30 novembre 2014

Autenticamente

I miei capelli stanno crescendo con una rapidità verace. Li vedo addobbarmi il capo come un collo di pelliccia. Mi proteggono fulgidi e ribelli. Li immagino allungarsi a dismisura, arrivare fin dove non si sono mai spinti in questi anni. Li guardo come se allo specchio ci fosse Sansone che trae da loro la sua forza sovrannaturale. Così li amo in ogni salsa: corposi e lucidi come opachi e spenti. Sono sempre lì a carezzarmi, ad accompagnare il mio odore e a dargli quella nota in più.
Si spingono sino alla vita, da un momento all'altro. Sono diventata primitiva, aggressiva verso le mode che girano qui. Voglio inaugurare io, la mia nuova moda. Andare a spasso come mi pare, senza codici di sorta.

Mi sto ricongiungendo con me stessa. Manca poco e non avrò più alcun timore o remora. Per 28 anni sono stata quello che volevate voi. Adesso vi do il ben servito.

28 novembre 2014

Per te che leggi :)

Oggi mi sento viva.

Per un anno ho cercato, sperato e rinunciato per troppo imbarazzo.
Quel profumo inebriante, appariva e scompariva continuamente, a seconda del passaggio di una donna.

Volevo che ogni singola  particella del mio corpo trasudasse quell’odore.
Ma come potevo risolvere il dilemma?

Recandomi nelle profumerie più famose della mia città? O forse azzardando una domanda ad una sconosciuta?

Anche a costo di sperperare ore preziose  del mio tempo, avrei optato per la prima ipotesi.

Così per mesi cercai ossessivamente quella fragranza senza nome.
Tutte profumavano di lei …

L’essenza, a me nuova, sapeva di ambienti altolocati.

Sul corpo di Lisa mille volte l’avevo scorta, ma tra le sue innumerevoli boccette non sapevo identificare quale fosse.
Non osavo chiedere, poiché una donna  è sempre gelosa del proprio bouquet.

Un giorno, in uno dei miei tanti tragitti in metropolitana, una giovane ragazza prese posto  accanto a me.
Per 45 inesauribili minuti ebbi la tentazione di  avanzare quella domanda. Ma mi sembrò troppo oltraggioso. Così immagazzinai nella memoria quell’essenza fino a farla mia, per poterla riconoscere ovunque senza incertezze.

Alla mostra di Tamara de Lempika un angelo biondo lanciò una scia al suo passaggio e con uno scatto mi girai verso di lei. Era una ragazza bellissima, vestita di abiti ricchi.

Mi sorrise dolcemente e poi volò via.

Mi parve un’epifania …

Da quel giorno iniziai a  girovagare per  tutte le profumerie della città, prendendomi intere giornate di solitudine per non lasciare che le mie amiche si spazientissero con me.

“non è questa e nemmeno questa. Troppo fruttato. Sa di saponetta … Troppo dolce. Troppo freddo. Nauseabondo … Questa è la puzza che emanano certe vecchiette ammuffite. Questo è troppo commerciale …”

E via dicendo. Il mio  naso usciva impazzito da quelle gite inconcludenti, ma la mia ostinazione NO!

L’occasione giunse alla festa della donna, quando una delle commensali invitate alla festa, mi diede modo di riassaporare quella fragranza. Poco dopo mi resi conto che io amavo due profumi diversi e  che li avevo mescolati involontariamente dentro il mio cervello.

E così presi coraggio e con aria del tutto disinvolta le  dissi …
“tu emani un buonissimo odore. Posso chiederti qual è?

La risposta … La risposta era lì tra le mie mani! La memoria era pronta ad  immagazzinare la preziosissima informazione.

“Grazie” -  rispose lei. “è FLOWERS di Kenzo. Non è un profumo nuovo. E’ uscito da un po’ di anni e lo adoro …”.

In quell’attimo toccai il cielo con un dito! Ma, subito dopo, ricaddi sulla mia ansia.

Avevo trovato una metà della luna, ora mancava l’altra …

I profumi erano due e questo era molto più frizzante rispetto  all’altro indossato da Lisa  e dall’angelo azzurro incontrato alla mostra.

Il giorno dopo andai a lezione e una ragazza del terzo anno si sedette accanto  a me.

L’aria s’inebriò.  Ero così commossa che quasi mi venne da piangere.

Avrei fatto qualsiasi cosa, perfino stringere amicizia col mio peggior nemico, pur di arrivare allo scopo.

Fu facile. Scattò un’intesa immediata fra me e lei.

Poco dopo mi complimentai con la ragazza per la scelta del profumo e mi svelò il nome della fragranza.

“E’ JUST CAVALLI ma è uscito da un bel po’  di tempo”.

Finita la lezione, sgattaiolai emozionata nella prima profumeria del  centro e chiesi di poter provare i due bouquet.

In quel momento mi sentii realizzata. Una donna vera … Una di quelle che fa girare il capo non appena attraversa una strada.

Non comprai nulla. Mi bastò essere regina per un solo giorno.




- Scritto dell'11 marzo 2007 -

25 novembre 2014

Dormi che è meglio

Devo inghiottire pillole di ghiaccio per raggelare la mia anima?
Che fare di una tale mole di calore, tenerezza e amore?
Oh sì, conosco la risposta da manuale: darlo a me stessa. Sì però mi ricorda tanto la faccenda del "Non puoi amare nessuno se non ami prima te stesso".
Mi sono già rotta le palle, ecco. Voglio dire.. Di tutte queste frasi fatte, della montagna da scalare, sempre.
Penso alle mie vite precedenti. Che posso aver fatto di così particolare per trovarmi in una tale condizione d'immobilismo, in cui le persone sono spaventate da me sin dal primo incontro?
Oppure mi cercano ed io fuggo via, disgustata, già annoiata a morte. In fondo, quando vado in giro, la frase che mi ballonzola per la testa incessantemente è "Trasuda una noia infinita". Ci fosse qualcuno capace di catturare la mia attenzione, qualcuno che abbia ancora il piacere di guardare negli occhi. Ma queste orbite dai colori diversi si appoggiano solo su schermi refrattari di cellulari all'ultima generazione, che per averli devi fare code anche di una notte intera mentre i bambini poveri rimestano la ferraglia filamentosa dei modelli vecchi e muoiono esalando gas tossici.
Chi ti ha detto, piccolina, che avresti potuto andartene? Chi ti ha detto che avresti potuto scegliere? Qui devi solo chiudere gli occhi e rinnegare la sensibilità.
Dimentica, dolce bambina, quant'era bello vivere di pelle d'oca, passeggiare per Bologna e piangere per l'esagerata bellezza. Dimentica i sorrisi dei passanti che ti facevano sentire incantevole anche con uno straccio addosso. Dimentica le occasioni perdute per non aver ascoltato il primigenio istinto. Dimentica tu che sei Pico Della Mirandola e sconti già il dazio su questa terra perché sei il tuo peggiore carceriere.
Bambina mia, l'amore per te stessa non è la calma effimera che ti dà l'autoerotismo, come la sigaretta per il fumatore, non sono nemmeno le chimere che sbuffano fuori dalla bocca di quel triste ragazzo fragile che pensa di amarti e forse, a suo modo, lo fa.
L'amore per te stessa è la montagna da scalare, lo spettro che da bambina vedevi in sogno, quando alzavi lo sguardo e potevi solo scorgere il petto ma mai il volto.
Io so che il giorno in cui dovessi amarti, saprai ritrovare nel sogno quel dettaglio mancante che ti fa stare tanto in sospeso.


22 novembre 2014

Contenitori

La sera.
Due candele accese, un incenso, la sonata per violino e piano di César Franck, il buio violentato soltanto dalla luce artificiale del computer. Le riflessioni sarebbero diverse all'oscurità, ne sono certa.
Sarebbero permeate dalla magia della notte e avrebbero tutta la verità di cui è provvisto un bosco.

Sono qui, gettata all'ultimo momento nell'acqua come un pesce che sia stato scaraventato sulla terra per sbaglio. Trenta secondi in più senza l'acqua e sarei morto.
Mi sento così un mare di volte, come se fossi sempre lì lì per impazzire, per urlare, per soccombere.

Ma qui, nella mia stanza, le branchie riprendono la loro naturale funzione. Qui mi rianimo: c'è la possibilità di essere strana, di non subire offese.
Le offese di cui parlo sono continue ma invisibili ai più. Loro le reputerebbero trascurabili "inezie".
Sono le volte in cui papà non legge una muta richiesta e impone la sua presenza, le prese di posizione infantili, l'impaccio con cui svolge ogni azione perché non è mai padrone in casa propria.
E poi sono le parolacce oscene che le ragazzine rivolgono ai genitori, l'architettura elaboratissima degli atteggiamenti umani che non mi appaiono mai vagamente sopra le righe. Questa ostentazione accanita di essere forti, prepotenti e sempre estroversi.
Quando incontro un soggetto timido, tendo a commuovermi. Lo guardo quasi che fosse un alieno e lo studio con la stessa competenza di un archeologo.
Queste sparute creature mi fanno sentire meno sola e meno strana.
Per il resto mi rendo conto che ho una tolleranza bassissima verso il mondo e che tutto andrebbe molto peggio se evitassi di sigillarmi nel mio mondo fatto di musica. Le volte in cui non ho gli auricolari alle orecchie, vivo una violenza inaudita. Tutto mi appare estraneo, crudele e freddo. Invece se osservo il mondo tappandomi i padiglioni, posso decidere cosa far profferire ai soggetti che ho attorno. Naturalmente mi rendo conto di quanto sia pericoloso e poco maturo tale atteggiamento ma in qualche modo bisognerà pur sopravvivere.
Le persone piangono e sorridono poco, celano le emozioni e così si allontanano dall'innocenza, dall'eventualità di essere più piccoli.
Io sto regredendo o forse sto solo andando contro corrente. Non lo so.. Ma senza le mie emozioni così palesi mi sentirei morta o lontana da questa cosa che presumiamo d'avere: l'anima.
Ieri, a lavoro, un collega mi ha scagliato addosso una violenza smisurata, accumulata in questi mesi nonostante io sia sempre stata ben educata. Non ho saputo arrestare le lacrime. Sono scese giù a fiotti, incuranti del mio ruolo, della vetrina vera e propria in cui mi trovo a lavorare, incuranti del mascara e della matita. Qualcun altro sarebbe stato padrone della situazione, ma io? Io no. Al diavolo le abilità di problem solving, l'ottimo standing e tutti questi anglicismi dannati. Io, alla facciazza vostra, mi metto a piangere perché non voglio implodere.
Mi toglierete il lavoro perché mi reputate troppo sensibile? La cosa non mi riguarda: la vita non è eterna e per il tempo che mi resta da vivere, troverò altro da fare.

Adesso me ne vado. Oggi pomeriggio sono stata troppo sulla terra, rinchiusa in un centro commerciale, a riempirmi di brutture, a guardare il mio corpo attraverso specchi spietati. Amo il mio corpo solo quando è nudo, quando non ha corazze, quando non è segnato da ferretti e merletti. Lo voglio così, bianco e materno. Dolce e a tratti buffo.

Buonanotte...











Pennarello

Ho afferrato un pennarello nero indelebile. Ho controllato che fosse ancora carico. Lo era.
Successivamente ho afferrato la mia gamba destra e l’ho depositata sulla coscia sinistra, sentendo la pelle tendersi e  il muscolo inarcarsi.
Ho riflettuto sul da farsi cercando un modo per non riflettere e di getto ho stappato il pennarello. Ne ho odorato l’essenza, proprio quella che non si dovrebbe inalare e ho preso a pitturare il mio polpaccio con una violenza inaudita.
Ad ampie arcate ho portato avanti il disegno astratto senza capire. Mi sono sdraiata sul letto per raggiungere i punti più inattesi. Con delicatezza ho attraversato le ginocchia, le cosce, fino a giungere all’inguine, col consueto solletico che questa zona sollecita.
Dalle risate sono passata al pianto più nostalgico, quello che mi coglie impreparata ogni volta che rieseguo i tuoi sospiri su di me.


Ho percorso una scorciatoia e sono giunta all’altezza degli addominali bassi, quelli che tengono in vita il mio canto ammorbante.
Ho realizzato cerchi concentrici con temi floreali perché è lì che tutto ha origine, il bene e il male.

Con brutalità ho puntellato i miei seni, per capire se anche loro avessero sensibilità e in quel frangente ho capito che non erano parte di me.
Con fatica ho raggiunto il mio viso e spietatamente mi son cavata gli occhi per non sentirti più…



20 novembre 2014

Ballata

"Il Pianista" di Polanski è uno stato d'animo, più che un film.
Ho l'impressione di essermi persa tra i frammenti di questa pellicola, di vagare inesauribilmente come il suo protagonista.
Ho sempre detto che la felicità non si argomenta, si vive e basta. La tristezza, invece, è foriera di grandi e poetiche riflessioni. La maggior parte delle cose che ho scritto in passato è sempre dipesa da questo sentimento.
E il limbo? Cos'è?
Lui è quello che sta alle spalle della tristezza, quello che si mischia all'irriducibilità e all'ostinazione. Il limbo non ti consente di trarre delle conclusioni, di deFINIRE una determinata situazione.
Con lui puoi solo adoperare un altro tipo di silenzio, completamente diverso da quello decretato dalla signorina felicità. Puoi capire di esserne ebbra ma niente più.

Mi si chiede di mettere vicini tutti i tasselli, come fossero gli imputati di un processo, e di giudicarli.
Ascolto con sacrosanta pazienza ciascuno di loro ma, non appena esprimo un'opinione pseudo finale, debbo subito smontarla. Escono fuori altri dettagli, nuove versioni e intanto le prove s'infangano.
Non è detto che si possa sempre uscire da certe cose. A volte bisogna semplicemente accettare di non arrivare alla fine, per quanto snervante questo possa sembrare.

La mia mente è perennemente assaltata da visioni dissonanti. C'è il te crudele e spietato che poi si tramuta nel te infinito e languido. Ci sono le umiliazioni basse che si mescolano alle estasi poetiche e infine le perdite che non sembrano mai essere definitive. Tutto fluttua in questo mare fatto di acqua e d'olio ed io, per una volta, posso solo accontentarmi di galleggiare, di non vedere mai quei due elementi mischiarsi. La loro miserabile colluttazione non avrà mai termine.

Naturalmente sono stanca ma, proprio come il protagonista del Pianista, vado avanti. Non so in virtù di che cosa ma so che ne vale la pena.
"Dio c'è" leggevo da bimba, sui cartelli stradali capovolti lungo le strade a me note.. All'epoca non sapevo che si trattava di un messaggio in codice dei tossici e che Dio era qualcosa che stava un po' tanto fuori dalle chiese..
Ma comunque so che Dio c'è e che conosce delle cose che io proprio, al momento, ignoro.

Resto in ascolto..

Sleeping

Sleeping