Amica mia,
Sono i giorni del martirio, per te. Sono i giorni che precedono un nuovo calvario da cui non sai nemmeno come uscirai e se ne uscirai.
Io come faccio a starti vicino senza crollare? E' da giorni che una frase mi tormenta la testa: "I wish I was your mountain". Vorrei infatti essere qualcosa di enorme e forte che ti protegga dai venti ostili che soffiano su di te. Vorrei essere una barriera capace di tener fuori quel che è dannoso per il tuo esile corpo stupendo. Quel corpo che ho visto personalmente mutare a Lucca l'anno scorso, quando tu ti sentivi strana e non capivi come mai quella pancia fosse tanto gonfia. Tuttavia affrontavi il malessere senza dargli troppa importanza e ti buttavi come sempre a capofitto nella vita, piena di passione e temerarietà.
Io non ho mai conosciuto una persona più forte di te, una Donna tanto contagiosa nel temperamento ed ora questo mostro che ti alita addosso mi pare tanto il ritratto di un uomo violento, di quelli che annientano il corpo perché non possono farlo con lo spirito. Dimmi che potremo dargli l'ergastolo e tenerlo lontano da te per sempre, senza condizionali.
E' da quando mi hai detto che lui è tornato a tormentarti che non ho più pace e da un lato ringrazio che tu viva a Bologna perché così posso nasconderti le lacrime e la rabbia che mi affligge pensando a chi è stato responsabile di quanto ti accade. Metto insieme i pezzi e comprendo che il tuo male è una naturale conseguenza dello sfacelo che hanno creato gli uomini col nucleare, quando tu ti apprestavi a muovere i primi passi nel mondo. Ce ne ha messi di anni a palesarsi, vero?
Tra tutte le domande che mi perseguitano, c'è sempre la solita: Perché tu e non i Putin, i Kim o i Trump del Mondo? Perché la lezione devono capirla quelli che la conoscono già e non i poveri di spirito?
Ma in fondo, anche se ottenessi le risposte, non muterebbe il tuo inferno personale.
In questi giorni sto cercando di piangere tutte le mie lacrime perché spero di arrivare "asciutta" domani, di esserti di conforto, di farti ridere. Piango io ma tu, allora, cosa dovresti dire o fare?
Chissà dove vai quando poi resti sola...
Sapessi quanto mi detesto ogni volta che piango quasi come se avessi già perso tutte le speranze. Penso che accada perché è umana l'abitudine di "prepararsi" al dolore. Peccato che la preparazione stessa ne sia ricca e che non prevenga da nulla
E allora sai cosa ti dico, Amica mia stupenda? Che mi sono sfogata abbastanza e che da adesso convertirò l'energia che ho sprecato lagnandomi in qualcosa di magico, qualcosa che esca da me e arrivi direttamente alle tue cellule e che si tramuti in luce capace di ridere in faccia a quello lì.
Perché siamo sempre state magiche e dobbiamo esserne coscienti.
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