15 marzo 2010

Il vino è buono

Il vino è buono.

Ci sono persone che nascono leggende perchè la vita le ha torturate.

Poi ci sono soggetti come me che non avrebbero il diritto di scrivere.

Non esistono tratti peculiari o distintivi nella mia vita.

I miei genitori non sono stranieri. Non sono nata a Edimburgo o a Cracovia.

Non ho passato l’infanzia sui libri.

Non ho viaggiato con la mia famiglia.

Non ero nemmeno un anatroccolo così brutto … Tant’è vero che adesso non sono certo un meraviglioso cigno.

Non ho assunto droghe che mi abbiano fatto comprendere il senso della vita.

E’ come se qualcuno avesse deciso di vivere per me …

Io assisto alla visione di questo film e attendo la rivelazione.

Ci sono delle tappe che vanno fatte ed io ne seguo l’andamento chiedendomi quando il mio personaggio si deciderà ad assumere una qualche forma particolare.

Ieri ho visto “Becoming Jane”, la biografia della scrittrice Jane Austen.

Avete mai fatto caso a quant’è bella la parola “bio-graphìa”? Accidenti, significa “scrittura della vita”!

Tralasciando questo particolare, volevo dire che mi sono riconosciuta nel personaggio.

E voi direte … “E quando mai? L’altro giorno si è riconosciuta nella quarta signora di Lanterne Rosse. Poi nella protagonista de ‘L’amante’ … Stiamo a vedere cosa tirerà fuori adesso!”

Lo so. Ho una grande presunzione di essere quello che non sono, però sto solo cercando di trovarmi dato che mi sono nascosta …

Io ho sempre odiato il gioco del nascondino. Per non parlare di quello della palla prigioniera.

Se c’è una cosa che temo è proprio la competizione agonistica.

Se posso rimanere sola sono ben felice.

Gli sguardi arcigni e di sfida fanno aumentare la mia sudorazione.

E’ in quegli attimi che mi sembra di tornare bambina.

Giustappunto ripenso a quando quel politicante di Marcello mi dice “scommettiamo che tu hai sofferto per amore”?

Ed io inizio a sentire il bisogno di scappare.

Perché scommettere?

Perché fare della psicologia spiccia?

Che vuoi?


Scommettere cosa poi?

Io non ho abbastanza soldi per poter ripagare la mia sconfitta.

Per non parlare del fatto che odio perdere …

Marcello è un soggetto irritante.

E’ il tipico figlio d’immigrati siciliani che finge di non avere credo politico solo per non essere etichettato.

Ovviamente adora Berlusconi e lo percepisco da come sia riluttato dal mio sarcasmo basso.

Bene. Marcello ha la mia età e purtroppo ha vissuto una serie di disgrazie per le quali, io, non ho comunque colpa.

Fatta codesta ammissione … Perché dovrei sottopormi alla sua pesantezza mentale?

C’è un computer. Mi mostra un filmato di Benigni su youtube. Parla della concezione che Roberto ha dell’amore.

Marcello sorride, quasi a dovermi insegnare qualcosa. Odio quando gli uomini lo fanno. Quando si sentono sempre così avanti solo perché la vita è stata dura con loro.

Mi piace apprendere ma dall’altra parte non deve esistere ostentazione. Ho bisogno che la persona di fronte a me creda nella mia capacità di ascolto, non che ascolti sé medesimo con fare esaltato.

Dev’essere proprio una questione di prestanza fisica …

Quando mi trovo di fronte a questi soggetti, il mio aspetto peggiora.

Non mi sento bella e assumo la visione che loro hanno di me. Ed è sempre una visione peggiorativa …

Al di là di ciò, Marcello parla, parla e ancora parla.

Io provo ad usare l’ironia. Gli spiego che la ricerco in qualsiasi persona, che a mio avviso è l’unico mezzo per sopravvivere al dolore.

Lui mi contraddice. Crede infatti che l’unica forza capace di salvare il mondo sia l’amore.

Io parlavo d’altro, però fa niente …

Non ce la faccio a spiegarmi, forse perché non me ne frega niente di quel che penserà di me. Tanto la carta della passività la gioco spesso.

Mi dice che secondo lui avrei bisogno di un consulto psicologico.

La mia espressione è del tutto indifferente.

Non ho la forza di replicare, né di fingere di prendere le cose con filosofia (che poi, che mai vorrà dire quest’ultima espressione?!)

Afferro il computer e tento invano di fargli ascoltare il suono del silenzio.

“A saucerful of secrets” non ha alcun impatto su di lui.

Io non ho alcun impatto su di lui.

Parla, parla e ancora parla. S’illude ch’io l’ascolti, quando invece tento di cogliere il suono sublime di quelle note fra una pausa e l’altra del suo discorso profetico.

Avrei bisogno di zittirlo, di scrivere perché non so parlare, di tornare allo stadio prenatale, di avere il mio uomo accanto e non lui.

Sento un orgasmo nascosto nelle mie mutande scaturito, appunto, dalla voce cavernosa di Gilmour … E’ il momento di massima esaltazione nella mia giornata fatta di Nulla. In questo caso, solo il protagonista di “American Beauty” potrebbe capire.

Marcello non coglie nemmeno quell’eccitazione fulminea e, con falsa disinvoltura, prova a richiamare la mia attenzione, credendo che non lo abbia sentito.

Non mi piace annuire … Tutto qua. E’ assurdo quanto un cenno del capo possa rassicurare l’interlocutore.

Con decisione artefatta afferma:

“Sai, avresti bisogno di un consulto psicologico. Coraggio! Non è una cosa tanto negativa … Basta solo trovare la forza di abbassare il proprio orgoglio”

“Sai Marcello … Credo proprio che tu abbia ragione. Grazie, grazie di cuore”

Non faccio trasparire alcun sarcasmo. I miei occhi sono riconoscenti ed incredibilmente pieni di luce. Sono tornata bella e voglio farglielo capire.

Innesco quel comportamento di chi sembra essere stato colto da un’improvvisa epifania.

Faccio in modo che gli occhi diventino lucidi, quel tanto che basta per rasentare la commozione strozzata in gola. Se piangessi s’imbarazzerebbe e finirebbe per ridere di me.

Fingo di provare sconcerto per quella mia improvvisa emozione e mi alzo, affermando quanto segue …

“Penso che io e te ci siamo isolati un po’ troppo dal resto del gruppo … E’ da ore che stiamo parlando”.

Mi alzo di scatto dalla sedia, irrigidisco le spalle e me ne vado, sapendo di averlo lasciato senza parole …



1 marzo 2010

Quand il s'en va...

Aveva l’atteggiamento di chi non crede troppo in ciò che sta portando avanti.

Certo, stava con me e si prodigava in ogni tipo di attenzione, ma in fondo sapevo benissimo che lui non era lì.

Aveva dato molto in passato a qualcun’altra, ed io avevo avuto la sventura di capitare nella sua esistenza quando ormai il terreno era diventato infertile.

Si metteva d’impegno per credere che esistesse ancora qualcosa di bello per il quale vivere, ma subito dopo ricadeva sul proprio paesaggio glabro ed io potevo soltanto avvertire il suono indolente eppure rassicurante della Solitudine.

Non mi avrebbe fermata.

Sleeping

Sleeping