Non riesco a parlare con te. Mi sembri un groviglio, un cumulo di sterpaglie. Non ho molta voglia di districarle. L'unico modo che ho per arrivare a te è scriverti. Non ti vedo molto vivere. Sei qui che non contrapponi l'azione e il movimento a tutta questa mole di pensieri. Resti ferma a contemplare l'assenza, il bilico, il baratro. Mi fai saltare i nervi. Basterebbe poco. Basterebbe uscire un po' e sentire l'aria pizzicare le narici. Ma sei stanca della solitudine. Vorresti condividere qualcosa con qualcuno. Forse è questo che ti manca per davvero. Li guardi e sono fisicamente presenti ma non s'intersecano con te. Passeggiano davanti ai tuoi occhi ma hai l'impressione che non ti sentano né che ti capiscano. Tua zia, ieri, ti ha regalato un bellissimo vestito. Ha detto "questo vestito sei tu". Lei lo ha capito e le è sembrato giusto omaggiare la tua essenza recandoti in dono qualcosa che la rappresentasse. Gli altri, quelli che vedi passeggiare davanti a te, si sono sentiti imbarazzati a Natale. Hanno chiesto un aiuto disperato per comprendere cosa fosse opportuno destinarti. Non hanno guardato a fondo, non hanno ascoltato i sensi. Si sono affidati a quelli altrui perché più affinati. E tu? Tu ti sei sentita ancora più frastornata. Non te ne fregava nulla del regalo.. T'importava più che altro che non ci fosse il giudizio. T'importava di scomparire, di sprofondare in tutto il tuo sconforto senza destare commenti, senza guardare nessuno aggrappato alla propria felicità. Avresti volentieri fatto a meno di notare l'assenza del nonno, la sua dipartita mentale visibile a tutti ma commentata da nessuno. Avresti preferito che nonna non ti dicesse che il tuo ex era meglio perderlo che trovarlo. Avresti voluto non sentire la morsa nel cuore perché ancora, nel più profondo di te, lo capivi e giustificavi ed amavi. Come restituire tutto questo a chi ne è esterno? Con quale forza hai incassato il colpo seppellendo l'urlo? La scena di te che ti alzavi dalla sedia dicendo "Stai zitta! Non ti permettere di toccarlo, di criticarlo, di straziarmi ancora! Mi fai male, dannazione! Hai la delicatezza di un elefante! Che ne sai tu della passione? Che ne sai tu di me, di noi, di quant'era bello fonderci ed essere una stessa carne? Che ne sai tu di tutte le volte in cui ho pianto di felicità? Delle volte in cui ho sentito di poter morire tra le sue braccia perché erano le sole che potessero contenere tutto il mio tumulto?"
E invece no. Ti sei lasciata trafiggere ancora una volta dalla sua ignoranza e la mattina dopo ti sei alzata con la pancia sempre più dura. L'hai massaggiata (o presa a pugni?) e poi hai salutato il letto per rivivere la stessa maledetta domenica, il giorno di tutte le possibilità mai messe a frutto. Il giorno delle scuse ripetute a te stessa come rosari. Hai ceduto di lì a poco e gli hai scritto ancora, schiava inesauribile, tigre che ritorna nella propria gabbia anche quando il domatore le ha dato la libertà in cambio della pelle.
Ti sei fatta pena da sola ed io, in quell'attimo, avrei tanto desiderato abbracciarti, uscir fuori e prenderti, portarti via, darti un luogo in cui poterti consegnare con libertà assoluta.
Tu, allora, hai cercato di non piangere incrociando lo sguardo di mamma ma lei aveva già capito tutto e ti puntava il dito addosso senza darti quell'abbraccio, quel giaciglio su cui atterrare dopo tante vorticose piroette.
Te lo chiedo per favore: esci e, se necessario, sbatti la porta.
28 dicembre 2014
14 dicembre 2014
Coeur
Cuore mio,
Tu ce la farai. E' solo una questione di disciplina e di struttura. E' "occhio non vede, cuore non duole", giusto?
E se lui non ti aiuta per niente perché è un egoista, tu attieniti alla seconda informazione e cioè che è egoista. Ti piace, forse, questa caratteristica? No.
Bene, è già un buon punto di partenza.
Devi dare maggiore rilevanza alle cose brutte piuttosto che a quelle belle. Hai buona memoria, per cui è molto semplice. Pensa ai compleanni, alle amiche che hai perduto per lui, al modo irrispettoso in cui ti ha lasciato. Ricorda tutte le volte in cui ti ha cacciato, tutte le umiliazioni, tutte le lacrime che hai versato e che ti hanno cambiato i lineamenti.
Evidentemente l'Amore è qualcos'altro.
Coraggio e a presto!
V.
Tu ce la farai. E' solo una questione di disciplina e di struttura. E' "occhio non vede, cuore non duole", giusto?
E se lui non ti aiuta per niente perché è un egoista, tu attieniti alla seconda informazione e cioè che è egoista. Ti piace, forse, questa caratteristica? No.
Bene, è già un buon punto di partenza.
Devi dare maggiore rilevanza alle cose brutte piuttosto che a quelle belle. Hai buona memoria, per cui è molto semplice. Pensa ai compleanni, alle amiche che hai perduto per lui, al modo irrispettoso in cui ti ha lasciato. Ricorda tutte le volte in cui ti ha cacciato, tutte le umiliazioni, tutte le lacrime che hai versato e che ti hanno cambiato i lineamenti.
Evidentemente l'Amore è qualcos'altro.
Coraggio e a presto!
V.
12 dicembre 2014
Stanze
E' brutto entrare nella propria camera e trovarla stravolta, specialmente dopo dodici ore di lavoro.
Vedere che la disposizione dei mobili è mutata senza preavvisi o autorizzazioni.
Così, come mi sono chiusa la porta alle spalle, mi sono abbandonata ad un pianto che ho esaurito in troppi pochi secondi e che sarebbe andato avanti non so per quanto.
Stravolgere il mio piccolo regno per cosa? Perché "c'era la muffa sul muro del letto".
Ma io, su quel letto, amavo osservare l'ombra di te, quello che sarebbe rimasto dopo la fine. Nemmeno questo mi resta. E' andata via perfino l'immagine del tuo corpo flessuoso adagiato su quel materasso. Sono andati via i tuoi occhi chiusi e l'espressione stupenda di bimbo che io correvo a turbare con un bacio. Quel letto, teatro di conversazioni al limite delle lacrime, ricettacolo dei nostri reciproci assalti, custode affidabile di quel che avremmo potuto manifestare solamente a noi stessi. Quel qualcosa d'inviolabile.
E ho perfino paura che qualcuno s'azzardi a toccare l'anello, riposto accuratamente nella sua scatolina e che non esce da lì dal 27 settembre, giorno in cui tu ammazzasti senza pietà il nostro amore.
Vedere che la disposizione dei mobili è mutata senza preavvisi o autorizzazioni.
Così, come mi sono chiusa la porta alle spalle, mi sono abbandonata ad un pianto che ho esaurito in troppi pochi secondi e che sarebbe andato avanti non so per quanto.
Stravolgere il mio piccolo regno per cosa? Perché "c'era la muffa sul muro del letto".
Ma io, su quel letto, amavo osservare l'ombra di te, quello che sarebbe rimasto dopo la fine. Nemmeno questo mi resta. E' andata via perfino l'immagine del tuo corpo flessuoso adagiato su quel materasso. Sono andati via i tuoi occhi chiusi e l'espressione stupenda di bimbo che io correvo a turbare con un bacio. Quel letto, teatro di conversazioni al limite delle lacrime, ricettacolo dei nostri reciproci assalti, custode affidabile di quel che avremmo potuto manifestare solamente a noi stessi. Quel qualcosa d'inviolabile.
E ho perfino paura che qualcuno s'azzardi a toccare l'anello, riposto accuratamente nella sua scatolina e che non esce da lì dal 27 settembre, giorno in cui tu ammazzasti senza pietà il nostro amore.
9 dicembre 2014
The dark side of the Moon
E dunque sono questa, io.
Io senza farmaci e senza pozioni magiche.
Non è l'effetto placebo che mi fa credere di essere mutata dopo averti eliminata, stupida pillola regola-nascite.
Ora non hai proprio un accidenti da regolare e così io ti elimino e torno all'origine, con tutti gli ormoni al loro posto.
Sì ma non è semplice. Non è semplice ora che mi sento più di prima e ho l'ultra vista come i vampiri.
Vengo assalita da immagini fin troppo vivide e il mio naso s'inventa odori che non esistono più.
Rivoglio l'anestesia dei sensi, il freddo cerebralismo manipolato da te, dannata pillola regola-sentimenti.
Ti elimino e tu che fai? Mi assottigli il corpo istantaneamente, rendendolo più proporzionato e piacevole. Ma il prezzo da pagare sono queste scariche d'adrenalina che mi fanno paura. Non durerà granché l'astinenza o la doppiezza del mio comportamento ora inappuntabile, ora scabroso.
Ti ho detto che rivoglio l'anestesia perché i viaggi in metropolitana stanno diventando imbarazzanti. E' in quel posto che gli occhi mi si riempiono di visioni e per poco il vicino di posto non ode un sussulto strozzato in gola. Mi salvano i suoi auricolari, la noia mortale che lo contraddistingue. Mi affido al suo rosario: "non vedo, non sento, non parlo". Allora io, di riflesso, sento per lui all'ennesima potenza. Pazienza. Mi riempirò la vita con qualcos'altro. Qualcosa per mettere a tacere i miei esasperati bisogni che si mischiano alla vergogna.
Non è cambiato proprio nulla dai quindici anni.. Sono la stessa adolescente curiosa di sempre. La stessa che studiava il sesso e la sua arte consultando l'inserto dedicato su "Vera", solo dopo che mamma l'aveva aperto per prima. E poi, come una ladra, fuggivo via cercando di dimenticare la faccia oscura della Luna..
Chissà quando la smetterò di giudicarmi e di cercare di "nominare" queste aree sconosciute di me. Chissà quand'è che mi limiterò a vivere e respirare.
Io senza farmaci e senza pozioni magiche.
Non è l'effetto placebo che mi fa credere di essere mutata dopo averti eliminata, stupida pillola regola-nascite.
Ora non hai proprio un accidenti da regolare e così io ti elimino e torno all'origine, con tutti gli ormoni al loro posto.
Sì ma non è semplice. Non è semplice ora che mi sento più di prima e ho l'ultra vista come i vampiri.
Vengo assalita da immagini fin troppo vivide e il mio naso s'inventa odori che non esistono più.
Rivoglio l'anestesia dei sensi, il freddo cerebralismo manipolato da te, dannata pillola regola-sentimenti.
Ti elimino e tu che fai? Mi assottigli il corpo istantaneamente, rendendolo più proporzionato e piacevole. Ma il prezzo da pagare sono queste scariche d'adrenalina che mi fanno paura. Non durerà granché l'astinenza o la doppiezza del mio comportamento ora inappuntabile, ora scabroso.
Ti ho detto che rivoglio l'anestesia perché i viaggi in metropolitana stanno diventando imbarazzanti. E' in quel posto che gli occhi mi si riempiono di visioni e per poco il vicino di posto non ode un sussulto strozzato in gola. Mi salvano i suoi auricolari, la noia mortale che lo contraddistingue. Mi affido al suo rosario: "non vedo, non sento, non parlo". Allora io, di riflesso, sento per lui all'ennesima potenza. Pazienza. Mi riempirò la vita con qualcos'altro. Qualcosa per mettere a tacere i miei esasperati bisogni che si mischiano alla vergogna.
Non è cambiato proprio nulla dai quindici anni.. Sono la stessa adolescente curiosa di sempre. La stessa che studiava il sesso e la sua arte consultando l'inserto dedicato su "Vera", solo dopo che mamma l'aveva aperto per prima. E poi, come una ladra, fuggivo via cercando di dimenticare la faccia oscura della Luna..
Chissà quando la smetterò di giudicarmi e di cercare di "nominare" queste aree sconosciute di me. Chissà quand'è che mi limiterò a vivere e respirare.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Sleeping