12 dicembre 2025

久しぶり です

Cinque anni, quasi sei che non entro davvero qui. Sono passata, qualche volta, a gettare uno sguardo distratto alla mia anima, come se fossi aliena a me stessa, come se queste pagine non mi appartenessero realmente. Mi sono commossa da sola a cogliere tutta la passione e la disperazione cieca della mia antica me e ho chiesto ad un interlocutore invisibile di farmi tornare al cuore delle cose, a quel cuore mio così tormentato e vero. 

E' stato complicato anche solo riaccedere ad un indirizzo email che non usavo da sette anni e riappropriarmi di questi spazi, di quello che era internet fino a qualche tempo fa, prima dell'avvento di Facebook e di Instagram, prima di avere quell'esasperata necessità di riassumere tutto in poche righe. Quando abitavo questi spazi, non m'importava nulla di essere vista o che qualcuno commentasse. Mi placava il semplice fatto di rileggermi e trovare una custode in me. 

Entro qui e mi sento come a casa, come Esteban Trueba de "La casa degli spiriti" quando da anziano mette piede nell'amata tenuta "Las Tres Marías". Ammiro la scelta cromatica di questo blog, i quadri scelti, le musiche, i font e trovo che sia tutto accogliente, delicatamente sensuale e, al contempo, oscuro. Questo "non posto" mi somiglia davvero molto. Capirai, sono io!

Sono sempre io, pur alle porte dei quaranta...

Beh, non è cambiato nulla: sono sempre il solito, encomiabile casino. Solo, più saggia e meno precipitosa di far finire i rapporti con la parola sbagliata. Quantomeno ho imparato a contare, anche se la matematica m'è sempre andata stretta. Da un lato mi chiedo, però, se questa saggezza travestita da calma non sia in fondo una piccola morte interiore, un volontario bisogno di non pretendere più nulla da sé e dagli altri, lasciandoli andare via senza tentare più il tutto per tutto. 

Che forse abbia finalmente imparato a lanciare la palla agli altri? A dire "Lo sai chi sono e quanto sono capace di fare. Ora fammi vedere qualcosa tu", assumendomi il rischio di assistere al nulla.

Sì, credo sia questo: accogliere l'eventualità che l'altro non muova alcun passo e che io neppure ne muova alcuno, senza inutili patimenti, aggrovigliamenti dell'anima. Accettare compiutamente che le cose abbiano un termine anche quando le si credeva infinite. 

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