Scegliere. Scegliere un momento, una persona, una via, un vestito, un profumo. Lo spettro infinito delle possibilità giace lì con tutta la sua gamma di tinte, dalle più vivaci alle più fosche e non concede tregua all'ombra di un mélo, né odora come l'abbraccio rassicurante di una madre. Presenzia incalzante, pestando i piedi sul pavimento sdrucciolevole dell'esistenza e forza ogni energia a dargli ascolto, giocando le sue carte migliori, sfoderando i sorrisi più persuasivi, appiccicaticci come quelli dei politici.
Forse che forse il tono del discorso è un po' troppo duro per parlare semplicemente della facoltà di scegliere? Non la starò buttando giù in maniera troppo pesante e melodrammatica? Beh ma io sono una mistura di tutto questo e ho capito che non ci posso fare nulla, specie se scrivo in preda alla paranoia e al senso di colpa mentre una mazurka di Chopin straparla di sottofondo.
Quando verso in questo stato, mi aspetto sempre che il mondo accorra in mio soccorso, precipitosamente, con fare caritatevole. L'essere ignorata non fa che aumentare il pathos con cui indirizzo il mio urlo al cielo, al cosmo e a tutto il creato. Così finisco per farne una questione di stato e a sentirmi come quei mendicanti che io per prima trascuro e ignoro ogni santo giorno, per strada. Con quale presunzione mi aspetto che il mondo sia lì per me? E, in fondo, chi altro (esclusa la sottoscritta) saprebbe salvarmi da questo stato di cose? Nessuno. Ma non è un'ammissione triste, tutt'altro. Significa essere consapevole di un qualcosa che ha sempre vissuto nei recessi più intimi della mia mente e a cui non ho mai saputo dare consistenza perché, semplicemente, alcune cose sono fatte per restare sospese nel loro dogmatismo vuoto per anni, finché l'esperienza non dà loro una forma qualsiasi.
Oggi, a due passi dai ventisette, ho vestito quella persona nuda che viveva indisturbata nella mia testa da più o meno sempre. Le ho messo gli abiti migliori e le ho fatto calzare delle comode scarpe da passeggio, affinché non si fermi più per curarsi le vesciche.
Per farla breve: oggi ho spento tutto e non ho atteso che il mondo si accorgesse di me. Ho assaporato il piacere di essere mia unica confidente. Ho scelto di non scegliere l'altrui compagnia perché questa si accompagna, inevitabilmente, alla responsabilità. Mi sono offerta il privilegio di non dare spiegazioni a nessuno, di prendermi qualcosa che mi sono sempre tolta: il Tempo al di qua di quella superficie sdrucciolevole di cui parlavo prima.