27 luglio 2013

Tela

E in fondo fu quello il danno: l'essermi resa conto di aver perso tutti gli amici (o quasi) per lui, per quel che sembro essere diventata per lui.
Un prezzo troppo alto da pagare lasciarsi accecare a tal punto da non vedere nessun altro, nessuna verità rispetto a quella del mio uomo. 
Dovrei fermarmi un attimo e capire cosa posso fare con quel che sono e ho prima che il pessimismo o l'insicurezza mi facciano cadere nella convinzione di non avere vie d'uscita. In fondo scelgo sempre io o, almeno, così dovrebbe essere dato che la vita è una tela intonsa su cui scegliamo noi cosa e come dipingere. Mai la si dovrebbe lasciare nelle mani di qualcun altro. Mai.

24 luglio 2013

Volevo essere normale

Sono sdraiata su una lastra di ghiaccio e non posso dormire.
Con questo caldo potresti dirmi che il refrigerio è divino ma provo sulla pelle l'ustione doppia tipica di questi casi.
Che caso?
Il caso dell'affetto perduto.
E' dal 6 luglio che qualcosa si è rotto ed io rimango stesa, incapace di muovermi, con lo spirito di conservazione alto. Attendo quel che la mia testa meritocratica sostiene che sia giusto attendere ma ho i sensi annebbiati dall'afa e non posso dipingere sulla tela il ritratto arcigno della coerenza, materia distante millenni da me. Per descriverti quel che provo, dovrei parlarti della paralisi ipnagogica e delle allucinazioni psicopompiche ad essa associate e allora, forse, coglieresti un frammento smerigliato di quel che avviene dentro di me.
I racconti egotisti non fanno per una ventisettenne suonata quale la sottoscritta ma non me ne curo perché altrimenti smetterei di scrivere, annientando così uno dei miei pochi pregi.
Sto inventando una scusa tra le tante per impedirmi di fare il grande passo, la più grande fra tutte è quella legata all'oroscopo che mi fa tristemente notare che questo è un anno di conservazione per i nativi del toro e non di rivoluzione. La scusa è diventata talmente gigante che ormai sostengo di non avere i mezzi per produrre qualcosa di decente. Sto posticipando la vita ancora una volta, gelosa del mio pigro nulla, instancabile ballista che non sono altro.
Avere l'oro in mano, tu dici, è un grande vantaggio e non dovrei farlo cascare da tutte le parti, indifferente a quelle mani vuote tese in avanti ma vedi, non ti ho mai detto quanto pesa quell'oro. Alle volte mi pare un macigno, un'incudine, e sono stanca di portarmela appresso senza nemmeno averla richiesta.

20 luglio 2013

La cage

Sarà ma la gente mi fa sempre più pena.
Questa città (non mi stancherò mai di dirlo) fa male da quanto è bella. E' piena di contrasti e, a volte, sento che i miei occhi non sono in grado di  contenerla.

Ci sono tantissimi soggetti ridotti davvero male, che sembrano morire per strada mentre gli passeggio accanto ma, nonostante ciò, conservano una dignità commovente. Uno di loro non fa che leggere libri. Si nutre di quelli e intanto diventa anoressico. Vorrei portargli tutti quelli che ho, un giorno. E poi c'è il signore di Viale Indipendenza. Lui regge un cartello con su scritto "Ho perso il lavoro e la casa. Ho fame. Grazie". C'è qualcosa in queste due persone che puntualmente mi annienta: la loro identità. Non sono ancora diventati due nulla a ridosso della strada.
Qualche mese fa degli amici americani mi regalarono un sacco di provviste di cibo perché loro sarebbero dovuti partire all'indomani. Pensai dunque di lasciare una pizza intera ad un mendicante perché mi sentivo profondamente male all'idea d'ingrassarmi la pancia mentre lui moriva. Una ragazza, allora, s'inchiodò in mezzo alla strada e mi disse "Ma che carina!!" ed io pensai di non meritarmi affatto quell'elogio.
Stasera sono passata davanti al signore di Viale Indipendenza a cui, mio malgrado, non ho mai dato nulla. Sono entrata di getto in pizzeria e gli ho comprato un trancio e un'acqua naturale. 2 euro rognosi. Non è nulla per chi ha la grazia di lavorare.
"Ecco, ti ho portato questi" con un sorriso sugli occhi e sulla bocca. Lui ha alzato la testa e ha detto "Oh, grazie di cuore per il pensiero" e ha sorriso. Ha sorriso davvero.
Dopo un'ora ho ancora il suo viso stampato davanti agli occhi.
Con un miscuglio di sensazioni scompigliate, mi sono diretta verso casa. Mi viene sempre da piangere quando provo troppe cose messe insieme: imbarazzo, felicità, disappunto, inadeguatezza. Tutte lì raggruppate mi distruggono, accidenti.
Avvolta dalla musica, cerco di riafferrare la normalità ma un uomo mi parla ed io sono costretta a togliere un auricolare per ascoltare quel che mi sta dicendo. "Volevo complimentarmi con te".

In quel momento vorrei solo morire. Perché mi ha vista? Perché?? In fondo sono stata rapida. Non l'ho fatto per prendermi un cazzo di complimento! Dio, perché devono succedere queste cose maledette??

Fingo di non capire ma lui insiste e mi parla del gesto che ho fatto.
Gli rispondo che per chi ha un lavoro non è niente di ché e che quell'uomo era una tale brava persona che non sopportavo di vederlo ridotto a quel modo.

Partono le solite frasi di circostanza da parte del pugliese dalla pancia grassa che nella sua testa starà pensando "non solo è buona, è anche carina" e mi accompagna senza che gli sia stato richiesto.

"Ma tu dove stai andando?"

"A casa. Sono molto stanca. Ciao"

"A presto, allora, e ancora tanti complimenti!"

Che schifo, gente. Che schifo.

18 luglio 2013

Il Messaggio

Voi mi chiedete di scrivere un libro ed io vi rispondo che per farlo dovrei viaggiare, in modo da avere qualcosa da raccontare perché non basta lo stile. Occorre la sostanza, il messaggio e queste son cose che si apprendono vivendo e poi morendo. Ho sempre creduto che si capisse tutto quanto al termine della vita, che Dio ci concedesse questa grazia per farci andare da lui in pace, senza cordoni ombelicali conficcati nel nucleo della terra. E quindi, chi è che può scrivere Il Libro? I cattolici potrebbero spiegarmi che esiste già e che si chiama Bibbia ma io sono un osso duro e pochi sanno persuadermi. Dico che tutta la produzione letteraria mondiale, di ogni secolo, ci ha lasciato stralci di quel messaggio ma non Il Messaggio.
Questa consapevolezza stronca il mio tentativo sul nascere, facendomi sentire impotente e parziale come qualsiasi altro vivente. Dovrei saper racchiudere immagini di Vita e di Morte, far coesistere il loro dualismo e consegnarlo a chiunque incontri. Uscire di casa e prostituire questa miscela, ma senza ripensamenti. Come riuscirci concretamente? Beh, basta amare, esserne ebbri fino a che non lo si può più contenere dentro il proprio corpo e gettarlo con violenza fuori dai limiti fisici. E credetemi che se lo fate gli altri lo ben vedono.

Per poter scrivere un bel libro, dovrei sguazzare in questo stato d'animo d'esaltazione cieca per ogni minuto di ogni singola giornata ma come fare quando si è tanto incostanti? Drogarsi? E di cosa, poi?
No. Personalmente potrei soltanto creare una lista di canzoni evocative, rubate in giro per il mondo, e scrivere sotto il loro effetto, per ore ed ore. Oppure mi gioverebbe impestare la schiena di Alessandro con i miei racconti, mentre facciamo l'amore e ho la testa continuamente bombardata d'immagini che sfuggono al mio controllo come la sabbia dalle mani.

Tutto dovrebbe partire da questo segreto bellissimo.

14 luglio 2013

Tempo al tempo

Quel che amo di me è il fatto di sentire chiaramente l'appartenenza al tempo passato, come se il mio corpo fosse solo un orpello che racchiude una materia sterminata ed infinita, capace di abbracciare tutte le epoche del mondo. 
Avverto questa consapevolezza ogni volta che ascolto una musica che non mi è mai nuova o quando una frase o una parola mi volteggia nella testa per un giorno intero, fino a che non mi vedo costretta ad allungare le dita sul computer per andare a cercare l'origine e tutte le concatenazioni del caso. Ci sono parole che mi chiedo sinceramente quando possa averle udite per la prima volta e come mai siano rimaste lì, a sedimentarsi per anni ed anni nel cervello, mentre credevo di averle dimenticate. Come possono esservi giunte? Quale bocca deve averle profferite affinché si consegnassero a me in un determinato momento? 
Sì, è proprio questo quel che amo: il fatto stesso di confezionarmi delle piccole sorprese senza poterle rispedire al mittente perché non gradite. Restano mie, antichissime e di nessun altro.

Sleeping

Sleeping