L'amara verità è questa, mia dolce Valentina. Le persone non compatiscono e non parlo affatto dell'errata connotazione che viene data a questo verbo. Io parlo della sua origine, della sua incantevole etimologia, ossia la possibilità di "patire insieme". Ciascuno talmente preso dal proprio dolore da non tollerare minimamente l'eventualità di accompagnare anche quello di qualcun altro. E va bene, va bene così. Le persone si rompono come le cose, specie in questo tempo di materialismo spesso. Tutti veniamo trattati come cose e, conseguentemente, sostituiti alla prima crepa, con buona pace di tutto quel che c'è stato, degli attimi di quell'osannata perfezione che, talvolta, siamo in grado di restituire davvero. Ma quella flebile perfezione non è sufficiente ad operare il kintsugi.
Vedo una distesa di cocci colorati ed altri grigi sul pavimento, come se il grigio non fosse esso stesso un colore. Alcuni sono di fattura impareggiabile, potrebbero valere migliaia di euro se ricomposti opportunamente ma ci sono pochi artigiani a questo mondo, oppure il coccio è talmente affezionato alla sua natura rotta da non tollerare di unirsi ad un coro. Vorrebbe semplicemente esistere per quella che è la sua natura di coccio, lontano da mani gentili e da altri compagni dalla storia simile. L'oro salvifico lo imbarazza e resta lì, col suo specifico ed invisibile oro dentro. Ora so di essere questa cosa qui e suppuro il male a suon di musica sopraffina e candele profumate.
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