Mi faccio schifo.
Mi ci vorrà del tempo per non farmene.
Vegeto. Medicamento.
Viaggio.
La Primavera mi ricorda che ho degli ormoni e che si svegliano come i bambini.
Mi fanno schifo le mie abitudini.
Voglio pulire tutto. Incessantemente.
Tornare intonsa. Danzare un valzer bianco col vestito da sposa e l'uomo invisibile.
Me lo sarei dovuta aspettare. Non c'è facilità per chi nasce complicato.
Restituisco me stessa a me stessa. Com'è difficile dopo che ci si è consegnati a qualcuno di Esterno.
Ma io posso scegliere. Voglio una capacità di stealth. Non voglio aver bisogno di nulla.
Bastarmi. Non esondare da nessuna parte. Stare negli argini.
A volte faccio delle cose perché gli altri le esigono da me ma, se loro non le esigessero, io le farei?
No.
Ecco, questo mi basta.
Torno al trip benedetto, adesso.
31 marzo 2015
27 marzo 2015
Porto sventura a chi bene mi vuole
La Primavera sboccia, l'incenso si spande nella stanza e m'imbratta i capelli, Battisti canta riesumato dalla radio ed io, invece, vedo la morte in ogni cosa. La vedo incessantemente, su ogni volto, su ogni gesto della mano, sui tessuti interni.
Ogni tanto siedo sulla metropolitana e faccio il gioco dell'immobilità. Rilasso ogni muscolo, lo lascio cadere a peso morto fino a non sentire più d'avere un corpo. Ne traggo un piacere infinito, un sollievo più profondo di quello che si prova nel sonno d'Aprile.
Ma vedo comunque la morte. Aleggia dappertutto, compagna senza tempo della vita. Le ospito gelosamente, queste due donne.
L'incenso si è appena spento. L'ultima fumata mi è appena passata davanti agli occhi. La radio ora suona "La mamma morta" dell'André Chénier. L'ennesima coincidenza.
Ogni tanto siedo sulla metropolitana e faccio il gioco dell'immobilità. Rilasso ogni muscolo, lo lascio cadere a peso morto fino a non sentire più d'avere un corpo. Ne traggo un piacere infinito, un sollievo più profondo di quello che si prova nel sonno d'Aprile.
Ma vedo comunque la morte. Aleggia dappertutto, compagna senza tempo della vita. Le ospito gelosamente, queste due donne.
L'incenso si è appena spento. L'ultima fumata mi è appena passata davanti agli occhi. La radio ora suona "La mamma morta" dell'André Chénier. L'ennesima coincidenza.
12 marzo 2015
Country Paranoia
Ti accolgo, alterazione.
Accolgo il sangue che scivola sul mio stomaco e mi fa tremare.
Ti accolgo, stato di trance.
Fammi parlare ancora una volta prima ch'io imploda.
Dammi il solito postumo effetto di straniamento da queste parole.
Adoro disconoscermi quando finisce tutto, quando non sono più questa che scrive sotto dettatura.
Attendo il mio amante. Non riesco più a resistere. Conto le ore che mi separano dal suo corpo squisito. Immagino la Musica perfetta che creeremo, lo stridore degli archi, gli affondi a più riprese.
Lo vedo trafiggermi e darmi la vita. Ci siamo attesi per tutti questi mesi, cercando di dimenticarci e di diventare apolidi come gli altri ma siamo due esteti e sappiamo che lontano da noi esiste solo il marciume.
Tremo perché mi accadono cose straordinarie. Mi vengono consegnate anime sul parapetto della vita, mi arrivano mille mari addosso ed io, da scoglio, lascio che s'infrangano su di me a piena gittata. Ma questo non significa che non venga scalfita, smerigliata, smussata fino a cambiare forma negli anni. La mia essenza di pietra solida resta ma qualcosa oscilla, qualcosa va oltre me, oltre la mia umana comprensione di umana dai confini ben tracciati.
Sono stata ad una conferenza sull'erotismo e tutto mi è parso fin troppo evidente: eternarsi nella sospensione dell'atto. Dare un senso d'infinito a quel che è determinato e racchiuso in un inizio e in una fine ben precisi.
Il mio amante ha sempre capito tutto. Ha ascoltato ogni mia contraddizione, l'ha assecondata con dedizione cieca, con la devozione dei signori d'autrefois. Il mio amore antico di mille anni, femminile in maniera commovente. Due come noi non possono far altro che appartenersi.
Lo sento in ogni organo interno, il mio uomo-bambino perfetto. Lento, languido, complice eppur timido. Ho vagato per questi mesi trainando il mio corpo da una parte all'altra, accendendolo a comando sul riverbero del ricordo. Ho imbastito una guerra personale rinunciando a ciò che sono. Mi ha giovato preservarmi ma adesso non posso più farlo. Ognuno ha le sue radici e fa sempre bene tornare a casa...
Accolgo il sangue che scivola sul mio stomaco e mi fa tremare.
Ti accolgo, stato di trance.
Fammi parlare ancora una volta prima ch'io imploda.
Dammi il solito postumo effetto di straniamento da queste parole.
Adoro disconoscermi quando finisce tutto, quando non sono più questa che scrive sotto dettatura.
Attendo il mio amante. Non riesco più a resistere. Conto le ore che mi separano dal suo corpo squisito. Immagino la Musica perfetta che creeremo, lo stridore degli archi, gli affondi a più riprese.
Lo vedo trafiggermi e darmi la vita. Ci siamo attesi per tutti questi mesi, cercando di dimenticarci e di diventare apolidi come gli altri ma siamo due esteti e sappiamo che lontano da noi esiste solo il marciume.
Tremo perché mi accadono cose straordinarie. Mi vengono consegnate anime sul parapetto della vita, mi arrivano mille mari addosso ed io, da scoglio, lascio che s'infrangano su di me a piena gittata. Ma questo non significa che non venga scalfita, smerigliata, smussata fino a cambiare forma negli anni. La mia essenza di pietra solida resta ma qualcosa oscilla, qualcosa va oltre me, oltre la mia umana comprensione di umana dai confini ben tracciati.
Sono stata ad una conferenza sull'erotismo e tutto mi è parso fin troppo evidente: eternarsi nella sospensione dell'atto. Dare un senso d'infinito a quel che è determinato e racchiuso in un inizio e in una fine ben precisi.
Il mio amante ha sempre capito tutto. Ha ascoltato ogni mia contraddizione, l'ha assecondata con dedizione cieca, con la devozione dei signori d'autrefois. Il mio amore antico di mille anni, femminile in maniera commovente. Due come noi non possono far altro che appartenersi.
Lo sento in ogni organo interno, il mio uomo-bambino perfetto. Lento, languido, complice eppur timido. Ho vagato per questi mesi trainando il mio corpo da una parte all'altra, accendendolo a comando sul riverbero del ricordo. Ho imbastito una guerra personale rinunciando a ciò che sono. Mi ha giovato preservarmi ma adesso non posso più farlo. Ognuno ha le sue radici e fa sempre bene tornare a casa...
1 marzo 2015
Bleu
Creatura infinita blu cobalto
con la risacca torni a me
Sei stanca, creatura di zaffiro
Fedele senz'altra scelta
Creatura allieva di Venere
I tuoi capelli son nidi
Ti districo tutta
creatura profondissima
Mi coli giù dal blu dell'anima
Salvezza oltremare
Non scorgo il tuo fondo
Mi sale l'ansia dell'Universo
Abbiamo cinto il cuore
tra i palmi solcati di linee
Quella piuma pur sempre un peso ha
Odo ancora la tua fedeltà
M'insegna qualcosa che non so
Creatura di fumo sottile
Nostro figlio è qui con me
Lo partorisco ogni giorno
Si chiama Forse
Non hai ancora finito
Non finirai mai
Creatura marina
con la risacca torni a me
Sei stanca, creatura di zaffiro
Fedele senz'altra scelta
Creatura allieva di Venere
I tuoi capelli son nidi
Ti districo tutta
creatura profondissima
Mi coli giù dal blu dell'anima
Salvezza oltremare
Non scorgo il tuo fondo
Mi sale l'ansia dell'Universo
Abbiamo cinto il cuore
tra i palmi solcati di linee
Quella piuma pur sempre un peso ha
Odo ancora la tua fedeltà
M'insegna qualcosa che non so
Creatura di fumo sottile
Nostro figlio è qui con me
Lo partorisco ogni giorno
Si chiama Forse
Non hai ancora finito
Non finirai mai
Creatura marina
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