29 luglio 2011

Threnos

Potranno mai due scarabocchi sparsi 
Colmare il vuoto opaco del tormento 
Ch’obliarono due anime a sfiorarsi,
Rapite in un fatidico momento,
Trovandosi l’eterno fra le dita,
Come polvere nel contrario vento?
Che d’improvviso, come avesse vita,
S’impenna, attorce, e tra la luce brilla
In un baleno e poi cade smarrita:
Così l’inafferrabile scintilla
Mostrocci il loco senza tempo e spazio
Lasciando dietro a sé questa postilla.
E se il funesto artiere ora ringrazio
È solo per quegli attimi di gioco 
Di che’l riverber m’è capestro e dazio

Con vaga speme giorni’ e notte invoco
I vellutati abbracci dell’oblio
Ch’ogni altro guiderdon sarebbe poco.
I flutti grevi del mondan desìo
Varcat’ho su sillogismi di fiele,
Ho maledetto quello stesso dio,
E la sera, sotto il manto di miele
Promesso dalle mie lenzuola spesse,
L’artiglio fero pare men crudele.
Chè perder ciò che perder si potesse
È un fuoco di dolor ch’avvampa e fiede
Un pungolo che di colpir non cesse,
Ma perder quel che’l tempo non concede
Né spazio o vita od universo intiero,
È’n torbo morbo che silente accede
Al sistema circolatorio, fero,
Silente, invisibile e sommerso
Ma di promesse algide foriero.

E tanto è più screziato e più diverso
Più ricco di tesori e cioccolato
E alieno dalla realtà e avverso,
Quell’immondo che con il suo incarnato
La pallida mortifica e seduce,
Finchè l’intero spirito è plasmato.
D’ogni pensier la torbida luce
Com’agave si nutre, dalla madre
O meconio che sorridendo cuce 
Tra i panneggi sue figure leggiadre,
Laddove ogni prodotto della mente 
Ha il fascino di un sorridente padre.

Così m’è mille volte più cocente 
D’aver perduto quel che mai saprò 
Di te, dei tuoi pensieri fra la gente,
Di come saresti o saremmo, ciò
Che mai saremo, sarò e sarai
Di quel che mai venuto se ne andò.
Inconosciuta ombra te ne vai
Celando tra le fiamme dei capelli
Epiloghi e proemi che io mai
Saprò s’è più il piacer che m’arrovelli
Che la di me tua idea si discolori 
O che con questi versi si suggelli.

Nel bilico di dentro vivo e fuori 
claudio d’un coturno troppo stretto
O scalzo parodiando odi ed amori.
Ho maschere di tragos nel cassetto
E giambi rifulgenti sul mio dito:
Dall’un all’altro mi sono traghetto,
In decubito dispero inesistito
E striscio in tolda con piglio distratto
Da ciò ch’i tuoi capelli hanno schermito:

Miriadi mondi ch’essi m’han sottratto.
Cullandomi nel suo moto inerziale
Dalla potenza smaglio i sensi all’atto.
Sangue, sudore, umori e sale 
Di lacrima ch’avrei voluto bere
Di te, mai sazio fino a stare male,
Vagheggerò nelle mie monche sere
Di dolci malriusciti e zuppe sciape
Esca a devozione al mio origliere.

Ma in questo giorno di regali e dape
(non c’è bisogno ch’io qui ti ridica
Che’l cupo pentolon che tutto cape
È’l solo luogo degno, dolce amica,
Di feste, ricorrenze e anniversari)
T’immagino sfrontata ma pudica
Tra risa, abbracci e complimenti vari
Poi abbassare gli occhi non veduta 
Mutando i tuoi pensieri in avversari,
Sentendo fra i tripudi la caduta
Che ti risucchia greve ed agognata
Colà ov’ogni parola n’esce muta.

Laggiù vorrei abbracciarti mia adorata.
Laggiù con puerile vanagloria 
Sussurro questa tremodia slogata
Sperando d’impetrar nella memoria 
Il sogno che toccammo ad una mano:
Chè vana è ogni altra cosa ed illusoria.
S’insinua a te vicino ma lontano
Un peregrino augurio ai tuoi vent’anni
Ai sogni di dottorato e soprano
Che scorra la tua vita senza affanni,
Che’l canto d’adorabile bambina
T’accompagni tra verità ed inganni,
Folletto del mio cuore Valentina.



A.F.

24 luglio 2011

Amy is a losing game



E così, inconsapevolmente, ti ritrovi ad amare una persona solo perché ti ricorda te stessa, magari per una foto in cui tutti dicono che vi somigliate.
Poi però la gemella "cattiva" muore e rimani da sola a rimpiangerla e a chiederti per quale motivo si sia ammazzata...

Già, perché Amy?

Addio Donna "Troppo" (anche tu...)


Valentina e basta

22 luglio 2011

E piangi e ridi un po' come il mangia e bevi!

Di solito io piango tantissimo per ogni minima bazzecola quando sta per venirmi il ciclo.
Non sono abituata a sentirmi così vulnerabile al di fuori di questo periodo.
Invece è da tre giorni che piango sia di felicità che di dolore e non so trovare una spiegazione logica.
Piango per una canzone, per un film, per un incubo e per un abbraccio...
E sono così deficiente che sono convinta che questi siano i miei ultimi giorni sulla terra.
Ma perché?
Sto diventando troppo paranoica, decisamente...
Ad esempio, questo dolore lancinante alla gamba (che probabilmente è solo uno strappo muscolare), nella mia testa malata si è trasformato in un tumore o in un'ernia inguinale.
Essendo così superficiale il mio interesse verso ogni sorta di malessere, ho sempre pensato che un giorno sarei morta improvvisamente, senza apparente motivo...
Ma ditemi, capita anche a voi di essere così stupidi ed egoisti? Vi capita d'immaginare il vostro  funerale e di pensare alle persone che potrebbero assistervi? A me viene sempre in mente il video di November Rain...
Bah!
Comunque, volete sapere stavolta che spiegazione sto dando alle mie lacrime?

Sto pensando ad un'ipotetica gravidanza! Buhahahahah XD

Meglio riderci su...


21 luglio 2011

Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo - G. Leopardi


Folletto. Oh sei tu qua, figliuolo di Sabazio? Dove si va? 
Gnomo. Mio padre m'ha spedito a raccapezzare che diamine si vadano macchinando questi furfanti degli uomini; perché ne sta con gran sospetto, a causa che da un pezzo in qua non ci danno briga, e in tutto il suo regno non se ne vede uno. Dubita che non gli apparecchino qualche gran cosa contro, se però non fosse tornato in uso il vendere e comperare a pecore, non a oro e argento; o se i popoli civili non si contentassero di polizzine per moneta, come hanno fatto più volte, o di paternostri di vetro, come fanno i barbari; o se pure non fossero state ravvalorate le leggi di Licurgo, che gli pare il meno credibile.
Folletto. Voi gli aspettate invan: son tutti morti, diceva la chiusa di una tragedia dove morivano tutti i personaggi.
Gnomo. Che vuoi tu inferire?
 
Folletto. Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta.
Gnomo. Oh cotesto è caso da gazzette. Ma pure fin qui non s'è veduto che ne ragionino.
 
Folletto. Sciocco, non pensi che, morti gli uomini, non si stampano più gazzette?
Gnomo. Tu dici il vero. Or come faremo a sapere le nuove del mondo?
 
Folletto. Che nuove? che il sole si è levato o coricato, che fa caldo o freddo, che qua o là è piovuto o nevicato o ha tirato vento? Perché, mancati gli uomini, la fortuna si ha cavato via la benda, e messosi gli occhiali e appiccato la ruota a un arpione, se ne sta colle braccia in croce a sedere, guardando le cose del mondo senza più mettervi le mani; non si trova più regni né imperi che vadano gonfiando e scoppiando come le bolle, perché sono tutti sfumati; non si fanno guerre, e tutti gli anni si assomigliano l'uno all'altro come uovo a uovo.
 
Gnomo. Né anche si potrà sapere a quanti siamo del mese, perché non si stamperanno più lunari.
 
Folletto. Non sarà gran male, che la luna per questo non fallirà la strada.
 
Gnomo. E i giorni della settimana non avranno più nome.
 
Folletto. Che, hai paura che se tu non li chiami per nome, che non vengano? o forse ti pensi, poiché sono passati, di farli tornare indietro se tu li chiami?
 
Gnomo. E non si potrà tenere il conto degli anni.
Folletto. Così ci spacceremo per giovani anche dopo il tempo; e non misurando l'età passata, ce ne daremo meno affanno, e quando saremo vecchissimi non istaremo aspettando la morte di giorno in giorno.
Gnomo. Ma come sono andati a mancare quei monelli?
 
Folletto. Parte guerreggiando tra loro, parte navigando, parte mangiandosi l'un l'altro, parte ammazzandosi non pochi di propria mano, parte infracidando nell'ozio, parte stillandosi il cervello sui libri, parte gozzovigliando, e disordinando in mille cose; in fine studiando tutte le vie di far contro la propria natura e di capitar male.
Gnomo. A ogni modo, io non mi so dare ad intendere che tutta una specie di animali si possa perdere di pianta, come tu dici.
Folletto. Tu che sei maestro in geologia, dovresti sapere che il caso non è nuovo, e che varie qualità di bestie si trovarono anticamente che oggi non si trovano, salvo pochi ossami impietriti. E certo che quelle povere creature non adoperarono niuno di tanti artifizi che, come io ti diceva, hanno usato gli uomini per andare in perdizione.
 
Gnomo. Sia come tu dici. Ben avrei caro che uno o due di quella ciurmaglia risuscitassero, e sapere quello che penserebbero vedendo che le altre cose, benché sia dileguato il genere umano, ancora durano e procedono come prima, dove essi credevano che tutto il mondo fosse fatto e mantenuto per loro soli.
Folletto. E non volevano intendere che egli è fatto e mantenuto per li folletti.
 
Gnomo. Tu folleggi veramente, se parli sul sodo.
 
Folletto. Perché? io parlo bene sul sodo.
 
Gnomo. Eh, buffoncello, va via. Chi non sa che il mondo e fatto per gli gnomi?
 
Folletto. Per gli gnomi, che stanno sempre sotterra? Oh questa e la più bella che si possa udire. Che fanno agli gnomi il sole, la luna, l'aria, il mare, le campagne?
 
Gnomo. Che fanno ai folletti le cave d'oro e d'argento, e tutto il corpo della terra fuor che la prima pelle?
 
Folletto. Ben bene, o che facciano o che non facciano, lasciamo stare questa contesa, che io tengo per fermo che anche le lucertole e i moscherini si credano che tutto il mondo sia fatto a posta per uso della loro specie. E però ciascuno si rimanga col suo parere, che niuno glielo caverebbe di capo: e per parte mia ti dico solamente questo, che se non fossi nato folletto, io mi dispererei.
 
Gnomo. Lo stesso accadrebbe a me se non fossi nato gnomo. Ora io saprei volentieri quel che direbbero gli uomini della loro presunzione, per la quale, tra l'altre cose che facevano a questo e a quello, s'inabissavano le mille braccia sotterra e ci rapivano per forza la roba nostra, dicendo che ella si apparteneva al genere umano, e che la natura gliel'aveva nascosta e sepolta laggiù per modo di burla, volendo provare se la troverebbero e la potrebbero cavar fuori.
 
Folletto. Che maraviglia? quando non solamente si persuadevano che le cose del mondo non avessero altro uffizio che di stare al servigio loro, ma facevano conto che tutte insieme, allato al genere umano, fossero una bagattella. E però le loro proprie vicende le chiamavano rivoluzioni del mondo, e le storie delle loro genti, storie del mondo: benché si potevano numerare, anche dentro ai termini della terra, forse tante altre specie, non dico di creature, ma solamente di animali, quanti capi d'uomini vivi: i quali animali, che erano fatti espressamente per coloro uso, non si accorgevano però mai che il mondo si rivoltasse.
Gnomo. Anche le zanzare e le pulci erano fatte per benefizio degli uomini?
Folletto. Sì erano; cioè per esercitarli nella pazienza, come essi dicevano.
 
Gnomo. In verità che mancava loro occasione di esercitar la pazienza, se non erano le pulci.
Folletto. Ma i porci, secondo Crisippo, erano pezzi di carne apparecchiati dalla natura a posta per le cucine e le dispense degli uomini, e, acciocché non imputridissero, conditi colle anime in vece di sale.
 
Gnomo. Io credo in contrario che se Crisippo avesse avuto nel cervello un poco di sale in vece dell'anima, non avrebbe immaginato uno sproposito simile.
 
Folletto. E anche quest'altra è piacevole; che infinite specie di animali non sono state mai viste né conosciute dagli uomini loro padroni; o perché elle vivono in luoghi dove coloro non misero mai piede, o per essere tanto minute che essi in qualsivoglia modo non le arrivavano a scoprire. E di moltissime altre specie non se ne accorsero prima degli ultimi tempi. Il simile si può dire circa al genere delle piante, e a mille altri. Parimente di tratto in tratto, per via de' loro cannocchiali, si avvedevano di qualche stella o pianeta, che insino allora, per migliaia e migliaia d'anni, non avevano mai saputo che fosse al mondo; e subito lo scrivevano tra le loro masserizie: perché s'immaginavano che le stelle e i pianeti fossero, come dire, moccoli da lanterna piantati lassù nell'alto a uso di far lume alle signorie loro, che la notte avevano gran faccende.
 
Gnomo. Sicché in tempo di state, quando vedevano cadere di quelle fiammoline che certe notti vengono giù per l'aria, avranno detto che qualche spirito andava smoccolando le stelle per servizio degli uomini.
 
Folletto. Ma ora che ei sono tutti spariti, la terra non sente che le manchi nulla, e i fiumi non sono stanchi di correre, e il mare, ancorché non abbia più da servire alla navigazione e al traffico, non si vede che si rasciughi.
 
Gnomo. E le stelle e i pianeti non mancano di nascere e di tramontare, e non hanno preso le gramaglie.
 
Folletto. E il sole non s'ha intonacato il viso di ruggine; come fece, secondo Virgilio, per la morte di Cesare: della quale io credo ch'ei si pigliasse tanto affanno quanto ne pigliò la statua di Pompeo.
 

18 luglio 2011

!

E sai qual è la cosa più penosa di tutto ciò?
Che è proprio quando parlo bene di te che tu mi fai sprofondare nello schifo!
E mi fai pentire di tutto. E mi fai credere le peggio cose.

Poi però mi torna in mente il tuo sesso intinto nel mio e piango.
Piango perché ti amo, maledetto bambino stronzo.



Il danno

Sono tanto stanca di sopportare l'intolleranza di quelli che non mi accettano per come sono.
Ci sono troppi rapporti di circostanza, troppi disagi da gestire, troppe maschere da appoggiare al volto per convenienza.
Così stasera voglio scomparire e fare una pulizia etnica di chi pesantemente indugia sulla mia porta e non sa nemmeno perché.
Voglio tagliare questi dannati rami secchi. Perché a volte il disagio di essere visti da qualcuno in maniera del tutto distorta fa troppo male. Non sempre si può essere forti. Non sempre si può dire "Io sono superiore alle critiche e ai giudizi". 

A volte, bisogna semplicemente sgusciare via e farsi baciare da Lei...



I baci


E ho sempre pensato che i baci facessero guarire tutto e che abbellissero l'estetica di una persona.
Una cosa buffa ho riscontrato negli anni: che i baci di chi non amavo mi procuravano i brufoli e credevo che fosse un problema di saliva. Invece i baci della persona amata, per quanto spinti e succosi, sapevano donare il giusto colore e il giusto turgore alle labbra... La pelle improvvisamente riluceva e gli occhi s'inumidivano senza l'ausilio della Belladonna.

Certo che il sistema nervoso è davvero in comunicazione diretta col corpo...






AnacronisticaMENTE



Voi non potete capire quanto tempo passi a ridere...

Io rido di felicità perché non appartengo a questa epoca.

Mi nutro di persone perché devo trovarmi e ascolto le piante e gli animali e i bambini.

Io rido e piango insieme perché scoppio d'energia!


Vieni, entra, coglimi


Vieni, entra e coglimi, saggiami provami…
comprimimi discioglimi tormentami…
infiammami programmami rinnovami.
Accelera… rallenta… disorientami.

Cuocimi bollimi addentami… covami.
Poi fondimi e confondimi… spaventami…
nuocimi, perdimi e trovami, giovami.
Scovami… ardimi bruciami arroventami.

Stringimi e allentami, calami e aumentami.
Domami, sgominami poi sgomentami…
dissociami divorami… comprovami.

Legami annegami e infine annientami.
Addormentami e ancora entra… riprovami.
Incoronami. Eternami. Inargentami.





                                                   P. Valduga

15 luglio 2011

V & V



O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d'ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,
tornate a riveder li vostri liti:
5non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.
L'acqua ch'io prendo già mai non si corse;
Minerva spira, e conducemi Appollo,
e nove Muse mi dimostran l'Orse

13 luglio 2011

Moglie e buoi dei paesi tuoi

Decisamente non ho mai avuto un buon rapporto col mio paese, né con le persone che lo abitano.
Sono sconosciuta ai più e faccio di tutto per restarlo.
Adoro l'idea di diventare famosa, un giorno, e di smerdarli tutti quanti.
Loro che da bambina mi sfottevano sempre perché ero brutta e stupida.
Loro che mi hanno relegato nella prigione dorata dei miei pensieri.

Un tempo era la bici a portarmi lontano dai loro sguardi, ora ci pensa la macchina.
E nella vanità mi crogiolo e m'illudo che la musica ad altissimo volume possa ridestarli dal loro torpore.
E ora rido perché mi sento bella e ormai irraggiungibile.
Ché nessuno di quei truzzetti potrebbe convincermi che valga la pena conoscerne anche uno soltanto.
Io migro altrove. Migro dove regna la Bellezza o la Differenza.
Resto aperta ad ogni loro, eventuale, prostrazione.
Chissà se un giorno questo paese mi chiederà scusa per tutte le martellate mentali che mi ha inflitto.
E chissà se io gli darò un'altra chance...


11 luglio 2011

Perché c'è Lui

E poi ti accorgi che i tuoi pensieri sono smodatamente romantici...
Affoghi in quello stato d'animo che ti anestetizza dalle emozioni negative e dal male.
Pensi di essere un super dio, una creatura superiore.
Improvvisamente la Borsa che cade e la crisi economica imperante perdono di significato.
E arrivi a pensare che il Mondo potrebbe anche finire oggi ma non sarebbe poi tanto grave...

"Perché c'è Lui nelle tue ossa"


5 luglio 2011

Non parlare

Quella sera non avrei mai voluto tornare a casa.
E' buffo quanto sia facile andarsene, chiudersi una porta alle spalle e poi fare tanta fatica per riaprirla.
Io quella sera non me n'ero solo andata... Ero letteralmente scappata via.
L'alibi che mi sono data per farlo è stato la piscina. Non potevo certo mancare ad un'altra lezione e sprecare così i miei soldi! No...
Non so quant'ho sofferto dopo aver trovato il coraggio di scrollarmi di dosso quella famiglia in fiamme.
Di solito restavo a subire, guardandoli smarrita da un angolo buio del corridoio. Restavo lì, in meditazione, a ripetere faticosamente a me stessa che non sarei mai diventata così e che sarei stata superiore a tutti loro.
Ma l'altra sera no... L'altra sera ho capito che restare a subire non rafforza una persona come sembra. La rende, semplicemente, identica a loro. Una persona coinvolta in un simile spettacolo non può far altro che assorbire, fino a che si ritrova debole e pigra, incapace di muoversi o di essere vagamente diversa. Prima o poi non esiterà a ripetere lo stesso spettacolino molesto.
Ecco perché ho sofferto tanto, dopo aver girato i tacchi... Perché nessuno rompe facilmente uno schema (per quanto perverso) a distanza di anni. L'abitudine è una brutta storia, amici miei...
Così quel tuffo in piscina è stato molto più di una semplice lezione in acqua. E' stato un disperato gesto d'amore verso me stessa (per una volta). E' stato il silenzioso riscatto di un cuore che fa fatica a parlare chiaro di un simile dolore... E allora lo racconta su una pagina di blog, letto da nessuno, che anche se venisse letto non farebbe alcuna differenza.

Forse quel cuore racconta una storia a se stesso e, ancora, spera...


1 luglio 2011

Stupore




Ognuno di noi può immaginare una persona nuda.
Può guardarla attentamente, nei suoi begli abiti, ed esplorare col solo ausilio della mente
quel che si cela sotto.
Ognuno di noi ha visto almeno una volta un corpo nudo.
Può averne colto l'aspetto osceno come quello innocente, la bellezza e la storpiatura a seconda.
Ma osservare una persona che cammina per strada e privarla del suo involucro, la rende vulnerabile e prevedibile, fino a che non la si desidera più.
Qual è il valore di un corpo nudo in una società che si sveste?
Si prova ancora un qualche gusto nell'atto di spogliare una persona o serve solo ad arrivare alla "mèta"?

Sono tanto delusa perché mi accorgo di essere rimasta sola col mio stupore.



Sleeping

Sleeping