28 giugno 2010

Troppa fatica

L’uomo è parte della storia, tuttavia è portato a vederla necessariamente interconnessa al passato. Non si accorge di crearla ogni giorno con la propria esperienza.

Questo rende complicato il fatto di raccontare qualcosa che si vive oggi e che un giorno, soltanto un giorno, diventerà “storia”.

L’uomo fatica a bloccare gli eventi, a dar loro un peso più consistente. Fatica, semplicemente, ad agire e a dar forma alla propria vita.

Questa è la società dell’apatia e dello sconforto, dell’immobilismo che segue l’azione esasperata. È il periodo del “riassestamento” obbligato e non si sa nulla, a parte il fatto che durerà fin quando il peso sarà insostenibile. Il danno sarà talmente ingente che non si potrà far altro che correre all’ennesimo riparo.
Vedo intorno a me sgallettate senza senno provviste, però, di tette e culi di plastica. Vedo uomini brutti atteggiarsi a belli. Vedo capi di stato ignoranti e individualisti. E poi, sì, vedo moltissime donne incinte che non hanno alcuna tenerezza negli occhi, nessuna apparente consapevolezza di portare un figlio dentro il proprio grembo. Sono tutte allarmate per la linea da mantenere, per l’importanza di tener vivo il sesso anche dopo la gravidanza.

Ci avete fatto caso che nessuno prende più grandi respiri per paura che l’aria sia fin troppo contaminata?

Ma io mi chiedo: a che serve vivere di più se si vive tanto male? Dov’è il piacere vero in tutto questo? cos’è il Piacere? Io lo so … D’Annunzio Docet.

Ma gli altri leggono “Falli soffrire” oppure “I love shopping”, quindi non possono e non vogliono capire. Si fa troppa fatica a reperire ciò che di buono ci ha lasciato il passato, giusto?

23 giugno 2010

Ineluttabile

Chili di silenzio per inaugurare un nuovo gioco
(solo agli sguardi e' concesso di sperdersi nell'aria)
perche' un sospiro puo' affilare il taglio del rasoio
e di nuove lacerazioni non c'e' voglia

Nessuna possibilita' di condividere sfiducia
costretti a un'immobilita' colpevole

Il buio e' un peso, e' un imbroglio e brucia come il fuoco
Le cose opache li' intorno si muovono:
detta il ritmo lo smacco di ogni preghiera
e non c'e' pace latente da cogliere

Nessuna possibilita' di condividere sfiducia
costretti all'immobilita', noi carne esanime e sfinita

Nostri i corpi arresi al gelo dell'apnea!
Patiranno il giro di vite ineluttabile
Chili di silenzio sulla nostra pena
gran regina dell'incubo che verra'

Come girano i colori ed i sapori nella vita vera?
Qui per ora e' nero come Angoscia e amaro come Fiele

E li'?

22 giugno 2010

Un giorno o l'altro io prendo coraggio e ti abbraccio

E poi ti accorgi che NON puoi respirare...

Esiste qualcosa di più triste del rifiuto di un regalo fatto con tutto il cuore?

Il nostro è stato l'ennesimo tentativo andato a male, scaduto come uno jogurt lasciato in frigo per mesi.

Non si trattava di un semplice regalo. Era una richiesta di Vita.

Non dico altro. Resta solo l'ennesimo, soffocante Silenzio.

20 giugno 2010

18 giugno 2010

Tradurre (scritto di un lontanissimo 2006)

Tradurre un testo è un atto di manipolazione.

Bisogna rispettare diverse regole affinché la resa sia perfetta da un sistema linguistico all’altro.
Una traduzione letterale sarà chiara e realizzata secondo uno schema “mot à mot” (parola per parola). Eppure il fattore semantico rischierà di perdersi.

“Mi sono fatta una doccia”

“I made a shower”

La traduzione è sbagliata, perché in inglese si dice “I had a shower”.

Si assiste dunque ad una manipolazione.

Tradurre significa interpretare ed interpretare comporta la possessione di un testo.
Ma questo non è solo un problema dei traduttori … E’ un problema di tutti.

Tutti interpretiamo. Tutti descriviamo.
Per descrivere una persona bisogna entrare in lei e violare i suoi spazi fino a sentirla.
E’ per questa ragione che ogni volta che descrivo qualcuno mi sento quasi mancare.

Ognuno ha il potere di manipolare e di esercitare il proprio potere sugli altri.

Per tale ragione vi chiedo di prendere tutto quel che scrivo con le pinze, perché dovete ricordare che ogni singolo enunciato è ideologicamente orientato.

Nessun umano può prescindere da questo.
E’ molto facile fidarsi di quel che una persona sta scrivendo.
Ci fidiamo e le diamo ragione.
Arriviamo perfino a compatire il protagonista di una storia quando osserviamo che qualcuno lo ha fatto soffrire.

Ma nulla è come sembra.

Volete un esempio pratico?

Osservate un documentario …
Il leone si trova nella Savana e divora una gazzella. A cosa pensate?

“Oh, povera gazzella!”

Osserverete che il sottofondo musicale è particolarmente drammatico. Osserverete la foga con cui il leone divora il povero animale agonizzante.

E nessuno penserà al fatto che il leone deve vivere. Il predatore non ha armi per ammazzare più “finemente” la propria preda. Vive d’istinti perché non è umano.

A sua volta la gazzella si sarà cibata di erba e cavallette per sopravvivere. Chi prenderà le parti dell’erba?!

Nessuno.

Il leone, però, farà un qualcosa che nessuno vede. Darà un morso alla gola della gazzella per evitare che soffra.

E subito la nostra stima passerà al predatore.

Ecco perché vi dico di stare attenti e di essere quanto più oggettivi nell’analisi di un testo.

Grazie

14 giugno 2010

A Malpensa

Aeroporto di Malpensa, di ritorno da Lamezia Terme con un sentimento misto nel cuore: la consapevolezza di aver vissuto un sogno, frammista al nervosismo del ritorno. Ritorno in una città che non ho mai sentito mia e che, a sua volta, mi ha sempre accolta col gelo che la contraddistingue.

Sto correndo dietro alla mia compagna di Viaggio e sono alla disperata ricerca di un bagno. Fuori piove grigio e il termometro segna 22° Celsius. Tento invano di ostentare calma, per evitare che mi vengano poste domande sul mio stato d’animo contraddittorio e, pertanto, non argomentabile.

Dopo aver appurato il prematuro arrivo delle damigelle rosse, mi dirigo verso la scala mobile con Arianna che mi ha pazientemente atteso all’uscita del bagno pubblico, con la mia valigia in mano. Su quella rampa orizzontale atta a velocizzare l’andirivieni dei passanti, incontro sul lato opposto gli occhi di una bambina di cinque anni o giù di lì. Non so come ma non posso fare a meno di distogliere lo sguardo, e nemmeno lei ci riesce. Ci osserviamo con curiosità e sconcerto, senza mai abbassare gli occhi.

Trovo crudele il moto di quelle rampe orizzontali che, viaggiando avanti e indietro, creano la condizione dell’incontro per spezzarlo immediatamente dopo.

In quel tempo eterno, dove tutto intorno si era fermato e c’erano soltanto i nostri sguardi fermi l’uno nell’altro, ho riconosciuto la mia Emma mai lasciata in Francia. Gli stessi occhi noisette incredibilmente grandi, l’oro dei capelli lunghi e, soprattutto, quella sconcertante maturità che la elevava ad un inedito stato di grazia.

Arrivate alla fine di quel breve ma intenso tragitto, le nostre bocche e i nostri occhi increduli si sono aperti in un sorriso ancora complice che, da parte mia, mostrava i chiari segni di una commozione latente. Lei, d’altra parte, accoglieva quel sorriso carico d’emozione con la spensieratezza che è tipica dei bambini e che non lascia spazio a nulla di più del semplice divertimento. Perfino in quel frangente mi parve di riconoscere Emma.

L’insistenza di quel nostro scambio, mi aveva portato a credere che fosse davvero Lei, la mia bambina mai partorita.

Con il dito ho raccolto una lacrima e l’ho chiamata Emma.

Con fermezza mi sono diretta verso l’uscita e dopo essermi ricomposta ho sussurrato tra me e me: “Sì, era Lei”.

6 giugno 2010

La mia Casa

Amo creare atmosfere.
Come ogni donna toro, mi affascina l'idea di prendermi cura della casa e di chiunque vi acceda.

Il mio blog deve rispecchiare questo aspetto. Il calore e il profumo di vissuto devono invadere gli occhi e i polmoni dei passanti e farli sentire a proprio agio.


Proprio come in una casa; Già!

戦場のメリークリスマス

Sleeping

Sleeping