Credo di avere un terribile bisogno di cadere in basso, di dire tutte quelle cose che una persona matura e intelligente non espone perché deve dimostrare al mondo di saper portare in giro la propria facciata di persona integerrima, alta, aggraziata e superiore alle nefandezze.
No, stavolta io mi sfogo e cado in basso perché nel basso mi ci hai portato tu. Nello sporco, nella falsità, nel dubbio, nel baratro e nel fosso. Io sto cercando di risorgere come sempre, di ridere e di far ridere ma quando la sera mi corico e quando la mattina mi sveglio non posso evitare di sentire quello schifo addosso che si accompagna all'amarezza e all'incapacità di comprendere come tu abbia potuto lasciarmi a questo modo, come si abbandonerebbe un cane sul ciglio della strada d'estate perché non si ha nemmeno voglia di cercare una struttura adeguata che ospiti anche lui.. Sì, il paragone regge alla perfezione. Sono stata il tuo cagnolino che ti faceva le feste e che ti perdonava le tante e tante scomparse codarde, senza fare una piega. Sono stata quella che spendeva soldi e tempo per prendere il treno o la macchina per ricongiungersi a te, al solo scopo di annusarti, guardarti e viverti. Sono stata quella che ha speso chilometri d'inchiostro per cantarti perché eri troppo bello per essere vero e non poteva tenersi dentro tutto quell'affiatamento in esubero. Ora ho paura di scrivere, ho paura dell'odio che provo, sentimento sconosciuto fino ad adesso... Detesto che tu, proprio tu, mi abbia attaccato questa debolezza insolente, questa perdita assoluta di certezze che era tanto tua e che ora è mia.
Non credo più in niente. Per me le tue parole sono strati di merda accatastati. Le tue promesse te le urlerei tutte nelle orecchie fino a stordirti, fino a farmi ammazzare di botte, piuttosto. Devi ringraziare il cielo per abitare a 199 km di distanza esatti da me perché so essere pericolosa. Pericolosa senza l'ausilio delle mani o delle urla. Pericolosa con uno sguardo carico di tutto questo. Ché tu eri pazzo di me, di ogni mia espressione, del mio esprimermi in ogni forma. Così pazzo che mi hai dovuta distruggere, rimuovere e rinnegare, mettendo la tua maschera migliore, tu che mi parlavi dell'uso delle maschere nel tuo passato, che con me sapevi di non poterle usare ché tanto ti avrei visto sempre nitidamente. E ora sai di avermi disgustato sufficientemente da non indurmi a venire a vivere nella tua terra. Temi così tanto il confronto con quel che ti denuda che preferisci lasciarmi quest'infima idea di te così che io ambisca a qualcosa di meglio, ad un uomo tutto fatto e compiuto, non a dei cocci attaccati in maniera posticcia che camminano per strada.
Vergognati! Ammazzati di dolore e fisime mentali. Sbriciolati nel nero dei tuoi giorni carichi di passato. Urla la notte, passa avanti "Hey you" quando ti capita sull'ipod. Cancella le foto, distruggi il mio bracciale fatto a mano per darti il mio karma. Dimentica quei baci che ci scavavano l'anima piano piano, dimentica le lacrime di piacere al contatto dei nostri bianchi, dimentica gli abbracci più caldi dell'estate torrida, il semplice godimento che ci dava parlare insieme. Dimentica la stima dei rispettivi ordini di pensiero. Dimentica le risate sulle cazzate kitch. Dimentica l'odore dei miei capelli e della pelle. L'avere un senso dentro i nostri sterni. Dimentica tutto quello che saremmo potuti essere e mai saremo. Bastardo.