Sono una che ha bisogno di parlare, di circoscrivere gli eventi, di sviscerarli e di dar loro un significato.
Questa perenne necessità di chiarezza, però, mi è del tutto impossibile. Cerco di farmi aiutare dalla scrittura e dagli amici ma ho il solito blocco emotivo. Lascio sempre che gli altri e la Musica parlino per me e poi mi arrabbio se certi diritti vengono lesi o non calcolati.
Ma dico io... Come fa la gente ad evitare di calpestarli se io non li esplicito?
Beh, basterebbe trovare un buon canale comunicativo. Non faccio in tempo a pensarlo che mi metto subito a snobbare l'immagine di me stessa mentre parlo. Mi sento così banale, così scontata che preferisco stare zitta e dedicarmi ad attività "materiali" che possano dissuadermi dal mondo interiore a cui mi tengo strenuamente attaccata. Poi, però, quando ignoro le bazzecole quelle diventano enormi, col tempo ... La rabbia si accumula ed esplodo.
Arancia me lo scriveva sempre "ma che vi prende?"
Già, che ci prende a noi donne? Che diavolo abbiamo in testa? Perché se vogliamo dire "fiore" diciamo "patata"? Ipotizzo che la nostra complessità derivi in prima battuta dalla conformazione dei nostri genitali. Sì, abbiamo un ingranaggio raffinatissimo, e quell'Ingegnere di Dio non ha capito quanto questo ci avrebbe condizionate nei nostri comportamenti e ragionamenti.
Comunque ho letto i nodi lunari e mi hanno dato uno scossone fortissimo, cazzarola! Mi hanno detto che passo la vita ad annullarmi per gli altri, anche se questo non mi viene richiesto. Poi finisco in sordina e la gente mi calpesta perché non vede il limite. Eccerto!
Ecco, devo costringermi ad avere un'identità. Quella non può essere mobile, almeno lei ...
Una vita passata a dipendere dagli altri. Una vita di volontariato mentale.
Una vita ad innamorarmi d'idee senza forma. Una vita senza protagonista. Macchiette da tutte le parti.
Bisogna fare qualcosa.
Giorno dopo giorno, mattoncino su mattoncino, quella perfezione esile.
Non era ostentata o spavalda, per questo non la notavo.
Presente sì ma in maniera educata.
Abituata così per tre lunghi, rapidissimi mesi.
Mi piacevo per una volta 'Valentina vestita di nuovo'. Smessi gli abiti vecchi come le abitudini, affondavo in te senza pensarci, così come si è soliti fare con le persone familiari.
Non avevo calcolato l'affezione o il fatto che tre mesi sono nulla nell'economia di una vita.
"Mi sembra di conoscerti da sempre" bastava al mio fragile cuore per sentirsi tuo eterno compagno di giochi.
Io non avevo capito il valore della lenta sedimentazione perché ho passato gli anni a ingozzarmi d'emozioni plateali della durata di un secondo al massimo.
Tu mi hai lasciato spunti interessanti da tutte le parti... Bigliettini nascosti nelle canzoni, frasi abbozzate tra le pagine dei libri, sguardi agrodolci dietro il succo d'Arancia, mani curiose di cose proibite come per Baglioni, coperte calde in cui giacere eterni, baci molli mai troppo lenti e... Sale di lacrima.
Tutto quel che ti ho detto l'ho fatto con cognizione di causa, con la massima sicurezza. Non mi sono inceppata un attimo, "sprecandomi" solo quando ho ritenuto opportuno farlo. Ecco perché sono arrabbiata. Perché tu lo hai fatto per sortire un effetto, altrimenti saresti ancora qua a vivermi. Altrimenti mi avresti trattenuta. Ma tu basti a te stesso. Mi hai lasciato questa lezione da imparare a memoria... Hai la sindrome del professore. E va bene, impererò a bastare a me stessa ma... C'è un ma!
"Before you slip into unconsciousness, I'd like to have another kiss"
Abbiamo il piacere di avere come ospite oggi una persona molto particolare, Drusilla Valentina che nonostante la consueta ritrosia ha accettato di rispondere ad alcune domande. E allora cominciamo!
Signorina Drusilla, lei è passata da tante storie travagliate nonostante la sua giovane età (25 anni nda). Da che cosa dipende secondo lei?
Guardi, io credo che la famiglia abbia un compito fondante e che il rapporto tra i genitori condizioni terribilmente la condotta di un figlio. Per una femmina, poi, la visione del padre è tutto. Il rapporto che intreccia con lui condiziona enormemente l'andatura di un rapporto. Forse è una visione un po' ristretta ma io la vedo così... Non voglio dire di avere un brutto rapporto con mio padre ma non esiste pace o parità ed io ho avuto tante storie perché in ogni uomo ho cercato disperatamente quel che mi mancava o che mancava in lui. Basterebbe capire che quando si è completi, non si ha bisogno di cercare nulla.
Lei come pensa di essere vista da un uomo?
Io credo che l'uomo non possa avere un quadro chiaro di me, per il semplice fatto che non mi sono ancora capita e accettata io! Per me i sentimenti sono visioni astratte, rifugi posticci, rimescolamenti di carte e nulla più. L'uomo è attratto da tutta questa confusione e prende il rapporto come una sorta di sfida con se stesso. Si sente protetto dal mio calore sigillante e gode della mia simpatia contagiosa ma quando poi il sipario cade, tende a spaventarsi e se ne va. Credo dunque che l'uomo si senta ingannato e che mi veda molto forte, sicura, determinata e sensuale fino alla prossima delusione...
Mi pare di capire che lei si senta lontana da questa visione...
Sì. Ho sempre pensato che ostentiamo quel che non possediamo.
E lei come si vede, dunque?
Io mi vedo interrotta e paurosamente sola. Una coazione a ripetere. Commetto da anni i medesimi errori ed è per questo che ho la presunzione di sapere come andrà a finire tutto quanto. Il mondo non mi smentisce mai ma questo accade proprio perché soffro di coazione a ripetere. Piuttosto che trarre un insegnamento da tutte queste esperienze comuni, continuo a ripeterle e mi vanto di conoscerne anche l'esito! C'è qualcosa di perverso o no in tutto questo ragionamento?
Che fa? Si mette lei ad intervistare me?
(Ride, nda). Certo, che domande!
Beh, sì, mi sembra un ragionamento abbastanza perverso ma credo anche che sia difficile cambiare rotta. Sarà questo che le impedisce di resuscitare? Comunque, la mia domanda era un'altra... Come si vede lei?
Grazie infinite per lo spunto e per avermi chiesto questa cosa. Mi vedo fragile, ipersensibile, romantica, irascibile, passionale, egocentrica e calcolatrice. Dietro ad ogni mio comportamento c'è una recita impeccabile atta ad ottenere quel che voglio. Per questo rido sguaiatamente quando mi dicono che sono vera, sincera e spontanea! Ho passato una vita a recitare e alla fine non riesco più a dividere le cose e sono pessimista. Credo che nessuno potrà fare quello che io mi aspetto, cioè dirmi chi sono. Dovrei avere le palle di rispondermi da sola e forse solo quel giorno l'Amore vero arriverà...
Signorina Drusilla, è capitombolata nella malinconia o sta fingendo?
Non sto fingendo. A volte la recita si spezza. In questi momenti vorrei che un uomo mi salvasse piuttosto che vomitarmi addosso tutte le sue problematiche. Forse ho un disagio comunicativo visto che tutti si sfogano con me ma nessuno si pone il problema di come mi possa sentire io...
Io me lo pongo il problema! Come si sente?
Beh, visto che me lo chiede esplicitamente... Anzitutto la ringrazio! Apprezzo quelli che non hanno paura di farmi le domande. Ho sempre l'impressione che la gente nutra un timore reverenziale nei miei riguardi. Io sto male in questo periodo. Il mio ex mi tratta come se fossi la sua sexy confidente. Non ha capito quanto io reputi tutto questo incredibilmente squallido e privo di senso. Ma comunque glielo consento io e quindi è più la rabbia verso me stessa che verso di lui. Di certo non c'è parità perché io non posso raccontargli nulla. Pur rendendomene conto, non riesco a voltargli le spalle o a smettere di avere delle aspettative su di lui. Mi aspetto che assapori con me il lato patetico del nostro strascico e invece si prende tutto quel che può, senza capire che la debolezza ci annienterà. Mi obbliga ad essere la più forte, a prendere di petto la situazione ancora una volta. Ma una domanda la faccio anch'io a me stessa... Dove cavolo sono rimasta? Che ne è della dignità? Come possiamo ricostruirci una vita se temporeggiamo sullo strascico? Non potremo far altro che inciampare e cadere. Cadere sempre sugli stessi errori ad ogni nuovo inizio. L'aspettativa più grande che ho su di lui è che capisca tutto questo DA SO-LO quando invece so benissimo che per mantenere ancora un contatto (non importa quanto logoro) mi sommergerà di domande a cui si è già risposto. Siccome detesta rimanere da solo con queste raffinate verità, preferisce che provi a sorprenderlo io. Comunque provo una rabbia devastante. La rabbia tipica di chi lascia e si deve accollare l'eterna parte del colpevole e del cattivo. L'altro, invece, si sente in diritto di poter scagliare il proprio dolore perenne contro il carnefice e si concentra solo su se stesso senza capire che anche i carnefici soffrono. Soffrono perché hanno dovuto guardare in faccia lo sporco e il marcio e non richiudere gli occhi. Sì, sarò anche una persona falsa ma di certo ho due palle così e voglio avere questo ricordo di me stessa prima che mi rinchiudano dentro una bella tomba.
Signorina Drusilla, mi promette che si vorrà più bene dopo questa intervista?
Non posso prometterle niente ma stia certo che ci proverò con tutte le mie forze.
Io di parole non ne ho. Ho quelle di tutti che accosto come ciottoli sulla terra.
A volte, queste parole, le sparpaglio ma sono rette da una qualche meccanica interna che le rende usuali.
Inseguono faticosamente il pensiero che vedo confuso e rarefatto come tante pennellate color pastello su un fondo bianco.
Ci spero sempre che possano evocare la potenza delle immagini, quelle immagini che poi suscitano un'emozione sconcertante e s'imprimono eternate nella mente.
Ma il più delle volte resta la tristezza a farmi compagnia, la solitudine dentro le parole vuote, quelle non ispirate che non mi danno niente.
E se scrivo è per trovare l'amore ma non esiste Arte che sappia vibrare senza quell'ingrediente.
Non c'è cibo squisito o casa arredata a regola d'arte che lasci una traccia nel passante.
E la mia camera ha il sapore degli amori lontani che oggi non rivivono più. Non toglietemi quelle reliquie benedette, quelle COSE che col loro materiale (nonostante tutto) evocano sensazioni impalpabili e senza valore stimabile.
Dopo questo libro mi sento persa nella vecchiaia interiore, come se sapessi già tutti i pensieri che formulerò. Questo libro mi ha dato d'assaporare la morte e ho sentito ancor più forte il richiamo ossessivo del Presente. Mia madre mi dice "Domani vai dalla dottoressa". La mia espressione è un grugnito che cede al pianto sommesso di chi non vuole niente già scritto.
Mi sono stancata dell'inverno, del limite sopra la mia testa. Perché se non mi sono estesa in altezza, sappiatelo, c'è un motivo... Ho un'anima che sbatte rabbiosa su ogni angolo acuto di questo corpo/galera e si contorce in spasmi di notte quando Morfeo adorato amante, per un attimo, la placa.
"Sì, ero in linea col suo collega e non lo so io! Mi ha riattaccato il telefono in faccia senza dirmi niente questo qua!"
"Sarà caduta la linea... Lei si chiama?" -_-'
"L'ho già detto! Hsnwejkghwelgjn" (nome straniero, nda)
"Sì, mi può dare la targa?"
"Carta Diplomatica 0127 **"
Al ché rimango più perplessa per la presenza di quattro numeri che per lo spelling...
S'indispettisce come un pazzo e mi dice "Signora, CARTA DI-PLO-MA-TI-CA!! Non capisco perché non mi passa il suo collega che la stava gestendo".
Esasperata passo al collega.
Fanculo, tu e la tua ca**o di carta diplomatica. Te possino, muori e parla come magni a meno che tu non te magni caviale ogni santo giorno e ci hai pure la bocca nera e puzzi!
"Vale, stasera vieni al cinema a vedere un film molto fantasioso?"
"Stasera non posso ma domani sì :)"
E' proprio vero che le scelte impulsive sono realmente le migliori, quelle che non ti danno il tempo di pensare ai pro e ai contro. Decidi di andare perché segui quel semplice buon presentimento.
Ho visto "Hugo Cabret" in 3D. Onestamente non sono mai stata una che si scimmiava per queste cose. Il 3D l'ho visto soltanto a casa di mio zio, a Natale, e non è che gli abbia dedicato tutta questa grande attenzione...
A. mi dice soltanto "Peccato per il regista... E' uno qualunque, un certo Scorsese!" ed io rido felice perché lui scherza sempre ed è un amico raro. Una persona con cui non esisteranno mai doppi sensi o cadute di stile deprimenti. Uno, insomma, che quando mia madre mi guarda storto solo perché sto uscendo con "l'ennesimo uomo", mi si rivolta lo stomaco perché devo spiegarle che non è come crede. Le devo spiegare qualcosa di naturale e pulito che lei sporca col preconcetto e con la mancanza di fiducia. Che vomito!
Comunque arriviamo al cinema e A. mi accenna solo a grandi linee di che cosa tratti il film e poi finisce per dirmi che non sa altro e che non voleva assolutamente saperne di più. Lo guardo con occhi riconoscenti perché non sopporto quelli che violano la sorpresa o che, durante la visione, ti riempiono di domande per cercare un supporto alla propria tesi e finiscono per distruggere l'incanto in mille pezzi, inconsapevoli di quanto per te sia importante penetrare nel sogno per tutta la durata del film. Non capiscono la necessità (per loro del tutto banale) di rifuggire il reale, di piangere, e di essere semplicemente altrove. Quelle sono persone che ti vogliono sempre "presente e attenta" oppure di loro assoluta proprietà. Diventano gelosi del rapporto intimo e totalizzante che si crea col film (sempre che sia quello giusto, s'intenda...) Arrivano a fare la stessa cosa con la Musica e con tutte le Arti in genere. Ecco perché gli artisti muoiono se si sposano con gli economisti (ma questa è una mia personalissima teoria e non siete certo obbligati a condividerla).
Io e A. entriamo in sala in ritardo per colpa mia (quel panino non finiva mai!) quando il film è già iniziato. Mi sento una merda insulsa ma lui non me lo fa pesare. Indossiamo gli occhiali ma i suoi, dannazione, non funzionano! Provvede rapido a farseli cambiare e torna agguerrito su quella poltrona magica che, come quella di un treno, lo porterà via. Sappiamo che ci stiamo salutando ma... Torneremo.
Io rimango letteralmente sconvolta da tutti i richiami che quel film riesce ad evocarmi. C'è la mia città, Parigi, che rivive nei suoi anni '20 durante il gelido inverno, la stagione ideale...
Non chiedo di più che stare là dentro per due ore filate.
La Gare d'Orsay (che ora è appunto il museo degli Impressionisti) ospita il protagonista della storia, Hugo Cabret. Lui e Isabelle saettano da un capo all'altro della città ed io ritrovo, dopo tre anni esatti, Notre Dame e i meravigliosi ponti sulla Senna. Poi Hugo si arrampica sull'orologio e si affaccia sulla vista più spettacolare al mondo: Paris di notte, tutta blu e grigia, con la Tour Eiffel sempre pirotecnica, mai scontata o troppo rétro. Perché io resto dell'idea che i romantici non moriranno mai del tutto o, almeno, stringo questo desiderio con tutte le mie braccia e supplico il mondo di essere clemente.
Non intendo svelare alcunché, solo instillare curiosità e desiderio nei miei lettori. Lascio dunque che sia il secondo richiamo a parlare...
Freddie Mercury mi ha "insegnato" quest'immagine nel lontano '95 ma io non sapevo ricondurla a nulla di particolare. Mi divertiva e un po' mi colmava di nostalgia e la domanda ricorrente era "Che diavolo è questa sensazione che mi chiude la bocca dello stomaco? Che cos'ha di così particolare?"
Il film, dopo diciassette anni, ha risposto a tale quesito e ha aggiunto nuovi spunti d'analisi, ha rafforzato convinzioni che nutrivo già da prima sul fatto che la vita è tutta un circolo, che nasciamo con un'essenza ben precisa e che il mondo ci spinge verso essa spiattellando messaggi di qua e di là, senza preavviso o premonizione. Come faccio a non crederci dopo che Scorsese, in questa mirabile opera, inserisce addirittura la Gnossiènne n. 1 di Satie che io passo il tempo a suonare quando mi manco un po'?
Concludo così, senza conclusioni. Voglio solo ringraziare e sfumare via su queste note e le relative immagine che tutto e niente hanno detto...
"Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole ed è subito sera".
Già, l'uomo nasce e muore solo in quanto essere unico e finito, irripetibile nel corso dei secoli.
Non ho mai creduto nella reincarnazione, anche se mi piacerebbe...
Quel che sento (e dunque so) è che le anime passeggiano al nostro fianco e ci guardano, anche quando abbiamo le dita nel naso, anche quando facciamo dell'autoerotismo... A volte questo pensiero mi agita, altre volte mi diverte e basta.
Comunque l'uomo, secondo la libera interpretazione che dò a questa poesia, trova un senso in quel raggio di sole che rappresenta la vita stessa e che poi, come un riflettore su di un palco, si spegne e lascia spazio alla morte, cioè la sera.
Questa poesia racchiude l'infinito in una forma stringata. Somiglia ad un bacio sensuale dato ad una bocca piccola. Somiglia all'abbraccio fra due innamorati o al bambino che da loro nascerà.
E' sera e sono triste e non posso tornare indietro. Nell'ultimo mese ho commesso troppi errori di valutazione e credo che il mio corpo sia andato stamattina al pronto soccorso perché non l'ho rispettato. La mente (la solita ritardataria) non lo capiva e gli diceva "Va' tranquillo, non è niente! Dove accidenti corri?" Ma lui, il corpo, aveva sempre accusato il colpo nel momento stesso in cui lo riceveva e mai a scoppio ritardato come quella burlona della mente.
Adesso che è sera Lei piange mentre Lui le dice "Te l'avevo detto, cogliona. Tu mi ammazzerai prima o poi..."
Mi vergogno così tanto che il mio pudore m'impone di stare zitta anche qui, su questo blog letto da pochi ma non buoni. Beh, lascio che quelli lì si prendano una bella parte di colpa, che comprendano l'inganno che mi hanno teso trattandomi come quella che non sono.
Perché io devo capirlo che le cose si fanno in due. Devo capirlo che la torta non l'ho mangiata solo io.
Tre cose, però, le salvo davvero e lascio che un raggio di sole mi trafigga dentro questa sera:
E non so che mi accade.
Mi sento come quando ho le mie cose, solo che non ce le ho.
Piccolo tesoro, sei stato il mio amore più grande, il meno pretenzioso e il più spontaneo.
E' stato ovvio amarti almeno quant'è stato difficile accettare la tua "differenza".
Mi sono innamorata per gioco e alla fine, come un pappice (cercati cos'è un pappice per un partenopeo...), tu sei entrato in me e mi hai insegnato una marea di cose che non sapevo di voler conoscere.
E' stato bello viaggiare in te e puoi stare certo che sei adagiato sul mio cuore come una sirena lo è sul fondo del mare...
Però tu hai instillato il dubbio in me e un po' ti odio. Perché io non saprò mai.