Non avrei mai potuto reggere il confronto. I loro amori puliti e costanti contro la mia malattia dell'anima. Io ho capito che la mia vita sentimentale sarebbe stata un tormento da quando, a quindici anni, incontrai una sessuologa a scuola e le dissi che aspettavo la mia prima volta con una trepidazione romantica e sensibile che mi allontanava anni luce dalle mie licenziose compagne, già espertissime. Così lei mi disse: "Complimenti: stai agendo nel migliore dei modi. Ti stai rispettando e sei sensibile".
Già, la fregatura della sensibilità, l'ossessione di confezionare momenti di meraviglia assoluta. Guardavo al sesso e all'amore con curiosità ma sapevo preservarmi. Ero una persona ottimista. Credevo che il meglio sarebbe arrivato in futuro, a cavallo di un'età più consapevole. Credevo che quello non fosse, semplicemente, il mio tempo. Non sapevo che, negli anni, non avrei mai sentito questo senso di aderenza alla vita, questa cosa strana che si chiama "consapevolezza".
Mi sono avvicinata al sesso e all'amore con la cautela di un apicoltore. Ancora, una parte di me è convinta che il meglio debba solo arrivare. Ancora, una parte di me è rimasta incagliata ai quindici anni e alle loro promesse. Ne sono passati quattordici ed io faccio fatica a non mettere a confronto la mia vita con quella delle perdute amiche. Ancora non riesco a non udire le loro accuse, i loro giudizi. E sapete perché? Perché quelle voci sono prima di tutto mie. Non riesco a perdonarmi per essere ancora spettatrice e non protagonista dei miei giorni, bloccata non so nemmeno io da cosa.
"Vivi ancora coi tuoi!" "Non hai una relazione stabile ed appagante", "Non hai un lavoro che ti piace" "Hai iniziato mille cose senza concluderne nemmeno una!" "Sei una debole che elemosina amore perché non è capace di stare da sola" "Hai una dipendenza inquietante verso il computer e, intanto, la vita passa" "Loro si sono sposate e tu no" "Sei una fallita".
Eccole qua, le mie colpe. Eccole che sgorgano giù dagli occhi insieme alle lacrime non appena incontro la nuova immagine FB di Stefania. A Settembre dell'anno scorso, lo stesso dolore a Lisbona, per Irene. Ecco che tutti i miei sbagli tornano a galla, ogni minuscola fragilità. Eppure il mondo è fuori e a me non riesce di guardarlo. Sono la mia peggiore carnefice e non capisco neanche quale dazio voglia far pagare a me stessa. Quale colpa è tanto immensa da meritarsi un ergastolo? Ma che cosa ho fatto? Perché non mi libero?
La mia non è invidia. E' dolore della perdita. Soffro di tutto quel che mi appare irrecuperabile, di questi giorni in cui non sono stata vicina alle mie amiche. Semplicemente, ormai, me le sono perse. Soffrono anche loro dello stesso tipo di nostalgia?
Non so più niente. La sola verità che fuoriesce dal mio corpo sono le lacrime.
27 maggio 2015
1 maggio 2015
Non lo rimpiangerai
Guarda questi momenti, quelli in cui lui non c'è. Guardali bene perché sono quelli che restano. Non dimenticarli nell'esatto momento in cui lui torna scrivendoti parole bellissime. Sono "scritte"; non rammenti nemmeno più il suono della sua voce, non sai cosa significhi un atto di reale premura da parte sua. Si perde miliardi di frammenti di te, quegli stessi frammenti per i quali qualcun altro semplicemente perderebbe la testa.
Il pensiero più ricorrente è sempre lo stesso: se morissi, quante ore dopo verrebbe a saperlo? Ma anche senza un'ipotesi così agghiacciante, pensi sinceramente che la persona che sostiene di amarti non abbia voglia di sapere come stai? Lui che si vanta di essere così sensibile lo è soprattutto verso se stesso. Ti dimentica per una giornata intera e poi torna dicendoti che ti ha pensato tutto il giorno, eppure tu non hai sentito nulla di quel pensiero. Non ti è arrivato assolutamente niente.
Concentrati su questo niente, sulle ore vuote che tu riempi pensando al torto subito piuttosto che dedicarti a qualcosa di costruttivo come il bene per te stessa. Abbi il coraggio di andartene via veramente. Non lo rimpiangerai.
Il pensiero più ricorrente è sempre lo stesso: se morissi, quante ore dopo verrebbe a saperlo? Ma anche senza un'ipotesi così agghiacciante, pensi sinceramente che la persona che sostiene di amarti non abbia voglia di sapere come stai? Lui che si vanta di essere così sensibile lo è soprattutto verso se stesso. Ti dimentica per una giornata intera e poi torna dicendoti che ti ha pensato tutto il giorno, eppure tu non hai sentito nulla di quel pensiero. Non ti è arrivato assolutamente niente.
Concentrati su questo niente, sulle ore vuote che tu riempi pensando al torto subito piuttosto che dedicarti a qualcosa di costruttivo come il bene per te stessa. Abbi il coraggio di andartene via veramente. Non lo rimpiangerai.
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