Vorrei che questa tastiera non mi obbligasse a scrivere. Vorrei che fosse quella di un pianoforte e che le mie emozioni si traducessero spontaneamente su di essa. Perché scrivere non è per nulla facile.. E' come obbligarsi a sputare fuori il rospo. Ci sono invece delle azioni che ci consentono di sfogarci senza che ne avvertiamo la pesantezza... Suonare, ballare, fare l'amore. Sì, ora io farei l'amore e probabilmente piangerei questo senso d'insonnia interiore.
Mi sono appena obbligata a telefonare a mia nonna. Ho preso il cellulare con la sua povera carica vitale e ho composto il numero a memoria. Lo conosco da che ho dieci anni. Ha risposto la sua badante rumena che me l'ha subito passata senza chiedermi il nome. Ha detto "E' la nipote" ed io, mentalmente, l'ho ringraziata per questa negligenza non voluta perché sognavo (IO SOGNAVO) che lei mi riconoscesse dal timbro. Avevo bisogno di metterla alla prova.
E' da ieri sera che voglio chiamarla da quando, cioè, mia sorella mi ha informato del fatto che sta perdendo la ragione. Mi sono svegliata male, come ogni mattina ultimamente. Ho Saturno contro e un numero imprecisato di altri pianeti. Ma io non ce l'ho con Saturno... Ce l'ho col Sole perché non viene qui a scaldarmi e mi obbliga a sostituirlo con il mio fidanzato che non può supplire a tutto quanto. Non posso chiedergli anche questo e infatti me ne resto qui, remissiva e paziente come sempre, fingendomi quella che non sono, per aspettare la vita che non arriva mai insieme al tempo.
Ho afferrato il cellulare dopo mille contrattempi finti, senza passare dalla "preparazione psicologica" e mi sono gettata a capofitto in quell'impulso. Se c'è una cosa che non sopporto è proprio essere preparata psicologicamente e questo perché la spietatezza del male ci coglie sempre impreparati. Cambia il momento ma non il fatto, per come la vedo io.
Nonna ha risposto con una voce molto affaticata ed io ho cercato di mostrarmi più ilare che mai. Lei, però, non mi ha riconosciuta e mi ha chiesto chi fossi. Le ho risposto che ero Valentina ma non ci sono rimasta male perché ha tante nipoti femmine. Ma più la telefonata andava avanti e più le sue frasi si diradavano nel senso logico, come quando butti la pasta nel colapasta e l'acqua esce tutta fuori: l'hai buttata là dentro apposta ma una parte di te non tollera quella perdita.
Nonna è stata ormai informata del fatto che vivo a Bologna da sola ma ha continuato a chiedermi "State tutti bene là? A mamma, u papà?" omettendo mia sorella, con quel fare da disco registrato che noi giovani non possiamo sopportare. E quelle benedizioni... Quel rosario infinito di celebrazioni religiose ripetute a chiunque, invariabilmente. Ho cercato di riportarla alla realtà specificando che vivo a Bologna, lasciando perdere il linguaggio "facilitato" che si usa agli anziani, nel disperato tentativo di metterla al mio stesso livello cerebrale, con quella presunzione sciocca che fa parte di me e che innervosisce enormemente mia madre. Nonna ha iniziato a non capire più nulla. Le ho chiesto se avesse parlato con mio papà e lei "chi? Chi è papà? Ah? Papà chi? Cosa?" silenzio. L'insopportabile silenzio di chi vaga bendato in un deserto e non trova nemmeno un albero su cui sbattere la testa. Eccola lì, brancolare nello spazio vuoto dei suoi nuovi giorni privati della memoria. La sua primavera senza alberi. Ed è su quel silenzio che cerco di riprendere fiato e di darmi un tono ormai mutato dal groppo in gola che si è inesorabilmente aperto con la deglutizione maledetta. La mia voce cambia senza che lei se ne accorga. Le lacrime scendono a fiotti man mano che realizzo il mio fottuto immobilismo, questa incapacità di organizzare la partenza per andare a trovarla. Sento che non posso farcela da sola, che la debolezza mi fa temporeggiare oltremodo, fino a farmi cadere vittima dell'ostruzionismo. Nonna non sente che sto piangendo. Nonna non sente nulla... Riparte la sua insopportabile nenia e mi chiede se voglia parlare con Maria che è lì con lei. La Madonna o la badante? Io stessa non so più nulla.
Ci siamo noi tre in quello spazio grigio vuoto: Nonna, Maria e me. Già.
"Ciao Nonna, tieni lo spirito alto, mi raccomando!"
"Cosa?"
"Lo spirito alto!!" La imploro
"Lo spirito? Quale spirito?"
"Ciao, Nonna."