Caro nonno,
che posso dirti? Io faccio una gran fatica a parlarti, a trovarti e a sentirti. E' come se ti deludessi quotidianamente, come se le mie perversioni ti mostrassero qualcuno che non conosci veramente. Lo sai che sono abituata ad immaginare che i morti siano sempre attorno a me e che mi guardino costantemente ed ora che mi vedi donna, non so se ai tuoi occhi sono ancora la nipotina di sempre. Io ti piango poco, nonno. Mi comporto come se tu dovessi tornare a casa e quando Daniela o la nonna o la mamma ti piangono, sento tutto lontano, come se quel dolore non fosse davvero mio. Forse ti vedo vivissimo dentro tua moglie, perché vi siete mischiati così tanto da diventare la stessa cosa. Ma il mio cuore è in sordina e va a tentoni, si difende come può dall'enormità della perdita. Forse nonno ti cerco ovunque, anche dentro di me, nella tua parlata, nell'ironia che mi hai appiccicato e ti cerco continuamente dentro Stefan, appellandomi al fatto che i vostri nomi inizino con la stessa lettera. Ti cerco nella saggezza quotidiana, nell'ironia geniale e a volte ti rubo quel sorriso calmo ed intelligente che mi placava come il tuo abbraccio.
Forse non è vero che non ti sento. Non è detto che questo passi necessariamente dalle lacrime o dal sogno. Ciascuno trova la propria espressione della perdita e la mia, evidentemente, è quella di portarti in giro, di eternarti parlandomi da sola di te. E se avrò un figlio, imparerà ad amarti attraverso me che ti porto qui, dentro me.
1 settembre 2019
26 luglio 2019
Dell'amore e d'altri demoni
Sono qui per buttare fuori un po' di frustrazione.
Io ci provo anche a non essere insistente, opprimente e a non pretendere nulla ma purtroppo non ce la faccio. Ho bisogno di essere seguita, che l'altra persona abbia piacere di sentirmi. Invece sembra che questo desiderio lo provi soltanto io.
Il 15 agosto devo andare a Budapest per "amore" ma lui sparisce periodicamente, a quanto pare preso dagli impegni assurdi che ha.
Però io non ci credo. Lo vedo connesso su tutti gli altri "canali" tranne il nostro che è Viber. Penso che lo faccia apposta per non avermi tra i piedi, per non dovermi rendere conto ma a questo punto mi chiedo... Che senso ha?
Si ripresenta sempre questo cazzo di problema in cui io mi sento rifiutata e lui ha bisogno dei suoi spazi. Io lo trovo egoista mentre per lui è normale non chiedermi nemmeno come stia a fine giornata.
Ed il punto è che non posso cambiare questo stato di cose.. Lui è così: quando "torna" è una meraviglia ma quando non c'è, mi sento abbandonata e ai suoi occhi debbo tanto apparire come una che passa il tempo ad elemosinare affetto od attenzioni e che non ha una vita propria.
Io la mia vita ce l'ho ma sono anche un'inguaribile romantica ed il mio uomo rappresenta la nota dolce di una giornata fatta perlopiù di responsabilità. Probabilmente vedo nel compagno la mia isola di evasione da qualcosa che è troppo ingombrante ed il fatto che io non sia lo stesso per lui, vale a dire un qualcuno con cui camminare, mi rende profondamente triste.
Ci sono troppe cose che non capisco e, quando gli chiedo spiegazioni, lui mi sbologna sempre con un bel "Cara, leggi! Le risposte sono nei libri. Io tutto quello che potevo dirti te l'ho detto".
E sì, mi sento penosamente SBOLOGNATA.
Vorrei solo che prendesse una posizione chiara, da una parte o dall'altra ma che fosse chiara. Ma lui è una Bilancia e questo polso non ce l'ha affatto. Ha tantissimi pregi, per carità... Ma non questo.
La parte "cazzuta" della coppia sono sempre io. E questo non vuol dire certo che io sia forte... Sono solo la parte decisa, quella che parla, che cerca un qualsiasi tipo di riscontro. Sono la parte che prega e sogna in virtù di una concretizzazione reale. Ma se questo proviene solo da me, c'è qualcosa che non va. E non è cattiveria o indifferenza da parte sua.. E' solo differenza, scusando il gioco di parole. Io posso solo arrendermi all'evidenza di ciò che sono e sento. Come dico sempre: posso cambiare le mie azioni ma non i sentimenti o le emozioni.
Lui mi dice "per te ci sono sempre. Vedi che se mi cerchi, io ti rispondo sempre con piacere?".
Già, questo è vero, nessuno lo mette in dubbio. Ma a me sta bene? Quanto mi fa soffrire da 1 a 10 questo fatto che da lui non parta l'iniziativa e che non sia mai vulnerabile? Che non mi dica mai "Avevo bisogno di sentirti perché mi manchi"?
Nel momento stesso in cui lo scrivo, mi rispondo già.
Perché pretendere da lui manifestazioni che non fanno parte della sua natura? E allora anche io sono egoista a forzarlo ad essere qualcuno che non è.
Al contempo, però, mi sembra di accettare le briciole o di dover fare sforzi sovrumani per non scoppiare in ire furibonde o attacchi di gelosia nevrastenici.
E, indubbiamente, questo è un grandioso spreco di energia. E' come se dovessi contenere sempre la mia passionalità per non spaventarlo e perderlo. Questa sua repulsione verso il sesso mi lascia molto perplessa e mi fa sentire come se fossi l'allupata di turno e invece ritengo che il sesso sia una via di comunicazione straordinaria e fondamentale, un modo per conoscersi a fondo e per sbloccare la parola. Lui, invece, è talmente attaccato alle teorie di S.N. Lazarev da non riuscire più ad accettare che certe spinte siano naturali e che contrastarle con questa violenza equivale, comunque, a farsi violenza! E' vero che (pur volendo) non possiamo consumare per via della distanza... Però sono le sue idee sull'argomento a spaventarmi. Forse ha una visione troppo strumentale del sesso, come se servisse solo ed esclusivamente a riprodursi e non come una via di comunicazione profonda col partner. E quando cerco di restituirgli la mia visione, s'innervosisce e cambia discorso.
A causa del suo vissuto drammatico, comprendo che ha un effettivo terrore di lasciarsi andare alla tenerezza ed alle emozioni in genere. Fintanto che mi trovavo sulla nave, riuscivo a smorzare un po' questo suo terrore con il mio amore, con la dolcezza e la passione ma ora sono quasi passati tre mesi dal nostro distacco e le conseguenze sono pesantissime.
Ciò che mi ritrovo perlopiù a vivere è un senso di assurdo e di grande distanza emotiva che mi porta ad una sorta d'indifferenza verso ciò che potrebbe accaderci che si accompagna, paradossalmente, ad un sentimento di disperazione totale all'idea che finisca anche questo strano legame che c'è tra di noi. La serenità, insomma, non è mai contemplata e non appena mollo la presa, lui torna da me con le migliori intenzioni e mi convince a sperare di nuovo. Poi io volo troppo in alto, lui lo nota, si spaventa perché sente che il mio buon umore dipende da lui ed io chiudo il cerchio col senso di abbandono che provo non appena non risponde come e quanto vorrei alle mie esternazioni.
Naturalmente questo schema malsano che si ripete di continuo mi provoca una stanchezza enorme e non so dire fino a quanto e se durerò. Passo la maggior parte del tempo a tranquillizzare me stessa, ad obbligarmi a credere in qualcosa di più alto ma mentre faccio questo, non posso evitare di sentire che non sono questa persona che mi convinco di essere per convenienza.
L'unica cosa che posso fare è cercare di concretizzare l'idea dell'insegnamento. Se davvero andasse in porto potrei riprendere in mano le cose che ho lasciato in sospeso e che mi giovavano tanto: psicologa, yoga, canto e nuoto.
Di sicuro la creatività è l'unica via che io conosca.
Io ci provo anche a non essere insistente, opprimente e a non pretendere nulla ma purtroppo non ce la faccio. Ho bisogno di essere seguita, che l'altra persona abbia piacere di sentirmi. Invece sembra che questo desiderio lo provi soltanto io.
Il 15 agosto devo andare a Budapest per "amore" ma lui sparisce periodicamente, a quanto pare preso dagli impegni assurdi che ha.
Però io non ci credo. Lo vedo connesso su tutti gli altri "canali" tranne il nostro che è Viber. Penso che lo faccia apposta per non avermi tra i piedi, per non dovermi rendere conto ma a questo punto mi chiedo... Che senso ha?
Si ripresenta sempre questo cazzo di problema in cui io mi sento rifiutata e lui ha bisogno dei suoi spazi. Io lo trovo egoista mentre per lui è normale non chiedermi nemmeno come stia a fine giornata.
Ed il punto è che non posso cambiare questo stato di cose.. Lui è così: quando "torna" è una meraviglia ma quando non c'è, mi sento abbandonata e ai suoi occhi debbo tanto apparire come una che passa il tempo ad elemosinare affetto od attenzioni e che non ha una vita propria.
Io la mia vita ce l'ho ma sono anche un'inguaribile romantica ed il mio uomo rappresenta la nota dolce di una giornata fatta perlopiù di responsabilità. Probabilmente vedo nel compagno la mia isola di evasione da qualcosa che è troppo ingombrante ed il fatto che io non sia lo stesso per lui, vale a dire un qualcuno con cui camminare, mi rende profondamente triste.
Ci sono troppe cose che non capisco e, quando gli chiedo spiegazioni, lui mi sbologna sempre con un bel "Cara, leggi! Le risposte sono nei libri. Io tutto quello che potevo dirti te l'ho detto".
E sì, mi sento penosamente SBOLOGNATA.
Vorrei solo che prendesse una posizione chiara, da una parte o dall'altra ma che fosse chiara. Ma lui è una Bilancia e questo polso non ce l'ha affatto. Ha tantissimi pregi, per carità... Ma non questo.
La parte "cazzuta" della coppia sono sempre io. E questo non vuol dire certo che io sia forte... Sono solo la parte decisa, quella che parla, che cerca un qualsiasi tipo di riscontro. Sono la parte che prega e sogna in virtù di una concretizzazione reale. Ma se questo proviene solo da me, c'è qualcosa che non va. E non è cattiveria o indifferenza da parte sua.. E' solo differenza, scusando il gioco di parole. Io posso solo arrendermi all'evidenza di ciò che sono e sento. Come dico sempre: posso cambiare le mie azioni ma non i sentimenti o le emozioni.
Lui mi dice "per te ci sono sempre. Vedi che se mi cerchi, io ti rispondo sempre con piacere?".
Già, questo è vero, nessuno lo mette in dubbio. Ma a me sta bene? Quanto mi fa soffrire da 1 a 10 questo fatto che da lui non parta l'iniziativa e che non sia mai vulnerabile? Che non mi dica mai "Avevo bisogno di sentirti perché mi manchi"?
Nel momento stesso in cui lo scrivo, mi rispondo già.
Perché pretendere da lui manifestazioni che non fanno parte della sua natura? E allora anche io sono egoista a forzarlo ad essere qualcuno che non è.
Al contempo, però, mi sembra di accettare le briciole o di dover fare sforzi sovrumani per non scoppiare in ire furibonde o attacchi di gelosia nevrastenici.
E, indubbiamente, questo è un grandioso spreco di energia. E' come se dovessi contenere sempre la mia passionalità per non spaventarlo e perderlo. Questa sua repulsione verso il sesso mi lascia molto perplessa e mi fa sentire come se fossi l'allupata di turno e invece ritengo che il sesso sia una via di comunicazione straordinaria e fondamentale, un modo per conoscersi a fondo e per sbloccare la parola. Lui, invece, è talmente attaccato alle teorie di S.N. Lazarev da non riuscire più ad accettare che certe spinte siano naturali e che contrastarle con questa violenza equivale, comunque, a farsi violenza! E' vero che (pur volendo) non possiamo consumare per via della distanza... Però sono le sue idee sull'argomento a spaventarmi. Forse ha una visione troppo strumentale del sesso, come se servisse solo ed esclusivamente a riprodursi e non come una via di comunicazione profonda col partner. E quando cerco di restituirgli la mia visione, s'innervosisce e cambia discorso.
A causa del suo vissuto drammatico, comprendo che ha un effettivo terrore di lasciarsi andare alla tenerezza ed alle emozioni in genere. Fintanto che mi trovavo sulla nave, riuscivo a smorzare un po' questo suo terrore con il mio amore, con la dolcezza e la passione ma ora sono quasi passati tre mesi dal nostro distacco e le conseguenze sono pesantissime.
Ciò che mi ritrovo perlopiù a vivere è un senso di assurdo e di grande distanza emotiva che mi porta ad una sorta d'indifferenza verso ciò che potrebbe accaderci che si accompagna, paradossalmente, ad un sentimento di disperazione totale all'idea che finisca anche questo strano legame che c'è tra di noi. La serenità, insomma, non è mai contemplata e non appena mollo la presa, lui torna da me con le migliori intenzioni e mi convince a sperare di nuovo. Poi io volo troppo in alto, lui lo nota, si spaventa perché sente che il mio buon umore dipende da lui ed io chiudo il cerchio col senso di abbandono che provo non appena non risponde come e quanto vorrei alle mie esternazioni.
Naturalmente questo schema malsano che si ripete di continuo mi provoca una stanchezza enorme e non so dire fino a quanto e se durerò. Passo la maggior parte del tempo a tranquillizzare me stessa, ad obbligarmi a credere in qualcosa di più alto ma mentre faccio questo, non posso evitare di sentire che non sono questa persona che mi convinco di essere per convenienza.
L'unica cosa che posso fare è cercare di concretizzare l'idea dell'insegnamento. Se davvero andasse in porto potrei riprendere in mano le cose che ho lasciato in sospeso e che mi giovavano tanto: psicologa, yoga, canto e nuoto.
Di sicuro la creatività è l'unica via che io conosca.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Sleeping