L'egoismo e l'indifferenza, però, non sono miei tratti salienti e quindi devo ancora una volta instillarmeli da sola, fingendo di possederli per natura.
Solo che è difficilissimo. E' come se mi obbligassi a dire che i Modà e i Queen sono la stessa cosa e che amo i primi a discapito dei secondi. Perché mai dovrei farlo?
Ogni giorno non faccio che giungere a conclusioni giuste ma nefaste. La mia conclusione è che essere me stessa mi provoca più male che altro. A dir la verità non capisco per quale motivo gli psicologi ci tengano tanto a farci comprendere l'importanza di essere noi stessi.
Ora vi dico come sono io e poi fatemi sapere se mi conviene, ok?
Sono apprensiva, affetta da manie di controllo, diffidente, debole, emotiva fino a che devo mettermi a scrivere le mie memorie dal pc del lavoro per non scoppiare a piangere in pubblico. Infantile perché scalcio i piedi a trent'anni suonati, impaziente (o forse no, perché tanta gente mi ha detto che al mio posto non ce l'avrebbe mai fatta a tollerare quel che tollero io), incostante, vulnerabile, umorale, incontenibile nel bene e nel male, troppo buona, d'intestino perennemente sofferente pur con l'intervento provvidenziale del gluten-free, alla perenne ricerca di stimoli nuovi ma incapace di gestire le novità. Soprattutto, non sono assolutamente capace di farmi i fatti miei quando si tratta della vita delle persone che amo.
Ma la domanda è: se io ho tutto questo bisogno di consigliare, controllare e dirigere la vita di chi amo, non sarà che in realtà non amo proprio nessuno?
Perché amare significa accettare l'altro incondizionatamente.
Io, invece, dico sempre "Ci sono delle cose che non vanno ma, a parte queste, è tutto stupendo". Allora m'impegno in ogni modo a cambiare quelle che non vanno, dando delle dritte, partendo dunque dal presupposto che io sia una persona migliore di quella a cui impartisco ordini. Ma se fossi davvero "superiore" o "migliore", credo che starei bene con me stessa e mi piacerei. Invece non è così. Non sono per nulla soddisfatta e nulla mi appare mai semplice. Oppure vado avanti bene per due o tre giorni al massimo e poi tocco il fondo nuovamente. La psicologa mi ha fatto già ragionare su alcuni punti.. Mi ha chiesto "Ma tu vuoi accollarti davvero tutte queste responsabilità?"
Beh, non lo so. Dato che me le sono sempre accollate, non ho idea di come possa essere un'altra vita. Per me è sempre stato naturale agire così.
Più mi leggo, però, e più mi rendo conto che ci sono tanti segnali di cedimento e mi abita un nuovo tipo di curiosità, una nuova domanda:
E se la smettessi di controllare tutto? E se la smettessi di dare consigli che, puntualmente, non vengono ascoltati? Tanto lo so che ognuno segue la propria testa ed il proprio cuore e che i consigli non servono ad un emerito cazzo finché il lavoro non lo elaboriamo noi in autonomia.
Magari sì: magari decido che da oggi lascio fare agli altri le proprio scelte ed i propri sbagli e che magari se li smazzino tutti da soli.