27 dicembre 2012

Death


E poi, ad un certo punto, Alberto ebbe un'epifania. Si rese conto di non essere realmente povero. Era povero limitatamente a tutta la potenziale lunghezza della vita ma che ne poteva sapere lui di queste cose, di quel che Dio aveva in progetto per lui? Decisamente 17.470 euro in banca non erano pochi per un'età giovane quanto la sua: 26 anni che andavano per i 27. 
Improvvisamente la crisi che imperversava in Italia non lo interessava più. Quei soldi, fra qualche anno, le banche glieli avrebbero fottuti tutti. Un giorno sarebbe andato al primo bancomat per prelevare e si sarebbe trovato davanti agli occhi questa bella scritta "Siamo spiacenti ma al momento è impossibile prelevare. Ci scusiamo per il disagio". Così ad ogni singolo sportello, con gli impiegati delle singole banche svaniti nel nulla, come certe fidanzate che non ti amano più e se ne vanno senza dare spiegazioni.
Lui sapeva che sarebbe andata a finire esattamente così. La fine era vicinissima e l'unica soluzione vincente sarebbe stata quella di spostare il suo conto in Svizzera, come fanno i miliardari ma neanche questa opzione lo soddisfaceva... Troppa fatica e nessuna garanzia di vittoria. 
Dicevamo che Alberto andava per i 27, giusto? Aveva passato la vita a fare la formichina, a spaccarsi la schiena e le palle nei posti più disparati, senza mai disdegnare nulla. Lui, da bravo Capricorno, era un vero stacanovista e sapeva come conquistare i datori di lavoro: educato, mai passivo, sorriso brillante dispensato con parsimonia e stretta di mano incoraggiante. Però non si era mai divertito davvero e questa cosa la sapeva da anni. Una traccia d'idealismo infantile lo abitava ancora ed era fermamente convinto che il momento di godersi tutto sarebbe arrivato senz'altro e che l'avrebbe sentito chiaramente, dentro di sé. Tuttavia, l'altra sua parte razionale, gli faceva anche temere l'eventualità che quel momento non sarebbe mai giunto perché in fondo la vita è una serie di momenti più o meno importanti e siamo sempre noi quelli che scelgono. Non c'è nessuno che può vivere la vita al posto nostro e quindi, se non decidiamo come dev'essere un dato momento, quello prenderà la piega di tutti gli altri precedenti. Ecco, non poteva sopportare la verità di tale ragionamento e l'ossessionava la morte, l'eventualità di finire i suoi giorni come l'ultimo degli stronzi, magari stroncato da un'improvvisa emorragia cerebrale e vedeva in sovra impressione mentale il fiotto di sangue schizzargli fuori dal cranio, dalle orecchie e dagli occhi. Tutto andato in fumo in un istante, coerentemente alle logiche dell'assurdo che da sempre lo perseguitava.
No, non poteva essere così!
Alberto andava per i 27 e tutti i suoi idoli erano crepati a quell'età con la differenza che il suo nome iniziava per A piuttosto che per J... Poco importava. L'idea di essere accomunato a loro non fosse altro che per il dettaglio anagrafico lo inebriava e resuscitava dalla lenta disperazione dei giorni di tutti che poi erano anche i suoi... Capiva improvvisamente di avere 17.470 euro nel conto in banca ed erano tantissimi, forse troppi, per un solo mese di vita sulla terra.
"Dio, oggi è il 2 dicembre ed io scelgo di crepare il 3 gennaio, giorno del mio ventisettesimo compleanno!"
Ecco che Alberto realizza che cambierà vita di lì a 24 h precise. Va in banca, parla col suo banchiere prediletto e gli spiega che ESIGE tutti i suoi soldi e che non vuole sentire ragioni d'alcun tipo. Niccolò, l'impiegato di banca, rimane basito e gli spiega che non ha tutti quei liquidi. Alberto prorompe in una risata furibonda e gli dice che potrà aspettare solo 2h dopo le quali non tollererà più "comunicazioni di servizio" di siffatta specie e che non sarà certo lui ad impedirgli di abbracciare la sua nuova vita lunga un mese.
Torna in banca alle 15.35 e Niccolò gli consegna la valigetta. Conta i soldi e ci sono tutti fino all'ultimo centesimo. 
"Grazie Niccolò, ho sempre saputo di poter contare su di te anche se appartieni alla più efferata specie umana!"

Non sto a dirvi come spende i suoi soldi. Questo lo lascio alla vostra immaginazione come i temi delle elementari "continua tu...".
Vi basti sapere che ha lasciato questo biglietto alla sua famiglia:

"So di darvi un grosso dispiacere ma ho deciso di morire felice, nella condizione di assoluto libero arbitrio, ben consapevole che marcirò all'inferno per svariati peccati capitali catalogati con cura dal Dante. Avevo un conto in sospeso con Dio... Lui ha scelto di depormi sulla Terra senza che glielo chiedessi ed io (scusate se è poco) ho deciso di scegliere la mia fine e le modalità di quest'ultima. Voglio appartenere al crepuscolo degli Dei che ho venerato in vita ed è per questo che troverete il mio cadavere riverso sul pavimento mentre foto di Jim Morrison e Janis Joplin stampate in formato extra large ricoprono le mie parti intime. Voglio morire così: ricoperto di bellezza e di strati di cenere d'incensi orientali mentre "Echoes" dei Pink Floyd aleggia nell'aria, metafora assoluta di vita-morte-resurrezione. Che se non avete capito chi ero in vita, lo avete capito dalla mia morte."

14 dicembre 2012

Orchidea

Spariscimi dalle carni, non cingermi le linee piangendo la commozione del guardarmi.
Per poco ci rimani secco a dar forma sotto le tue mani a quei tratti. Io muoio con te del godimento che ti provoca quella semplice osservazione finalmente partecipante.
Ho la passione raggiante tra le vene. Il mio fiore prende vita quando il tuo volto si materializza tra le pieghe del cervello. Dalla lineare matematica della vista, senso materiale, si agita la verità dell'azione ed io mi piego come una gatta sotto le tue mani maestre, mani sante, mani da pianista e non sono più io perché io non son mai stata. Meticoloso cultore del mio corpo misuri la tridimensionalità di questa finitudine che mi porto appresso spandendola all'infinito che non ti ho chiesto ed io divento un essere esistente, deposta sulla terra per sbaglio, quasi morta strozzata dal cordone ombelicale, riprendo vita tra le tue dita manichee e materne. 
Strangolata ora da quei tuoi stessi occhi clinici, cerco invano di muovermi nel mondo con tutta la vita davanti, rinata senza mandato dal putrido di questo asfalto che doppia Grenouille e la sua tragedia umana. 
Una vita da rammendare. Conficco l'ago e il filo sui miei tessuti bianchi, gli stessi che avresti voluto segnare tu con i tuoi denti da predatore.

Ma il segno più evidente è nel profumo di te che nascondo gelosa tra un petalo e l'altro del mio mistero.

23 novembre 2012

Dimentica

Credo di avere un terribile bisogno di cadere in basso, di dire tutte quelle cose che una persona matura e intelligente non espone perché deve dimostrare al mondo di saper portare in giro la propria facciata di persona integerrima, alta, aggraziata e superiore alle nefandezze.
No, stavolta io mi sfogo e cado in basso perché nel basso mi ci hai portato tu. Nello sporco, nella falsità, nel dubbio, nel baratro e nel fosso. Io sto cercando di risorgere come sempre, di ridere e di far ridere ma quando la sera mi corico e quando la mattina mi sveglio non posso evitare di sentire quello schifo addosso che si accompagna all'amarezza e all'incapacità di comprendere come tu abbia potuto lasciarmi a questo modo, come si abbandonerebbe un cane sul ciglio della strada d'estate perché non si ha nemmeno voglia di cercare una struttura adeguata che ospiti anche lui.. Sì, il paragone regge alla perfezione. Sono stata il tuo cagnolino che ti faceva le feste e che ti perdonava le tante e tante scomparse codarde, senza fare una piega. Sono stata quella che spendeva soldi e tempo per prendere il treno o la macchina per ricongiungersi a te, al solo scopo di annusarti, guardarti e viverti. Sono stata quella che ha speso chilometri d'inchiostro per cantarti perché eri troppo bello per essere vero e non poteva tenersi dentro tutto quell'affiatamento in esubero. Ora ho paura di scrivere, ho paura dell'odio che provo, sentimento sconosciuto fino ad adesso... Detesto che tu, proprio tu, mi abbia attaccato questa debolezza insolente, questa perdita assoluta di certezze che era tanto tua e che ora è mia.
Non credo più in niente. Per me le tue parole sono strati di merda accatastati. Le tue promesse te le urlerei tutte nelle orecchie fino a stordirti, fino a farmi ammazzare di botte, piuttosto. Devi ringraziare il cielo per abitare a 199 km di distanza esatti da me perché so essere pericolosa. Pericolosa senza l'ausilio delle mani o delle urla. Pericolosa con uno sguardo carico di tutto questo. Ché tu eri pazzo di me, di ogni mia espressione, del mio esprimermi in ogni forma. Così pazzo che mi hai dovuta distruggere, rimuovere e rinnegare, mettendo la tua maschera migliore, tu che mi parlavi dell'uso delle maschere nel tuo passato, che con me sapevi di non poterle usare ché tanto ti avrei visto sempre nitidamente. E ora sai di avermi disgustato sufficientemente da non indurmi a venire a vivere nella tua terra. Temi così tanto il confronto con quel che ti denuda che preferisci lasciarmi quest'infima idea di te così che io ambisca a qualcosa di meglio, ad un uomo tutto fatto e compiuto, non a dei cocci attaccati in maniera posticcia che camminano per strada.
Vergognati! Ammazzati di dolore e fisime mentali. Sbriciolati nel nero dei tuoi giorni carichi di passato. Urla la notte, passa avanti "Hey you" quando ti capita sull'ipod. Cancella le foto, distruggi il mio bracciale fatto a mano per darti il mio karma. Dimentica quei baci che ci scavavano l'anima piano piano, dimentica le lacrime di piacere al contatto dei nostri bianchi, dimentica gli abbracci più caldi dell'estate torrida, il semplice godimento che ci dava parlare insieme. Dimentica la stima dei rispettivi ordini di pensiero. Dimentica le risate sulle cazzate kitch. Dimentica l'odore dei miei capelli e della pelle. L'avere un senso dentro i nostri sterni. Dimentica tutto quello che saremmo potuti essere e mai saremo. Bastardo.

15 novembre 2012

Lady Macbeth

Venite, oh spiriti, che presiedete i pensieri di morte. Cancellate il mio sesso e riempitemi dalla corona ai piedi della più cieca crudeltà. Fate denso il mio sangue. Sbarrate la strada e il passaggio al rimorso che nessun repentino reflusso di natura ostacoli il mio fermo proposito, venite, dunque, al mio seno di donna e succhiatene il latte in cambio di fiele. Voi, ministri del crimine, dovunque siate, invisibili forme al servizio della natura malvagia. Vieni, densa notte e ammantati del fumo più buio dell'inferno, che il mio aguzzo coltello non veda le ferite che infligge, ne il cielo posso sbirciare oltre la coltre nera e gridare "ferma, ferma".

11 novembre 2012

Situs Inversus

Gli occhi mi servono per vomitare
quello che la bocca lacrima via.
Soffro di una strana disfunzione:
il cuore siede alla destra del padre.
I medici lo chiamano situs inversus
Io non lo nomino nemmeno.
Affogo nei tuoi astri attraverso la musica.
Ti lascio lettere nelle tasche dei pantaloni.
Lettere che concatenerai a formare parole.
Io, i tuoi pantaloni neri, li adoravo.
Mi cascavano da tutte le parti
divertiti dal mio pudore bianco.
Li riacciuffavo prima a destra e poi a sinistra
in quella danza incerta un po' tragicomica
e per un attimo mi travestivo da tuo eterno amore.

La nudità dei miei abiti mi spaventa
Io che sono vestita solo quando giaccio in te
che ti ho ingannato con l'artificio della parola
battendo sulla mia pelle nuda il ferro caldo
dell'irriducibilità, a costituire un'armatura
colata su ogni centimetro di carne
quella carne che prima ospitava i tuoi sospiri
e che ora si lascia spegnere mozziconi di vita addosso.

Ho poca forza ancora nelle braccia
L'amplifico oltre le mie umane capacità
e fracasso la corazza in tanti pezzi
a restituirmi il privilegio che ho lasciato
a te per troppi annodati minuti
L'abbandono, la resa alla debolezza.

9 novembre 2012

Lettera scarlatta

Eccomi qua: gli occhi tristi, il rossetto rosso irascibile e l'incarnato cadaverico. Col phard ho tracciato due zigomi impavidi e freddi per illudermi di essere così. Due giorni fa divoravo il mio uomo di baci, per le strade di una Bologna sempre mefitica. Ero bollente, a quell'epoca, e lui mi sentiva tutta in preda all'orgasmo ricacciato negli inferi delle mutandine, nello spazio intimo e sottilissimo tra la carne tumida e il tessuto in lycra viola. Vibrare per ore intere sentendolo crescere di centimetro in centimetro, ad ogni sospiro soffocato da un altro bacio ancora. Il tragitto del suo fiato verso la mia bocca e il tentativo di trattenerlo dentro me, calore inesauribile e sofferente mai dissimulato. Soltanto la resa all'impotenza, l'avidità dell'imposizione l'uno sull'altro. La sua bocca tesa in avanti e le sopracciglia aggrottate. L'infinito tra di noi suggellato da quel possesso mai pago, da quelle mani ora timide ora violente che avrebbero strappato il cuore ancora caldo e pulsante dai reciproci toraci.

"Cosa vuoi dirmi con quegli occhi?"
"Che ti mangerei viva"

E tu mi hai mangiata perché non sento più la pelle addosso, nè la carne di sotto. Ti sei portato via tutto, come un cannibale dell'anima. Hai il mio odore con te e questi occhi sono mischiati ai tuoi da quando su quella panchina ce li siamo scambiati al colmo del terrore. Tu mi guardavi malato d'Infinito ed io abbassavo lo sguardo in preda ad uno sconcerto nuovo. Ché mai ho avuto paura di qualcuno ... Mai ho avvertito il pericolo di essere invasa realmente. E tu, con quegli occhi fissi nei miei, hai tracciato il posto facendo terra bruciata intorno. Hai decretato il segno, il marchio. 
La lettera scarlatta sulla pelle bianca.

3 novembre 2012

Nov'ottobreduemiladoce


E ti parlerei, amore mio, di quant’è stupido amarsi da lontano, rubarsi gli sguardi l’un l’altro voltando subito il capo per non ammettere lo sgarro. Ti direi di quant’è cavalleresco e penosamente romantico tutto questo. Ti perdonerei per l’ennesima volta il tuo amore a metà che pur essendo a metà mi riempie tutta comunque.
Ed è controvoglia, credimi, che sono ebbra di te, che mi devo inventare delle scuse per abbassare l’intensità della tua luce. Che devo dirmi da sola che non mi ami realmente perché se tu mi amassi non mi lasceresti proprio andar via. E mi obbligo all’atto creativo dell’inganno che tendo a me stessa per dimenticarti, per negare alla mia naturale chiaroveggenza di rivederti lì, oggi, su quel letto blu come te, in cui, ad un tempo ormai remoto, mi prendevi l’anima, travestita da corpo.
Dicevo che non posso aprire un varco con i miei occhi nostalgici e penetrare in quella tua camera per osservarti ora dopo l’ennesima fine. Non posso perché ti vedrei nudo e vero, in quella sofferenza che si prova quando si assaggia l’impossibilità ed arriva ad essere più forte di qualsiasi cosa. Non posso prenderti una mano per aiutarti ad oltrepassare quel fosso. Lo devi fare da solo ed io posso solo reinventarmi indifferente, aggrapparmi all’orgoglio che è uno strumento a me ignoto.
Io ti aspetto perché è da una vita che ti aspetto e quindi … Che differenza può fare aspettarti ancora?

26 ottobre 2012

Filo

Il nostro è un gioco di potere, una tensione perpetua tra estasi e morte. Abbiamo un filo rosso tra le mani ed è lungo 299 km esatti. Un po' lo tiro io e un po' lo tiri tu. Gli strattoni sono potenti ambo i lati. Quel gioco (passami lo scherzetto da paroliere) sta diventando un giogo ed entrambi ne siamo terrorizzati. Ci conosciamo perfettamente e sappiamo cosa scatta nella testa dell'altro, presentiamo quel che accadrà, ne osserviamo i risvolti inquietanti e rimaniamo spettatori senza posa del nostro teatrino. Ora ci incanta e ora ci disgusta. Ha una tale luce che è impossibile osservarla... Occorre chiudere gli occhi e andare avanti, in qualche modo. 
Fra tutti e due non si capisce chi abbia più potere. Resta, comunque, l'elemento base della nostra unione che si è sporcata tra un tentativo di apertura e uno di chiusura definitiva. L'aspettativa è talmente alta che sembra distruggere qualsiasi cosa al suo passaggio. Ma voglio che ti soffermi sul "sembra" e che rifletti su quanto sia arduo andarsene veramente, dichiarando la resa, la fine, la morte.
Ognuno di noi due sa bene come riportare l'altro sull'attenti e non ha pietà nel farlo.
Ma dopo aver parlato presuntuosamente di noi, voglio puntare il riflettore su di me, denunciando la stanchezza che vivo ormai da troppi mesi, appesa a te. Indulgente come sempre, mi sono lasciata addolcire dal tuo miele dimenticando i torti subiti, tacendoli a chiunque, diventando una professionista dell'inganno. Sapevi dei miei incantesimi e ne rimanevi sconcertato, in preda ad un'attrazione totale e devota. Ma la durata di tutto questo? Una frazione di secondo. Il potere nelle mie mani ancora per poco. Contare i secondi che ti separavano dalla fuga silenziosa, mai motivata nemmeno a te stesso. Tu riesegui il solito copione e speri di farcela perché la distruzione è uno straordinario atto creativo che ripulisce tutto dal profondo e crea nuovi territori fertili in cui germineranno fiori e frutti più buoni, lontano dal marciume della noia e della ripetizione.
Tra un te distruttore, bambino viziato tormentato dai dubbi e una me creatrice, implacabile bambina romantica, qual è il punto d'unione? Cos'è questa testarda ostinazione cieca? A cosa ci porterà?
Brutalmente, ridurrò tutto ad una mera questione di obiettivi e quindi... Se il tuo obiettivo è coerente alla  natura masochista che possiedi, continuerai a versare in questo stato di malessere che ti prosciuga l'anima e ti fa maledire la vita nelle tue notti insonni. Vuoi questo? Stai certo che lo otterrai. Mi dicevi che ero la luce sul tuo lato oscuro ma forse ami più la notte che me.
Il mio obiettivo eri tu e te ne sarai certamente accorto. Non mi sono posta il problema di chi potessi essere. Ti ho semplicemente riconosciuto tra la folla e amato in cinque secondi di tempo. Ho corso ad occhi chiusi fino al tuo corpo/casa e mi sono presa quel che mi davi. Ma se nulla vuoi concedere, io non posso afferrare. E allora, se fossi forte, me ne dovrei andare senza elemosinare niente  che dovrei averlo capito che l'amore non può essere fatica pura. L'amore dovrebbe essere facile, qualcosa che accade contemporaneamente a due persone che non possono fare a meno di cercarsi.
Tu mi cerchi, non c'è dubbio. Ma a me basta? Riesco a sopportare quest'attesa? Ho la forza di rispondermi, almeno? No, non ce l'ho. M'illudo che lo faccia tu. Che ridere, cazzo! Che ridere...

22 ottobre 2012

I miei nonni

I miei nonni abitano nella via parallela alla mia, eppure non vado mai a far loro visita.
Ci sono molteplici motivi. Il senso di colpa per la mia latitanza troppo prolungata e il fatto che entrambi stiano invecchiando.
Vorrei vederli il meno possibile per abituare il mio piccolo cuore ad accettare un tale colpo. Io non ho mai veramente sofferto in vita mia.
Nessun lutto insostenibile, nessuna malattia infettiva. Insomma, non conosco il concetto più profondo di dolore e nemmeno quello più superficiale.
So che non vederli peggiora solo le cose, ma non so come comportarmi.
Ho un attaccamento morboso verso mio nonno. Dico sempre che se lo avessi incontrato negli anni ’30 avrei completamente perso la testa. Io passo la vita a giustificare i suoi difetti, a chiedere a mia nonna come si faccia a non adorarlo … E’ un comportamento infantile. D’altra parte è lei quella che lo sopporta dall’età di diciannove anni. Non sono io!
Ma mio nonno è la persona più intelligente che conosca. Sa sempre cosa fare per mostrarmi che gli sono mancata, ma senza attaccarmi quel terribile senso di colpa che mi procura mia nonna.
Lui è nato per coccolare i suoi nipoti ed è capace di non fare differenze.
Per sposare mia nonna, è andato contro tutta la sua famiglia. Non ha parlato a suo fratello per trenta anni proprio perché lui l’aveva offesa impunemente. In una Sicilia arretrata non era affatto semplice comportarsi così. E’ andato a lavoro all’età di tre anni e ha mantenuto le sorti della famiglia senza mai reclamare il diritto al gioco.
Ha mangiato le bucce di patate scaricate dai camion nazisti e, infine, si è trasferito al nord per non rimanere paralizzato su una sedia a rotelle dato che il lavoro in campagna era diventato insostenibile.
E poi mio nonno è bello. E’ un vero e proprio adone, un normanno dai colori tipicamente “ariani”.
Mia nonna, invece, non fa altro che prenderlo in giro per le sue gambe storte … Ma cosa ci poteva fare se per lavorare in campagna doveva salire su uno “scecco”? (L’asino in siciliano).

Mia nonna ha avuto altrettanta vita difficile e il più deriva proprio dal fatto che loro due sono incompatibili. Lei è nata per essere una donna libera, una di quelle giramondo che non si arrestano mai.
Il suo fuoco si è spento proprio con la famiglia. A diciannove anni ha detto addio a tutti i suoi sogni e a venti anni era già madre di mia zia.
Lavoro in fabbrica e tanta, tanta rassegnazione accanto ad un uomo che non l’ha mai fatta viaggiare fuori da Milano o dalla Sicilia …
Mia nonna si è come congelata, ha subito il trauma della fame ed è per questo che ogni volta che mi vede tenta di rimpinzarmi di cibo come se fossi denutrita.
Ma io non posso farla contenta strafogandomi. Quei tempi sono trascorsi ed io non sono nemmeno una foca che accumula grasso per sopravvivere successivamente!

Resta il fatto che li amo così tanto che non riesco a sostenere nemmeno il pensiero della loro scomparsa.
In quelle date disgraziate morirà una parte immensa di me e non credo si potrà ricuperare. Ma fare questi pensieri ora è del tutto superfluo.

Ieri, dopo una lunga pedalata di 20 km, decido di andare da loro.
In questi casi mi accolgono sempre in festa, ma l’espressione sul viso di mia nonna è immancabilmente deplorevole … Mio nonno, invece, mi abbraccia a lungo ed io non mi staccherei mai. E’ una sensazione d’immenso trasporto. E’ l’abbraccio più bello che abbia mai dato e ricevuto. Nemmeno l’uomo della mia vita saprebbe abbracciarmi meglio. E se non mi stacco io, lui nemmeno mi lascia andare. Non manca mai quella fatidica lacrima sui suoi occhi azzurri come il cielo terso di primavera. Il suo orgoglio da scorpione gli impone di desistere, ma tutte le volte non ci riesce.
Ed io, in quegli attimi, vorrei non essere umana per non avere la sensazione di saper ancora sentire.
E’ muto e sarcastico.

“Nonno, ti sei tagliato i capelli e la barba apposta per me!”

“Pa’ a nipute mi i taddiai! A prossima vota mi taddio a testa, accussì te viro ciù magno” (per la mia nipote me li sono tagliati. La prossima volta mi taglio direttamente la testa, così ti vedo di più…)

Frase terribile. Il suo solito sarcasmo, la risposta pronta già celata tra le labbra sottili appena schiuse.

Io rido perché solo lui sa farmi capire gli errori senza farmi sentire orribile. E mi corregge. Mio padre, che si vanta tanto d’aver studiato, non è nemmeno capace di avvicinarsi a sua figlia con una frase essenziale ed efficiente.

Ecco che mia nonna arriva ad offrirmi l’ennesima leccornia come se fossimo in tempo di guerra.
“ Chia, i vuoi i chiacchiere?”

“nonna, lo sai che fra un’ora devo cenare … E poi mi sembra di chiacchierare già abbastanza!”

Non ride ma corre subito a prendere i tipici dolci carnevaleschi per la sua nipotina denutrita …

Ne prendo una e la ringrazio, poi un’altra ancora per fare in modo che non mi inviti mille volte.

Al che mi dice … “piddiatene avetre!”

E io … “No nonna. Me ne sono già prese due”

E Lei: “Chiste leggere su, avanti!” (Queste sono leggere)

Io: “Solo perché il loro peso è leggero non significa che lo sia altrettanto il loro apporto calorico”

Queste frasi la fanno incazzare di brutto e vedo già dipinta sul suo volto teso, l’ira più furibonda.
Lo so che mi prende per scema quando faccio questi discorsi. Fra me e lei non c’è mai serenità perché mi spinge sempre dove non voglio arrivare …
Comunque ho tentato di farle intuire che l’avrei presa dopo la chiacchiera, ma non immediatamente.

Lei non lo ha capito e con uno scatto ha afferrato la scatola colma di dolci e ne ha estratti due, mettendomeli sul tovagliolo.

Ha fatto tutto questo con una foga penosamente insistente. “Accussì t’i magni, uosennò si nun ti rugnu io, tu nun t’i piddi mica!” (così te li mangi,  altrimenti se non te li do io, tu mica te li prendi!) e pronuncia tutto questo con molta, moltissima rabbia.

Io cerco di schermare il nervoso che mi sta salendo e mi obbligo a mangiare, ma prima le dico:

“Accidenti nonna, le avrei prese comunque. Possibile che non lo capisci? Non c’è bisogno di fretta, perché mi devi sempre forzare?”

Ma capisco di essere stata sciocca. Capisco che lei, nei suoi anni di infinito mutismo, sta facendo trasparire i suoi primi segni di cedimento. Non riesce più ad essere discreta. Ora sta lasciando scorrere tutto il suo passato nel presente.
Questo non è altro che il riflesso del dolore che ha provato per tutta la sua vita. La mancanza materiale di cibo e la mancanza d’amore.

E così ora, quella stessa insistenza, mi è finalmente chiara.



A presto, miei adorati nonni.

1 ottobre 2012

ora

Straordinaria presenza, luce nella tenebra, bocca perfetta, sapore di prato erboso, pelle traslucida, molle come il tuo abbraccio liquido. Sentiero di montagna, via tortuosa a ciottoli, CASA. Apri un varco sulla prima sillaba. Aspiro l'aria e la ricaccio dentro come il fumo di una sigaretta che rigonfia le guance. Indici, i miei, su di loro a bucare goffamente quelle mongolfiere. Sorriso innamorato nei tuoi occhi a mandorla dolce di primavera. Amandoti senza possibilità di non riuscita. Memoria olfattiva, digrignare dei tuoi denti sotto le mie dita incantate. Eseguono danze sulle tue perle e non sono mai paghe. Ore fluiscono dal nostro tempo acquoso. La persistenza della memoria, sempre. Orologi appesi su ogni brandello di pelle. Pelle sovrapposta su carni aggrovigliate. Ossa ortogonali e sonno eterno di bimbo.

20 settembre 2012

Prendimi l'anima - 2006

Amo scrivere trasportata da buona musica, come sto facendo ora, ad esempio.
Una volta rilette le mie impressioni, mi sembra sempre di assistere a qualcosa  di nuovo.
E’ un piacevole disconoscimento.
L’altro giorno ho tentato di ripulire il mio computer dalla monnezza che sembra invaderlo.
Ho incontrato persone disconosciute, impressioni che credevo non aver mai formulato.
Ho provato vergogna del mio autoinganno. La tentazione è stata quella di rimuovere tutto quel polverone, ma poi la vocina  della coscienza mi ha fatto cambiare idea.

Non posso lasciarmi alle spalle solo  il bello stilistico. Devo saper accettare anche le bassezze/bruttezze che hanno percorso le mie tappe.

Questo 2006 mi ha distrutta e immessa alla vita, a bordo di un sogno sfiorato appena.
E sarebbe bene non vivere i sogni, ma semplicemente realizzarli, rendendoli reali. Perché il sogno a se stante è come una crisalide. Stupenda, per carità … Ma estremamente fragile. E’ una creatura a metà.

Così sono stata per un anno intero. Una crisalide che sfiorando il terreno si è distrutta in mille pezzi, senza conoscere altra, nuova vita …

Mi aspetto qualcosa da questo nuovo anno e ovviamente il sapore di tali parole non mi piace.
Vorrei uscire dal  torpore in cui sono precipitata e  riuscire realmente a dimenticare la troppa bellezza che mi è parso di vivere.

Una mia amica mi ha chiesto che cosa sia l’amore.
Le ho risposto che è un sentimento impossibile da abbandonare una volta provato.
E’ una sensazione così alta che qualcuno arriva perfino a ripudiarla pur di non esserne dipendente.

E di lei, che non ha mai amato, invidio lo stato, perché può ancora accettare l’assenza di qualcuno che non se n’è mai potuto andare, una volta arrivato.

E’ questo il vantaggio/dazio del non amore.

Quando ero piccola sapevo accontentarmi. Ora sembra che non ne sia più capace. Come se quella fusione non potesse più disfarsi, come se lui una volta entrato dentro di me non sapesse più  svincolarsi dalla mia trappola mentale.

E mi ha preso l’anima,  così tanto che non posso più donarla a qualcun altro …

3 settembre 2012

Magic

Sconvolta.
Sabato sera sono stata parecchie ore con i miei amici e all'alba delle 3 mi sono rimessa in auto per tornare a casa. Un po' impaurita. Mi pare sempre così irrispettoso tornare tardi con l'apprensione di mia madre dietro l'angolo... Ho acceso Lifegate ed è partita una canzone straordinaria che sembrava musica classica e che mi faceva piangere. Ad un certo punto ho capito che erano i Sigur Ròs ma su Lifegate non annunciano mai i pezzi e così non ho saputo di chi fosse né quale titolo le appartenesse. Quella sera avevo ripensato a Jim Morrison e ad Alle insieme. Anzi, avevo parlato ai miei amici dell'uno e dell'altro. Subito dopo i presunti Sigur, è partita "Love me two times" dei Doors ed io sembravo trattenere un orgasmo e mi ero messa sul viso una maschera imperturbabile. Unica concessione: gli occhi sbarrati. 
Guidare così, fino a casa, sicura che la mia vita sarebbe andata avanti e che lui mi avrebbe protetta ancora una volta dall'alto dei cieli.
Ora sono a casa e sto cercando disperatamente quel pezzo dei Sigur Ròs su youtube. Sono andata sul sito di Lifegate Radio, nella sezione "diretta online" perché qui sì che i titoli vengono menzionati! Compare il pezzo attuale e quello successivo. Indovinate un po'? Sono andata sul sito esattamente quando stavano per trasmettere una canzone dei Sigur. Ho inserito il titolo e non ho trovato quella di domenica sera ma un'altra. E va beh, su! Non si può mica essere sempre totalmente veggenti. A volte lo si è all'86%, giusto? Concedetemela! 

Comunque credo nella magia, con tutte le mie forze.

2 settembre 2012

Che lo voglia o no

Elaborazione del lutto. C'è solo morte intorno a me. Ho davanti agli occhi un lenzuolo che rimane sospeso, rigonfio per un po', prima di ricadere sul materasso. Le immagini non mi abbandonano e ricerco ossessivamente un filo logico che dipingo di rouge. Le rouge à levres... Se ho immagini, posso solo gettarvele davanti agli occhi così, senza farci poi caso, senza dar loro il giusto peso. E così voi due, gli ennesimi, morite davanti ai miei occhi. Io resto sospesa, identica a quel lenzuolo, e attendo di poggiarmi sul terreno. La mia bocca è chiusa perché se l'aprissi non uscirebbe comunque alcun suono. Come nei sogni di bambina, come il terrore ipnagogico. Vi osservo muta e serissima mentre ve ne andate via in sordina. Siete figli del pianoforte e dello stesso malvagio anno. Possedete i medesimi nodi lunari ma a queste cose credo solo io ... 
Non parlo, non scrivo, non canto e non divulgo da quando siete morti. Ho lasciato centinaia di libri a metà e questo reato mi barricherà nella prigione della mente per non so quanti altri anni ancora.
Vi tengo in vita con ogni mezzo, lecito come illecito e attendo. In decubito attendo. Sento il riscatto vicino. E' questione di una manciata di mesi e poi mi sentirete. E tu, Amore mio, piangerai di quel canto come ai vecchi tempi. Mentre tu, amica traditrice, verserai nel dubbio. 
Ché una cosa rognosa l'ho capita (magrissima consolazione): che esisto, e se esisto e qualcuno entra in contatto con me non può rimanere indifferente. Non può. Che lo voglia o no.

19 agosto 2012

Padre

E' tutto lontanissimo, papà. So che se ti parlo così mi tempesti di domande senza capire dove voglio arrivare realmente. Le tue domande sono superflue come i brufoli adolescenziali. Ma l'adolescenza senza i brufoli non è degna d'essere definita tale, ora che ci penso. 
Io, per parlarti, devo scriverti e per scriverti devo immaginare di parlarti perché altrimenti mi vengono fuori delle cose che somigliano a quello che ho dentro ma non sono realmente quelle cose lì. Scelgo di scriverti questa lettera che non leggerai mai ma potrei scegliere benissimo qualcun altro.
Ogni volta che mi metto qui e parto in berserk, mi sento sporca. Che dico sporca? Zozza!! Zozza come un rivolo di liquame che esce fuori da una spazzatura lasciata lì al caldo estivo. Sento la prostituzione mentale, capisci cosa intendo papà? No, non lo capisci perché a te non è mai capitato di divulgare un pensiero su un social network o su un blog. A te non è mai capitato di scrivere qualcosa che ti somigliasse troppo. Ti sei guardato di striscio per non soffrire e non sei poi tanto diverso da un fascista negazionista, proprio tu che hai votato Rifondazione, ma senza mai mangiare i bambini.
Tu, papino, sei così diverso da me! Sei superficiale ma ti travesti da uomo profondo, mentre io sono profonda ma faccio qualsiasi cosa per sembrare leggera e semplice. Però sei complesso e questo è il nostro punto di unione. 
Io penso a te molto più di quanto ti dia a vedere ma è più divertente farti credere il contrario e torturarti un po'. Prima ti prendo e poi ti mollo. Un bacino sulla guancia e uno spintone subito dopo 'che altrimenti ti abitui troppo bene'. 
Caro papà, ti dicevo che è tutto lontanissimo. Non esisto più da tempo e sai chi è che mi ha ammazzato? L'apatia. Sono figlia del mio tempo nel senso peggiore che possa esistere: nel mio nulla scialbo. "La storia infinita" ce ne aveva parlato nel lontano '84 e noi, piuttosto che contrastare la spinta malefica, ci siamo lasciati plasmare. 
Tu uscivi fuori da altri orizzonti. Il tuo dolore era vero, era troppo ma l'hai soppresso come hanno fatto gli spagnoli dopo la quarantennale dittatura franchista. Tu hai coperto l'asfalto di fiori e hai eletto una donna che ti salvasse. 
Il mio dolore, invece, è fatuo e subdolo come tutto ciò che non avrebbe motivo d'esistere eppure vibra febbrile nell'aria. Tu guardi al mio dolore con un sopracciglio che alzeresti se sapessi farlo. Quel sopracciglio lo hai dato a me e ci hai piazzato anche una notevole quantità di male che non avevi voglia di smazzarti per pigrizia. Sotto quel sopracciglio c'è un occhio ora malinconico, ora ridente. Non c'è mai una miscela dei due elementi, insomma.
Papà, lo sai che mi perdo sempre... Inizio in un modo e non finisco mai in quello preposto! Comincio e tu ti avvicini per ascoltarmi, con tutta la buona volontà di questo mondo ma poi finisci per tediarti. Gli occhi ti si arrossano, li spalanchi, sbadigli poi e annuisci per dimostrarmi che (al di là di tutto) mi stai ascoltando ma è lì, proprio in quell'atteggiamento, che io vedo già il tradimento e lascio il periodo sospeso. Quel PERIODO dura da dieci anni e si allunga ogni giorno di più. Si allunga mica solo con te, per carità... Ma con tutti gli uomini della mia vita! La carota e il bastone alternati, mai l'uno o l'altro.
E' tutto lontanissimo, papà (ora ci provo a scriverti... Chissà mai che partendo dall'inizio riesca perfino ad arrivare alla fine). E' lontano il tempo della curiosità come anche quello dello stupore. E' lontano il tempo del batticuore non artefatto, degli occhi lucidi senza collirio dentro, delle lacrime durante l'amplesso perché di Amore si muore. E' lontano il tempo della purezza, del darsi consapevolmente senza perdersi per strada. Sono lontani gli odori dell'infanzia, dell'erba, come della legna bruciata, della vaniglia al deposito della Lindt & Sprungli di Caronno Pertusella, della terra che calpestavo all'asilo e mi veniva voglia di mangiare, della polvere bianca di gesso che ho sempre voluto inghiottire senza mai capirne il motivo. E' lontano il tempo dell'affidabilità, di quel profferire con sicurezza "Tu potrai sempre contare su di me". No!! Io svolazzo pericolosamente tra le rime e gli inganni. Mi vedo zampettare su di una scalinata tutta colorata di rosa, rosso e pesco e ridere sincera per poi, subito dopo, oscurarmi in un pianto. E' tutto vero, drammaticamente coerente ma troppo rapido. La mia vita è una serie di scatti fuori controllo e tu, papà, ci sguazzi dentro incantato e poi addolorato, senza capire. Magari capissi anch'io che cos'è questa cosa  qua. 
E allora, se ti scrivo, un pochetto meglio mi sento. Meglio per dieci minuti circa finché non mi accorgo di essermi prostituita un'altra volta. Ché se qualcuno legge queste cose si prende il mio succo e poi non ha più interesse a scavare, capisci? E allora non resta che cancellare. Produrre e distruggere subito dopo, abbassando lo sguardo ora ardito ora timidissimo che dice "Oops, l'ho fatto ancora ma rimedierò". A chi credo non lo so. 
Caro papà, avrei sperato che fosse più semplice stare al mondo, che non mi fosse concesso di vedere la perfezione nelle piccole cose. A quest'ora mi sarei rassegnata alla bruttura, non è vero? Avrei sposato un uomo superficiale quanto me e niente mi avrebbe ferito. 

Niente. 

1 agosto 2012

Para-time

le persone forti non sono fatte per capire quelle deboli, quelle che accettano sommessamente la propria sconfitta. Come mettere le maiuscole dopo un punto.   a volte, semplicemente, non ce la fai. sembra che ti possano ferire e non sai perché. Ti lasci allora andare a quell'alternanza e ti chiedi se avrà mai fine, se la smetterai di farti così male. oscilli fra l'adorazione e l'odio e non puoi pretendere che gli altri, quelli fuori di te che ci sono - ci sono - non abbiano la stessa visione. è tutto un meccanismo di contagio violento senza sosta.
Senti che questa malattia mentale la possono vedere nitidamente, si torturano per te, non hanno più fiducia, si ripetono "Ci è cascata. Ci è cascata un'altra volta", ne parlano fra di loro con gli occhi lucidi e le mani stritolate. Ma loro, questi accorati loro, non ne soffrono. E' un contagio laterale, il loro. si attacca alla visione che hanno di te ma non alla loro essenza che, ai tuoi occhi, resterà sempre integerrima, alta e superiore, in ultima analisi. A volte, semplicemente, non ce la fai a reggere quella cosa lì, quella cosa del confronto e a nulla servono le parole di conforto, le strategie studiate per fare effetto ma che non devono ferirti troppo... tu ti senti male, ti senti morire perché obblighi questi LORO ad adottarle, a sprecare energie mentali per te che ti comporti come una nullità e che nullità non sei. Ma la vista annebbiata è pericolosa e si accompagna alla vista da falco che ti fa osservare con lucidità questi meccanismi interni crudeli.
Vorresti solo scomparire dal manto stradale. vorresti cadere dentro il magma, sotto la crosta e il mantello. faresti male anche in quel caso.
chi ti ama ti condanna a vivere e ad amarti a tua volta. questo ti chiede e tu lo sai, tu lo sai. Tu (maiuscola, grazie. Prego) lo sai.

19 luglio 2012

Nidra

Inizio dell'esperienza: h 4.31. Non si conosce la fine.
Ho appena terminato la mia seduta di Yoga Nidra. Mi sento vispa e riposata e ho gli occhi spalancati. Mi lascia senza parole questa pratica e vorrei non uscirne. C'è un magico tepore dentro me e voglio continuare, non tornare allo squallore, al malessere, al pc e alla realtà. Vorrei risvegliarmi talmente sconvolta da non sapere più chi sono, nè quanti errori ho commesso.
Ma io sarò paziente e mi aspetterò come nessuno ha mai fatto. Ho passato una vita a stare dietro agli altri, ora corteggio me stessa.

25 giugno 2012

Viaggiare

Appena ridestata forse dalla solita porta che sbatte nella corrente, apro gli occhi in questo ennesimo risveglio dalla notte. Fuori c'è il sole ma non mi fa effetto. Fa caldo ma lo so soltanto dal termostato. Del mio corpo non mi fido più molto da quando si è ammalato. Mi fa sentire un sonno irreale e le orecchie perennemente ovattate. Vedo i miei occhi riflessi sullo schermo del cellulare e li trovo stupendi ed ingestibili. Non so per quanto tempo ancora non sarò capace di fotografare la mia figura.
E' come se a Barcellona non ci fossi stata. A volte il mio  corpo va da qualche parte ma la testa resta indietro, in questa casa che non è il mio paese ma solamente cemento e mattoni accatastati.
Io dormo di quel sonno che tu definivi "malato". Quello in cui ci si rifugia disperati, insomma. Mi sveglio con i peli e i capelli un attimino più lunghi e la pelle più chiara e impolverata. 
Tu mi dicevi che non era vero che ero ingestibile. "Io ti gestirei" scivolava dalle tue labbra senza troppe conseguenze ed io, in quel preciso istante, m'innamoravo di te.
Mille promesse d'amore gettate al vento. Mi vorticano tutte nella testa tra un sonno profondo e un film stupido. Mia madre esce di casa e mi dice "Non passare la giornata davanti al pc". Ma lei che ne sa della depressione d'amore? Che ne sa di quando tutti passano il tempo a dirti che sei straordinaria e piena di risorse e tu, invece, non vedi niente a parte i pugnali che saettano in aria?
Io voglio uscire dal male. Il solo modo che ho per farlo è viaggiare, suppongo ... 

There is always hope.

24 giugno 2012

My love


C'è chi sente. C'è chi sente e legge. C'è chi sente e scrive. Io scrivo perché soffro di esibizionismo e di empatia. Chissà perché m'illudo che tu possa raccogliermi tra i fogli sparsi della tua mente. E scappa, Amore mio... Scappa dalla vita dentro un libro e arriva alla mèta lentamente. Così ti voglio: sereno e vivo. E poi vorrei me con il cielo soltanto sopra la testa (rubando a Malika il senso e il testo...). Io che travesto una lacrima con un sorriso e un arrivederci con un ciao, mi devo attaccare a tutta l'integrità che mi resta in corpo per girare i tacchi. Mi ripeto a titolo di mantra "Un passo indietro, cento in avanti vanificati". Lo ripeto di notte, di giorno, nella veglia, nel mal di testa di te e cerco di amarmi mentre annego nell'invidia di chi è provvisto d'amor proprio e di quella sana vanità. 
Mi supplico di non sbagliare, di non sporcare quel che si è chiuso con un "Io ti voglio un sacco di bene"... Credere e basta. Credere nella diversità, per quanto apparentemente assurda. C'è amore anche nella fine. Sul tuo letto ho lasciato un foulard, delle lettere accostate a formare una collana, qualche goccia di lacrima e una traccia di sangue. Le dimentico volutamente, le mie reliquie. Ti sorrido sincera, dall'alto dei miei tacchi vertiginosi e con quel mio portamento elegante che ti ha fatto tremare il cuore, vado via. Cresci senza me, vivi, salta, ridi, canta e suona. Io farò lo stesso.

17 giugno 2012

Lidl

"Salve, voi trattate prodotti Lidl?!"
"Questo è il soccorso stradale"

12 giugno 2012

Ti lascio (crescere)

Sono uscita di casa prima in compagnia e poi da sola. Non ce la facevo a tornare a casa. Mi sono diretta verso i giardini e sono andata sull’altalena. Ho riso tanto e due uomini sono passati fingendo indifferenza ma senz’altro mi avranno trovato carina o pazza. Poi sono andata lungo il Naviglio e nelle vie più intricate del mio paese. Alcune non le vedevo da anni. Ho annusato l’aria, il gelsomino pungente… L’avrei mangiato. Più volte avrei pianto ma non ci sarebbe stato nulla di liberatorio. Tutto è una gigantesca recita, un’attesa perenne di me. Di giorno odio coloro che mi circondano, la loro volgarità, la grettezza delle loro anime, la resa al cinismo di fronte al dolore. Continuo a cercare stralci di bellezza nonostante sia condannata alla sofferenza. Non conosco gioia duratura ma solo eccessi insostenibili. La morte vera non arriva mai. Sì, vedo pace solo nella morte del pensiero ma per uccidere il pensiero devo prima morire io, tutta. Mi terrorizza l’autenticità assoluta dei miei due lati: quello giocoso e fresco e quello di questi minuti mozzati. Non trovo cura a parte lasciarmi vivere così come sono. E questo me l’hai insegnato tu, Amore mio … Proprio tu che non riesci a fare quel fottuto saltino. Avrei voluto lasciarti qualcosa anch’io, visto che sono più vecchia. Ma resti sordo, sensibile, svalvolato e, ancora, ipersensibile. Io ti lascio (crescere) ma so già che non ci sarà mai un tempo per noi. Io lo sento. Ti auguro d’innamorarti di quell’innamoramento che mi hai gettato addosso: quello che ti fa scalare le montagne e non ti dà mai stanchezza…

8 giugno 2012

Istanti - Jorge Luis Borges

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo.

6 giugno 2012

Follia

Io sono un'esteta e ricerco la bellezza ovunque.
Quando la trovo, faccio una fatica enorme a lasciarla andare.
Più che altro non capisco il ragionamento logico che porta una persona a volersi privare di questo elemento.
Posso credere che il mondo ci abbia riempito gli occhi di così tante schifezze da non aspirare a qualcosa di diverso?
Io voglio lottare e vedere sempre quel che brilla ma se questo significa passare una vita nel martirio della solitudine, forse non è la giusta via.
Io non provo odio verso di lui ... Tuttavia covo un risentimento profondo che si mischia ad una nostalgia incalcolabile e fatico a respirare. Perché non sono mai facili le separazioni, men che meno quando ci si ama da lontano e, semplicemente, non si ha il coraggio di abbracciare la meraviglia.
Io so che proviamo lo stesso sentimento ma a volte non è sufficiente. Non posso tenere questa storia attaccata al respiratore. Non posso insegnargli ad afferrare il nostro potenziale. Deve capirlo lui, deve capirlo per la Vita, con o senza me ... E' la sfida che il destino gli chiede. Quel magico saltino che rende le persone più coraggiose e capaci di Vivere. Lui, il mio Amore, vive a metà, è terrorizzato dai rischi e quindi li aggira, semplicemente. Come vorrei dargli quel poco di esperienza che ho per farlo sentire più sicuro e padrone di sé. Come vorrei che lui non mi negasse l'immenso piacere di viverlo, di conoscerlo, di essere parte della sua vita. Come vorrei fondermi con lui ed essere una cosa sola. Penso sempre a fargli l'amore, a baciarlo tutto, ad inghiottirlo piano piano, a farlo morire su di me e resuscitarlo con un bacio. Come vorrei il suo corpo nudo sulle mie membra e i nostri bianchi mischiarsi insieme, tra quegli effluvi potenti e delicati. Come vorrei sentirmi sua e passeggiare con lui dentro, assumere le sue espressioni e sapere soltanto io che gliele ho rubate mentre era distratto. Non ho pace ma solo la pazzia degli amanti. Quelli che hanno trovato l'Amore ma non è dato loro vivere.

Lettre à l'homme de ma vie du 28 Octobre 2009


Non saprò mai spiegarti chi sono, che cosa faccio e perchè lo faccio. I miei occhi sono giganti perchè accumulano strati infiniti di esperienze, situazioni e sentimenti. Il lento processo della sedimentazione rilascia un residuo in questi miei occhi che equivale all'imponderabile e al taciuto. A volte temo che questa parte diventi la mia essenza e fatico a respirare.Non posso spiegarti che cosa accade ogni giorno nella mia vita perchè finiresti per non credermi ed io odio non essere presa sul serio. Io che mi prendo troppo sul serio.Dovrai decantarmi come un solvente fa con il soluto e cogliere quelle pochissime gocce di me che restano ancora. Forse lacrime, forse umori d'altra specie. Io questo non posso saperlo. Non ho guide per vivermi, se non il lento lasciarmi esistere, in questo corpo attraente ma mai troppo esposto.Io li ringrazio i miei occhi, perchè mi evitano l'indicibile imbarazzo dell'esposizione. Il pudore e l'attenzione sono i tratti più sinceri di me.Vuoi sapere perchè taccio e registro con gli occhi?E' semplice. Per non perdermi dentro me. Per non impazzire.Vuoi sapere perchè bevo lattementa piuttosto che cuba libre?Perchè non voglio essere distratta mentre registro.Vuoi sapere perchè invece bevo il vino a tavola?Perchè nel momento in cui poggio le mie labbra sul bicchiere, so già che tu vorresti essere quel pezzo di vetro poco lavorato.Non posso controllare questa pulsione perchè tutti i miei controlli sono votati esattamente all'arte della Seduzione.Ora che lo sai, posso chiederti gentilmente di sedurmi a tua volta e di farmi dimenticare il mio passato di ninfomania mentale mai applicata fisicamente?Ora che conosci le mie debolezze, non ti viene un'indicibile voglia di salvarmi o devo iniziare a credere che esistano solo crocerossine e mai crocerossini?Ora che col palmo della mia mano ho toccato la perfetta consistenza del mondo, posso lasciarmi amare ed esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia finchè morte non ci separi?Perchè vedi, io sono ancora quella bambina romantica che scoppia di amore e lo reprime dentro sè, per fingere di essere una persona finta e cinica al solo scopo di non soffrire e che sa che non c'è sofferenza più grande al mondo del negarsi...

Caro Uomo della mia Vita. Forse non ti conosco ancora o forse non ti vedo... Ma questa lettera è per Te.


Invito a riflettere

Ti scrivo perché so che mi leggerai.
Sono un po' delusa, effettivamente. Mi ero illusa di poter creare qualcosa di bello insieme, visto che ci compensiamo tanto bene. Pensavo che avremmo potuto usare la nostra forza interiore per lottare per questo rapporto. Le basi si creano se non ci sono, ci eravamo detti. Non abbiamo avuto pazienza e ci siamo lasciati abbattere dai limiti pratici. Ma se due s'inventano queste scuse nella testa, significa che non si sono colpiti a sufficienza. Onestamente io credo di essere partita davvero per te e aspettarti non mi sarebbe stato difficile. Avrei goduto di quelle poche giornate insieme, in attesa di un'unione totale e quotidiana. Lo sai che se mi metto qualcosa in testa non c'è niente che mi fermi. Non ce la faccio ad andarmene via da una persona per un motivo così futile e, soprattutto, risolvibile. Quando due si piacciono non serve nient'altro. La qualità della mia vita peggiorerà notevolmente senza il nostro dialogo e questo lo so benissimo. Non è vero che saremmo diventati la caricatura di noi stessi, ne sono certa. 
Un'altra cosa è questa: non è così scontato trovare una persona che ci piaccia davvero. Io ti vedevo come la mia anima gemella! Dove finivo io iniziavi tu. 
Ecco, mi pare evidente che non vale lo stesso per te. Non mi hai dato modo di viverti. Mi hai segato le gambe un'altra volta e adesso devo cercare di non elemosinare niente. Ti ho sempre rincorso io e questo non va bene. Forse è ora che io abbia un mio personale orgoglio e che capisca che forse merito di più: qualcuno che colga il mio valore e sappia fermarmi, qualcuno che sia in grado di aspettarmi. Pensavo fossi tu e invece devo accettare di essermi sbagliata. Devo dimenticare quella volta in cui mi dicesti, a voce bassa, che nella tua testa ero già il tuo amori. Non ascolterò più quella voce che con tenerezza inaudita mi diceva "Micia" e che sapeva farmi ridere fino alle lacrime o commuovermi, a seconda. Con te ci sono state troppe cose belle e non posso dimenticarle. Nella tua testa ero Eros Puro ... Ora cosa siamo? Thanatos, nient'altro che Thanatos.

E' un addio Amore mio? Sì, mi rispondo. Lo faccio io perché tu sei come morto e non vuoi ferirmi. Ma questo tuo stato d'animo a metà mi uccide più lentamente di quanto tu possa credere. E allora me la devo io quell'amara risposta.
Credo di averti fatto capire tutto quel che provavo e provo. Ora tocca a te.

Considerazione utile

Un giorno scrissi "La persona giusta è quella che saprà trattenermi".
Forse questo è l'unico consiglio saggio che posso dare a me stessa per non restare appesa a te.

3 giugno 2012

Moods

La rapidità con cui i miei umori cambiano mi ha sempre terrorizzata. Sono un qualcosa d'incontrollabile e apparentemente ingestibile. Non capisco mai da cosa scaturiscano, precisamente, e si traducono in un dolore fitto alla pancia con conseguenti difficoltà respiratorie. Chissà, poi, come diavolo diventano i miei occhi! Li immagino paesaggi vari, ora polari ora torridi. In base a questi maledetti umori, cambio l'approccio al cliente mentre lavoro e non mi stupisce, infatti, che qualcuno mi adori e qualcun altro mi voglia semplicemente morta. Talvolta cambio umore perfino nel corso di una telefonata e il povero malcapitato si trova a dovermi assecondare, quasi che io fossi chissà chi! Non sopporto questo mio tratto snobboso e prepotente, ultimo retaggio dell'insicurezza profondissima ed incavata che mi porto appresso da troppi anni ...
Quando verso in questo stato c'è solo una cura ed è la Musica. Ora, infatti, sono riuscita a riavermi grazie a Keith Jarrett e al suo Tokyo Encore. Forse accade perché certi brani sono così aderenti ad un determinato stato d'animo da svuotarlo del suo stesso amaro contenuto. Potrei stare in loop su questo pezzo per altre due ore che nemmeno me ne accorgerei ed il mondo fuori di questa nostra coppia abbozzata cesserebbe di urlare.
Ho capito che vivo nella paura di perdere quel che ho costruito tanto faticosamente tra un moto di volontà e uno d'indolenza assoluta. C'è questo tratto ballerino che mi spinge a volare via col vento per poi ricadere sulla terra nuda, aprendo gli occhi forzatamente. Mi sono innamorata di Alessandro perché entra nelle mie inquietudini per portarvi una soave leggerezza. Vorrei avere lo stesso effetto benefico e salvifico su di lui, dargli i miei piedi quando i suoi traballano e abbracciarlo tutte le volte in cui l'emozione è talmente forte da diventare un vuoto insostenibile. Io non lo so come andrà a finire... Mi sembra che il mondo stia correndo come un pazzo verso la fine ed è una sensazione strana, che solo una persona suggestionabile può vivere. Spero di sbagliarmi e di arrivare più o meno serenamente alla vecchiaia perché sento che ho ancora tante cose da fare con lui e non (speriamo con!)
Intanto torno alle mie pratiche, così non penso a questo cuore e alle sue pulsazioni violente...

Aprite un po' quegli occhi!

Aprite un po’ quegli occhi,
Uomini incauti e sciocchi.
Guardate queste femmine,
Guardate cosa son.
Queste chiamate Dee
Dagli ingannati sensi,
A cui tributa incensi
La debole ragion.
Son streghe che incantano
Per farci penar.
Sirene che cantano
Per farci affogar;
Civette che allettano
Per trarci le piume.
Comete che brillano
Per toglierci il lume.
Son rose spinose,
Son volpi vezzose,
Son orse benigne,
Colombe maligne,
Maestre d’inganni.
Amiche d’affanni
Che fingono, mentono,
Ch’amore non sentono,
Non senton pietà.
Il resto nol dico.
Già ognuno lo sa.

29 maggio 2012

Inquietud

Non sono serena, amore mio.
Non sono serena perché il mio elemento trema sotto di te.
A volte credo di poterlo controllare, di esserne responsabile
ma non è così.

Sono terra tangibile che innalza le braccia al cielo.

E tu senti tutto, mi abiti dentro prima ancora di aver bussato.
Coltivi con cura le piantine del nostro giardino
e ti muovi fra queste con leggiadria e sorpresa.

Sei acqua che penetra queste zolle oltre la superficie.
Sei pioggia che cade sulla mia testa sbarazzina.
Sei mare, oceano, tempesta e crepacuore.

26 maggio 2012

Smentita?

Mi sono accorta che mi sei entrato dentro da quando questa mattina ho aperto gli occhi e ho provato nient'altro che disgusto per la realtà circostante.
Poi ho preso la macchina e ho guidato in modalità "pilota automatico".  Non ho guardato quanta benzina ci fosse. L'auto si sarebbe anche potuta fermare per l'esaurimento del carburante che io non me ne sarei nemmeno accorta.
Milano e la sua bruttezza mi hanno ridestato e la fitta al cuore è stata malvagia. La mia grigia città non regge il confronto con la tua che è piena di caldi colori, gli stessi che rilucono dentro di te e che ti hanno reso così vitale, allegro e dolce.
Il sorriso di nessuno mi ha mai fatto quest'effetto e quando ho visto che ti sei commosso solo guardando i miei occhi, ho sentito un immenso bisogno di abbracciarti, di viverti, di baciarti.
Dopo un'ora mi hai fatto capire quel che volevi, cioè me. Ti sei adagiato sulla mia spalla, curandoti di non farmi male e sei rimasto lì, a lasciarti accarezzare la fronte e i capelli. Mi ascoltavi assorto, mi chiedevi con gli occhi di stare in quella posizione perfetta per un tempo indeterminato. Ogni tanto guardavamo l'orologio perché DOVEVAMO farlo, perché la vita di ognuno, prima o poi, avrebbe dovuto riprendere il suo corso abituale, fatto delle stesse amate persone e dei soliti spazi ma comunque con noi due tristemente divisi.
Ho tanta paura d'innamorarmi e che il tuo cuore, invece, resti indietro, che non sia disposto a fare tutti questi sacrifici per una come me che sembra tanto e poi, magari, è nulla. Devo imparare a fidarmi di te, visto che me ne dai modo. Spero solo di non perderti, ora che ti ho trovato.

21 maggio 2012

Jimmo

Ieri ho guardato "When you're strange", il documentario sui Doors ed, in particolare, sulla figura di Jim Morrison.
La cosa che mi ha più turbato è stato osservare Jim mentre guidava come un pazzo, coi finestrini abbassati, il suo urlo straziante e quel guizzo perverso negli occhi, la nostalgia agghiacciante, l'inaderenza del suo essere alla materia umana. 
Io mi riduco sempre in quello stato quando guido ma urlo con i finestrini alzati perché non mi trovo mai in uno spazio vuoto quanto il deserto. Se ho un sogno americano è proprio quello lì: infrangere il muro del silenzio con un urlo animale, tra i cactus, da dentro una macchina sgangherata.
Comunque è stato lì che ho sentito di avere dentro troppe persone e la cosa mi ha terrorizzata. A volte credo sinceramente che impazzirò, che l'unica cosa che mi tiene ancora salda alla normalità (parola orrenda...) sia la mancata assunzione di stupefacenti. L'autocontrollo è la sola cosa che mi resti per non diventare Jimmo.

Si può morire di nostalgia? Nostalgia di cosa, dopotutto? 
Ieri non riuscivo a respirare mentre osservavo Jim svanire nel suo mistero, accompagnato dalle note di The Crystal Ship. Eterno ventisettenne dagli occhi inenarrabili, ora azzurri, ora castani. E poi l'innocenza erotica della sua prestanza. Non avrei potuto far altro che perdonarlo sempre, al posto di Pam... Ci sono persone che sono nate per darsi, per essere tormentate, arrovellate dalle masse. Sì, credo anch'io che non sia morto perché una persona del genere è troppo forte e la Vita la condanna a vivere, nonostante tutto, nonostante il troppo, nonostante l'immensa stanchezza. E' un'esistenza volta all'eterna ricerca della pace, tra un vizio di Vita e uno di Morte.


19 maggio 2012

Partorendo

Questo periodo mi fa cagare.
Non sono innamorata e so già che non m'innamorerò.
Del tipo che esco con lui, rido, parlo di qualsiasi cosa, restiamo appiccicati a baciarci ma non ho il batticuore.
Ecco, io quella sensazione non la provo più da un secolo.
Sto cercando di dirmi che questo è un modo sano d'iniziare un rapporto, che non bisogna fare tutto subito, che sarà più bello dopo e bla bla bla... Ma la verità è che non mi sento a casa, io non mi sento completa, fusa. E non venitemi a dire che è perché è appena iniziata. Io non lo accetto! Voglio credere che quel tipo di amore sia accessibile anche a me, quello di quando ti senti una persona dentro dal primo momento in cui la guardi, che ci vuoi fare l'amore istantaneamente, che ti viene il massacro allo stomaco quasi che tanti piccoli organismi saltellanti ci stessero martellando sopra. Io voglio questa roba qui, voglio lasciare la voragine ed essere travolta a mia volta.
Ogni tanto guardo mia madre con gli occhi spalancati, disperati, imploranti un aiuto. La guardo come se le stessi chiedendo per quale motivo mi ha fatta tanto male, così passionale, incostante, malata e ingestibile. E lei risponde soltanto: "Lo so Totò, lo so..." e mi pizzica il naso. Io, allora, mi accuccio e resto lì, con la testa appoggiata sul suo grembo meraviglioso, in cerca di protezione e penso a Freddie Mercury quando in "Mother Love" si metteva a cantare "Mama please, let me back inside". E a me sì che quella canzone faceva piangere. Sono nata col complesso edipico al contrario e amo le donne come se fossero opere d'arte viventi... Infatti so cosa prova un uomo pazzo di desiderio, riesco a immaginarmi come sia fare l'amore al contrario (da uomo), aprendo un varco e ottenendo il consenso all'idillio. Sì, è un capolavoro divino ma il Cristianesimo l'ha macchiato come tutto quel che è Troppo. Troppo per chi? Per l'uomo, naturalmente... Eterno servo della gleba, impossibilitato ad ambire a qualcosa di più: quell'Infinito che solo un Dio può toccare con mano.
I Pagani ci avevano visto giusto ed è per questo che sono stati sterminati ma nessuno sembra essersi curato del loro genocidio. Io piango l'incendio della biblioteca d'Alessandria d'Egitto perché non tollero che tutta quella sapienza sia andata in fumo, letteralmente. E ci raccontano la balla che un solo libro sacro possa sostituire tutto questo. A dir poco presuntuoso, non è vero?
Comunque non volevo parlare di questo.
Volevo soltanto dire un po' di cose a cui penso da giorni.
Partirei dal fatto che mi adatto male ai cambiamenti. Era da dicembre che facevo quel che mi pareva e piaceva senza dover dar conto a qualcuno quotidianamente. A quanto pare ho un ragazzo ma mi sento come se non fossi stata messa al corrente di questa cosa. Mi ero fatta un piano nella testa e non prevedeva la presenza di terzi. Invece eccomi qua, con una confusione immensa nel cuore e un senso di responsabilità che non avevo nessuna voglia di provare. Sono superficiale pure io, a discapito delle apparenze...
Comunque, il ragazzo in questione, mi ha detto a chiare lettere che non sono il suo tipo ed il peggio è questo: nemmeno lui lo è! Insomma, si vuole far crescere i rasta e poi non è capace di vestirsi un po' elegante. Cioè, non me n'è mai fregato niente dell'apparenza però non posso pensare che costui vada ad un matrimonio con i pantaloni militari larghi e la felpa azzurro shocking della Nike! Io, d'altro canto, mi vesto a seconda dell'umore e dell'occasione, cerco di essere versatile ma di mantenere il mio stile sempre e comunque. Alla fine, ieri, l'ho guardato e gli ho detto "Sento di non essere il tuo tipo, è vero?" e lui "Effettivamente non lo sei ma mi piaci comunque".
...
....
.....
......
.......
........
MI PIACI COMUNQUE?!?!?!

No, mi dispiace, non lo accetto. Io voglio un uomo che straveda per me in tutti i sensi. Voglio uno che non mi possa resistere appena mi muovo! Non mi basta una "normale attrazione fisica". 
Insomma, mi sono fatta dire chi fosse il suo tipo ideale. E' stato lì che sono quasi morta.
"Alta, magra, sportiva, con i capelli rossi lunghi, possibilmente dred". 
Bene, che accidenti c'entro io?!

Seconda cosa: io non sopporto i baci con la bocca rigida. Cazzarola, ti devi lasciare andare! E non devi avere paura del bacio alla francese. Mica mi turbi! 

Ecco, mi viene un po' da piangere. Rivoglio la mia vita di prima, con la stessa routine e i sogni belli nella testa. 
Lasciatemi respirare altrimenti rischio di uccidere qualcuno!

Goodbye.

17 maggio 2012

Strawberry fields forever

Presenza muta tra le fermate del metrò.
Passeggi silenzioso senza esigere nulla.
Non hai forma, odore o suono.
Vivi tra i muri colorati erti dalla mia mente.
Sei una miscela di musiche regalate,
sei una mano chiara e liscia mai sfiorata.
T'immagino muschio, rugiada autunnale,
voce speziata e velluto d'anima.
Sei l'impossibile perfezione che non abbraccio,
la farfalla che non accarezzo perché non cessi di volare,
sei la proiezione onirica mai confutata
                           - per non morire d'amore
                                              (per non morire d'amore).

16 maggio 2012

Eterna presenza - Pedro Salinas

Non importa che non ti abbia,
non importa che non ti veda.
Prima ti abbracciavo,
prima ti guardavo,
ti cercavo tutta,
ti desideravo intera.
Oggi non chiedo più
né alle mani, né agli occhi,
le ultime prove.
Di starmi accanto
ti chiedevo prima,
sì, vicino a me, sì,
sì, però lì fuori.
E mi accontentavo
di sentire che le tue mani
mi davano le tue mani,
che ai miei occhi
assicuravano presenza.
Quello che ti chiedo adesso
è di più, molto di più,
che bacio o sguardo:
è che tu stia più vicina
a me, dentro.
Come il vento è invisibile, pur dando
la sua vita alla candela.
Come la luce è
quieta, fissa, immobile,
fungendo da centro
che non vacilla mai
al tremulo corpo
di fiamma che trema.
Come è la stella,
presente e sicura,
senza voce e senza tatto,
nel cuore aperto,
sereno, del lago.
Quello che ti chiedo
è solo che tu sia
anima della mia anima,
sangue del mio sangue
dentro le vene.
Che tu stia in me
come il cuore
mio che mai
vedrò, toccherò
e i cui battiti
non si stancano mai
di darmi la mia vita
fino a quando morirò.
Come lo scheletro,
il segreto profondo
del mio essere, che solo
mi vedrà la terra,
però che in vita
è quello che si incarica
di sostenere il mio peso,
di carne e di sogno,
di gioia e di dolore
misteriosamente
senza che ci siano occhi
che mai lo vedano.
Quello che ti chiedo
è che la corporea
passeggera assenza,
non sia per noi dimenticanza,
né fuga, né mancanza:
ma che sia per me
possessione totale
dell'anima lontana,
eterna presenza.

Hai viso di pietra scolpita - Cesare Pavese

Hai viso di pietra scolpita,
sangue di terra dura,
sei venuta dal mare.
Tutto accogli e scruti
e respingi da te
come il mare. Nel cuore
hai silenzio, hai parole
inghiottite. Sei buia.
Per te l'alba è silenzio.

E sei come le voci
della terra - l'urto
della secchia nel pozzo,
la canzone del fuoco,
il tonfo di una mela;
le parole rassegnate
e cupe sulle soglie,
il grido del bimbo - le cose
che non passano mai.
Tu non muti. Sei buia.

Sei la cantina chiusa,
dal battuto di terra,
dov'è entrato una volta
ch'era scalzo il bambino,
e ci ripensa sempre.
Sei la camera buia
cui si ripensa sempre,
come al cortile antico
dove s'apriva l'alba.

5 maggio 2012

L'intelligenza al servizio della Pace

Ho fatto una pulizia totale di modo che lui non possa più trovarmi.
E' buffo.. E' un ingegnere informatico eppure non sa dove andarmi a scovare. Un tempo aveva anche letto molti libri sul fenomeno degli hacker ma evidentemente nulla hanno potuto contro il diabolico ingegno femminile.
Io sto disperatamente cercando di Vivere e il mio primo passo per farlo è quello di eliminare chi passa il tempo a provocarmi in maniera ignorante. Non c'è niente che mi offenda di più al mondo e quindi ho deciso che contrapporrò solo l'intelligenza. L'obiettivo è la Pace interiore visto che non posso ambire a quella mondiale.
Sono "andata da lui" e ho cancellato tutti i commenti lasciati in questi due anni, dopodiché ho disattivato il mio profilo così non potrà più vedere a quale blog si collega. Sarò finalmente libera di scrivere quel che mi pare e piace, senza che lui mi risponda provocatoriamente sul suo blog.
Non potrà conoscere i miei spostamenti, fisici o mentali che siano. In fondo è un mio diritto Vivere, no?

2 maggio 2012

Fuori dall'incubo

Seduta su di te, mi avvinghi i seni stritolati da quella corazza di licra. Sopra, strati di cotone. Non li rimuovi perché non hai pazienza. Scopri con la bocca la pelle nuda del collo. Mi pizzichi la pancia fresca e liscia.
Sento il tuo sesso duro e caldo dentro me e poi solo perdizione. 
Piango perché ti odio e perché "ci sono cascata un'altra volta", ben consapevole del pericolo e di tutte le sue minute concatenazioni. Assisto allo sdoppiamento della tua personalità. Prima c'è il te bigotto e integerrimo e poi quello porco e sfrenato. Non sei mai stato bravo a fare la parte di ciò che non sei. Eppure sarebbe bastato così poco... Sarebbe bastato che tu fossi te stesso per evitare di dover gettare la maschera. Ma si sa che la semplicità non abita in te.
In preda a quella lotta tra piacere fisico e dolore interiore, mi lascio penetrare piangendo, scacciando le tue mani grandi ma rozze. Scopro di essere imprigionata da una corda e ti urlo dietro le peggiori parole, carnefice senza senno. 
Ti vedo riflesso in uno specchio e sei bellissimo come può esserlo soltanto un uomo travolto dal piacere. Non hai pietà però per me, per quel mio insensato pudore. Anch'io resto afflitta da questa doppiezza che mi porto appresso, la stessa che risveglia in me i più bassi istinti di quando sono in metro e il vagone trema sotto la guida instabile del macchinista, di quando sono sola in casa e riproduco la tua voce nella testa, con tutte le volgarità del caso. La stessa che mi fa odorare questa mano ora con vergogna e ora con compiacimento profondo.
E mentre mi prendo quel che ho deciso che sia mio, sento sulla schiena nuda un elemento estraneo. Sembra un corpo ruvido che mi sbriciola la pelle. Mi possiedi sempre più rapidamente e nel mentre sento la lama spingersi nell'altro senso, nel tentativo di conficcarsi e trapassarmi.
Urlo stramazzando, senza possibilità di placare la mia sofferenza estrema, ora coronata dal corpo e non solo dall'anima rotta.

E poi, finalmente, la voce fuoricampo.

"Piccola, svegliati! E' solo un sogno. Non piangere! E' solo un sogno!"



Ma io non lo so se è solo un sogno.

27 aprile 2012

Pudore

Quando scrivo qualche cosa di terribile, dopo un po', lo devo rimuovere.
Il pudore è un qualcosa che nessuno capisce più oggi.

Travestimenti

E a volte riesco soltanto ad arrabbiarmi col destino perché mi prende in giro troppo spesso.
Me lo immagino come un volto enorme stampato nel cielo che sorride sornione mentre mi strizza l'occhio. Io corro smarrita sulla strada e lui ride standosene zitto. Lo vedo tendere i fili che si collegano ai miei arti e non mi sento più padrona di questa vita.
A volte lo vorrei abbracciare perché mi lancia sorprese sparpagliate qua e là ma non posso, essendo lui una massa informe che appare e scompare come il gatto di Alice in Wonderland.
Onestamente non ho ancora capito cosa voglia dirmi ed io attendo con quella pazienza che non mi appartiene per natura. Ma è un altro tipo di pazienza, ad essere sincera ... Somiglia a quella di quando aspetti l'amore della vita. Tu sai che esiste, che (quantomeno) è nato e sta sul tuo stesso pianeta ma non hai fretta perché se ce l'avessi, semplicemente, impazziresti.
Non è un pensiero fisso o quotidiano ma ogni tanto sbuca fuori e tu ti armi di santa pazienza per tollerarne la potenza. E' una consapevolezza che potrebbe ammazzarti ma, come tutte le esperienze estreme, detiene lo stesso valore al contrario: potrebbe farti rinascere.

L'amore mio si dev'essere travestito. Quasi quasi mi travesto anch'io.

26 aprile 2012

Nemmeno il tempo di capire

che sono tornata a casa e che domani attacco alle 7.30. Sopravviverò?
Quand'è così non resta che piangere.



14 aprile 2012

Loser

Smarrimento. Io voglio cadere in uno sguardo e sentirmi a casa.
Francesco mi diceva che avevo occhi familiari ma che non riusciva a leggerli. Non si è fermato a cercarne il senso. Come tutti ...
Sei bella, sei simpatica, dolce, intelligente e adorabile. A volte vorrei gettare le mani sui colli di chi mi dice tutte queste cose e non ha il coraggio di agire di conseguenza. Ma a che servirebbe?
La persona giusta è quella che mi fermerà senza che glielo chieda.

Daniel Glattauer

“Ah, ecco che mi scrive la mia Emmi. Emmi. Emmi. Emmi. Sono un po’ ubriaco, ma solo un pochino. Ho passato la serata a bere e ad aspettare la mezzanotte, l’ora in cui arriva Emmi. Sì, è vero. Non è la mia prima bottiglia. Desidero la mia Emmi. Vuole venire da me? Spegniamo la luce e basta. Non dobbiamo vederci. Emmi, io voglio solo sentirla. Chiuderò gli occhi. Con Marlene non ha più nessun senso. Ci dissanguiamo a vicenda. Non ci amiamo. Lei ne è convinta, ma in realtà non ci amiamo, il nostro non è amore, è pura dipendenza, puro possesso. Marlene non vuole lasciarmi andare e io, io non so trattenerla. Sono un po’ ubriaco. Non troppo. Viene da me, Emmi? Ci baciamo? Mia sorella dice che, in ogni caso, lei è stupenda, Emmi. Ha mai baciato uno sconosciuto? Sto bevendo un altro sorso di bianco del Friuli. Brindo a noi. Sono già un po’ ubriaco. Ma non molto. E adesso è di nuovo il suo turno, Emmi, mi scriva. Scrivere è come baciare, solo senza labbra. Scrivere è baciare con la mente. Emmi, Emmi, Emmi.”

Sleeping

Sleeping