Io e Lara siamo convinte che poggiandoci l’una sopra l’altra otterremmo un perfetto parallelepipedo.
Questa rivelazione ci è apparsa semplice ed evidente in uno dei nostri tanti viaggi in giro per Milano.
Ne abbiamo riso a lungo … Ci piaceva ironizzare ed autoironizzare, ridendo di quel che non amavamo del nostro corpo.
Ma trovavamo una forma perfetta l’una sopra l’altra. Lei, Venere callipigia, dai seni piccoli ed eleganti, perfettamente contenuti in una coppa di Champagne. Accoglieva serena milioni di amanti assetati di lei.
Io, timida ed impacciata, lasciavo che Lara disegnasse le mie forme con mani d’artista che solo a lei potevano appartenere. Forti e grosse … Mani di donna volgare, soggiogata dal piacere ed incapace di dire basta. I suoi enormi polpastrelli, il polo di Venere ricchissimo di linee incrociate a testimonianza d’una sensualità mai repressa.
Lei, dipingeva i suoi amanti con maestria innata. Lasciava che posassero nudi senza troppo scandalo.
Sapeva entrare nelle anime delle persone senza fatica. La lasciavi fare … Ti lasciavi plasmare da quelle sue mani. Ma le atmosfere porche che intarsiava ti riempivano di tristezza non appena ti accorgevi che il suo cuore era altrove.
E più soffriva, più la sua spinta sfrenata all’erotismo trovava spazio.
Qualsiasi uomo, alla vista di Lara, provava il bisogno di possederla. Lei così piccolina, i lineamenti fini come quelli d’Amélie e il suo fantastico mondo … Perfino i nostri volti, sovrapponendosi, non avrebbero lasciato spazi vuoti. Ma gli occhi, quelli no … Gli occhi parlavano la stessa lingua.
Fra le tante esperienze opposte, io e lei c’incontravamo laggiù dove la complicità del dolore s’annida in uno sguardo perverso e dolce insieme.
Dei nostri viaggi ci resta sempre quella risata goliardica dai tratti spagnoleggianti.
I nostri dialoghi in lingua straniera per fingere di essere cittadine del cosmo, il teatrino sarcastico di chi perde la faccia regolarmente perché “tanto non c’è nulla da perdere”.
La nostra reputazione se n’è andata via tanto tempo fa, fra un silenzio e l’altro.
I nostri incontri non sapevano mai di amarezza, però ... Non c’era tempo di piangersi addosso, di constatare la perdita. Sapevamo tutto e le domande ci seccavano.
A casa sua cucinavamo quel che capitava con passione e fantasia. Artiste su campi diversi, ma sempre artiste …
Qualche carota, un soffritto di cipolla, i peperoni saltati e conditi di Modena … Tutto era perfetto con Lara. Improvvisamente la paura di vivere scompariva. I miei genitori non esistevano più. Le imposizioni, non esistevano più.
Libera di essere perversa, dicevo addio a tutto quel passato di compostezza e perfezione scenica.
Lei poggiava la testa sulla mia spalla ed il mio capo ricadeva sul suo. Lo faceva improvvisamente, durante le lezioni d’inglese, in metropolitana … Ovunque.
Trovava protezione fra gli incavi del mio corpo ed un brivido mi scendeva lungo la schiena, non appena quei capelli morbidi sfioravano il mio collo freddo e alto.
Mi trattava come mi trattano gli uomini.
A volte formulava pensieri strani mai esplicitati. Mi ammoniva non appena cadessi in paranoia …
“Basta con tutte queste seghe mentali!” e si arrabbiava ferocemente.
Non ero mai veramente serena. Improvvisamente tornavo ad essere la bambina insicura di un tempo, quando piagnucolavo non appena Vittoria mi portava via Eleonora.
La spontaneità di pensiero si paga caro … dicevo tra me e me.
Ma poi lei tornava, a sgridarmi per quei silenzi che tanto amava … A sgridarmi per essere tanto fragile e poi a piangere della sua resa.
E affermava, dopo che la lasciavo sfogare, “sai, tu sei terribilmente buona e saggia”.
Ed io ridevo di quella novità, di quella verità tanto attesa.
Mi guardava come un uomo, poi. Consapevole del proprio fascino … Quello che deriva dalle contraddizioni e dai gusti musicali identici.
Le lasciavo il mio ipod in custodia, sicura di non potermi fidare.
Scorreva una traccia adorata da entrambe, “Playground love”.
“Non sai quante scopate mi sono fatta su questo brano …” affermava sorridente ed eternamente vogliosa, ricadendo poi sul suo dramma in replay.