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11 novembre 2011

Ken Park

Mi è stato consigliato un film. Ho visto i primi venti minuti due settimane fa e la parte restante oggi.
"Ken Park" (questo il titolo) mi ha fatto tornare alla mente "American Beauty" anche se sono consapevole di aver appena bestemmiato. In realtà solamente i temi esposti rimandano al capolavoro di Sam Mendes, per il resto ritengo il film un'accozzaglia di scene di porno talmente mal realizzate da non produrre nemmeno lontanamente gli effetti "edificanti" del vero porno.
"Ken Park" vuole raccontare l'alienazione mentale di un gruppo di adolescenti della California. Sono tutti legati dalla passione comune per lo skateboarding ma questo è un aspetto marginale. Il loro modo di fuggire dalla realtà orrida che li circonda è il sesso. Non ho visto molti film che trattano di questo tema eppure, per tutto l'arco del film, mi sono annoiata a morte. Mi sono detta "che diamine, è aria fritta!" C'è il solito pastore americano modello Erik Camden di "Settimo Cielo" che ha una mente talmente chiusa da non accorgersi che sua figlia è una specie di erotomane che si spaccia brava ragazza per farlo felice... C'è il ragazzetto cresciuto con i nonni perché i genitori sono morti e allora finisce per ammazzarli perché soffre immensamente... Troviamo poi la Brooke Logan di turno che si scopa il fidanzato sedicenne di sua figlia ma fa vedere a tutti che la sua famiglia è quella del Mulino Bianco... E poi, infine, incontriamo il padre palestrato e alcolizzato che passa la vita ad umiliare suo figlio perché gli sembra una checca e poi finisce per fargli un pompino mentre dorme...
Ecco, insomma, un film che ha la pretesa di togliere il paraocchi alla gente e che s'illude di poterlo fare mostrando quel che comunemente possiamo visionare su youporn in un giorno qualunque... Dov'è la differenza? Andate nella sezione porno di Blockbuster e non troverete mai "Ken Park" accanto a "Biancaneve sotto i nani". Questo è il nodo centrale della questione: la presunzione di mostrare qualcosa di nuovo quando si tratta piuttosto della storia più vecchia del mondo. Il regista ha inavvertitamente puntato il dito contro a chiunque. Ha avuto un preconcetto sul suo pubblico, quello del "siete tutti ciechi e perbenisti. Ci penso io a farvi capire".

No, no e ancora no! Paradossalmente ha sortito l'effetto contrario e infatti non credo sia un caso lo scarso successo che ha riscosso...
Questo film somiglia ad una casa dai mille stili diversi. Che pensereste di uno che arreda la cucina con l'arte povera, la sala in stile minimal futurista e la camera da letto con un futon e i paraventi?
Io non lo stimerei affatto. La casa parlerebbe della sua immaturità e di tutto quel che ha lasciato incompiuto dentro se. Uno senza personalità, per farla breve.
"Ken Park" fa solo innervosire. Lo spettatore lo guarda fino alla fine, o per farsi una sega (scusate il francesismo) o per carpirne un qualche messaggio nascosto.
Di fatto resta solo la sensazione di aver perso 1h e 32 minuti della propria vita e di aver passato un pomeriggio triste.
Per qualcuno la mia recensione potrebbe risultare moralista ma ci tengo a precisare che ho sempre detestato le persone che sputtanano tutto di se a chicchessia. Per me il regista ha fatto proprio questo ma su larga scala. Ha creduto (come la maggior parte della gente stolta) che il fare silenzio su certi temi sia sempre indicativo di clausura mentale o di perbenismo... Peccato che le persone non siano equazioni matematiche!

La gente ha passato la vita a fraintendermi o a credere che fossi una santa o una porca a seconda. Io non mi sono mai curata di far credere l'una o l'altra cosa.
Il mio obiettivo su questa terra è quello di non dimostrare niente a nessuno. Sono e mi basta.
Chi fa un film del genere è perché ha un disperato bisogno di dire "Hey, sono qui e voglio lasciare una traccia".

Ken Park (kraP = merda)

Sleeping

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