17 dicembre 2025

Ella se fue

L'amara verità è questa, mia dolce Valentina. Le persone non compatiscono e non parlo affatto dell'errata connotazione che viene data a questo verbo. Io parlo della sua origine, della sua incantevole etimologia, ossia la possibilità di "patire insieme". Ciascuno talmente preso dal proprio dolore da non tollerare minimamente l'eventualità di accompagnare anche quello di qualcun altro. E va bene, va bene così. Le persone si rompono come le cose, specie in questo tempo di materialismo spesso. Tutti veniamo trattati come cose e, conseguentemente, sostituiti alla prima crepa, con buona pace di tutto quel che c'è stato, degli attimi di quell'osannata perfezione che, talvolta, siamo in grado di restituire davvero. Ma quella flebile perfezione non è sufficiente ad operare il kintsugi. 

Vedo una distesa di cocci colorati ed altri grigi sul pavimento, come se il grigio non fosse esso stesso un colore. Alcuni sono di fattura impareggiabile, potrebbero valere migliaia di euro se ricomposti opportunamente ma ci sono pochi artigiani a questo mondo, oppure il coccio è talmente affezionato alla sua natura rotta da non tollerare di unirsi ad un coro. Vorrebbe semplicemente esistere per quella che è la sua natura di coccio, lontano da mani gentili e da altri compagni dalla storia simile. L'oro salvifico lo imbarazza e resta lì, col suo specifico ed invisibile oro dentro. Ora so di essere questa cosa qui e suppuro il male a suon di musica sopraffina e candele profumate. 

12 dicembre 2025

久しぶり です

Cinque anni, quasi sei che non entro davvero qui. Sono passata, qualche volta, a gettare uno sguardo distratto alla mia anima, come se fossi aliena a me stessa, come se queste pagine non mi appartenessero realmente. Mi sono commossa da sola a cogliere tutta la passione e la disperazione cieca della mia antica me e ho chiesto ad un interlocutore invisibile di farmi tornare al cuore delle cose, a quel cuore mio così tormentato e vero. 

E' stato complicato anche solo riaccedere ad un indirizzo email che non usavo da sette anni e riappropriarmi di questi spazi, di quello che era internet fino a qualche tempo fa, prima dell'avvento di Facebook e di Instagram, prima di avere quell'esasperata necessità di riassumere tutto in poche righe. Quando abitavo questi spazi, non m'importava nulla di essere vista o che qualcuno commentasse. Mi placava il semplice fatto di rileggermi e trovare una custode in me. 

Entro qui e mi sento come a casa, come Esteban Trueba de "La casa degli spiriti" quando da anziano mette piede nell'amata tenuta "Las Tres Marías". Ammiro la scelta cromatica di questo blog, i quadri scelti, le musiche, i font e trovo che sia tutto accogliente, delicatamente sensuale e, al contempo, oscuro. Questo "non posto" mi somiglia davvero molto. Capirai, sono io!

Sono sempre io, pur alle porte dei quaranta...

Beh, non è cambiato nulla: sono sempre il solito, encomiabile casino. Solo, più saggia e meno precipitosa di far finire i rapporti con la parola sbagliata. Quantomeno ho imparato a contare, anche se la matematica m'è sempre andata stretta. Da un lato mi chiedo, però, se questa saggezza travestita da calma non sia in fondo una piccola morte interiore, un volontario bisogno di non pretendere più nulla da sé e dagli altri, lasciandoli andare via senza tentare più il tutto per tutto. 

Che forse abbia finalmente imparato a lanciare la palla agli altri? A dire "Lo sai chi sono e quanto sono capace di fare. Ora fammi vedere qualcosa tu", assumendomi il rischio di assistere al nulla.

Sì, credo sia questo: accogliere l'eventualità che l'altro non muova alcun passo e che io neppure ne muova alcuno, senza inutili patimenti, aggrovigliamenti dell'anima. Accettare compiutamente che le cose abbiano un termine anche quando le si credeva infinite. 

Sleeping

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