarsi col gas ma viene salvata da una vigilessa del fuoco con la quale avviene un nuovo corto circuito e il film si chiude così. Il classico finale aperto. E così intendiamo che Anna ci riprova ancora, che tenta di ridare un senso alla vita sempre grazie ad un'altra persona. Non sappiamo come andrà finire questa volta. Sappiamo soltanto che lei riproverà.
Quando lei tenta il suicidio, il film tocca una corda dolorosissima. Dalla classica "persona stupenda", quella che ti strappa sempre un sorriso e che ti accoglie in qualsiasi circostanza, non ci si aspetterebbe mai un gesto del genere. "Orsù, lei è troppo forte! Non potrebbe mai!"
Già, non potrebbe mai.
Invece il limite c'è in ognuno di noi e ci sono anche la sfumatura e l'imprevisto.
Non penso che qualcuno si sia accorto veramente dei miei limiti o di tutto quello che penso. Sono circondata da gente presuntuosa che è convinta di conoscermi a fondo e di poter prevedere l'andamento della mia vita e dei miei pensieri. Nessuno mi ha chiesto che cosa voglio.
Sto parlando con te, con te che sei convinto che un giorno ti dimenticherò. Con te che hai deciso che meritassi di più di quello che avevi da offrirmi, scegliendo cosa fosse prioritario per me e cosa no. Se ci rifletti bene, questo sottintende che io non conosca ciò che è bene per me. Sottintende che tu lo sappia meglio della sottoscritta. E no, baby, hai peccato di presunzione perché quella che convive con se stessa da ventinove anni sono io, non tu. Non hai capito proprio un accidenti ed è per questo che sono incazzata nera. Potrei dimenticarti solo se tu mi detestassi ma non ti sei reso conto che ogni tua azione trasuda amore per me? Tu mi dici "Salvati". Io ti dico di salvare te stesso da quell'aguzzino crudele che ti sei scelto come compagno di vita. Fammi il favore, Amore mio... Cancella il senso di colpa: non sei un errore. Smettila di definirti "mostro". Finiscila di fare lo zombie, la vittima sacrificale, il poeta maledetto con le sue frasi fataliste. Ci siamo passati tutti da quella fase ma inizi ad invecchiare perfino tu. I miei due anni di esperienza in più sulla Terra, fammeli usare per dirti queste cose. Ti faranno male ma non quanto quelle che tu scagli addosso a te stesso.
Se ignorerai le mie parole, penserò che alla fine ti piaccia soffrire, che tu possa provare un piacere perverso nell'arrovellamento costante. E' questo che vuoi? Se la risposta è sì, io ti saluto. Per sempre.
Soffro della sindrome di Peter Pan e ho il terrore d'invecchiare, forse perché mi davano trent'anni sin da quando ne avevo venti. Sono una sorta di Bnejamin Button e vado all'indietro. Forse ci vado perché adoro le cose antiche e il passato in generale e sono il tipico soggetto che in fondo alla sua anima pensa "Si stava meglio quando si stava peggio".
All'apparenza sembro solare e piena di vita e le persone tendono a gradire la mia compagnia ma questo vale finché non mi conoscono più a fondo. Quando succede si spaventano e mi abbandonano. Mi sono sentita dire tante cose belle ma quelle che si sono avverate me le hanno consegnate le persone taciturne e pazienti.
Ho visto un film che s'intitola "Tutta colpa di Freud" e mi sono riconosciuta nel personaggio interpretato da Anna Pennetta. Ci somigliamo come due gocce acqua, solo che lei è omosessuale mentre io.. Beh, io m'innamoro delle anime, senza distinzioni particolari, per cui non mi definisco.
Il personaggio di Anna Pennetta è la classica "persona stupenda" che però, stranamente, nessuno vuole mai davvero. Si mette in discussione, si butta, non perde mai il sorriso e nemmeno l'entusiasmo eppure l'epilogo è sempre lo stesso. Il film termina con lei che tenta il suicidio dopo l'ennesima porta chiusa in faccia. Cerca d'intossicarsi col gas ma viene salvata da una vigilessa del fuoco con la quale avviene un nuovo corto circuito e il film si chiude così. Il classico finale aperto. E così intendiamo che Anna ci riprova ancora, che tenta di ridare un senso alla vita sempre grazie ad un'altra persona. Non sappiamo come andrà finire questa volta. Sappiamo soltanto che lei riproverà.
Quando lei tenta il suicidio, il film tocca una corda dolorosissima. Dalla classica "persona stupenda", quella che ti strappa sempre un sorriso e che ti accoglie in qualsiasi circostanza, non ci si aspetterebbe mai un gesto del genere. "Orsù, lei è troppo forte! Non potrebbe mai!"
Già, non potrebbe mai.
Invece il limite c'è in ognuno di noi e ci sono anche la sfumatura e l'imprevisto.
Non penso che qualcuno si sia accorto veramente dei miei limiti o di tutto quello che penso. Sono circondata da gente presuntuosa che è convinta di conoscermi a fondo e di poter prevedere l'andamento della mia vita e dei miei pensieri. Nessuno mi ha chiesto che cosa voglio.
Sto parlando con te, con te che sei convinto che un giorno ti dimenticherò. Con te che hai deciso che meritassi di più di quello che avevi da offrirmi, scegliendo cosa fosse prioritario per me e cosa no. Se ci rifletti bene, questo sottintende che io non conosca ciò che è bene per me. Sottintende che tu lo sappia meglio della sottoscritta. E no, baby, hai peccato di presunzione perché quella che convive con se stessa da ventinove anni sono io, non tu. Non hai capito proprio un accidenti ed è per questo che sono incazzata nera. Potrei dimenticarti solo se tu mi detestassi ma non ti sei reso conto che ogni tua azione trasuda amore per me? Tu mi dici "Salvati". Io ti dico di salvare te stesso da quell'aguzzino crudele che ti sei scelto come compagno di vita. Fammi il favore, Amore mio... Cancella il senso di colpa: non sei un errore. Smettila di definirti "mostro". Finiscila di fare lo zombie, la vittima sacrificale, il poeta maledetto con le sue frasi fataliste. Ci siamo passati tutti da quella fase ma inizi ad invecchiare perfino tu. I miei due anni di esperienza in più sulla Terra, fammeli usare per dirti queste cose. Ti faranno male ma non quanto quelle che tu scagli addosso a te stesso.
Se ignorerai le mie parole, penserò che alla fine ti piaccia soffrire, che tu possa provare un piacere perverso nell'arrovellamento costante. E' questo che vuoi? Se la risposta è sì, io ti saluto. Per sempre.
16 gennaio 2015
The Ex-ploited
Dammi le parole, messe alla rinfusa.
Lasciami premere i tasti a ruota libera, come quando siedo sulla macchina e non so dove finirò.
Mi dico "Va' dove ti porta il cuore" e invece seguo la direzione opposta.
A volte mi rileggo e mi chiedo chi ci fosse in quel momento nella mia testa e cosa mai intendessi dire. E' l'ispirazione, il distacco, l'estasi, la scrittura che come una barca nera mi porta via. Così mi estendo e divento un disegno di Jean Michel Folon e non ho confini, non ho radici. Sono solo un eterno divenire camuffato da realtà.
L'emozione è diventata intollerabile. Ti sento tutto dentro me, in questo dentro che non ha confini e che dà alla testa come lo spazio e i numeri. Un tempo potevo osservarti e placare l'immensità ma ora non posso più consegnare niente a nessuno.
Lo spreco.
Lasciami premere i tasti a ruota libera, come quando siedo sulla macchina e non so dove finirò.
Mi dico "Va' dove ti porta il cuore" e invece seguo la direzione opposta.
A volte mi rileggo e mi chiedo chi ci fosse in quel momento nella mia testa e cosa mai intendessi dire. E' l'ispirazione, il distacco, l'estasi, la scrittura che come una barca nera mi porta via. Così mi estendo e divento un disegno di Jean Michel Folon e non ho confini, non ho radici. Sono solo un eterno divenire camuffato da realtà.
L'emozione è diventata intollerabile. Ti sento tutto dentro me, in questo dentro che non ha confini e che dà alla testa come lo spazio e i numeri. Un tempo potevo osservarti e placare l'immensità ma ora non posso più consegnare niente a nessuno.
Lo spreco.
13 gennaio 2015
Comin' back to me
Accendo la radio e parte "Comin' back to me" dei Jefferson Airplane. Naturalmente io mi avvalgo del diritto di ascoltare radio che nessuno conosce, ricercate meticolosamente (o forse erano loro che cercavano me?)
Questa è l'ennesima coincidenza della mia vita. Non faccio che ripetere "Vieni da me" mentre le persone mi dicono "Torna". E' tutto così divertente. Talmente divertente che ho deciso di fare un corso di Clownerie. Il prof è un artista di strada e penso sia il compagno del mio prof di teatro perché al telefono lo ha chiamato "Amore". Questo mi ha intenerito, vedere che c'è qualcuno che non si vergogna di usare quella parola. Io ogni mattina mi sveglio e non posso pronunciare niente di ciò che sento e penso. Non vado da nessuna parte, non conosco nessuno di nuovo. A lavoro mi sta diventando enormemente difficile essere carina e gentile, sopportare quelli che provano a carpirmi una qualsiasi confessione inutile.. "Allora, sei andata in vacanza?"
Cristo santo, devo lasciare questo lavoro e qualsiasi altro. Potrei stare in pace solo se lavorassi la terra. Un lavoro manuale per il mio corpo troppo pigro che non può più riversarsi da nessuna parte.
Questa è l'ennesima coincidenza della mia vita. Non faccio che ripetere "Vieni da me" mentre le persone mi dicono "Torna". E' tutto così divertente. Talmente divertente che ho deciso di fare un corso di Clownerie. Il prof è un artista di strada e penso sia il compagno del mio prof di teatro perché al telefono lo ha chiamato "Amore". Questo mi ha intenerito, vedere che c'è qualcuno che non si vergogna di usare quella parola. Io ogni mattina mi sveglio e non posso pronunciare niente di ciò che sento e penso. Non vado da nessuna parte, non conosco nessuno di nuovo. A lavoro mi sta diventando enormemente difficile essere carina e gentile, sopportare quelli che provano a carpirmi una qualsiasi confessione inutile.. "Allora, sei andata in vacanza?"
Cristo santo, devo lasciare questo lavoro e qualsiasi altro. Potrei stare in pace solo se lavorassi la terra. Un lavoro manuale per il mio corpo troppo pigro che non può più riversarsi da nessuna parte.
12 gennaio 2015
Gone Girl
Via.
Mi piace il potere, sapere di avere potere. Mi piace resistere e fare le cose che gli altri non fanno. Mi piace l'idea di una vita assurda, lontana dal senso.
"Dimmi che non saremo come tutte le altre coppie". Realizzato. Siamo una "diversamente coppia" come i "diversamente abili". Non c'è problema.
Mi mancano, però, le tue mani che afferrano il bicchiere con una presa salda e il rumore preciso di quando si posa sul tavolo di legno della tua cucina. Mi manca la tua risata piena di AAAAAAA. Mi manca il modo in cui respiravi prima di baciarmi e come stringevi gli occhi. Mi mancano i tuoi adorabili versacci, il modo di dire "sono dannatamente geloso". Mi mancano i tuoi anglicismi che, sulla bocca di qualcun altro, avrei senza dubbio detestato. Mi mancano i tuoi intrugli di verdure che tu srotolavi sulla pentola e dio sa solo che cosa ne sarebbe uscito fuori.
Mi distrugge la consapevolezza che perderemo i nostri dettagli. Mi distrugge sapere che questa è l'unica via possibile per tirare avanti. Non posso scrivere su un taccuino tutti i tuoi dettagli per cercare di tenerti in vita. Sarebbe come attivare un respiratore artificiale. Ed io, invece, sono per la Vita.
E allora? Invecchiando i nostri cervelli dimenticheranno sempre più cose. Diventeremo via via solo l'ombra di ciò che siamo stati. Salveremo i tratti salienti impigliati nella memoria e si ravviveranno osservando qualcun altro. Ci sparpaglieremo in tanti individui diversi che non potremo mettere insieme per ricrearci. L'amore arriverà quando non c'entrerà assolutamente nulla con questi dettagli.
Ma io sono diversa, mi piace resistere e fare le cose che gli altri non fanno. Mi piace l'idea di una vita assurda, lontana dal senso.
Mi piace il potere, sapere di avere potere. Mi piace resistere e fare le cose che gli altri non fanno. Mi piace l'idea di una vita assurda, lontana dal senso.
"Dimmi che non saremo come tutte le altre coppie". Realizzato. Siamo una "diversamente coppia" come i "diversamente abili". Non c'è problema.
Mi mancano, però, le tue mani che afferrano il bicchiere con una presa salda e il rumore preciso di quando si posa sul tavolo di legno della tua cucina. Mi manca la tua risata piena di AAAAAAA. Mi manca il modo in cui respiravi prima di baciarmi e come stringevi gli occhi. Mi mancano i tuoi adorabili versacci, il modo di dire "sono dannatamente geloso". Mi mancano i tuoi anglicismi che, sulla bocca di qualcun altro, avrei senza dubbio detestato. Mi mancano i tuoi intrugli di verdure che tu srotolavi sulla pentola e dio sa solo che cosa ne sarebbe uscito fuori.
Mi distrugge la consapevolezza che perderemo i nostri dettagli. Mi distrugge sapere che questa è l'unica via possibile per tirare avanti. Non posso scrivere su un taccuino tutti i tuoi dettagli per cercare di tenerti in vita. Sarebbe come attivare un respiratore artificiale. Ed io, invece, sono per la Vita.
E allora? Invecchiando i nostri cervelli dimenticheranno sempre più cose. Diventeremo via via solo l'ombra di ciò che siamo stati. Salveremo i tratti salienti impigliati nella memoria e si ravviveranno osservando qualcun altro. Ci sparpaglieremo in tanti individui diversi che non potremo mettere insieme per ricrearci. L'amore arriverà quando non c'entrerà assolutamente nulla con questi dettagli.
Ma io sono diversa, mi piace resistere e fare le cose che gli altri non fanno. Mi piace l'idea di una vita assurda, lontana dal senso.
10 gennaio 2015
Senza titolo
Ciao Chopin,
Menomale che ci sei Tu. Mia espressione infinita, fedele compagno di angosce. E' una mattina dipinta di notte e non mi trovo da nessuna parte ma ora che ti ascolto mi sembra di stare meglio.
Chopin, io non voglio essere amata. L'ho scritto come sottotitolo perché ci credo veramente. Non voglio e basta. A che cosa serve? Amare ed odiare sono delle circostanze che accadono dentro chi le prova ma non servono a chi sta fuori, Non mi riconosci più, vero? Io, paladina dell'amore, io che ho sempre pensato che bastasse sentire per arrivare all'altro. Ma no, non me ne faccio più niente di queste sensazioni, dei castelli che arrocco su di loro. Ognuno ha la sua concezione d'amore. Mi tengo la mia o la tradisco? Non so più niente. Come il tubo di Amélie Nothomb, mi accadono delle cose poiché esisto ma non ne ho coscienza. Azioni: mangiare, dormire, coprirmi, lavorare, mettere l'ammorbidente nella lavatrice, stendere i panni fuori, passare l'aspirapolvere, preparare lo zaino con i libri e gli indumenti. E' da quando è finita (che cosa?) che non preparo più lo zaino per quello scopo: passare la notte fuori. Ancora lo stesso treno ma con una fermata diversa, grazie al cielo. Vedere mia cugina Giuliana e la sua nuova casa. Caricare la fotocamera per immortalare la mia tristezza. Truccarmi e uscire. Proviamoci a ritemprare lo spirito. Ho tempo 45 minuti di treno per non muovere un muscolo della faccia. Ho tempo 45 minuti per non far finta di essere serena, per avere la libertà di essere triste. E tu, Chopin, mi chiedi perché ci sto andando se ho l'umore sotto i piedi... Ci vado perché cambio mille umori in un secondo. Già, non ci posso fare nulla. L'attimo dopo sono di nuovo piena di buoni propositi, piena di vita, piena di reazioni umane e non capisco già più l'altra me, quella di queste parole.
Sì, adesso vado. Ciao.
Menomale che ci sei Tu. Mia espressione infinita, fedele compagno di angosce. E' una mattina dipinta di notte e non mi trovo da nessuna parte ma ora che ti ascolto mi sembra di stare meglio.
Chopin, io non voglio essere amata. L'ho scritto come sottotitolo perché ci credo veramente. Non voglio e basta. A che cosa serve? Amare ed odiare sono delle circostanze che accadono dentro chi le prova ma non servono a chi sta fuori, Non mi riconosci più, vero? Io, paladina dell'amore, io che ho sempre pensato che bastasse sentire per arrivare all'altro. Ma no, non me ne faccio più niente di queste sensazioni, dei castelli che arrocco su di loro. Ognuno ha la sua concezione d'amore. Mi tengo la mia o la tradisco? Non so più niente. Come il tubo di Amélie Nothomb, mi accadono delle cose poiché esisto ma non ne ho coscienza. Azioni: mangiare, dormire, coprirmi, lavorare, mettere l'ammorbidente nella lavatrice, stendere i panni fuori, passare l'aspirapolvere, preparare lo zaino con i libri e gli indumenti. E' da quando è finita (che cosa?) che non preparo più lo zaino per quello scopo: passare la notte fuori. Ancora lo stesso treno ma con una fermata diversa, grazie al cielo. Vedere mia cugina Giuliana e la sua nuova casa. Caricare la fotocamera per immortalare la mia tristezza. Truccarmi e uscire. Proviamoci a ritemprare lo spirito. Ho tempo 45 minuti di treno per non muovere un muscolo della faccia. Ho tempo 45 minuti per non far finta di essere serena, per avere la libertà di essere triste. E tu, Chopin, mi chiedi perché ci sto andando se ho l'umore sotto i piedi... Ci vado perché cambio mille umori in un secondo. Già, non ci posso fare nulla. L'attimo dopo sono di nuovo piena di buoni propositi, piena di vita, piena di reazioni umane e non capisco già più l'altra me, quella di queste parole.
Sì, adesso vado. Ciao.
3 gennaio 2015
Il gatto Thom Yorke
Il gatto Muci era rosso con gli occhi verdi.
Appena lo vidi dimenticai il suo nome, il nome che gli avevano attribuito. Lo chiamai Thom Yorke perché era uguale al cantante dei Radiohead. Languiva e spalancava le fauci con un'aria incredibilmente aggressiva e in quel momento eri fermamente convinta che ti avrebbe uccisa. Ma il gatto Thom Yorke era molto stanco e vecchio e quel suo temibile aspetto era solo un retaggio del passato, una nostalgia dei tempi in cui fu un irresistibile seduttore. Gli occhi mutavano colore e grandezza ad ogni spostamento del capo e non si capiva mai cosa pensasse sinceramente. I suoi pensieri dovevano essere umani e quando venne da me la prima volta, si arrese come un amante disperato in preda all'estasi più profonda. Ed io in lui riconobbi il mio uomo, tanto che il mio dito indice si spinse con sicurezza dentro la sua bocca e gli occhi miei si fecero liquidi, con uno sconcerto profondissimo. Non potevo, sarebbe stato sconveniente fare l'amore col gatto Thom Yorke.. Eppure lo feci. Passai la sera di Capodanno con lui. Fu lui a strusciarsi o fui io? Non ricordo. Mi persi in lui incurante della gente intorno. Le sue smorfie crudeli si tramutavano in tenerezze strazianti e quella sua bocca dai denti acuminati si spalancava non per attaccare l'avversario ma per raccogliere tutto il piacere possibile. Per questo io mi arresi a lui, a quel piacere equivoco, sbagliato e perverso ma non mi sentii in colpa perché lui era il gatto Thom Yorke.
Appena lo vidi dimenticai il suo nome, il nome che gli avevano attribuito. Lo chiamai Thom Yorke perché era uguale al cantante dei Radiohead. Languiva e spalancava le fauci con un'aria incredibilmente aggressiva e in quel momento eri fermamente convinta che ti avrebbe uccisa. Ma il gatto Thom Yorke era molto stanco e vecchio e quel suo temibile aspetto era solo un retaggio del passato, una nostalgia dei tempi in cui fu un irresistibile seduttore. Gli occhi mutavano colore e grandezza ad ogni spostamento del capo e non si capiva mai cosa pensasse sinceramente. I suoi pensieri dovevano essere umani e quando venne da me la prima volta, si arrese come un amante disperato in preda all'estasi più profonda. Ed io in lui riconobbi il mio uomo, tanto che il mio dito indice si spinse con sicurezza dentro la sua bocca e gli occhi miei si fecero liquidi, con uno sconcerto profondissimo. Non potevo, sarebbe stato sconveniente fare l'amore col gatto Thom Yorke.. Eppure lo feci. Passai la sera di Capodanno con lui. Fu lui a strusciarsi o fui io? Non ricordo. Mi persi in lui incurante della gente intorno. Le sue smorfie crudeli si tramutavano in tenerezze strazianti e quella sua bocca dai denti acuminati si spalancava non per attaccare l'avversario ma per raccogliere tutto il piacere possibile. Per questo io mi arresi a lui, a quel piacere equivoco, sbagliato e perverso ma non mi sentii in colpa perché lui era il gatto Thom Yorke.
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