Sono fasi.
Questa è la peggiore. È quella più difficile. È quella in cui mi squarterei da sola per non aver più stracci di pelle addosso. Ho sognato le dita dei piedi amputate. Una pozza di sangue ed i miei piedi monchi sul bidè. Quel disastro senza anestesia l’avevo compiuto io. Ho pianto. Ho pianto tanto da trapassare il sogno e poi ho pianto per altro, ho pianto per lui. Lui non c’è eppure mi prende ancora. Mi scopa senza arrestarsi mai ma questo mio sangue che esce fuori dalla mia fica non fa che spingerlo fuori.
Sono fasi. Piango il lutto di buttarlo fuori da me. Ma io, ma io... ma io lo voglio ancora, dannazione. Lo voglio ancora. Lo voglio ancora e invece non posso. Non posso nemmeno dirglielo. Devo stare calma e basta.
Lo abortirò con questo ciclo, insieme agli ormoni. Sarà un tempo di pulizia, di silenzio dopo tutto questo baccano e lui tornerà solo allora, quando avrò nervi saldi. Tutto ciò che ora non trovo da nessuna parte se non in lui e nella sua straordinaria autodisciplina.
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