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10 maggio 2011

Le rouge et le noir

Oggi sono entrata in metro che ero già stanca. Forse è per questo che un uomo sudamericano dagli occhi timidi e teneri ha lasciato quel posto libero apposta per me.
Io mi sono avvicinata al sedile vuoto e ho guardato quell'uomo come per dirgli "E' sicuro che non vuole sedersi?" e allora lui ha sorriso ed è rimasto in disparte.
Ecco io in quel momento sono sprofondata nella tenerezza e ho pensato (come spesso mi capita) che gli extracomunitari devono condurre un'esistenza davvero stremante qui...
Spesso osservo i loro abiti dismessi e quelle mani bianche di terra o d'intonaco ancora da miscelare e mi chiedo chi sono stati prima di arrivare qui, quali studi hanno intrapreso, se hanno amato e lasciato persone come ho fatto io. Me lo chiedo ogni volta che realizzo che queste persone non le vuole nessuno.
Chi mai, tra di noi, ha stretto amicizia con questi Signori No? Chi li ha mai seguiti?
Spesso e volentieri mi viene una gran voglia di farlo. Mi piacerebbe condurre uno studio sociologico sulle loro vite e parlare con loro liberamente, come farei con qualsiasi altra persona.

Oggi ho rivisto un uomo probabilmente filippino che io chiamo "Gaia" solo perché somiglia dannatamente ad una mia ex compagna di scuola che porta questo nome. La sua grazia è tale che verrebbe voglia di abbracciarlo. I suoi occhi sono mandorle schiuse lucidate dal sonno perpetuo. Ha un nasino minuscolo leggermente all'insù e una bocca/cuore che sorride sempre. La malinconia dei suoi occhi contrasta quell'espressione ridente in maniera brutale e il cuore mi si colma di tristezza. Lo vedo andare via ogni giorno mentre parla da solo, in direzione Maciachini... Chissà chi è.

Poi penso a Delia.
Delia è una bella donna di mezza età che ho conosciuto in metro qualche mese fa. Ci siamo incontrate per due giorni consecutivi agli stessi orari e questo ci ha molto sorpreso a tal punto che abbiamo finito per presentarci. La cosa ci ha molto divertito. Ci eravamo notate da subito per il modo di vestire. Siamo entrambe creative e amanti degli oggetti sfarzosi ma di modici prezzi. Lei, però, è molto più curata di me quanto a bijotteria e visite dall'estetista...
Inizialmente credevo che fosse lesbica. Mi guardava con aria intrigante e complice e devo ammettere di averne subito un qualche fascino. La prima cosa che mi ha detto è stata: "Io ti ho notata perché tu vesti in maniera strana. Io adoro le persone particolari e tu sei bella. Sembri uscita da un'altra epoca. Io, di solito, mi faccio i fatti miei ma se incontro qualcuno di particolare devo conoscerlo".
Da quel momento siamo entrate in confidenza ed io ho capito che è una donna sensibile, fedele, passionale, ironica, frivoletta, ipercritica e un po' razzista. Al di là di questo, mi piace passare quei pochi minuti che mi dividono dal lavoro con lei. Mi dà l'illusione di essere in una puntata di "Sex and the city" anche se poi io non parlo mai di sesso...
Delia è fatta per esistere solo in quella fascia di tempo. E' un personaggio di passaggio e forse niente più.
Vedete, lei non potrebbe mai soffermarsi sulla bellezza di "Gaia" perché non conosce il nero, vede solo colori in tinta pastello...

Questo mi fa sentire sola ma allo stesso tempo felice.

Ho viaggiato in tante persone oggi. E' questo il motivo per cui non mi porto libri dietro. Verrei strappata via da questi frammenti perfetti che non hanno nome.
Non potrei allora cedere il posto a chi ne ha bisogno e non chiede per troppa educazione.
Non potrei imparare a leggere il labiale.
Non potrei capire a chi appartiene un determinato odore.

Non potrei Vivere.



14 gennaio 2011

Eredità

Le persone sono commistioni di altre persone. Sono infiniti che passeggiano per strada, contenitori d'esperienza multipla.
Ho sempre fatto pensieri strani, per qualcuno perversi...
Ché se io faccio l'amore con Te, in fondo lo faccio anche con tutte le donne che hai amato.
Un po' mi ha incantato, questo pensiero.
La possibilità di osare l'inosabile. Arrivare a chi mai si dovrebbe...
In fondo le ho amate anch'io per l'eredità che ti hanno lasciato addosso.

E oggi sei Tu, così come io ti conosco. Dolorosamente le ringrazio.


2 gennaio 2011

Demodé




“Midnight the stars and you”, i tacchi medi, i collants trenta denari, il mio cappellino antisesso, il piumino che mi avvolge il collo teneramente, il mio visetto cadaverico, la sigaretta lunghissima e stretta che vorrei stringere tra le labbra e che non stringo, le mie gambe stupende e oscene, quell’incredibile tepore che m’invade il corpo e la sensazione perpetua di essere stata ovunque e da nessuna parte.

Cammino sola, lentissima e calda, incurante del freddo. Le orecchie sono sigillate nella musica. Tutto ciò che ho intorno è finto, non esiste davvero. L’ovatta avvolge i miei piedi, il sapore che ho in bocca è un cioccolatino finissimo che non ho mai scartato. Sto tornando a casa ma vorrei che il viaggio non terminasse mai, che quella nuvola di panna che m’insegue non si staccasse mai più dal mio intero corpo.

E invece si stacca mentre il dito indice pigia il tasto del citofono che reca scritto il mio cognome. Ho davvero un nome e cognome?

La Musica finisce in quell’istante. 

Potrei meccanicamente riportarla indietro ma so che un momento così non ritornerà mai più...





Sleeping

Sleeping