Credo di essere giunta al limite della mia sopportazione.
Me ne voglio andare. Tristemente devo ammettere che non sopporto più mio padre.
Non abbiamo mai avuto un rapporto idilliaco ma certamente mi sono sempre ritenuta fortunata constatando che ci sono tante mie coetanee ben più svantaggiate...
Purtroppo, però, qualcosa è cambiato.
Se prima era tutto un equilibrio instabile fra una frase ironica e uno sguardo dolce, ora sembra essere rimasto solo il macigno dell'incomprensione voluta, dell'attacco scontato, dell'esasperazione delle inezie.
E' tutto gigantesco e incontrollabile.
Vivo reclusa nei miei pensieri e non apro bocca per aggirare lo scontro. Un tempo rispondevo e non avevo paura di niente. Semplicemente, non avevo paura di lui.
Ultimamente mi sembra di aver raggiunto uno strano stato di beatificazione interiore e mi tengo strenuamente attaccata alla via del Bene o, almeno, quello che per me è il bene.
Niente più sarcasmo, niente voce alta. Solo remissività di fronte all'autorità genitoriale.
Si sta spegnendo l'anelito alla ribellione adolescenziale e sta lentamente lasciando spazio alla rassegnazione adulta di chi sa che non può più cambiare niente e deve accontentarsi della forma di un sentimento che prima era tenuto in vita da entrambi e ora, forse, da nessuno.
Sono parole che mi straziano dentro perché sento che una parte di me sta morendo, quella cioè che cercava ancora mio padre come primo innamorato, nonostante lo scorrere degli anni e delle esperienze...
Ora non m'importa più niente. Troppe volte sono stata fraintesa o mi è stato attribuito un ruolo diverso da quello di figlia...
Madre lo sarò un giorno, non ora con un figlio che ha trent'anni in più di me. La matematica non è un'opinione.
Me ne vado via.
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11 giugno 2011
20 aprile 2011
La maschera di cera
La maschera di cera si è sciolta.
Ha lasciato dietro a sé nient'altro che un buco nero.
Quel buco nero sono io. Senza cuore nel petto perché ce l'ho in mano.
Sento il muscolo pulsare ma se non lo proteggo dalle intemperie, morirà tra le mie mani.
Non è quello il suo luogo.
E' già morto o forse non c'è mai stato.
E allora cosa sono queste emozioni laceranti che mi straziano in un pianto silenzioso e sommesso?
Cos'è questa voragine che non lascia niente dietro a sé a parte l'odio?
Io non so chi sono. Ho tanta confusione. Ma se ho tanto dolore dentro è perché ho troppo amato.
Il dolore esce fuori quando l'amore muore.
Ha lasciato dietro a sé nient'altro che un buco nero.
Quel buco nero sono io. Senza cuore nel petto perché ce l'ho in mano.
Sento il muscolo pulsare ma se non lo proteggo dalle intemperie, morirà tra le mie mani.
Non è quello il suo luogo.
E' già morto o forse non c'è mai stato.
E allora cosa sono queste emozioni laceranti che mi straziano in un pianto silenzioso e sommesso?
Cos'è questa voragine che non lascia niente dietro a sé a parte l'odio?
Io non so chi sono. Ho tanta confusione. Ma se ho tanto dolore dentro è perché ho troppo amato.
Il dolore esce fuori quando l'amore muore.
10 gennaio 2011
Canto di nevrosi
So che non serve a nulla scrivere queste cose ma qualcosa dovrò pur fare...
Ho il solito bisogno di correre nuda, al freddo, per le strade del mio paese, urlando come una pazza. Non posso perché poi, nel momento in cui dovessi riacquistare la mia sanità mentale, potrei morire di vergogna ed ammazzarmi per non sopportare le critiche della gente.
Quello che voglio dire è che sono arrabbiata con te e che odio svegliarmi al mattino col tuo siluro nella testa. Sono stanca di volerti bene perché se non te ne volessi avrei senz'altro pace.
Sono arrabbiata, sopra ogni cosa, con la mia mente e col mio cuore, o forse col semplice fatto di essere umana in un mondo fatto di umanoidi (e scusate la presunzione ma devo coccolarmi un po'!)
In ultima analisi, vaffanculo!
Oggi ho detto un'infinità di parolacce. Mi fanno male come venti sigarette al giorno. M'imbruttiscono ma che ci volete fare? Ognuno ha i propri vizi.
M'illudo che proferendole potrò curare il mio dolore della perdita.
M'illudo, appunto...
Buona serata a Voi, anime quiete che forse (malcapitate) mi leggete...
Ho il solito bisogno di correre nuda, al freddo, per le strade del mio paese, urlando come una pazza. Non posso perché poi, nel momento in cui dovessi riacquistare la mia sanità mentale, potrei morire di vergogna ed ammazzarmi per non sopportare le critiche della gente.
Quello che voglio dire è che sono arrabbiata con te e che odio svegliarmi al mattino col tuo siluro nella testa. Sono stanca di volerti bene perché se non te ne volessi avrei senz'altro pace.
Sono arrabbiata, sopra ogni cosa, con la mia mente e col mio cuore, o forse col semplice fatto di essere umana in un mondo fatto di umanoidi (e scusate la presunzione ma devo coccolarmi un po'!)
In ultima analisi, vaffanculo!
Oggi ho detto un'infinità di parolacce. Mi fanno male come venti sigarette al giorno. M'imbruttiscono ma che ci volete fare? Ognuno ha i propri vizi.
M'illudo che proferendole potrò curare il mio dolore della perdita.
M'illudo, appunto...
Buona serata a Voi, anime quiete che forse (malcapitate) mi leggete...
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