Quella visione estatica non mi abbandonerà più.
Esistono attimi che, mentre li vivi, si contendono il primato dell'eternità con altri più modesti.
Quando sei consapevole di questo, non esiste più nulla di diverso per il quale valga la pena vivere. Nessuna razionalità, nessun ordine prestabilito da seguire scrupolosamente. Solo A-more, assenza di regole. E' un etimo e niente più ma in esso vi è racchiuso il Tutto, immanente e chiaro come un quadro di Piero della Francesca.
Lui, quel Lui che abita le mie pagine da ormai molto tempo, si prestava al mio sguardo in tutta la sua gentile maestosità, i contorni del corpo sbiaditi dai vapori caldi. Fuoriusciva da una visione a me nota da sempre eppure nuova. Quelle forme lievi, mutevoli a seconda dell'ora e del contesto, s'imprimevano violentemente nella mia mente acuta. Le lasciavo fare, senza imporre controllo alcuno, registrando ogni singolo frammento con precisione maniacale, in attesa dell'elaborazione attenta dei dati. Ma il tempo della registrazione è il più complesso che esista ... Somiglia al canto lirico e a tutte le arti in genere: concentrazione, tecnica e metodo sono al servizio della creazione, atto di per sé irrazionale.
Con questi sentimenti contrapposti subivo il mio Uomo. Migliaia di riferimenti, improvvisamente, si accalcavano nella mia mente: pezzi di canzoni, citazioni letterarie, fotografie, odori e anche sapori. Tutto quel che sapevo ed ero giaceva lì, in quello spazio angusto diviso con lui. La mia anima tutta echeggiava con la sua, la misura dei nostri io così diversi eppure vicini risiedeva lì, finalmente appagata dal contatto, la nostra ossessione furibonda.
Sentivo la libertà assoluta di poter essere me, quella tentazione di esistere che, finalmente, trovava spazio e voce e urlava di gioia. L'immagine scenografica del mio corpo colpito da un dardo di luce, mi apriva il petto e da esso fuoriuscivano coloratissime farfalle ... La festa nel cuore. Questo era Lui in me e per me, il prodotto finito, messo a punto dal mio sopraffino processo di decantazione.
Alessandro puro ed innocente, Alessandro perverso e osceno, Alessandro lucente e divertente. Sarebbe sempre stato Lui, col suo nome da chiamare a voce piena, senza avere paura.
Ed eccolo lì, avvolto dai fumi, ogni riccio ben definito dall'acqua e le forme armoniose di donna. I suoi occhi ora divertiti come quelli di un bambino, ora liquidi e morbosi come quelli di un uomo assediato dalla voluttà, mi cingevano gelosi e registravano a loro volta tutti i frammenti di me, implacabili e precisi come una lente da laboratorio. La bocca semiaperta a raccogliere il piacere e la testa all'insù, metafora di perdizione.
Libera di potermi abbandonare all'atto creativo, certa di poter essere accolta ed accettata in ogni mia espressione, dalla più dolce alla più peccaminosa, danzavo intorno al suo corpo, con gli occhi dischiusi e le mani arrese alle sue, così delicate e ben pesate su di me.
Il contrasto tra le linee femminili e la sua possente virilità mi mandava in estasi, al punto da farmi capitolare ai suoi piedi, inerme e supplice ma mai paga. Lui perduto con me, liquefatto tra i miei umori, rapito e mai ostile a quella trama che andavamo intessendo, perfetta sin dalla prima esecuzione come certe canzoni Jazz. Improvvisati e splendidi.
Io so che tra le tante informazioni che andranno perse nel computer del mio cervello via via più vecchio, questa meraviglia non scomparirà. Il film che vivo, di cui non conosco né durata né articolazioni, è al suo inizio ed io mi lascio vivere ma per una volta, la PRIMA volta, sono protagonista e non spettatrice.
