Sarà ma la gente mi fa sempre più pena.
Questa città (non mi stancherò mai di dirlo) fa male da quanto è bella. E' piena di contrasti e, a volte, sento che i miei occhi non sono in grado di contenerla.
Ci sono tantissimi soggetti ridotti davvero male, che sembrano morire per strada mentre gli passeggio accanto ma, nonostante ciò, conservano una dignità commovente. Uno di loro non fa che leggere libri. Si nutre di quelli e intanto diventa anoressico. Vorrei portargli tutti quelli che ho, un giorno. E poi c'è il signore di Viale Indipendenza. Lui regge un cartello con su scritto "Ho perso il lavoro e la casa. Ho fame. Grazie". C'è qualcosa in queste due persone che puntualmente mi annienta: la loro identità. Non sono ancora diventati due nulla a ridosso della strada.
Qualche mese fa degli amici americani mi regalarono un sacco di provviste di cibo perché loro sarebbero dovuti partire all'indomani. Pensai dunque di lasciare una pizza intera ad un mendicante perché mi sentivo profondamente male all'idea d'ingrassarmi la pancia mentre lui moriva. Una ragazza, allora, s'inchiodò in mezzo alla strada e mi disse "Ma che carina!!" ed io pensai di non meritarmi affatto quell'elogio.
Stasera sono passata davanti al signore di Viale Indipendenza a cui, mio malgrado, non ho mai dato nulla. Sono entrata di getto in pizzeria e gli ho comprato un trancio e un'acqua naturale. 2 euro rognosi. Non è nulla per chi ha la grazia di lavorare.
"Ecco, ti ho portato questi" con un sorriso sugli occhi e sulla bocca. Lui ha alzato la testa e ha detto "Oh, grazie di cuore per il pensiero" e ha sorriso. Ha sorriso davvero.
Dopo un'ora ho ancora il suo viso stampato davanti agli occhi.
Con un miscuglio di sensazioni scompigliate, mi sono diretta verso casa. Mi viene sempre da piangere quando provo troppe cose messe insieme: imbarazzo, felicità, disappunto, inadeguatezza. Tutte lì raggruppate mi distruggono, accidenti.
Avvolta dalla musica, cerco di riafferrare la normalità ma un uomo mi parla ed io sono costretta a togliere un auricolare per ascoltare quel che mi sta dicendo. "Volevo complimentarmi con te".
In quel momento vorrei solo morire. Perché mi ha vista? Perché?? In fondo sono stata rapida. Non l'ho fatto per prendermi un cazzo di complimento! Dio, perché devono succedere queste cose maledette??
Fingo di non capire ma lui insiste e mi parla del gesto che ho fatto.
Gli rispondo che per chi ha un lavoro non è niente di ché e che quell'uomo era una tale brava persona che non sopportavo di vederlo ridotto a quel modo.
Partono le solite frasi di circostanza da parte del pugliese dalla pancia grassa che nella sua testa starà pensando "non solo è buona, è anche carina" e mi accompagna senza che gli sia stato richiesto.
"Ma tu dove stai andando?"
"A casa. Sono molto stanca. Ciao"
"A presto, allora, e ancora tanti complimenti!"
Che schifo, gente. Che schifo.