1 settembre 2019

Caro nonno,
che posso dirti? Io faccio una gran fatica a parlarti, a trovarti e a sentirti. E' come se ti deludessi quotidianamente, come se le mie perversioni ti mostrassero qualcuno che non conosci veramente. Lo sai che sono abituata ad immaginare che i morti siano sempre attorno a me e che mi guardino costantemente ed ora che mi vedi donna, non so se ai tuoi occhi sono ancora la nipotina di sempre. Io ti piango poco, nonno. Mi comporto come se tu dovessi tornare a casa e quando Daniela o la nonna o la mamma ti piangono, sento tutto lontano, come se quel dolore non fosse davvero mio. Forse ti vedo vivissimo dentro tua moglie, perché vi siete mischiati così tanto da diventare la stessa cosa. Ma il mio cuore è in sordina e va a tentoni, si difende come può dall'enormità della perdita. Forse nonno ti cerco ovunque, anche dentro di me, nella tua parlata, nell'ironia che mi hai appiccicato e ti cerco continuamente dentro Stefan, appellandomi al fatto che i vostri nomi inizino con la stessa lettera. Ti cerco nella saggezza quotidiana, nell'ironia geniale e a volte ti rubo quel sorriso calmo ed intelligente che mi placava come il tuo abbraccio.
Forse non è vero che non ti sento. Non è detto che questo passi necessariamente dalle lacrime o dal sogno. Ciascuno trova la propria espressione della perdita e la mia, evidentemente, è quella di portarti in giro, di eternarti parlandomi da sola di te. E se avrò un figlio, imparerà ad amarti attraverso me che ti porto qui, dentro me.

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