21 aprile 2010
Arrivederci Amore Ciao
Vorrei poter imparare dall'esperienza, uscire da questa gabbia mentale che ho costruito per passatempo.
Lei dice che sono piena d'amore, che è bello il mio modo d'amare ma che è instabile. Tutto traballa, scricchiola... E' per questo che me ne vado.
Poi, la sera. Passeggio sul passato, guardo foto, ascolto musica ma sento soltanto il ricordo. Un ricordo troppo giovane e che ho perso.
Osservo le sue labbra, il suo profilo e vorrei baciarli. Vorrei non aver mai emesso una sentenza. Invece l'ho fatto. Il famoso dannato "invece".
Curarmi.. Ma a che prezzo? Perché sono me? Che ho fatto nelle mie vite passate per meritarmi una simile testa? Perché il processo di redenzione dei propri peccati dev'essere così lungo e incomprensibile?
Jim Morrison, perché avevi ragione tu? Bastava così poco. Bastava voltarsi in tempo. Bastava Credere.
Ho fallito. Ho perso l'uomo della mia vita. C'è altro da dire?
No.
20 aprile 2010
The Trial
Francamente non penso di aver mai fatto tanto rumore in vita mia.
Sono sempre stata inquieta, per carità … Ma non ho mai lasciato che fossero gli altri a pagare il prezzo di ciò. C’è da fare, tuttavia, una distinzione. Un conto è far pagare una colpa a chi è colpevole e un conto è farla pagare a chi è del tutto innocente.
Mi sembra di capire razionalmente che questa è la prima volta in cui faccio scontare una pena a qualcuno che non se lo merita e la cosa non mi piace per nulla, giusto per mettere i puntini sulle “i”.
Quando si realizza una cosa come questa non si può far altro che meditare una soluzione indolore per questi famosi “altri” che non sono persone intinte di qualunquismo ma genii passeggeri su questa terra.
E allora io avrei il compito di ricordare a costoro quanto siano preziosi e immeritevoli dei capricci della sottoscritta.
Se solo le persone la smettessero di risolvere i problemi altrui prima dei propri, sono certa che le cose filerebbero molto meglio. E invece no. Siamo tutti crocerossine instancabili, aldilà d’ogni categorizzazione di genere.
Questi presunti innocenti hanno voglia di scontare la pena per me. Intendono salvarmi sguainando la spada e trotterellando su un cavallo bianco che mi porti lontana da me.
Fra tutto questo epico eroismo mi viene in mente soltanto una soluzione, quella di rinchiudermi in una solitudine costruttiva. Ogni problema l’ho sempre affrontato così ma un conto è “affrontare” e un conto è “risolvere”. Realizzo solo ora che un approccio errato va rivoluzionato se non sortisce il fine preposto. E dunque, se la solitudine non ha mai posto fine alla mia irrequietezza e, in ultima analisi, alla mia capacità di far soffrire il mondo, non sarebbe forse il caso di cambiare rotta?
Tanto sono sempre di fronte ad una scelta, giusto? La scelta sottintende l’assunzione di una responsabilità. Le responsabilità hanno pesi diversi ma il peso non sarà mai nullo. E allora, tanto vale prendere coraggio e affrontare la scelta, con tutto il peso che si porta appresso.
Come capire se la scelta è corretta? Il tempo e il suo incalzare possono rispondere a questo semplice quesito. Ma il tempo è un bene prezioso ed è condizionato da tante altre dinamiche. Ogni persona ne possiede una personale concezione. L’attesa, per intenderci, può avere durate variabili e condizionare il corso degli eventi.
Se io mi metto in pausa per riflettere, non è detto che l’altro sarà disposto ad attendere con me l’evoluzione. Forse la risposta stessa sta in questo.
Le scelte si prendono ogni volta che si dà valore a qualcuno o a qualcosa. Il mio tempo mi serve a comprendere il peso d’ognuno. Jim Morrison diceva che è solo quando perdi una persona che ne comprendi il valore effettivo, ma posso credere che sia necessario arrivare a tanto? Non lo si potrebbe comprendere prima? Cos’è tutto questo bisogno di mettere alla prova il mondo e di far scricchiolare il pavimento sotto i piedi?
Su questo dovrei riflettere, sul perché ho tutta questa necessità di misurare. Evidentemente sono più concentrata sul risultato che sul procedimento. Con la stessa logica bacata eseguivo i problemi di matematica e la professoressa mi penalizzava sempre. Ora non c’è una prof ma soltanto una me stessa arrabbiata con la propria illogicità. Questa corsa accanita al risultato, a discapito del procedimento, non mi porterà a nulla di buono ed efficace. Ma quando si ricade sempre sul medesimo errore , si finisce per legittimarlo e per non vederlo più. È come se quel meccanismo interno del cervello si automatizzasse, facendo atrofizzare per sempre l’ingranaggio.
Io mi oppongo, vostro onore! Non posso sopportare che tutto questo porti me e chi mi sta accanto all’immobilismo e all’involuzione.
Voglio capire e non vivere di rimpianti. Voglio sentire le persone e non averne paura.
È tutto un viaggio infinito verso la meta. Il viaggio stesso è la meta.
Sleeping