Appena ridestata forse dalla solita porta che sbatte nella corrente, apro gli occhi in questo ennesimo risveglio dalla notte. Fuori c'è il sole ma non mi fa effetto. Fa caldo ma lo so soltanto dal termostato. Del mio corpo non mi fido più molto da quando si è ammalato. Mi fa sentire un sonno irreale e le orecchie perennemente ovattate. Vedo i miei occhi riflessi sullo schermo del cellulare e li trovo stupendi ed ingestibili. Non so per quanto tempo ancora non sarò capace di fotografare la mia figura.
E' come se a Barcellona non ci fossi stata. A volte il mio corpo va da qualche parte ma la testa resta indietro, in questa casa che non è il mio paese ma solamente cemento e mattoni accatastati.
Io dormo di quel sonno che tu definivi "malato". Quello in cui ci si rifugia disperati, insomma. Mi sveglio con i peli e i capelli un attimino più lunghi e la pelle più chiara e impolverata.
Tu mi dicevi che non era vero che ero ingestibile. "Io ti gestirei" scivolava dalle tue labbra senza troppe conseguenze ed io, in quel preciso istante, m'innamoravo di te.
Mille promesse d'amore gettate al vento. Mi vorticano tutte nella testa tra un sonno profondo e un film stupido. Mia madre esce di casa e mi dice "Non passare la giornata davanti al pc". Ma lei che ne sa della depressione d'amore? Che ne sa di quando tutti passano il tempo a dirti che sei straordinaria e piena di risorse e tu, invece, non vedi niente a parte i pugnali che saettano in aria?
Io voglio uscire dal male. Il solo modo che ho per farlo è viaggiare, suppongo ...
There is always hope.