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14 febbraio 2011

S. Valentino

Non ho mai avuto nulla contro S. Valentino. E' un santo carino, simpatico e tutto il resto... Ma purtroppo mi ha prestato il suo nome quando sono scesa sulla terra e così, ad ogni 14 febbraio, io soffro un po'.


Ricevo auguri per il mio onomastico un po' da tutti. La prima è sempre mia madre; mentre faccio colazione mi guarda con quei suoi meravigliosi occhi verde bottiglia e mi dice "Auguri Totò", un po' assonnata ed infinitamente tenera. In quel momento io sento tutto il suo amore fluirmi dentro e penso che non potrei volere niente di più... Ma non è così. Mia madre mi ha abituato talmente bene che io ho sempre preteso lo stesso riguardo da parte di quei fidanzati che si sono susseguiti negli anni e che puntualmente hanno deluso le mie aspettative.

Ricordo i San Valentino prima dell'amore maschile, quando ero bruttina e quasi adolescente. Allora guardavo i film d'amore e sognavo ad occhi aperti di vivere un giorno le stesse cose. Sognavo il mio primo bacio, temendolo allo stesso tempo. Guardavo la mia inadeguatezza e sentivo crescere in me l'ansia da prestazione. Quale angolazione avrebbe dovuto assumere la mia testa? E i due nasi, incontrandosi, non avrebbero forse impedito il contatto delle labbra? E perché usare la lingua?

Abbozzavo baci sul braccio e credo che il braccio si sia sentito onorato per tanta passione rivolta a lui, arto utilizzato per le più svariate funzioni meno quella.

Mia madre in quegli anni mi faceva regalini dolcissimi e i miei nonni mi donavano soldi che non mi sarei meritata solo per il fatto di avere un onomastico "famoso".

Poi qualcosa sembra essere cambiato e i fidanzati sono arrivati e con loro un senso di amarezza dettato dalla disillusione, appunto. Ché nessuno di loro ci ha mai tenuto a queste cose ed io sono arrivata a credere che fossi quel tipo di donna che se ne frega a sua volta e detesta i baci Perugina.
Ma io, oggi, a quasi venticinque anni, ho capito di non essere così. Che c'è ancora quella bambina in me che ha bisogno di tenerezza, di un semplice augurio verbale, privo d'inutili fronzoli. Io dei regali non me ne faccio nulla ma ammetto che l'augurio mi lusinga e mi fa sentire coccolata.
Forse per egocentrismo o per vanità, pretendo tutto questo dalla persona che mi sta accanto e non considero quel che arriva dagli altri. Anzi questi ultimi, involontariamente, non fanno che accentuare la mia sofferenza quando mi accorgo che chi voglio che mi consideri non è presente.
 
Tante volte, da bambina, mi sono riconosciuta nei piccoli protagonisti di quelle commedie americane dove i padri non consideravano mai i figli. Hook Capitan Uncino, in particolare, mi faceva piangere. Rappresentava il prototipo della famiglia americana (anche se in quel caso era inglese...) dove il padre è un potente uomo d'affari che si dimentica degli affetti e poi rimpinza i figli di giocattoli per comprarsi il loro affetto.
Ma non ci riesce mai.
 
Ecco, io mi sento così e temo non guarirò mai.
 
Il fatto di sapere che non mi arriveranno nè gli auguri per l'onomastico nè per essere l'innamorata di qualcuno, mi fa preparare a lungo psicologicamente. Cerco sempre di evitare il tracollo e di giustificare l'operato altrui. Mi obbligo a non avere aspettative e (allo stesso tempo) a non pensar male solo perché non arriva tutto subito. Allora lì comincia la tiritera del "Che stronza che sei, magari ti sta organizzando una sorpresa e tu passi il tempo a immusonirti", alternato a "No, non ti sta preparando alcuna sorpresa, rassegnati e non piangere!", per attutire il colpo.
A tutto questo si assomma l'odio per essere una donna. Chè l'uomo tutti questi giri mentali (altrimenti detti "pippe") non se li fa. Agisce quando il pensiero arriva. Non potete capire quanto sia alta la mia invidia per non essere un uomo...
 
Buon S. Valentino a tutti. Buon S. Valentino a me!
 
 

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